Ucciso il sindaco di Pollica, dubbi sulla matrice camorristica

Oggi l’autopsia chiarirà la dinamica dell’agguato. Fiaccolata dei sindaci campani

Paolo Persichetti
Liberazione 8 settembre 2010

L’inchiesta sull’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica ucciso in un agguato lunedì notte, è passata nelle mani della direzione distrettuale antimafia di Salerno diretta dal procuratore Franco Roberti. La decisione è stata presa di comune accordo con i vertici della procura di Vallo della Lucania e il comando provinciale dei carabinieri. Alle indagini parteciperanno anche elementi del Ros e del Ris. L’enorme rilievo politico-mediatico assunto dalla vicenda ha reso quasi inevitabile questo passaggio di competenze in favore di una struttura inquirente dotata di un raggio d’azione e strumenti investigativi molto più potenti e penetranti. Ciò non vuol dire però che le indagini debbano orientarsi per forza verso un delitto di stampo camorristico di tipo tradizionale. Una fin troppo facile concessione agli stereotipi è apparsa infatti la fretta con la quale media, mondo politico, professionisti dell’antimafia e cantori della legalità, hanno voluto etichettare la matrice camorristica dell’omicidio. Allo stato delle indagini nulla si sa ancora sul movente esatto dell’agguato mortale. «Smettetela di parlare di camorra, qui non è mai arrivata», ha gridato a gran voce il vice sindaco di Pollica, Stefano Pisani. Parole mosse innanzitutto dalla preoccupazione di non danneggiare l’immagine fortemente positiva della zona e un’ economia turistica di gamma alta incentrata sull’alto valore naturalistico dei luoghi. Tuttavia le parole del primo collaboratore di Angelo Vassallo dicono una verità: il Cilento non è terra di camorra. Almeno non lo è stata fino ad oggi. «La criminalità qui non ha mai avviato i suoi affari – ha spiegato ancora Pisani – anche se eravamo preoccupati che questo potesse accadere». Ciò non toglie che Vassallo, nel corso della sua attività di amministratore pubblico, possa essere entrato in contrasto con personaggi che avevano grossi interessi nella zona. L’omicidio potrebbe avere origini nell’intreccio di questioni amministrative, ambientali, economiche interne al territorio. C’è chi ha ricordato, per esempio, la sua forte opposizione alla privatizzazione del porticciolo di Acciaroli. Ad agosto, ha raccontato il vicesindaco, Vassallo era intervenuto personalmente contro alcuni spacciatori all’interno di alcuni locali pubblici e in altri posti un po’ più isolati del paese, segnalandoli poi alle forze dell’ordine. Secondo il fratello vi sarebbero stati dei contrasti anche con i carabinieri: «prima di essere ammazzato, mi aveva detto che personaggi delle forze dell’ordine erano in combutta con personaggi poco raccomandabili. Ci sono delle lettere scritte sia al comando provinciale, sia al comando centrale a Roma senza alcuna risposta». Circostanza smentita dal generale Franco Mottola, comandante della Legione carabinieri Campania, il quale ha aggiunto che le lettere riguardavano solo «piccole lamentele, relative alla sfera di competenza del comandante della Compagnia di Vallo della Lucania e a quella dello stesso sindaco (ad esempio per gli adempimenti cui sono chiamati i titolari negli alberghi per la segnalazione degli ospiti). Questioni peraltro chiarite per le vie brevi tra i due». Intanto si è saputo che tutti gli esposti presentati contro il sindaco erano stati archiviati. La notizia della presenza di denunce nei suoi confronti era circolata ieri nei lanci di agenzia. Il nome di Vassallo era salito alle cronache anche per un altra vicenda, la morte di Francesco Mastrogiovanni, il maestro anarchico deceduto per un edema polmonare nel corso di un Tso, dopo aver trascorso 82 ore senza cibo né acqua legato ad un letto di contenzione del reparto psichiatrico dell’ospedale di Vallo della Lucania. Per quella morte sono sotto processo 18 persone, tra medici e infermieri. A firmare l’autorizzazione, largamente immotivata, per il ricovero coatto era stato proprio Vassallo. Tuttavia al momento del ricovero Matrogiovanni si trovava a san Mauro del Cilento, cioè fuori dalla giurisdizione del sindaco di Pollica-Acciaroli, che quindi in quel tragico episodio aveva abusato dei propri poteri. Vicenda che getta un’ombra cupa su un personaggio dipinto in questi giorni come una stella. Ma forse, più semplicemente, Vassallo interpretava fedelmente la sinistra di oggi.

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Dietro l’omicidio Vassallo la pista del traffico di droga

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