Se questo è un uomo. Ora provate a dire che il 41 bis non è tortura

Il filmato qui sotto mostra Bernardo Provenzano ripreso dalle telecamere di sorveglianza della sala colloqui 41 bis del carcere di Parma durante l’unica ora mensile di colloquio ammessa con i propri familiari. Le immagini venute in possesso della trasmissione televisiva Servizio Pubblico risalgono al 15 dicembre 2012.
Provenzano è stato arrestato nell’aprile del 2006. Sei anni di 41 bis lo hanno ridotto in questo stato. L’uomo ormai ottantenne appare poco presente a se stesso, incapace di intendere. I suoi movimenti sono rallentati, il suo stato è poco vigile, non riesce ad impugnare correttamente la cornetta del citofono che permette di parlare con i familiari al di là del vetro. Per ogni gesto deve essere sollecitato più volte dal figlio. Ricurvo su se stesso porta un vistoso berretto di lana sul capo perché – dice – «fa freddo». Il figlio si accorge della presenza di un cerotto e gli chiede prima cosa sia successo e poi di togliersi il copricapo. Sulla testa appare il segno evidente di una ferita. Alla richiesta di cosa sia accaduto, Provenzano, articolando le parole con molta difficoltà, risponde di aver preso «Lignate, sì. Dietro i reni». Il figlio gli chiede se sia caduto, Provenzano risponde di sì in modo confuso. Due giorni dopo queste immagini, forse a seguito di una caduta, l’anziano detenuto è rimasto colpito da un’emorragia celebrale. Ricoverato d’urgenza è stato operato. Da allora sembra che abbia molte difficoltà a parlare e sia quasi incapace di intendere e di volere, tanto che per questo è stato escluso da un processo.

Di fronte a queste immagini c’è forse qualcuno che può ancora negare come il 41 bis sia una particolare forma di tortura esercitata attraverso lo strumento della deprivazione sensoriale assoluta?
Attualmente 673 persone (rilevamento del 2011) subiscono questo trattamento di restrizione assoluta, ulteriormente aggravata per quelli tra di loro che si trovano nelle “aree riservate” (circa una ventina).

Nelle scorse settimane il legale della famiglia Provenzano, l’avvocato Rosalba Di Gregorio, ha chiesto la revoca del 41 bis per il suo assitito e la sospensione dell’esecuzione della pena per motivi di salute, ma l’istanza è stata respinta. Dopo l’apparizione di un articolo su Repubblica del 21 maggio, nel quale si faceva riferimento alle presunte percosse subite da Provenzano, il ministro della Giustizia ha chiesto al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria di svolgere delle verifiche.

Attorno alle condizioni di salute di Provenzano si è accesa una singolare polemica che, omettendo completamente ogni interrogativo sul senso di un tale regime carcerario praticato su un uomo ridotto ormai ai minimi termini, solleva al contrario il sospetto che dietro le innumerevoli cadute registrate in cella nel corso dell’ultimo anno, in particolare l’ultima che l’ha ridotto in coma, vi sia dell’altro.
Che cosa? L’eventuale tentativo – si lascia intendere – di esercitare pressioni fisiche per impedire ad un Porvenzano ormai allo stremo di collaborare con la giustizia. E’ la tesi in particolare dell’eurodeputata Sonia Alfano, appartenente all’ormai dissolta Italia dei Valori, che nel corso dell’ultimo anno ha realizzato diverse visite al prigioniero. Secondo la parlamentare il peggioramento delle condizioni di salute di Provenzano potrebbe essere collegato al fatto che l’ex boss aveva mostrato interesse per un’eventuale collaborazione con la giustizia che gli avrebbe permesso di ottenere un regime carcerario più morbido del 41bis. Secondo Alfano, Provenzano sarebbe stato “neutralizzato”, ovvero sarebbe stato picchiato fino a rendere impossibile una sua collaborazione. In ragione di ciò, si sostiene in un comunicato diffuso da Servizio Pubblico: «la procura di Palermo ha aperto un’indagine per fare luce sui tanti misteri che ancora una volta avvolgono il super boss dei corleonesi».

Sul corpo di Provenzano si sta giocando uno scontro senza mezzi termini tra chi mostra di utilizzare il 41 bis come una sorta di anticipazione della morte del detenuto, seppellito nei cimiteri per vivi che sono questi particolari reparti carcerari, affinché l’ex capo mafioso porti nella tomba tutti i suoi segreti, e chi utilizza questo regime detentivo come mezzo per estorcere dichiarazioni da utilizzare contro i propri avversari politici. Una bella contesa insomma che mostra come giustizia e legalità non siano altro che arene della contesa politica.

