Lo scudo di classe di Berlusconi

Ex Cirielli, lodo Alfano, legittimo impedimento, fanno parte di un’arsenale legislativo eretto come uno scudo di classe dal premier Berlusconi. L’esatto opposto di un garantismo giuridico uguale per tutti e per ciascuno (scudo dei più deboli), sistematicamente smantellato con il consenso della magistratura e dell’opposizione, Pd, Idv e sinistra

Paolo Persichetti
Liberazione 28 febbraio 2010

E’ ripreso ieri a Milano il processo stralcio che vede imputato il Presidente del consiglio Silvio Berlusconi per corruzione in atti giudiziari dell’avvocato Mills. Una vicenda nella quale il legale britannico è indicato dall’accusa nella veste di corrotto perché avrebbe ricevuto un compenso di 600 mila euro da parte della Fininvest, società facente capo al premier che appare dunque nei panni del corruttore, in cambio di dichiarazioni false o reticenti rilasciate nei processi All Iberian e in quello sulla corruzione di alti ufficiali della Guardia di Finanza nell’interesse dello stesso Berlusconi. Dopo l’introduzione del cosiddetto “lodo Alfano”, che imponeva la sospensione dei giudizi per le più alte cariche dello Stato in attività, la posizione del premier venne separata. Da qui la creazione di due iter giudiziari distinti e con tempi di giudizio diversi. La successiva bocciatura del lodo, inflitta dalla Corte costituzionale, ha riaperto il processo contro il capo del governo. Le udienze hanno però subìto un nuovo arresto in attesa di conoscere l’esito del verdetto delle sezioni unite della Cassazione, convocate giovedì scorso per dirimere una complessa questione inerente alla presunta data d’inizio del reato. Novembre 1999, quando secondo l’accusa Fininvest informò Mills dell’ingente somma messa a sua disposizione in cambio delle false testimonianze da prestare in tribunale; oppure febbraio 2000, quando il compenso fu effettivamente versato? Pochi mesi ma decisivi, poiché dalla loro individuazione dipende la prescrizione o meno del reato. La Cassazione si è finalmente pronunciata in favore della prescrizione del delitto, sostenendo che il reato è stato consumato in una data precedente al febbraio 2009. Ieri, dunque, alla ripresa delle udienze tutta l’attenzione era rivolta alle decisioni che avrebbe preso la presidente della decima sezione penale, Francesca Vitale: proseguire oppure sospendere il processo, e i relativi termini di prescrizione come aveva chiesto l’avvocato Ghedini, legale di Berlusconi, in attesa di conoscere le motivazioni scritte della suprema Corte? Il tribunale ha scelto una via intermedia, sospendendo le udienze fino al prossimo 26 marzo. Un mese intero che avvantaggia il presidente del consiglio poiché nel frattempo i termini di prescrizione continuano a scorrere (scadranno nella primavera del 2011). Ancora una volta la schermaglia processuale ruota attorno alle date della prescrizione, strumento principe prescelto dalla difesa del premier per sottrarsi ai processi quando la magistratura non arriva all’assoluzione, grazie ad un arsenale di leggi e leggine (dall’ex Cirielli al Lodo Alfano, ai legittimi impedimenti per le funzioni pubbliche svolte) che di fatto, fino ad oggi, gli hanno consentito di avvalersi di uno «scudo di classe», che è l’esatto opposto di un garantismo giuridico uguale per tutti e per ciascuno (scudo dei più deboli), sistematicamente smantellato. In aula la difesa del premier aveva chiesto la sospensione delle udienze, sostenendo le necessità di conoscere il contenuto della sentenza della Cassazione, poiché il «dispositivo» reso pubblico risulterebbe «assolutamente neutro», ovvero non accerterebbe l’esistenza del reato e non indicherebbe la data esatta da cui avrebbe preso inizio. Sempre secondo l’avvocato Ghedini, l’avvio del reato potrebbe addirittura essere retrodatato al febbraio 1998, come contestato in un primo momento dalla procura. Data che provocherebbe l’immediata prescrizione del delitto. Per il pm, Fabio De Pasquale, il processo non deve subire arresti, la decisione della Suprema corte non contiene dubbi sull’indicazione della colpevolezza di Mills e la prescrizione è ancora lontana. La presidente ha motivato il rifiuto della sospensione perché «non c’è una data certa per il deposito delle motivazioni della Cassazione». In realtà la decisione presa ieri appare del tutto interlocutoria. Saranno le motivazioni contenute nella sentenza di Cassazione a decidere le sorti del processo: se l’esistenza del reato viene accertata e da che momento prenderebbe avvio. Intanto dal verdetto degli Ermellini emerge una singolare circostanza: il risarcimento di 250 mila euro, in favore della Presidenza del consiglio, inflitto a Mills per danno all’immagine dello Stato, vede Silvio Berlusconi, cioè il supposto corruttore, risarcito dal corrotto. Niente male come ironia della storia.

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