Castelvolturno, posata una stele per ricordare il massacro ma Saviano non c’era e il sindaco era contro

A due anni dalla strage in cui vennero uccisi dalla camorra sei lavoratori ghanesi per sottomettere l’intera comunità migrante al lavoro schiavile, una stele è stata posta sul luogo dell’eccidio mentre il sindaco Pdl, Antonio Scalzone, spargeva ulteriore odio contro i migranti. L’8 ottobre prossimo verrà organizzato per la prima volta uno “sciopero delle rotonde”, luogo dove ogni mattina si tiene il mercato spontaneo (e al nero) della forza lavoro immigrata

Paolo Persichetti
Liberazione
19 settembre 2010

Per ricordare i due anni dalla strage di Castelvolturno, dove vennero massacrati sei lavoratori ghanesi per volontà di Giuseppe Setola, capo della cosiddetta “ala militarista” del clan dei casalesi, una stele è stata posta davanti al luogo dell’eccidio. Circa 200 persone si sono raccolte ieri intorno alla 11 all’altezza del chilometro 43 della strada domiziana. C’erano studenti di un istituto superiore del posto, amici e familiari delle vittime, lavoratori immigrati, il vescovo di Capua monsignor Schettino, monsignor Nogaro, vescovo emerito di Caserta, l’imam di una moschea da poco aperta a Catelvolturno, varie associazioni tra cui il csa ex Canapificio, i padri Comboniani, ecc. Non si è fatto vedere invece Roberto Saviano, forse perché ai suoi occhi l’iniziativa non rivestiva un sufficiente omaggio alla dea della legalità. I presenti, infatti, hanno montato la stele contro la volontà del sindaco, Antonio Scalzone, che ha apertamente osteggiato l’iniziativa insultando la memoria dei lavoratori uccisi. A suo dire, «forse non erano innocenti», nonostante le dichiarazioni rese durante l’inchiesta da uno degli autori del massacro abbiano dimostrato che si è trattato di una strage con finalità di odio razziale. La camorra voleva terrorizzare l’intera comunità immigrata per ottenere la loro piena sottomissione allo sfruttamento economico e così ha scelto un luogo a caso per colpire. Negli atti processuali è emerso che i killer per addestrarsi sparavano sulla gambe degli immigrati africani.
La scultura in ferro, simbolo di fratellanza, solidarietà, lotta al razzismo e alla camorra – due fili intrecciati che sostengono una targa con i nomi delle sei vittime e dell’unico sopravvissuto – è stata istallata senza che le forze dell’ordine intervenissero per impedirlo. Ai morti di Castelvolturno, già dimenticati, Saviano ha preferito Fini e Veltroni che incontrerà il prossimo 25 settembre a Pollica-Acciaroli, dove si terrà una manifestazione per la legalità dopo l’omicidio del sindaco Angelo Vassallo – a dire il vero dal movente tuttora incerto – nel corso di una cerimonia che consacrerà le “convergenze parallele” del bipolarismo neomoderato. Tuttavia questa assenza non ha per nulla turbato i presenti che tra canti, balli, preghiere e discorsi hanno accompagnato la cerimonia in un clima che stonava con l’apatia generale di una popolazione dispersa lungo un unico asse stradale senza un centro, senza un luogo, esempio degradato di spazio inurbano. Indifferenza che segnala una difficoltà: la solidarietà può vincere solo se coniugata con la questione del lavoro. A Castelvolturno c’è una sottoclasse di lavoratori ridotta ad una condizione di sfruttamento semischiavile. Contro di loro non c’è solo la camorra ma anche pezzi di società legale, egoista e cinica, ingrassata da questo lavoro sottopagato, a cui da voce il sindaco che raggiunto dai giornalisti dopo la commemorazione ha rincarato le accuse, «la nostra comunità farà la fine degli indiani d’America. Morirà sotto il peso dell’immigrazione». Peccato che il sindaco non si accorga che, a differenza di quel che accadeva nelle praterie del Nord America, a portare le giacche blu stavolta sono i nativi, non i migranti vessati dalla militarizzazione del territorio. Il modello Caserta, i controlli a tappeto delle forze dell’ordine e la presenza dell’esercito, al di là degli annunci di maggiore severità contro le attività della camorra, si sono risolti in una ulteriore stretta contro i più deboli, i più vulnerabili, i lavoratori senza permesso di soggiorno fermati su pulman e autobus. «Chiedo allo Stato la loro l’espulsione, così come dispone la legge», ha proseguito il primo cittadino di Castelvolturno, che per allontanare da sè il sospetto di razzismo ha aggiunto, aggravando ulteriormente la propria situazione, «Qui i neri sono di casa a cominciare da quelli delle basi Nato [i militari e gli impiegati statunitensi]».
Parole che non fermeranno comunque le iniziative: l’8 ottobre prossimo, in occasione della settimana nazionale di mobilitazione indetta dalle reti antirazziste, è previsto un inedito “sciopero delle rotonde” (luoghi di raccolta dove ogni mattina si tiene il mercato spontaneo della forza-lavoro immigrata), mentre il 9 si terrà un corteo dentro Castelvolturno.