Il 41 bis
imagesQuesto regime detentivo prevede la sospensione di tutte le regole ordinarie previste nell’ordinamento penitenziario. Può essere applicato anche a chi è in attesa di giudizio.
I detenuti in 41 bis possono fare una sola ora di colloquio al mese con parenti strettissimi attraverso un vetro divisorio e con i citofoni. Non potendo cumulare le ore come nelle carceri normali, molti di loro senza mezzi economici finiscono col fare pochissime ore di colloquio nell’arco dell’anno. La telefonata di 10 minuti ai familiari (alternativa al colloquio) è registrata e il familiare deve recarsi, per poterla ricevere, nel carcere più vicino al luogo di residenza. Le ore d’aria sono solo due mentre la socialità è limitata ad un massimo di tre persone individuate dalla Direzione dell’istituto senza possibilità di alcuno scambio tra detenuti (cibo, vestiti, libri…). La corrispondenza è limitata alle persone con cui si fanno i colloqui e sottoposta a censura. Non si possono tenere più di tre libri in cella. Recentemente il ministro della Giustizia Severino con una circolare ha disposto che il numero di tre libri dovesse ritenersi complessivo. In esso andavano inclusi anche quelli lasciati in magazzino, vietando al contempo la possibilità di ricevere giornali, riviste e libri dai familiari e per posta e autorizzandone unicamente l’acquisto tramite la ditta che gestisce il sopravitto e che offre una scelta ridottissima (settimana enigmistica, sorrisi e canzoni ecc. Niente riviste culturali, politiche, di letteratura, scientifiche o specialistiche).
Nelle sezioni con regime 41 bis opera un corpo speciale di polizia penitenziaria – il Gom (Gruppo operativo mobile) – che può stabilire norme particolari per questo tipo di sezioni. Alla sospensione dei diritti voluta dal Ministero si possono perciò aggiungere divieti particolari e specifici come la possibilità di avere con sé solo un numero limitatissimo di indumenti, calzini, fogli di carta, biro, ecc.

Gli imputati rinchiusi in regime di 41 bis sono esclusi dai processi. Non vengono più condotti nelle apposite gabbie predisposte nelle aule bunker dei tribunali ma portati in stanze, ricavate all’interno delle carceri, collegate in videoconferenza con i tribunali dove sono presenti soltanto giudici e avvocati. Viene così azzerato il diritto alla difesa.

Le aree riservate
Nelle carceri di Parma, Ascoli Piceno, Terni, Tolmezzo, Novara, Viterbo, L’Aquila e Spoleto, sono state allestite delle aree riservate, un 41 bis ancora più ristrettivo.

Attualmente tre prigionieri politici sono sottoposti a questo regime detentivo:
Nadia Desdemona Lioce (a L’Aquila)
Marco Mezzasalma (a Parma)
Roberto Morandi (a Terni)

Domani a Parma si terra una corteo nazionale contro il carcere e il 41 bis

25mag13carcereSul resoconto del corteo di Parma potete leggere qui

Approfondimenti
Cronache carcerarie

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Dopo la legge Gozzini tocca al 41 bis, giro di vite sui detenuti

Carcere, gli spettri del 41 bis

 

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12 thoughts on “Se questo è un uomo. Ora provate a dire che il 41 bis non è tortura

    • La costituzione sancisce, art. 27, che Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Con tutta evidenza l’ergastolo, con l’aggiunta delle limitazioni ostative accompagnate dal 41 bis, violano questa disposizione.
      Tradotto quando affermate cose del genere vi ponete al di fuori di quella legalità e di quello Stato che erigete come bandiera.
      Il 41 bis cela una grande ipocrisia, è di fatto una condanna a morte differita e occultata. In questo modo si evitano l’accusa di violare la costituzione ed i patemi d’animo che susciterebbero la vista di supplizi pubblici. Occhio non vede cuore non duole, la coscienza è tranquilla. Amen.

    • E’ una legge che ha dei risvolti disumani puntualmente tenuti nascosti da diversi apparati delle istituzioni. Mio padre non mi riconosceva nell’ultimo colloquio avuto … Sembrava quasi che facesse finta… Fatto ricorso per motivi gravi di salute…vediamo l’istanza rigettata con una motivazione di base che evidenziava la pericolosità sociale del detenuto da 35 in regime di detenzione. Dopo 10 gg circa mio padre muore per 10 metastasi e nessun giornale in un paese civile, come l’Italia, ha mai pubblicato questa notizia. Si è detto di tutto tranne che una cosa un detenuto in Italia può morire di cancro senza essere curato.
      Noi non abbiamo e non avremo mai una voce…. Ma tutto questo e profondamente ingiusto tanto quanto gli omicidi fatti dai mafiosi.
      E’ triste avere la percezione di vivere in uno stato che ha difficoltà a fare rispettare le proprie norme ai suoi cittadini anche se sono mafiosi.

  1. Pingback: 41Bis, Ergastolo e Tortura: allora? vogliamo fare qualcosa??? | Polvere da sparo

  2. quando spesso mi trovo a leggere gli articoli sullo stato della giustizia e del sistema carcerario in italia, devo ammettere che è proprio dura non provare orrore; la barbarie della tortura ormai è un istituto consolidato, e non affatto nuova, continuiamo a definirci paese civile, sbandieriamo la nostra costituzione come la migliore in assoluto, siamo sempre i più belli, i più bravi, soprattutto i più furbi, e ce ne vantiamo pure, insomma questo è quello di cui andiamo fieri. Torturare un vecchio di ottant’anni già in regime di carcere duro, questa per voi rappresenta la legalità, torturare le famiglie dei detenuti che per visitare il loro caro devono sobbarcarsi a volte migliaia di km, perchè la pena è la pena e niente è sopra la ragione di stato, non capiamo che questo stato di cose ci riguarda tutti come collettività e cittadinanza, ma soprattutto come uomini di questa terra. Grazie Paolo.

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