Il rapporto di Antigone: nelle carceri sovraffolamento e degrado. Unica soluzione l’amnistia

Presentato l’ottavo rapporto dell’associazione Antigone. Ogni 5 giorni si toglie la vita un detenuto. Nelle prigioni un recluso ogni mille si suicida, all’esterno solo una persona ogni 20 mila. Dall’inizio del 2011 si contano già 154 morti, di cui 53 per suicidio

Paolo Persichetti
Liberazione 29 ottobre 2011


All’ex pm antiterrorismo Franco Ionta, oggi capo dell’amministrazione penitenziaria, non è piaciuto  l’ottavo rapporto sulla condizione della detenzione, intitolato “Prigioni malate”, presentato ieri dall’associazione Antigone. Invitato alla presentazione del volume, il massimo responsabile delle carceri si è eretto a «coscienza critica» di chi, come Antigone, denuncia l’insostenibile situazione delle prigioni. Un singolare esercizio di “critica della critica” che sarebbe stato più utile rivolgere alla tragica quotidianità della realtà carceraria.
Dietro alla valanga di cifre che il rapporto elenca emerge una situazione già ampiamente nota: siamo il Paese con il maggior tasso di sovraffollamento carcerario in Europa dopo la Serbia mentre i nostri tassi di criminalità sono scavalcati da Francia e Spagna. Antigone cita i dati comparativi rilevati dal Consiglio d’Europa e da Eurostat. Attualmente per ogni 100 posti disponibili ci sono 47 detenuti eccedenti.
Gli istituti di pena sono oramai enormi lazzaretti, degli ospizi per derelitti, vaste discariche dove viene confinato ogni dolore e malessere sociale, nelle quali si ammassano umiliati e offesi, vite rottamate, sfigati senza speranza. Nel sistema penitenziario, quelle che con un eufemismo sociologico vengono definite «nuove povertà» ammontano oramai a circa l’80% della popolazione reclusa.
Una parte della popolazione è predestinata a convivere con la reclusione, è questo il dato strutturale della politica penitenziaria. Guarda caso questa porzione di popolazione è sempre la stessa: un terzo degli attuali 67.429 incarcerati sono stranieri mentre nel corso di un intero anno hanno fatto ingresso in cella ben 84.641 persone. Il profilo classico è quello del giovane privo d’istruzione e con problematiche esistenziali legate alla tossicodipendenza. Un dato che rende uniche le carceri italiane rispetto alla situazione europea. Una buona parte dei reclusi proviene dall’Italia meridionale. Non a caso la Puglia risulta la regione più sovraffollata con un tasso del 183%. Chi viene dal Sud non ha titoli di studio, appartiene ai ceti sociali più bassi. Chi arriva dai paesi d’emigrazione vede aumentare, molto di più che nel passato, la probabilità di finire imprigionato. Cifre che indicano come il carcere rinvii ad uno degli aspetti più crudi della discriminazione di classe mentre il richiamo alla legalità è la macchina ideologica che legittima e riproduce questa dominazione.
La misure alternative funzionano a macchia di leopardo rasentando un sistema che assomiglia ad un specie di feudalesimo giudiziario: a parità di reato attribuito, pena comminata, percorso penitenziario svolto, il trattamento riservato dai tribunali di sorveglianza assomiglia alla ruota della fortuna. La Cassa delle ammende, riservata per statuto al finanziamento delle attività trattamentali esterne, è stata stornata per finanziare nuove carceri e infrastrutture. Il Dap spende appena 4 euro a detenuto per tre pasti giornalieri, confidando nelle loro tasche per l’integrazione dei generi alimentari tramite il sopravvitto. Solo che il lavoro scarseggia e le mercedi sono state ridotte. Non esistono appalti trasparenti per le ditte fornitrici, ma un’attribuzione mafiosa concessa per «licitazione privata». In altre parole, la gara non è aperta a tutti. «Questo sistema – denuncia Antigone – ha prodotto e continua a produrre un’oligarchia di fornitori di pasti a crudo priva di qualsiasi controllo e basata sugli introiti per le ditte appaltatrici derivanti dal sopravvitto». In Italia – secondo quanto si legge nel rapporto – sono due le ditte a spadroneggiare in questo settore: «la Arturo Berselli & C. spa e la Seap spa». La prima attiva, direttamente o attraverso società legate, in oltre 40 istituti; la seconda presente in 26 istituti.
Che le prigioni fossero una purulenta sentina della società è stato scritto, detto e ribadito fino alla nausea. Un’ovvietà che suona come una vuota retorica dell’indignazione, non più udibile da chi vi è costretto a trascorrere periodi sempre più lunghi della propria esistenza. Secondo Vittorio Antonini, coordinatore dell’associazione Papillon: «Dopo anni di denunce non è il più il momento di spiegare a partiti di maggioranza e di opposizione, o addirittura al governo, quanto sia drammatica la realtà nelle carceri. Questa fase è finita. Si tratta invece di imporre a tutti concreti e immediati atti di responsabilità prima che le carceri scoppino. Per quel che ci riguarda – conclude – continueremo a rivolgerci alla base elettorale di tutti i partiti per spiegare quanto sia criminogeno il comportamento dei loro eletti».

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Cronache carcerarie

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One thought on “Il rapporto di Antigone: nelle carceri sovraffolamento e degrado. Unica soluzione l’amnistia

  1. Non ci credo più alle iniziative pro reo….ne ho viste tante nella mia vita da rendermi ben presto conto della strumentalizzazione politica delle stesse : puntualmente la questione viene risollevata dal potere politico in auge. Io mi limito ad osservare che in parecchi stati d’Europa l’espiazione della pena è conforme ai principi sanciti dalla Convenzione Europea in ordine alla funzione rieducativa e di recupero sociale della detenzione. L’Italia costituisce l’eccezione alla regola, allora mi chiedo: come mai non è dato di apprezzare alcun intervento in materia di trattamenti umani nell’Ordinamento Interno Penitenziario?
    La Conv. sancisce il principio di non interferenza negli affari interni degli Stati Contraenti, laddove in materia economica tali ingerenze si verificano puntualmente con gli accordi internazionali esercitando il potere sovrastatale. Per meglio dire: per quanto riguarda il PIL l’Europa interviene con potere sanzionatorio al quale si devono adeguare gli Stati e non si capisce come mai tale potere non viene esercitato anche in materia di violazione dei Diritti dell’Uomo. Io ho scontato 25 anni di carcere durante i quali ho studiato conseguendo la laurea in Scienze Politiche ( a mie spese ), sono attualmente in detenzione domiciliare (a mie spese), ho scritto vari libri dei quali uno è stato pubblicato nel Luglio scorso, e, nonostante ciò non riesco ancora ad ottenere la Liberazione Condizionale: ma stiamo scherzando? il link della pagina di FB http://www.facebook.com/pages/HOMO-CYBERNETICUS/139047589511860?sk=info.
    il link della recensione pubblicata su http://www.literary.it http://www.literary.it/dati/literary/diedo/homo_cyberneticus.html
    il giorno 12/10 è stata pubblicata sulla Gazzetta di Parma la recensione del dott. G. Stucchi della cui copia mi riservo l’invio tramite mail.
    In conclusione: le carceri italiane sono porcili e non luoghi dove sia possibile espiare con “serenità” la giusta pena !
    Nicola Cara Damiani

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