Morte di Stefano Cucchi, la sorella denuncia: «Nel processo veniamo trattati come fossimo imputati»

Aria pesante nelle prime udienze del processo aperto contro i tre componenti della polizia penitenziaria, il responsabile del Prap e il personale sanitario del reparto penale dell’ospedale Sandro Pertini accusati di avere avuto pesanti responsabilità nella morte di Stefano Cucchi

Tullia Fabiani
L’Unità 21 ottobre 2010


È come se fossimo noi gli imputati. Io e i miei genitori, i colpevoli. L’atmosfera che abbiamo percepito in Aula è ostile, come se accusa e difesa fossero coalizzate contro di noi. Forse ci si dimentica che io e i miei genitori stiamo lì perché è morto mio fratello. O forse siamo quelli che stanno dando fastidio solo perché chiediamo, senza tregua, che venga riconosciuta la verità». Ilaria Cucchi è molto amareggiata: due giorni fa è stata scortata dai carabinieri fuori dal tribunale. Era in corso l’udienza del processo che vede imputate 13 persone tra agenti di polizia penitenziaria e medici dell’ospedale romano Sandro Pertini, dove suo fratello Stefano è morto un anno fa, il 22 ottobre, dopo una settimana di agonia. «Mi hanno detto che dovevo uscire dal tribunale per motivi di ordine pubblico e mai avrei immaginato di creare un simile problema. Mi sento umiliata e molto triste, anche perché dover sentire certe cose…» 



Quali cose?
«Ho sentito dire da uno dei legali della difesa: “Adesso oltre il libro faranno anche il film”. Ecco, questo è l’atteggiamento nei nostri confronti, come se nel raccontare quanto accaduto a mio fratello avessimo chissà quale secondo fine. Come posso sentirmi di fronte a certe affermazioni? È una grande mortificazione; ripeto, la sensazione è di essere gli imputati». 



E dipende dal fatto che va in tv, rilascia interviste, scrive libri su quanto accaduto?
«Si, anche. Penso che certi atteggiamenti, come l’allontanamento dal tribunale, dipendano dai miei interventi. Evidentemente non vorrebbero tutta questa attenzione mediatica». 



Chi non la vorrebbe?
«I soggetti coinvolti: accusa e difesa. Però se i pm si sentono sotto pressione possono sempre farsi sostituire».

La procura ha chiesto comunque che dalla prossima udienza siano ammessi in aula stampa e tv.
«Sì. Ci sarà un’udienza martedì 26 e vedremo cosa decide il gup. Per me non c’è alcun problema, anzi. È importante che i giornalisti possano seguire ciò che avviene in aula, vedere come procede l’udienza e qual è il rapporto tra le parti. Che ci sia o meno la stampa la mia impressione sull’atmosfera che respiriamo quando siamo lì non cambia». 



Ce l’ha con loro perché è stata respinta la vostra richiesta di una super perizia su Stefano?
«No, non è questo. So bene che ci sono motivazioni precise e che è stata rigettata non perché infondata, ma perché, come ha spiegato il nostro avvocato, è inammissibile in questa fase processuale. La questione è un’altra: l’episodio dell’altro giorno, venire allontanati dal tribunale, vietare a mia madre di andare sul piazzale per fumare una sigaretta e dare così tanto fastidio al pm da costringerlo a lamentarsene davanti al giudice. E poi subire ad esempio dichiarazioni da parte del pm che dice ai miei avvocati “Non santifichiamo questa famiglia”. Che significa? Che non siamo dei santi e allora non possiamo chiedere giustizia per la morte di mio fratello? È assurdo. Ed è la dimostrazione che la battaglia che stiamo portando avanti è una battaglia ímpari». 



Perché ímpari?
«Oggi sento che questa giustizia non è per tutti. Sento una forte ostilità e un’ostinazione nel voler continuare a negare la realtà. Ma come si fa a continuare a parlare di lesioni lievi quando queste “lesioni lievi” hanno causato la morte di Stefano?. La verità ci è dovuta e io la pretendo». 



Domani, 22 ottobre, sarà un anno dalla morte di suo fratello. Come passerete questa giornata e cosa vi aspettate dopo?
«Per i giorni che verranno vorrei solo che si mettesse finalmente fine all’ipocrisia. E che cominci un’altra storia. È stato un anno tremendo, ci siamo trovati a combattere una battaglia al di sopra delle nostre capacità e delle nostre forze, con la disperazione di non avere risposte. Abbiamo passato giornate drammatiche e solo oggi, dopo un anno, sembra che stiamo cominciando a realizzare l’assenza di Stefano. Domani ci sarà una messa nella nostra parrocchia, alle 15.30 a Santa Giulia Billiart, al Casilino. Poi seguirà un incontro, uno spettacolo teatrale, e la presentazione del libro “Vorrei dirti che non eri solo”. Perché al di là delle allusioni e delle mortificazioni per me anche un libro è un mezzo buono per denunciare l’uccisione di mio fratello e per continuare a chiedere ancora, un anno dopo, verità e giustizia».

