Alessandro Dal Lago: “La sinistra televisiva? Un berlusconismo senza Berlusconi”

“Non si scherza con i santi”

Roberto Santoro
L’Occidentale Web, 8 Dicembre 2010


Mesi fa avevamo intervistato il sociologo Alessandro Dal Lago su “Eroi di carta”, un piccolo ma deflagrante pamphlet su Roberto Saviano. Nel frattempo l’autore di “Gomorra” è sbarcato in televisione con Fabio Fazio, come pure di novità, nello scenario politico nazionale, ce ne sono state tante. Così abbiamo pensato di risentire il professor Dal Lago, un uomo di sinistra che alla sua parte politica, come pure al governo e ai mezzi di comunicazione di massa, non ne lascia passare una. Abbiamo scoperto che i nostri dubbi su “Vieni via con me” non erano così infondati: mentre i giovani vanno in cerca di eroi come Saviano, e gli uomini politici si atteggiano a grandi moralizzatori, sono in pochi ad accorgersi dei rischi finanziari che corre l’Italia in un momento di grande incertezza politica.

Professor Dal Lago, com’è andata con “Eroi di Carta”?
E’ uscita da poco una seconda edizione del libro, con una postfazione intitolata “Non si scherza con i santi. Una postilla sul declino dello spirito critico in Italia”.

San Saviano?
Sono intervenuto sulle polemiche successive alla pubblicazione del saggio. La postilla è un testo che risale allo scorso luglio e che in parte mi è servito come ponte per la ricerca che sto preparando adesso, un lavoro sulla “sinistra televisiva”.

Saviano da eroe di carta a eroe catodico.
Francamente, non m’interessa più parlare di lui. Ormai è un personaggio codificato nel ruolo dello showman. D’altra parte, anche il mio libretto non era un attacco al personaggio, ma una riflessione su certi meccanismi mediali e letterari.

Era meglio lo scrittore?
In televisione la resa di Saviano non è stata granché, come hanno osservato anche alcuni critici televisivi. La tv non è il suo mezzo, mi è parso molto ingessato.

Ha attaccato la Camorra.
Tutto quel parlare sulle origini mitologiche della Camorra, come se fosse chissà quale rivelazione… informazioni che si trovano ovunque, basta aprire Wikipedia, se non si ha voglia di leggere un libro di uno storico serio.

Eppure “Vieni via con me” ha fatto oltre il 30 per cento di share, sorpassando il “Grande Fratello”.
Nello show è emerso come vero regista della liturgia Fabio Fazio, è lui il nuovo grande cerimoniere della televisione italiana. Vespa mi sembra al tramonto.

Qual è la sinistra televisiva, quella dei salotti?
I salotti di sinistra non esistono più, erano una roba degli anni sessanta e settanta. Ha presente “La terrazza” di Scola?

Sì, ma adesso cosa c’è al loro posto?
Direi che la sinistra televisiva è quella che pensa di creare consensi con un mezzo, la tv, che per tanto tempo è stata governata dal modello berlusconiano. Un berlusconismo senza Berlusconi. L’audience a cui mira Fazio è un pubblico particolare, un elettorato che voterebbe per il Pd ma è affascinato da Fini e magari non disdegna Casini. Un pezzo di “società civile”, fluttuante, giovanile, delusa, contraria al governo, anche se credo si tratti in fondo di una minoranza.

Parliamo dei politici invitati a “Vieni via con me”.
E’ un discorso che riguarda la comunicazione politica tradizionale: la tv impone certe regole a cui i politici debbono adeguarsi; così, tutto si equivale. Restano le contrapposizioni puramente formali, non i contenuti o le idee. “Vieni via con me” aggiunge un aspetto inedito: il piccolo schermo vince sulla politica.

In che senso?
I politici si subordinano a un copione già scritto, che non è il loro, sotto lo sguardo tra l’ironico e compunto di Fazio. Penso agli “elenchi” di Fini e Bersani, al ministro Maroni che prima attacca Saviano e poi va ospite in trasmissione e legge il suo elenchino di successi, subordinandosi anche lui al frame mediatico.

