Il Cile al voto e l’incognita Enriquez

In testa ai sondaggi il Berlusconi cileno, Sebastian Pinera. Scontro nel centrosinistra tra il democristiano Eduardo Frei e Marco Enriquez-Ominami, figlio del fondatore del Mir (la sinsitra rivoluzionaria cilena) trucidato nel 1974 dalla polizia fascista del dittatore Pinochet

Paolo Persichetti
Liberazione 13 dicembre 2009

Miguel Enriquez leader del Mir

Gli elettori cileni sono chiamati oggi alle urne per eleggere il nuovo presidente della repubblica e rinnovare il parlamento. La presidente uscente, Michelle Bachelet, che nei sondaggi raggiunge il 76% della popolarità, non può ripresentarsi perché la costituzione, vaccinata dalla dittatura fascio-liberale del generale Pinochet, vieta la possibilità di un secondo mandato consecutivo. A contendersi la presidenza saranno il candidato della destra, Sebastian Pinera, 60 anni, praticamente un clone di Berlusconi. Miliardario (secondo Forbes il suo patrimonio ammonta a 1,2 miliardi di dollari), proprietario di una linea aerea, una tv e di altre società, oltre che di una squadra di calcio. Nelle elezioni del 2005 dovette vendere diverse proprietà per evitare l’accusa di conflitto d’interessi. Accreditato nei sondaggi di un buon 44% al primo turno, il suo partito, «Rinnovamento nazionale», incarna l’ala moderata delle destre raccolte nella «Alleanza per il Cile», una formazione dominata in realtà dagli eredi della dittatura di Pinochet e ribattezzata per l’occasione, «Coalizione per il cambiamento». Maggiore rivale, ma distanziato nelle dichiarazioni di voto, appena 31%, è l’esponente della «Concertazione democratica», Eduardo Frei, figlio dell’ex presidente della repubblica predittaura, il democristiano Frei, fatto avvelenare da Pinochet dopo il golpe del 1973. Sei persone sono state arrestate proprio in questi giorni perché accusate dell’omicidio. La «Concertazione» è una sorta di Ulivo senza ala sinistra, congeniato da socialisti e democristiani (con l’aggiunta di radicali e socialdemocratici) per gestire l’algida transizione postdittatura. Frei, 67 anni, già presidente dal 1994 al 2000, appare come una sorta di Prodi cileno, gestore di una politica economica che non ha rotto con gli anni ultraliberisti della dittatura. Personaggio appannato esprime la continuità del ceto politico post-dittatura. La sua designazione, molto contestata dalla base e dai giovani, è nata dal rifiuto delle primarie ed è stata

Santiago, settembre 2008. Scontri durante la manifestazione in ricordo delle vittime della dittatura ultraliberale di Pinochet

imposta dai vertici della coalizione. A sbarrargli la strada c’è Marco Enriquez-Ominami, 36 anni, vera rivelazione di questa campagna elettorale e che molti analisti considerano il futuro del centro-sinistra cileno. I sondaggi gli assegnano il 18%, ma Enriquez sostiene di poter arrivare al ballottaggio del 17 gennaio con il candidato della destra anche se buona parte dei giovani delle periferie che sembrano sensibili ai suoi discorsi non sono iscritti alle liste elettorali. Soprannominato il «discolo», per aver rotto con lo stato maggiore della «Concertazione», Enriquez è figlio della leggenda. Suo padre, Miguel, trucidato nel 1974 dalla polizia fascista di Pinochet, era il fondatore del Mir, la sinistra rivoluzionaria cilena. Marco, cresciuto in esilio a Parigi, venne adottato dal nipote di Allende, l’ex ministro socialista Carlos Ominami. Sostenitore dei diritti civili, vuole temperare il sistema presidenziale rafforzando il parlamento e guarda con interesse al fenomeno Chavez, anche se resta liberale in economia. Le sorti del centrosinistra sono legate alla eventuale confluenza dei voti dei suoi due candidati e al comportamento della «sinistra allendista», alleanza di comunisti, sinistra cristiana e socialisti dissidenti, unita dietro Jorge Arrate e nei sondaggi attestata al 5%.

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