15 ottobre, lo studente arrestato a Chieti nega di aver partecipato all’incendio del blindato dei carabinieri

Mentre le agenzie diffondono le prime informazioni sul nuovo fermo di un giovane di 28 anni, realizzato dai carabinieri di san Miniato, in Toscana, con l’accusa di aver preso parte all’incendio del blindato dei carabinieri che si era lanciato nel cuore di piazza san Giovanni, dove stazionavano migliaia di manifestanti, l’avvocato di Leonardo Vecchiolla, arrestato a Chieti sempre per lo stesso fatto, fa sapere che «Nel fascicolo dell’inchiesta non c’è alcuna prova della sua partecipazione al fatto».

 

Paolo Persichetti
Liberazione 28 ottobre 2011

Non è tutto black quel che è bloc. Vacillano le accuse contro Leonardo Vecchiolla, lo studente di psicologia dell’università Gabriele D’Annunzio di Chieti, arrestato il 22 ottobre scorso e subito presentato ai media come uno degli «incappucciati» autori delle devastazioni avvenute durante la manifestazione del 15 ottobre scorso. Ad «incastrare» il 23enne, originario di Benevento ma residente ad Ariano Irpino, sarebbero state alcune intercettazioni telefoniche nelle quali il giovane, secondo l’accusa, si sarebbe vantato di aver preso parte all’incendio di un blindato dei carabinieri rimasto intrappolato tra i manifestanti dopo una carica giunta fin nel cuore di piazza san Giovanni. Luogo dove stazionavano ancora decine di migliaia di dimostranti dopo che per ore molti di loro avevano resistito alle cariche ed ai caroselli delle forze dell’ordine.
L’utenza chiamata da Vecchiolla apparteneva ad un suo amico d’infanzia messo sotto ascolto nell’ambito di un’altra indagine condotta dai carabinieri di Avellino per ipotesi di reato che nulla hanno a che vedere con i fatti di piazza san Giovanni, e alla quale Vecchiolla è completamente estraneo.
La circostanza è servita ai Ros per confezionare un arresto ultramediatico a ridosso del corteo dei No tav in val di Susa, al quale anche Vecchiolla si accingeva a partecipare. ll giovane infatti è stato arrestato con il biglietto del treno in tasca mentre si recava in stazione. Serviva un colpevole immediato per puntellare il teorema dei violenti infiltrati nei cortei.
A distanza di giorni però non sono emerse le conferme tanto attese e forse per questo la procedura si è arenata: non ci sono foto o immagini che identificano lo studente tra le persone che hanno incendiato il furgone nonostante la scena sia stata immortalata in centinaia di foto e ripresa da più angolazioni. Anche il contenuto delle due intercettazioni resta dubbio ed è singolare che le bobine si trovino ancora presso i carabinieri di Ariano Irpino e non a Roma, sede titolare dell’indagine. All’avvocato Sergio Acone non è ancora pervenuta l’autorizzazione per ascoltarle: «La trascrizione della prima – ha spiegato il legale – non fornisce elementi univoci», in sostanza non consente di stabilire che Vecchiolla abbia partecipato all’incendio del mezzo blindato. Nella seconda, «ci sono molti punti di sospensione o parole indicate come incomprensibili». Frasi estrapolate e spezzettate all’interno di un discorso ancora tutto da verificare. La stessa scontata convalida della custodia cautelare pronunciata dal gip di Chieti non ha aggiunto elementi nuovi. Il magistrato si è limitato a confermare la detenzione per tentato omicidio, devastazione e resistenza a pubblico ufficiale, dichiarando al tempo stesso la propria incompetenza. Ora tocca alla procura di Roma che però va a rilento.
Intanto Leonardo, Chucky per gli amici, è in sciopero della fame e della sete. Nel corso dell’interrogatorio ha descritto il suo abbigliamento nel corteo e chiesto che venissero fatte indagini per accertare la sua esatta posizione: «Identitificatemi in mezzo alla piazza e vedrete che non sono io quello che ha dato fuoco o era vicino all’autoblindo», ha detto. Precisando di essere stato solo spettatore della scena da una certa distanza, insieme ad altre migliaia di persone. Ha spiegato anche che il giovedì precedente aveva  partecipato al presidio sotto Banca d’Italia. Poi era rimasto con gli “accampati” in via Nazionale, sulla scalinata del palazzo delle Esposizioni, fino al sabato successivo quando si è aggregato allo spezzone di corteo partito dalla Sapienza.
Quanto ai suoi «precedenti», tanto sbandierati come un’intrinseca prova di colpa, riguardano la partecipazione alla proteste contro lo sversamento dei rifiuti napoletani in una discarica della sua città. In quella circostanza venne identificato insieme ad alcuni sindaci, tra cui quello di Ariano Irpino, ed alcuni avvocati del posto.
In sua difesa è giunto anche un comunicato dell’associazione “Ariano in movimento”, animata dai Giovani comunisti, nonché l’intervento di Riccardo Di Gregorio, capogruppo di Rifondazione alla provincia di Chieti. Intanto il numero dei denunciati per gli scontri del 15 ottobre è salito ancora con l’arresto, ieri mattina, di 5 minorenni per resistenza pluriaggravata e danneggiamento. Per loro, tutti liceali e incensurati (due risiedono a Guidonia, due nel quartiere di San Paolo ed uno ad Ardea) è stata disposta la custodia cautelare ai domiciliari. I 5 erano stati bloccati dagli agenti di polizia in via Merulana, in una zona dove erano stati dati alle fiamme alcuni cassonetti della spazzatura, ma poi rilasciati per la minore età.