Cosa c’è di così pericoloso?
Stiamo assistendo a un processo di desemantizzazione del linguaggio politico. Ho riletto gli “elenchi” recitati dagli ospiti durante lo show e in particolare quelli di Bersani e Fini, che mi sembrano, se non proprio uguali, complementari… L’aspetto più preoccupante di questo fenomeno è l’adesione giovanile verso dei miti ingenui e naif. Il riconoscimento, l’identificazione del pubblico in questo o quell’altro eroe televisivo, mi sembra qualcosa di profondamente irrazionale.

Nella nostra precedente intervista concludeva dicendo che i ragazzi di oggi non si accorgono dei loro problemi concreti: la casa, il lavoro. Intanto sono andati sui tetti.
Se è per questo ci sono andati anche Bersani e Granata. Trovo che il comportamento di quest’ultimo sia veramente curioso: prima sale sui tetti con gli studenti e poi vota per far passare il Dl Gelmini.

Vendola invece dice che la gestione dell’ordine pubblico nelle ultime settimane è stata “criminale”, evocando il Cile di Pinochet.
Il governatore della Puglia esagera, ma fa il suo mestiere, si infila in un vuoto lasciato dal Pd anche se non credo che alla fine ci riuscirà. Ma trovo che la polizia italiana sia spesso incapace di gestire l’ordine pubblico, questo me lo lasci dire. E che i politici contribuiscano a diffondere un’isteria radicale: gli studenti lanciano qualche uovo e subito si parla di terrorismo, “atti di inaudita violenza” secondo il Presidente Schifani e così via.

Vendola evoca l’esempio di Aldo Moro spiegando che il leader della DC impedì che il Sessantotto finisse nella repressione.
Nel Sessantotto io c’ero e le manganellate le ho viste e un paio ne ho anche prese.

Lei insegna all’università. Che ne pensa della riforma?
Trovo che aspetti teorici della riforma come l’idoneità nazionale, la chiamata diretta da parte dei dipartimenti, al limite anche il “4+4” per i ricercatori se fosse seguito da concrete possibilità di carriera – come il tenure track, cioè un percorso che porta al posto fisso -, potrebbero anche essere accettati, e in fondo c’è un buon numero di docenti che concordano.

Ma?
La questione è un’altra, i tagli voluti da Temonti e accettati dal ministro Gelmini. Personalmente sono contro i tagli (ricordo che l’Università italiana è agli ultimi posti tra i paesi Ocse per quota di finanziamenti sul Pil), contro l’ingresso dei privati nei cda degli atenei (senza che i privati versino un euro), contro l’idea che i cda divengano più importanti del Senato accademico.

Tremonti ha promesso che i fondi arriveranno.
Vado e vengo dagli Stati Uniti. Negli Usa in molte università hanno tagliato il 10% dello stipendio ai professori, presto lo farà anche Zapatero e non si capisce come si troveranno i fondi in Italia con l’aria che tira.

C’è un collegamento con “Vieni via con me”?
Mentre nel mondo parallelo della tv i ragazzi dicono “io sono Saviano” – basta dare un’occhiata ai blog – e i politici si atteggiano a moralisti catodici, autorevoli quotidiani economici come il Wall Street Journal scrivono che la situazione economica dell’Italia è sull’orlo del baratro, in un contesto in cui lo scandalo di WikiLeaks ha indebolito il premier Berlusconi davanti ai suoi alleati.

Faremo la fine della Grecia?
Gli speculatori potrebbero prendere di mira l’Italia ma il nostro mercato rappresenta una quota troppo importante di quello europeo e l’Unione non può permettersi una crisi di sistema. E’ evidente che la debolezza del governo Berlusconi non permette di gestire quel piano di austerity richiesto dall’Europa per tenere sotto controllo il debito senza deprimere troppo la crescita e i consumi. Questa mi sembra la vera cifra dell’attuale crisi, e in fondo un governo d’emergenza, diciamo, così per celia, da Letta a Tremonti a Fini e Casini, magari con ‘appoggio esterno’ del Pd, è quello che farebbe alla bisogna…

L’ha visto il sequel di Wall Street? Anche Gordon Gekko è diventato obamiano.
Gli anni ottanta furono l’epoca delle grandi speculazioni private. Stavolta l’esposizione bancaria e la crisi dei mutui americani hanno bruciato enormi ricchezze pubbliche. La speculazione attacca gli stati. In ogni caso, se l’Italia dovesse andare in default sarà l’Occidente stesso a pagarne le conseguenze.

Link
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