Link
Il libro di Ilaria Cucchi: “Nessuno deve più morire in carcere o in una caserma”

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7 thoughts on “Morte di Stefano Cucchi, la sorella denuncia: «Nel processo veniamo trattati come fossimo imputati»

  1. La sorella di Cucchi ha ragione, sono comportamenti e storie che noi conosciamo bene. Meno bene va, da parte sua, andare a condividere queste “battaglie” a radiobandiera nera e C pound, come avvenuto il 15 ottobre o da Marione. E poi, come s’è detto tante volte….a chi l’andiamo a chiedere ‘sta verità e giustizia?
    Ciao!

    • Cara ML, nel suo libro Ilaria Cucchi spiega con molta onestà che la loro è una famiglia di destra, legata a valori tradizionali come religione, ordine, legge, legalità, Stato, pur non avendo mai fatto e saputo molto di politica. Lo stesso Stefano Cucchi si diceva di destra, come fanno molti ragazzi di oggi che assorbono questo sentire nelle curve degli stadi. Per Stefano era successo frequentando la curva dei laziali.
      Lasciamoli percorrere la loro strada verso la consapevolezza dei meccanismi che stanno dietro la tragedia che li ha colpiti. Di scoperte Ilaria mostra di averne fatte molte, compresa l’ostilità ambientate che ha trovato in tribunale. Parlare alla radio di “Marione” non penso sia stato un errore. Bisogna essere realisti. Quell’emittente ha un bacino d’ascolto enorme dunque è importante poter raggiungere un uditorio simile, sociologicamente identico a quello di Stefano Cucchi, ai tanti ragazzi di periferia che consumano e spacciano un po’ di hashish rischiando di fare la stessa fine e che hanno problemi quotidiani con le “guardie”.
      Per il resto penso che nella compagneria ci sia una singolare idea che porta a vedere in ogni vittima qualcuno che sta dalla propria parte. Non è così. Non sempre il fatto di subire una ingiustizia produce una presa di coscienza. Esiste la servitù volontaria. I meccanismi di dominazione e riproduzione della dominazione.

      • La tua analisi è giusta. Con due cose non concordo, e riguarda me ed altra compagneria. La prima è che nessuna “visibilità” giustifica lo sdoganamento di una persona come Marione. E lo dico con tutta la forza che ho. La seconda è che non è che penso che ogni vittima sia dalla mia parte. Chiedo solo di non essere usata secondo i comodi dei parenti. Ti ringrazio della risposta.
        Ciao!
        Valeria (ML)

  2. Per uno come te Perschetti che si appellava alla giustizia e alla clemenza degli uomini e dei giuristi chiamando in causa amnistie sommarie nel caso Verbano questo teorema esposto sì nell’articolo come nel commento, mi sembra forzato, ipocrita, degno del mainstream culturale e informativo imperante e tutto sommato supino alle regole del gioco. Una rettifica: la trasmissione condotta dall’ex NAR Corsi non solo è in caduta libera per ovvie conseguenze societarie clientelari, e considerato il fatto che ha un bacino di ascolto entro il GRA e non oltre, Ilaria proprio non aveva bisogno di rivolgersi a simili onde di frequenza, se non per il fatto che si parla alla pari il cameratese tanto in voga oggi. Senza contare che nella più recente dichiarazione ha espresso gratitudine a Fini ed Alemanno, citando con una certa spocchia la non collaborazione di chiunque altro. Se questo non dimostra appartenenza cosa altro? Un bel braccetto teso? O una celtica al collo?

    • Rispondo ad entrambe:

      1) Valeria non capisco cosa tu intenda per sdoganamento di Marione. Secondo te Ilaria Cucchi sarebbe una sorta di partito che può sdoganare qualcuno? E Corsi avrebbe bisogno di Ilaria Cucchi per essere sdoganato? A me sembra che sia stato sdoganato da molto tempo e da ben altri personaggi oggi al potere. Ilaria Cucchi è culturalmente di destra, lo ha sempre detto. Ha deciso che in questa vicenda avrebbe parlato con chiunque. La morte del fratello solleva problemi più seri dell’eventuale arruolamento della sua famiglia tra le fila della compagneria. Mi sembra che ci sia un po’ di confusione in proposito. Quanto al non essere utilizzati dai parenti, mi pare che l’idea di fare una sorta di “partito dei parenti” sia nata proprio nella compagneria con la storia delle “mamme antifasciste”. L’essere mamma è comune al genere umano, anzi ben oltre i mammiferi si estende alla “repubblica” animale. Insomma l’essere mamma non coincide immediatamente con una coscienza politica. Per questo ora sono spuntate fuori mamme e sorelle che non si dicono antifasciste ma hanno altre simpatie. Che vogliamo fare la guerra delle mamme? O prendercela perché in quanto mamme non stanno con la compagneria? Questo atteggiamento abbandonico che grida al tradimento è davvero infantile. Diciamolo chiaramente: la sudditanza è stata costruita da chi ha avuto la bella pensata di inventare questa ambigua politica del vittimismo. Se non altro l’atteggiamento dei Cucchi impone un po’ di chiarezza. Ognuno con la propria autonomia. La famiglia va lasciata fare il proprio cammino mentre la compagneria farà la propria battaglia. Se poi ci si incontra tanto meglio. Senza drammi e nel rispetto reciproco.