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Ucciso il sindaco di Pollica, dubbi sulla matrice camorristica

Oggi l’autopsia chiarirà la dinamica dell’agguato. Fiaccolata dei sindaci campani

Paolo Persichetti
Liberazione 8 settembre 2010

L’inchiesta sull’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica ucciso in un agguato lunedì notte, è passata nelle mani della direzione distrettuale antimafia di Salerno diretta dal procuratore Franco Roberti. La decisione è stata presa di comune accordo con i vertici della procura di Vallo della Lucania e il comando provinciale dei carabinieri. Alle indagini parteciperanno anche elementi del Ros e del Ris. L’enorme rilievo politico-mediatico assunto dalla vicenda ha reso quasi inevitabile questo passaggio di competenze in favore di una struttura inquirente dotata di un raggio d’azione e strumenti investigativi molto più potenti e penetranti. Ciò non vuol dire però che le indagini debbano orientarsi per forza verso un delitto di stampo camorristico di tipo tradizionale. Una fin troppo facile concessione agli stereotipi è apparsa infatti la fretta con la quale media, mondo politico, professionisti dell’antimafia e cantori della legalità, hanno voluto etichettare la matrice camorristica dell’omicidio. Allo stato delle indagini nulla si sa ancora sul movente esatto dell’agguato mortale. «Smettetela di parlare di camorra, qui non è mai arrivata», ha gridato a gran voce il vice sindaco di Pollica, Stefano Pisani. Parole mosse innanzitutto dalla preoccupazione di non danneggiare l’immagine fortemente positiva della zona e un’ economia turistica di gamma alta incentrata sull’alto valore naturalistico dei luoghi. Tuttavia le parole del primo collaboratore di Angelo Vassallo dicono una verità: il Cilento non è terra di camorra. Almeno non lo è stata fino ad oggi. «La criminalità qui non ha mai avviato i suoi affari – ha spiegato ancora Pisani – anche se eravamo preoccupati che questo potesse accadere». Ciò non toglie che Vassallo, nel corso della sua attività di amministratore pubblico, possa essere entrato in contrasto con personaggi che avevano grossi interessi nella zona. L’omicidio potrebbe avere origini nell’intreccio di questioni amministrative, ambientali, economiche interne al territorio. C’è chi ha ricordato, per esempio, la sua forte opposizione alla privatizzazione del porticciolo di Acciaroli. Ad agosto, ha raccontato il vicesindaco, Vassallo era intervenuto personalmente contro alcuni spacciatori all’interno di alcuni locali pubblici e in altri posti un po’ più isolati del paese, segnalandoli poi alle forze dell’ordine. Secondo il fratello vi sarebbero stati dei contrasti anche con i carabinieri: «prima di essere ammazzato, mi aveva detto che personaggi delle forze dell’ordine erano in combutta con personaggi poco raccomandabili. Ci sono delle lettere scritte sia al comando provinciale, sia al comando centrale a Roma senza alcuna risposta». Circostanza smentita dal generale Franco Mottola, comandante della Legione carabinieri Campania, il quale ha aggiunto che le lettere riguardavano solo «piccole lamentele, relative alla sfera di competenza del comandante della Compagnia di Vallo della Lucania e a quella dello stesso sindaco (ad esempio per gli adempimenti cui sono chiamati i titolari negli alberghi per la segnalazione degli ospiti). Questioni peraltro chiarite per le vie brevi tra i due». Intanto si è saputo che tutti gli esposti presentati contro il sindaco erano stati archiviati. La notizia della presenza di denunce nei suoi confronti era circolata ieri nei lanci di agenzia. Il nome di Vassallo era salito alle cronache anche per un altra vicenda, la morte di Francesco Mastrogiovanni, il maestro anarchico deceduto per un edema polmonare nel corso di un Tso, dopo aver trascorso 82 ore senza cibo né acqua legato ad un letto di contenzione del reparto psichiatrico dell’ospedale di Vallo della Lucania. Per quella morte sono sotto processo 18 persone, tra medici e infermieri. A firmare l’autorizzazione, largamente immotivata, per il ricovero coatto era stato proprio Vassallo. Tuttavia al momento del ricovero Matrogiovanni si trovava a san Mauro del Cilento, cioè fuori dalla giurisdizione del sindaco di Pollica-Acciaroli, che quindi in quel tragico episodio aveva abusato dei propri poteri. Vicenda che getta un’ombra cupa su un personaggio dipinto in questi giorni come una stella. Ma forse, più semplicemente, Vassallo interpretava fedelmente la sinistra di oggi.

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Dietro l’omicidio Vassallo la pista del traffico di droga