Gianni Rinaldini: «Cgil stop. Basta Marcegaglia, è tempo di rilanciare il conflitto»

L’intervista al responsabile dell’opposizione interna della Cgil: «Siano di fronte ad una crisi che ricorda quella del ’29. Basse retribuzioni, precarietà di massa e smantellamento dello stato sociale. Non si può uscire dalla crisi rilanciando questo modello sociale»

Paolo Persichetti
Liberazione 7 agosto 2011

«Questa crisi è paragonabile solo a quella del 1929. Sono saltati interi equilibri internazionali. Non esiste più un sistema monetario internazionale fondato sul dollaro. Oggi è tutto rimesso in discussione». Gianni Rinaldini ce l’ha in particolare con la miopia generale dimostrata di fronte alla natura della crisi dei mercati finanziari. «Penso proprio che ci sia un deficit di analisi», sostiene.

Sia il ministro degli esteri che il direttore della banca centrale della Cina, dirigenti espressi dal partito comunista, sono saliti in cattedra spiegando a Stati uniti e Unione europea come ci si deve comportare nel mercato capitalista. D’accordo, in Cina ormai vige il “socialismo di mercato”, un ibrido che sembra particolarmente adatto agli animal spirits del capitalismo più brutale. Nonostante ciò questa sortita ricorda il mondo rovesciato di Alice nel “Paese delle meraviglie”. Non è un paradosso?
Secondo me fa parte della situazione che stiamo attraversando. Credo proprio che ci sia un deficit di analisi rispetto ad una crisi come quella attuale. Come non vedere che l’Europa così come è stata costruita non sta più in piedi e che per riuscire a salvarne l’idea bisogna ridiscuterne le caratteristiche stesse? Pensare che questa crisi si possa risolvere adottando alcune misure per poi riprendere tutto come prima, significa non avere capito niente. Questa è la crisi innanzitutto del modello sociale che si è affermato nel corso degli ultimi decenni, fondato sulle basse retribuzioni, la precarizzazione di massa e lo smantellamento dello Stato sociale. Se non si cambia indirizzo la crisi si aggraverà sempre di più. Il compito della sinistra e della Cgil è quello di essere riferimento e punto di aggregazione di un’altra idea di uscita dalla crisi. Non si può continuare a ragionare come se si fosse in una normale trattativa sindacale dove occorre trovare dei punti di mediazione. Se sinistra e sindacato non scelgono di svolgere questo ruolo il disagio sociale si esprimerà in altri forme e modi. Il disagio sociale può andare da qualsiasi parte.

In questo bisogno di rifondare il progetto europeo intravedi anche la necessità di riformare i mercati finanziari? Ormai sono in molti, anche tra gli stessi analisti della stampa borghese, a ritenere il comportamento dei mercati, una sorta di prateria sconfinata senza argini e confini dove si pratica il far west, uno dei fattori scatenanti di questa crisi. Sono finite sotto tutela le sovranità nazionali. La stessa volontà elettorale non conta nulla di fronte ai listini e ai voti delle agenzie di rating, diventati i veri grandi elettori del globo.
Non c’è dubbio. Bisogna fare come quando si mise mano alla crisi del ’29 rifondando il sistema bancario. Altrimenti tutte le cose che si sono dette fino adesso sono soltanto propaganda. La realtà è però un’altra e tutto continua ad andare avanti come prima. L’unica variabile su cui si agisce è quella dei dei lavoratori: ridurre le retribuzioni e i diritti, aumentare la precarietà di massa. Si agisce allo stesso modo ovunque nei Paesi di vecchia industrializzazione, come Europa, Giappone e Stati uniti. Paradossalmente ciò che viene proposto è l’assunzione del modello sociale americano (dove il contratto nazionale non esiste e manca uno stato sociale), in un momento in cui gli Usa stessi sono uno dei soggetti scatenanti della crisi.

Prima i sei punti siglati nel documento unitario delle parti sociali, poi l’annuncio del governo di una nuova manovra che anticipa di un anno il pareggio di bilancio, addirittura il progetto di iscrivere questo comandamento della teologia  monetarista nella costituzione insieme alla riforma dell’articolo 41, per stabilirvi nuovi principi che legittimino la ferocia sociale dell’iperliberismo, infine l’attacco allo statuto dei lavoratori. Siamo di fronte ad una micidiale manovra a tenaglia?
E’ inquietante il fatto che ci si trovi di fronte alla Marcegaglia che parla anche a nome delle organizzazioni sindacali sulla base di un documento sottoscritto da banchieri e imprenditori. Credo che una cosa di questo genere non sia mai successa.

Sì, ai tempi del corporativismo fascista.
Nella Cgil tutto ciò sta avvenendo senza un mandato specifico mentre i contenuti dei sei punti sono l’opposto di quello che si è discusso. E’ necessario  sospendere immediatamente gli incontri previsti. Siamo in una situazione di assoluto arbitrio. Quanto all’azione del governo si prefigura un’operazione di massacro sociale, non solo dal punto delle condizioni materiali di vita ma anche di ridefinizione delle relazioni sociali e dell’assetto democratico del Paese. Pensare di uscire dalla crisi di questo modello sociale rilanciando lo stesso modello sociale è pura follia.

Sono state riconvocate le Camere, pensate di presentarvi sotto Montecitorio?
Bisogna convocare gli organismi dirigenti, prendere atto che la strada intrapresa ci ha portato in una situazione inaccettabile e decidere proposte, iniziative e mobilitazioni da mettere in campo per contrastare le scelte del governo. La Cgil deve aprire una fase di grande mobilitazione, di grande conflitto generale che abbia come riferimento le condizioni dei lavoratori e degli strati sociali più deboli per tentare di impedire che vada avanti questa operazione.

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0 thoughts on “Gianni Rinaldini: «Cgil stop. Basta Marcegaglia, è tempo di rilanciare il conflitto»

  1. Sono consapevole che rilanciare il conflitto oggi serva non solo a contrastare una deriva di stampo autoritario e di deleggittimazione della sovranita’ nazionale, ma deve servire innanzitutto a rompere quella
    cortina culturale che ci ha impastato in questi ultimi decenni, che ci ha resi inermi ed incapaci di pensare e quindi di reagire per affermare una nuova idea complessiva di sviluppo, la nostra delle grandi masse popolari che non puo’ essere il pil la crescita cosi’ come l’abbiamo conosciuta fino ad ora. Davanti al fatto di una sinistra sempre piu’ assente e’ necessario che un grande sindacato come cgil e forme organizzate e movimenti diano luogo ad una grande campagna di mobilitazione e di contrasto alla riedizione di questo modello di sviluppo.

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