      2) Carolina, la battaglia sull’amnistia condotta dai prigionieri politici degli anni 70 non era una richiesta di clemenza, quella l’hanno avuta i dissociati, cioè dei personaggi che sono stati premiati con enormi sconti di pena e un trattamento carcerario molto favorevole in cambio di una pubblica abiura. L’amnistia ha sempre fatto parte del repertorio delle lotte del movimento operaio, dei suoi partiti, anarchici, socialisti, comunisti. Tirare fuori, senza abiure, i propri militanti caduti nelle maglie della repressione dopo un ciclo di lotte era cosa normale. Potrei aggiungere che sarebbe stato anche un modo per uscire fuori dal dominio dell’emergenza giudiziaria che ha poi spianato la strada al giustizialismo politico portando al potere Berlusconi e i fascisti, ma il discorso sarebbe lungo e quindi tralasciamo. Capisco che oggi, in una sinistra che si nutre di giustizialismo, penalità, e vede nella magistratura lo strumento della propria liberazione (da che?), questa idea possa sembrare una bestemmia. Infatti la sinistra è ridotta al lumicino e ormai non le resta che confidare in Fini…. Quanto a Verbano, dire che ho chiesto amnistie sommarie è disonesto. L’impunità sta nei fatti dopo 30 anni. Ho solo detto, a questo punto, che per ottenere verità forse lo scioglimento delle ipoteche penali potrebbe sciogliere anche le lingue e si potrebbero scoprire molte cose. Certo è, concludevo, la soluzione non sta nell’invocare le istituzioni e la magistratura. Chi lo ha fatto ha vauto come risultato la riapertura di 19 casi irrisolti, in maggioranza uccisioni di neofascisti. Così poi toccherà fare pure le campagne per tirare fuori qualche compagno coinvolto nelle nuove inchieste. E consolare altre mamme, sorelle, anzi figli e nipoti, vista l’età.
      Davvero trovo penoso questo livore da parte di chi non è in grado di fare controinchiesta, nemmeno di immaginare una eventuale rappresaglia, per chiedere invece giustizia a quello Stato che Valerio combatteva e che nella sua morte ha pure delle responsabilità, e attaccare poi l’amnistia che agli apparati repressivi dello Stato toglierebbe potere. Roba da popolo viola. Quelli come voi hanno nel cervello solo la sbobba della casanza. Avete l’uniforme in fondo all’anima. Infine, io Marione non lo ascolto nemmeno quando vado al cesso perché vale meno di quello che nel cesso lascio. A quanto pare invece tu non puoi farne a meno.

  3. Paolo, per prima cosa chiarisco che rispetto il dolore di tutti, compresa Ilaria Cucchi. Certo che Marione è stato “sdoganato” da ben altri personaggi, che ne so Travaglio, Veltroni, la Gabanelli…e la lista è lunghissima. Con “sdoganare” io intendo: avallare agli occhi di chi ascolta (chiunque) il fatto che quella persona sia paladina di “giustizia”. Ed è inaccettabile se si conosce la storia, la nostra storia. Avrei detto ( e l’ho fatto) le stesse cose in riferimento a qualsiasi altro personaggio “importante” o meno. Come il fatto che la sua trasmissione facesse interviste e pubblicità a “gli occhi di Piero”. Non so che farà la “compagneria” come la chiami tu, io dico compagni. Certamente sarà difficile che quelli “seri” (infantili) gradiscano la presenza di chi va a Casa Pound. E la battaglia è giusta come lo sono miliardi di altre dal dopoguerra ad oggi, ma che chissà perchè nessuno cavalca. E’ vero c’è un “vittimario” anzi peggio c’è perfino una scelta di vittime. Le mamme…ci sono certamente quelle veramente antifasciste come i figli che gli hanno ammazzato, e quelle no. E nessuno gli fa la guerra, come nessuno la fa alla Cucchi. Ma certo non vanno a Casa Pound. Sono portatrici di idee che a tutt’oggi ritengo giuste.
    La Cucchi ha avuto una “visibilità” mediatica che altri neanche si sognano. E questo, permettimi, mi fa pensare e molto. Non pretendo di aver ragione, ho detto la mia.
    Ciao!

  4. p.s. nella seconda discussione mi inserisco solo per dire una cosa che mi preme tantissimo a proposito di Valerio Verbano. “L’impunità sta nei fatti dopo 30 anni” io non l’accetto. Non l’accetto per lui, non l’accetto per nessun compagno ucciso dai fascisti o dalle FdO, qualsiasi compagno, compresi quelli della lotta armata. Cioè non mi rassegno. E se però non sono in grado di fare altro…accetto pure questo limite, fermo restando che chi fa controinformazione seria o altro certo non viene a dirlo in rete, no?
    Ciao!

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