Stupro della Caffarella, il capo della mobile di Roma querela Liberazione

La tragica vicenda dello stupro della Caffarella non si è ancora conclusa nonostante l’identificazione tardiva e la condanna dei due veri stupratori. Non si sa ancora perché le indagini seguirono una pista sbagliata. Non si sa ancora perché uno dei due cittadini rumeni accusati inizialmente confessò il falso, autoaccusandosi e chiamando in causa un suo amico. C’è ancora in piedi un paradossale procedimento per autocalunnia. Non si sa quali furono le modalità che portarono il “biondino”, Alexandru Izstoika Loyos, a riferire circostanze che coincidevano solo con la prima versione dell’aggressione riportata dai due adolescenti vittime della violenza. Versione risultata poi non veritiera ed aggiornata successivamente dai due ragazzi aggrediti. Loyos non aveva partecipato alla violenza, era del tutto innocente, chi gli aveva dato allora quelle informazioni risultate poi inesatte che gli servirono per autoaccusarsi e accusare il suo amico, anch’egli del tutto estraneo? I due vennero scagionati dall’esame del dna. Entrambi hanno sempre raccontato di percosse, violenze e minacce subite dopo l’arresto. Tracce di contusioni e traumi al timpano vennero refertati dai medici del carcere.
Su tutte queste singolari circostanze si è abbattuta una coltre omertosa di silenzio. I due sono stati spinti a lasciare l’Italia e non tornare mai più. Nessuno indaga per fare luce. Ad essere sotto processo è invece Liberazione, quotidiano che ha seguito la vicenda. A chiamarla in tribunale è stato il capo della mobile romana, Vittorio Rizzi. Nei giorni dell’inchiesta tutti i più importanti quotidiani nazionali e romani hanno dedicato paginate intere sulle indagini. I più importanti commentatori non hanno risparmiato critiche ruvide all’inchiesta. Le cronache hanno raccontato gli errori, le ambiguità, la fretta eccessiva degli inquirenti, la voglia di protagonismo di alcuni di loro, le pressioni della politica sulle indagini. Tuttavia nessuno di questi quotidiani è stato chiamato in giudizio. Soltanto Liberazione, a cui il dottor Rizzi sembra voler attribuire i clamorosi errori incorsi durante l’indagine, accusandola di volergli rovinare la carriera, ha ricevuto questo onore

Le puntate della montatura poliziesca
Stupro della Caffarella, il capo della mobile di Roma querela liberazione
Caffarella: l’uso politico dello stupratore
Loyos picchiato dalla polizia per confessare il falso
La fabbrica dei mostri
Racs innocente e senza lavoro

Cosa si nasconde dietro la confessione di Loyos?
Stupro del Quartaccio, scarcerato Racs

Stupro della Caffarella
Negativi i test del Dna fatti in Romania
Racs non c’entra

Non sono colpevoli ma restano in carcere
Parlano i conoscenti di Racs
La difesa di Racs denuncia maltrattamenti

L’accanimento giudiziario
Non esiste il cromosoma romeno
Tante botte per trovare prove che non ci sono
Quando il teorema vince sulle prove
L’inchiesta sprofonda
È razzismo parlare di Dna romeno
Quartaccio-Caffarella, l’uso politico dello stupro

Alemanno: “sono rom me l’ha detto la questura”. Nemmeno 24 ore e i colpevoli sono già pronti

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