Scheda 2 – Libia, le tribù contano più dei bombardieri

Equilibri. Quasi tutti i gruppi si sono schierati con gli oppositori. Con loro anche i Warfalla, che rappresentano quasi un terzo della popolazione. Il loro appoggio si era rivelato fondamentale per il colpo di Stato del 1969

di Jacopo Arbarello
Il Riformista 24 marzo 2011

La Libia è in mano alle tribù. Il destino del paese dipende dai leader tribali più di quanto non dipenda dai francesi e dalla Nato. E senza il loro appoggio Muahammar Gheddafi non potrà in nessun caso rimanere alla guida del paese. Ma quali tribù ancora appoggiano il Colonnello? La maggioranza sembra essersi rivoltata contro di lui, e non si tratta solo di tribù della Cirenaica, la regione che ha per capitale Bengasi, roccaforte dei ribelli. Nel paese si contano circa 140 tribù e almeno una trentina di queste hanno da sempre un’influenza politica importante. In questo senso la Libia è un paese più “africano” di Egitto e Tunisia, e forse anche in questo risiede la differenza tra la ribellione in Libia e quella che ha portato all’uscita di scena di Mubarak in Egitto e di Ben Alì in Tunisia. Qui l’appartenenza alla tribù non è mai venuta meno, e la struttura sociale risente ancora del diritto e delle consuetudini tribali. Con il colpo di stato del 1969 Gheddafi ha portato al potere la sua tribù, i Qadhadhifa, poco numerosi e originari di Sirte. In tutti questi anni il raìs è riuscito però a rappresentare il punto di incontro tra le diverse richieste, governando con un’abile politica di mediazione e di alleanze tra le diverse tribù. Il colpo di stato ad esempio riuscì perché Gheddafi si alleò con i due principali gruppi tribali libici, i Warfalla e i Magarha. Ma adesso le cose sono cambiate. Sono contro il raìs fin dalla prima ora della rivolta praticamente tutte le tribù della Cirenaica. A cominciare dai Misrata, la tribù più importante dell’Est, particolarmente influenti a Bengasi e Derna. Contro Gheddafi anche i Tebu, nomadi del deserto cirenaico e i Masamir, molto religiosi, che potrebbero rappresentare il collegamento con i Fratelli musulmani egiziani e con altri gruppi integralisti. Così come gli Abu Llail, da cui provengono molti insorti: alcuni di loro farebbero parte degli jahidisti del Lybian islamic fighting group, che si è unito alla rivolta assieme al ramo nordafricano di Al Qaeda. In Cirenaica solo una tribù minoritaria, gli Al Awaqir, è data in appoggio a Gheddafi, e questo perché i suoi membri, da sempre, anche prima di Gheddafi, hanno avuto ruoli importanti nel governo di Tripoli. Ma soprattutto dal 1993 Gheddafi ha contro la principale tribù libica che aveva coinvolto nel colpo di Stato. I Warfalla, con un milione di membri, sono la tribù più numerosa e influente, e rappresentando un terzo della popolazione. Nel 1993 alcuni ufficiali di questa tribù avevano provato il putsch contro Gheddafi, senza riuscirci, e da allora dopo un terribile repressione che portò ad arresti e impiccagioni, ai loro capi sono stati affidati solo ruoli di secondo piano nella gestione del paese. I Warfalla appoggiano i ribelli. I Magarha della Tripolitania sono la seconda tribù del paese. Sono guidati dall’ex numero due di Gheddafi poi caduto in disgrazia. Anche l’attentatore di Lockerbie viene da questa tribù. Molti membri sono stati al governo e nei servizi di sicurezza e conoscono perfettamente i segreti militari del raìs: per questo i Magarha potrebbero rappresentare l’ago della bilancia. Attualmente vengono dati come divisi o equidistanti tra Gheddafi e i ribelli. Incerti ma con molte riserve verso Gheddafi anche gli Zuwaya, che occupano la parte centrale della costa libica. I loro capi fin dai primi giorni della rivolta si sono opposti alle repressioni, minacciando di interrompere le esportazioni di petrolio se le violenze non fossero terminate. Sono infine contrari a Gheddafi anche i tuareg, che sono circa 500 mila e vivono nel deserto del Fezzan. Il quadro è evidentemente complicato e sempre in evoluzione. Allo stato attuale Gheddafi può contare praticamente solo sull’appoggio della propria tribù, i Qadhadhifa, e su parte dei Magarha. Molte tribù minori ma strategiche come i Bni Walid e gli Zintan hanno infatti seguito i Warfalla e ufficializzato il proprio appoggio alla ribellione ritirando gli uomini dall’esercito. Dal punto di vista tribale, che è quello più propriamente libico, Muahammar Gheddafi sembrerebbe dunque spacciato. Ma è anche vero che il Colonnello ha ancora il controllo dell’esercito e delle risorse economiche. E se dovesse resistere al suo posto ancora a lungo nonostante i bombardamenti alleati, molte tribù potrebbero essere indotte a tornare dalla sua parte dalla forza delle armi o dal fascino dei soldi del raìs.

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Scheda 1 – Il ruolo della società tribale in Libia

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