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One thought on “15 ottobre, lo studente arrestato a Chieti nega di aver partecipato all’incendio del blindato dei carabinieri

  1. Ti riporto un commento che ho lasciato un paio di giorni fa su altri spazi e che mi pare che vada bene anche per quest’articolo:

    Sono passati alcuni giorni dal 15 ottobre ma continuo a meditarci. Ho già scritto in vari posti la mia opinione ma col passare del tempo sento che si approfondisce.
    Penso a quante forme di violenza ci possono essere e mi viene alla mente la foto di quel povero ragazzo che ha lanciato un estintore. Sì, mi viene da chiamarlo proprio così, povero ragazzo, e potete criticarmi, insultarmi, dirmi che sto dalla parte dei delinquenti e dei terroristi ma non cambierò di una virgola queste mie parole. Perchè non c’è solo la violenza dei violenti, di quelli manipolati dai potenti (che li condannano subito dopo) pronti a sfogare la propria frustrazione su chiunque e tutto ciò che capiti a tiro. C’ è la violenza delle forze dell’ordine, che devono mostrare la loro forza perchè non si dica che non riescono a fermare i delinquenti, e spesso vanno molto al di là dell’obbedienza agli ordini. C’ è la violenza dei non-violenti che non si sognerebbero mai di lanciare pietre, incendiare auto, sfasciare bancomat ma se qualcuno altro lo fa è un black block da individuare e far arrestare perchè sia sbattuto in prigione senza pietà, con la speranza che ci rimanga per molto tempo, per anni e anni, che spesso non se li fanno neanche gli assassini. E poi cè un’altra forma di violenza, subdola, molto pericolosa: la violenza mediatica. Prendere la foto di un ragazzo mentre compie un gesto orrendo e sbatterla in prima pagina su tutti i giornali, senza sapere nulla di costui e come se si potesse racchiudere l’intera esistenza di un essere umano in un singolo gesto, per quanto bruttissimo e insensato, non è forse una forma di violenza? Io credo di sì. Trasformare qualcuno in un mostro per un gesto compiuto o per delle frasi intercettate al telefono, come è successo a un altro giovane accusato di aver partecipato all’assalto a una camionetta dei carabienieri, senza interrogarsi su chi sono queste persone e come hanno vissuto fino all’attimo prima di compiere qualcosa di insensato, per me è una forma di violenza. Mentirei se dicessi che vorrei abbracciare chi ha ridotto in frantumi una statua della Madonna perchè, oltre ad essere un gesto senza senso, l’attacco ai luoghi di culto offende la mia fede e quella di tante altre persone. Ma i danni che queste persone hanno arrecato, sia quelle arrestate sia quelle sfuggite ai controlli, possono essere riparati mentre la violenza mediatica che si sta facendo su queste persone è qualcosa che non si può cancellare.
    Per non parlare dell’occasione persa per l’Italia di far sentire la propria voce contro una politica sbagliata: tutto questo gridare alla violenza durante la manifestazione è una manovra costruita ad arte per distogliere l’attenzione dalle motivazioni che hanno spinto a questo evento nazionale.

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