Crack Lehman, risparmi a rischio. Si trema anche in Italia

Presto si capirà che cosa è successo davvero sui mercati finanziari internazionali. Polizze vita e assicurative gli strumenti più esposti. Maggiori garanzie dai fondi negoziali

di Paolo Andruccioli

Manifesto 18 settembre 2008

Attesa e preoccupazione tra i risparmiatori italiani. Alla fine di questa settimana, secondo gli esperti e gli operatori, si dovrebbe capire con una certa nettezza che cosa è successo davvero sui mercati finanziari crisi internazionali. I quotidiani hanno parlato di terremoto Lehman, ci sono stati titoloni e prime pagine dedicate agli ultimi crac finanziari. Il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, ha detto che stiamo attraversando una crisi molto profonda, forse la peggiore degli ultimi anni. Gli effetti dei tracolli delle grandi banche d’affari e il salvataggio in extremis di grandi compagnie di assicurazione potrebbero essere più pesanti e duraturi degli eventi dell’11 settembre. Il ministro Tremonti ha detto che non è finita qui. E’ presto però per comporre il quadro. Servono elementi certi e si dovrà seguire tutta l’evoluzione della crisi finanziaria. Intanto però si possono vedere più da vicino le cose che ci riguardano direttamente come risparmiatori e come lavoratori. Partiamo dunque, per ora, dai fondi pensione.
La prima cosa da dire riguarda ancora una volta la differenza tra i vari strumenti di previdenza complementare. Non è una novità, infatti, dire che i fondi negoziali – per loro natura e per le loro scelte concrete – sono gli strumenti meno esposti alla speculazione finanziaria e alle scorribande nei mercati dei broker. Anche nel caso delle obbligazioni Lehman e di altri strumenti correlati è stato subito chiaro che gli strumenti più esposti sono state le polizze vita, le polizze assicurative, i fondi pensione aperti e le casse professionali. Ovviamente, come succede quasi sempre in questi casi, hanno fatto più notizia i pochi fondi pensione chiusi che hanno dichiarato di avere in portafoglio obbligazioni Lehman. Il caso più eclatante è stato quello di Cometa, il fondo pensione dei metalmeccanici, uno dei fondi più grandi in Europa. I giornali hanno titolato sulla sua esposizione rispetto a Lehman e i responsabili del fondo hanno subito chiarito che l’entità di tale esposizione equivale allo 0,10% del totale del patrimonio. Il Consiglio di Amministrazione di Cometa ha riesaminato la composizione del portafoglio del Fondo, che è costituito da oltre mille titoli differenti, e ha valutato positivamente l’effetto della differenziazione dell’investimento che ha consentito di mantenere inalterata la validità delle posizioni previdenziali complementari raggiunte a fronte di una minima (0,10%) presenza di obbligazioni Lehman Brothers.
Il punto vero però riguarda lo sviluppo della vicenda Lehman. Si tratta infatti di capire che cosa si deciderà nella procedura. Non è detto infatti che i titoli e le obbligazioni Lehman, dopo il fallimento, siano definitivamente cestinati ed è per questo che gli operatori sperano in un recupero. Una delle possibilità in campo è infatti la decisione di rimettere in Borsa, ad un certo prezzo i titoli e le obbligazioni Lehman Brothers. Lo stesso Consiglio di amministrazione di Cometa, in un comunicato diffuso nei giorni scorsi ha fatto sapere che il fondo sta esaminando il decorso della procedura del chapter 11 e le possibilità di recuperare il massimo del valore del titolo. “In ogni caso possiamo affermare che il sistema dei fondi pensione negoziali italiani ha tenuto – ci spiega Gianni Ferrante, coordinatore nazionale Fiom per i fondi pensione – gli effetti più negativi di questa crisi sono stati avvertiti più in altri settori, mentre i 10 gestori di Cometa hanno operato correttamente secondo i mandati strategici del Consiglio di amministrazione. Su 10 gestori, solo uno (Pioneer) ha dichiarato di aver messo in portafoglio, in una linea di investimento precisa (la “reddito”, ndr) obbligazioni Lehman”.
Ferrante spiega anche che – secondo la legislazione vigente – ai gestori spettano le scelte finanziarie tattiche, mentre la linea strategica spetta al Consiglio di amministrazione dei fondi. E’ chiaro quindi che il Fondo può intervenire per “ricusare” il gestore solo in caso di violazione palese delle indicazioni strategiche. In questo caso si è intensificato – e non da oggi – il controllo. “Ripeto però – ci tiene a precisare Ferrante – che i fatti stanno a dimostrare che il sistema ha tenuto e che il modello italiano dei fondi risulta molto più protetto di altri alle scorribande finanziarie speculative. Insomma casi come quello Enron o ora come quello Lehman da noi non potrebbero succedere proprio perché si applica il principio della diversificazione. Nei casi Enron e Lehman, al contrario, si è frantumato qualsiasi riferimento alla diversificazione: i lavoratori erano dipendenti delle società per il loro reddito da lavoro, per le loro pensioni e per i loro investimenti finanziari. Il crollo è stato quindi totale”.
La percentuale di esposizione dello 0,10% ai titoli e obbligazioni Lehman torna anche nel comunicato ufficiale della Covip, la commissione di vigilanza sui fondi pensione. “Dai primi accertamenti che si sono svolti su un complesso di fondi negoziali, rappresentanti circa il 65 per cento del totale degli assets di tale categoria di fondi – ha fatto sapere il presidente Scimia – è emerso che, l’esposizione diretta verso i titoli azionari e obbligazionari della Lehman Brothers rappresenta appena lo 0,10 per cento del totale della massa fiduciaria gestita”.
Per ora quindi siamo alle tranquillizzazioni. Occorre però la massima vigilanza, come ha dichiarato nei giorni scorsi la segretaria confederale della Cgil, Morena Piccinini, secondo la quale “la crisi dei mercati finanziari di questi ultimi mesi sfociata, in questi giorni, nel fallimento della Banca Lehman Brothers, ha determinato ricadute su tutte le forme di risparmio comprese quelle previdenziali”. Tutto ciò impone “un monitoraggio di carattere continuativo e una maggiore responsabilizzazione delle specifiche Autority di controllo e di tutti i gestori per evitare ricadute negative sui singoli e indifesi cittadini, risparmiatori, lavoratrici e lavoratori. Il tracollo di questi ultimi giorni indubbiamente tocca le diverse forme di previdenza complementare anche se i fondi pensione di natura collettiva che hanno scelto una forma di gestione diversificata prudente e trasparente degli investimenti sono coinvolti in modo assolutamente marginale”.

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