Mario Staderini, segretario dei Radicali italiani: «Le carceri sono la prova che viviamo in uno Stato d’illegalità»

“Il Partito radicale tenterà di attivare le giurisdizioni internazionali perché la situazione dell’Italia è quella di uno Stato fuorilegge che viola i diritti umani”

Paolo Persichetti
Liberazione 15 agosto 2010


230 tra parlamentari, eurodeputati, consiglieri regionali, provinciali, comunali e operatori del settore tra cui i Garanti dei detenuti, autorità di garanzia presenti solo in alcune regioni e comuni. 206 istituti di pena visitati sui 216 esistenti. E’ questo il bilancio ancora provvisorio – come sottolinea Valentina Ascione dell’ufficio stampa dei Radicali italiani – dell’iniziativa “Ferragosto in carcere” promossa per il secondo anno consecutivo dal Partito radicale. Iniziativa ispirata con una lettera di convocazione firmata dal neo direttore di Radio radicale, Paolo Martini, e dal segretario dei Radicali italiani, Mario Staderini, insieme a tutti i capigruppo della commissione Giustizia della Camera dei deputati. «La vera novità di quest’anno – ci spiega proprio Staderini – è il coinvolgimento per la prima volta dei magistrati, presidenti di tribunale, procuratori e giudici di sorveglianza».

Avete fatto appello anche alla Cei. Come hanno reagito i vescovi?
La legge riconosce agli ordinari diocesani la prerogativa di visitare gli istituti penitenziari senza preavviso per l’esercizio del loro ministero. Purtroppo al momento non abbiamo ricevuto adesioni che invece sono venute dalle chiese protestanti, fino all’episodio avvenuto nel carcere di Pavia dove è stato rifiutato l’ingresso ai pastori valdesi per ignoranza della legge.

Il coinvolgimento della magistratura è senza dubbio un fatto nuovo anche perché negli ultimi anni i tribunali di sorveglianza hanno sposato un’interpretazione ristrettiva, se non di vera e propria disapplicazione della legge Gozzini. Sono divenuti loro stessi parte del problema. Nei mesi scorsi, quando il governo per far fronte al sovraffollamento sembrava propenso introdurre una misura, comunque insufficiente, come gli arresti domiciliari automatici per alcune categorie di detenuti con un residuo pena inferiore a 12 mesi, la magistratura di sorveglianza si è messa di traverso rivendicando l’autorità finale sulla decisione. Pensate che l’iniziativa di oggi possa favorire un ripensamento?
L’iniziativa di questi giorni è rivolta all’intera comunità penitenziaria. Non solo ai detenuti dunque, ma anche a chi vi lavora come gli agenti di polizia, i direttori, gli avvocati e ovviamente i magistrati. La più grande questione sociale che abbiamo in Italia oggi è quella della Giustizia. Quella degli 11 milioni di processi pendenti. L’affollamento delle carceri è un problema che coinvolge inevitabilmente il lavoro dei magistrati come parte di un sistema della Giustizia che necessita di riforme urgenti. La nostra proposta di una grande amnistia è una soluzione rivolta anche al lavoro dei magistrati per liberare i loro tavoli da milioni di processi pendenti che molto spesso oggi si trasformano in amnistia di fatto, con le 200 mila prescrizioni all’anno. Non è un caso che nelle carceri si trovino sempre gli ultimi, quelli più deboli. I soggetti forti, i malavitosi organizzanti o i benestanti possono permettersi di pagare degli avvocati che li portano alla prescrizione. L’affollamento delle carceri rende dunque il lavoro dei magistrati improponibile e questa situazione si ripercuote sulla vita delle persone private della loro libertà, che si ritrovano così a non poter fruire di quei tempi veloci che altrimenti permetterebbero ai magistrati di valutare e decidere velocemente l’eventuale applicazione delle pene alternative.

Dopo le visite cosa accadrà?
Programmare il rientro nella legalità dello Stato italiano attraverso provvedimenti normativi che gestiscano l’emergenza umanitaria in corso e che programmino il superamento strutturale di questa situazione, attraverso lo sviluppo delle pene alternative, la riforma della Giustizia contro l’amnistia di classe in corso. Quella di quest’anno più che una visita ispettiva sulle carceri è una verifica sulla situazione d’illegalità in cui versa lo Stato italiano. Vedere come stanno le carceri oggi non è più, come diceva Voltaire, un test sulla civiltà di un Paese ma una verifica del livello della crisi dello stato dei diritti e della democrazia nel nostro paese. Nel nord Europa quando le prigioni non sono in grado di garantire gli standard minimi del rispetto dei diritti esistono liste di attesa per gli ingressi in carcere. Il nostro obiettivo è il superamento di una legge criminogena come quella sulle droghe e la cancellazione di tutti i reati senza vittima. Noi del Partito radicale tenteremo di attivare le giurisdizioni internazionali perché la situazione dell’Italia è quella di uno Stato fuorilegge che viola i diritti umani.

Vi rivolgerete a Strasburgo?
Non solo. Ci sono anche altre giurisdizioni esistenti.

Link
Ferragosto in carcere: è tempo di fatti
Cronache carcerarie

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