Francia: sciopero generale contro la crisi

Manifestazioni di massa contro la crisi. Sarkozy impone il silenzio ai suoi ministri

Paolo Persichetti

Liberazione 30 gennaio 2009

In Francia due milioni e mezzo di lavoratori, secondo la cifra stimata dalla Cgt (poco più di un milione per il ministero degli Interni) sono scesi in strada ieri nei 195 cortei che hanno sfilato in ogni angolo del paese. «La più grande manifestazione dei salariati degli ultimi 20 anni», stando alle parole riportate da le Monde che ha riassunto in questo modo la giornata di greve_reconductible_msciopero generale contro la politica economica e sociale del presidente Sarkozy. Centinaia di migliaia di persone hanno incrociato le braccia nel settore pubblico e nazionalizzato: trasporti, scuole, ospedali ma anche in alcune imprese private, per difendere l’occupazione, il potere d’acquisto dei salari, l’integrità dei servizi pubblici dai tagli previsti (come quelli programmati nella scuola o sulle pensioni) e per far sapere che i lavoratori non accetteranno di veder scaricare sulle loro spalle il prezzo della crisi finanziaria che sta spingendo al tracollo l’economia.
Adesione massiccia tra gli insegnanti (quasi il 70%) e i ferrovieri (oltre il 40%), sempre secondo fonti sindacali. A Parigi bloccati i treni metropolitani (Rer) della linea A e B, fermi la metà dei conduttori dei metrò. Attività a rilento persino nei tribunali, perturbati dall’appello all’astensione del lavoro promosso dal Syndicat de la magistrature e da quello degli avvocati. 40% d’adesione nelle poste, sciopero anche alla televisione e alla radio pubblica, all’Edf (l’azienda che produce e distribuisce energia) e France telecom. Ritardi negli areoporti. Ferme 101 agenzie del Crédit lyonnais, pari ad un’astensione del 16% dei dipendenti. Più significativo ancora lo sciopero dei lavoratori del settore privato della grande distribuzione, come i dipendenti d’Auchan a Villeneuve d’Ascq. Scioperi difficili, ma dalla portata simbolica, anche alla Renault, dove ormai gli operai delle linee sono quasi tutti affittati dalle società d’interim con contratti a tempo determinato.
Dietro l’appello unitario di tutte le sigle sindacali (cosa che non accadeva dal 2006), imponenti manifestazioni hanno riempito strade e piazze. 300 mila manifestanti solo a Marsiglia, dove la metropolitana ha subito un arresto completo. Vie piene a Lione, Bordeaux e nelle altre città di provincia. Mobilitazione in tutta la Bretagna. 300 mila persona stimate nel pomeriggio nel corteo parigino partito da piazza della Bastiglia. Numeri ovviamente contestati dalla prefettura che ha scatenato la guerra delle cifre. La giornata di lotta è stata un vero successo con un’astensione dal lavoro più importante del maggio scorso, anche se di dimensione inferiore al vasto movimento di protesta del 2006. Ma già i sindacati pensano a come proseguire la mobilitazione. Secondo Bernard Thibault, segretario della Cgt, l’obiettivo è quello di riequilibrare i redditi dei lavoratori. Olivier Besancenot della Lcr-Npa fa sapere che i lavoratori del settore privato saranno sempre più presenti. Per il socialista Benoît Hamon, lo sciopero ha espresso il «malcontetto generale dei francesi verso il governo». Un ritornello, ripreso dalla canzone di un noto animatore televisivo e riferito alle continue esternazioni di Sarkozy, è circolato per tutti i cortei: «Ah se potevi chiudere il becco, sarebbe per noi una vacanza». E lui, il presidente, stavolta ha dato ordine a tutti i suoi ministri di non comunicare. Ha parlato, invece, Frédéric Lefebvre, il porta parola dell’Ump, il partito di governo. In un’intervista ha chiesto l’introduzione di sanzioni finanziarie per gli scioperanti che, a suo avviso, «abusano» del diritto di sciopero ricorrendo alle fermate di 59 minuti ad inizio turno. Una strategia impiegata dai lavoratori per ridurre al minimo il danno economico (con una semplice ora di sciopero, infatti, verrebbe sottratta dalla busta paga metà della giornata lavorativa). Da tempo in Francia il diritto di sciopero è sotto attacco. Governo e imprese escogitano normative sempre più dissuasive. Il preavviso nei servizi pubblici, per esempio, non investe soltanto le sigle sindacali che indicono lo sciopero ma è individuale. Ogni lavoratore deve comunicare anticipatamente la sua adesione, in mancanza della quale non può più scioperare salvo esporsi a sanzioni disciplinari per assenza ingiustificata. Per Guy Groux, direttore di ricerca del Cevipof, lo sciopero generale ha incontrato il favore del 69% dei francesi, ma la vera posta in gioco resta il coinvolgimento del settore privato e del precariato (dove l’azione sindacale è sempre più difficile e sotto ricatto), senza i quali resterà difficile modificare il rapporto di forza con il padronato.

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