Riccardo Petrella, «Abbiamo vinto il referendum, ma ora bisogna convocare d’urgenza gli stati generali dell’acqua»

Intervista a Riccardo Petrella, Docente di scienze sociali, autore di “Capitalismo blu. La predazione della vita” 2011

Paolo Persichetti
Liberazione 16 giugno 2011

Le vittorie radunano folle di padri e madri che ne rivendicano la genitura, mentre le sconfitte rimangono sempre desolatamente orfane. E’ accaduto immancabilmente anche questa volta. Privatizzatori d’ogni sorta di servizio pubblico e bene comune sono subito saltati sul carro del vincitore. Eppure se c’è un nome a cui la primogenitura di questa vittoria dei referendum contro la privatizzazione dell’acqua va legittimamente attribuita, è quello di Riccardo Petrella. Docente di scienze politiche e sociali, una formazione ispirata al solidarismo cristiano, esperto di mondializzazione dell’economia, Petrella è stato l’iniziatore della battaglia per l’acqua «bene comune universale». Il controllo delle risorse idriche, oltre ad essere divenuto una posta in gioco centrale dell’economia mondiale come della geopolitica, è ormai secondo Petrella – al pari di quanto già sosteneva Eraclito col suo Panta rei os potamòs («Tutto scorre nel fiume») – uno snodo centrale della filosofia politica. L’uomo è fatto per 2/3 di acqua, privatizzare questo bene costitutivo dell’essenza umana evoca inevitabilmente una regressione all’evo buio della schiavitù. L’acqua, dunque, può e deve essere una leva per organizzare una società diversa. «I 27 milioni che hanno votato “Si” – spiega Petrella – vogliono essere cittadini e non i sudditi di prima, vogliono partecipare, non vogliono esser presi in giro con promesse che poi non avranno seguito nei fatti. Il concetto di bene comune racchiude la partecipazione dei cittadini non solo alle scelte ma all’organizzazione e gestione dei beni».

Partiamo da qui, professore: come si traduce in concreto questa vittoria?
C’è l’esigenza immediata di mantenere la mobilitazione, l’imperativo categorico di non andare al mare. Un compito essenziale dei comitati promotori è quello di monitorare le applicazioni sul piano istituzionale, dell’organizzazione del servizio idrico nelle varie regioni, nei vari Ato. Bisogna assolutamente evitare che ci siano delle derive, come quella contenuta nella legge regionale della Lombardia che ha introdotto l’obbligatorietà della privatizzazione dei servizi idrici. Ora bisogna fare in modo che i responsabili politici della Lombardia operino per l’abrogazione di questa legge. Ma ci sono situazioni anche altre regioni che richiedono un attento monitoraggio: per esempio, in Puglia, dove Vendola ha presentato un decreto legislativo regionale di ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese in una forma che svuota di significato la ripubblicizzazione dell’acquedotto.

Cioè?
Mantenere degli elementi che permettono all’acquedotto pugliese di comportarsi come un’impresa privata è preoccupante, per giunta proprio ora che i referendum hanno detto no al principio della privatizzazione. Per esercitare questo controllo lei pensa a una mobilitazione permanente oppure anche alla creazione di organismi che abbiano uno status giuridico riconosciuto? Non bisogna rinunciare ad essere presenti, fare dei presidi, perché le cose si facciano correttamente nello spirito di questa grande volontà dei cittadini che è emersa. Contemporaneamente bisogna cominciare ad organizzare i processi di adattamento della gestione dei servizi idrici alla luce dei risultati del referendum. Che senso ha mantenere la presenza di società per azioni o di società miste che operano in borsa? Nelle disposizioni legislative introdotte dall’ultimo governo Berlusconi, e in parte anche dal secondo governo Prodi, non c’era la possibilità di aver enti economici pubblici. Bisogna rimettere mano a tutto ciò. Molte spa, per esempio, non hanno mai ottenuto l’affidamento in seguito a gare d’appalto.

Ma le società private che hanno avuto nel frattempo le concessioni resteranno titolari fino alla scadenza contrattuale?
Il secondo quesito referendario ha abolito la remunerazione automatica autorizzata ai privati. Giuridicamente non si elimina la presenza delle spa, ma poiché queste agiscono solo a scopo di lucro ecco che queste società quotate in borsa dovranno fare i conti con la nuova situazione. C’è poi il problema della revisione delle tariffe e dei finanziamenti, questioni strettamente connesse.

Quali soluzioni propone?
Per affrontare tutte queste questioni che impongono il ricorso a metodi nuovi, ad un modo di pensare diverso, occorre convocare d’urgenza gli stati generali dell’acqua, anche per impedire il prevalere delle vecchie logiche partitiche. Una specie di assise nazionale aperta a tutti gli attori interessati: comitati per l’acqua pubblica, sindacati, movimenti associativi, forum di cooperazione. Bisogna inventare una ingegneria pluralista basata sulla fiscalità generale e su quella locale, e poi sulla partecipazione del cittadino al bilancio di gestione con forme cooperative. Penso a sistemi di test e prova, con lavori di scenari nei prossimi sei mesi, per mettere a punto i nuovi metodi. Il processo decisionale investe ovviamente anche il parlamento e i partiti che hanno un compito di finizione e armonizzazione, altrimenti c’è il rischio dell’esplosione delle singole e divergenti soluzioni territoriali: chi in un luogo fa una cosa, chi un’altra. Se si lasciassero prevalere queste logiche si avrebbe un’enorme responsabilità storica. Siamo in un periodo dove bisogna far prevalere uno spirito di innovazione politica, sociale ed etica forte.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...