Docente punito perché si oppose ad un rastrellamento poliziesco all’interno di una scuola

Cani antidroga in classe, un docente dice “No” e viene sospeso per 12 giorni dall’insegnamento e dallo stipendio

Oltre ad esprimere la nostra solidarietà al professor Franco Coppoli segnaliamo i recapiti fax e email dell’Itis di Terni invitando chiunque voglia ad inviare messaggi di sostegno al docente e di protesta contro la misura punitiva.

Istituto Istruzione Superiore Tecnico Industriale e Geometri
“Lorenzo Allievi” – “Antonio da Sangallo” Sezione Geometri
VIA BENEDETTO CROCE, 16 – 05100  TERNI   –    TELEFONO: 0744/285255   FAX: 0744/221091
sito  internet www.itisterni.it           e-mail:  tris004002@istruzione.it

Ci auguriamo che gli studenti e i docenti che non condividono questa punizione diano vita ad una autogestione dell’Istituto della durata di 12 giorni scolastici nei quali invitare il professor Coppoli a tenere lezione ed andare in corteo sotto le finestre del Provveditorato.

Se non ora quando?

153627017-69091923-a1ff-4064-b428-cbf823dc5de5Stato di polizia – Terni, 5 aprile 2014, Istituto per Geometri «Sangallo» classe 5 C. Mentre è in corso la lezione si apre improvvisamente la porta della classe. Sull’uscio si affaccia un cane poliziotto insieme ad un gruppo di operatori delle forze dell’ordine. Vogliono perquisire gli studenti. Il docente, Franco Coppoli, insegnante di lettere, chiede se per caso abbiano con sé un mandato di perquisizione autorizzato dalla magistratura. Sorpresi dalla richiesta, i poliziotti rispondono di no. «Allora non potete entrare», risponde il professore. «L’ingresso in Istituto è stato richiesto dalla preside», replicano gli esponenti delle forze dell’ordine sempre più innervositi. 
La preside può autorizzare l’ingresso in Istituto ma solo negli spazi comuni, nei bagni o nei corridoi, «dentro le classi – ribatte il docente – siamo responsabili noi e siccome non avete alcun mandato della magistratura se provate ad entrate sono costretto a denunciarvi per interruzione di pubblico servizio».
 Basiti per essere stati rimessi in riga di fronte al rispetto di quella legge di cui sarebbero i tutori, i poliziotti hanno richiuso la porta e se ne sono andati. 
Lo stesso controllo antidroga ha interessato quel giorno altre 4 scuole superiori di Terni che su richiesta della questura hanno aperto le loro porte alle forze di polizia con l’accordo dei rispettivi dirigenti scolastici.
 C’è voluto il coraggio e soprattutto la prontezza di riflessi del professor Coppoli per impedire che i principi che fondano l’autonomia e la didattica scolastica non venissero stravolti e soprattutto si venisse a conoscenza di quanto è accaduto.
 Ovviamente il Dirigente scolastico non ha affatto apprezzato avviando un procedimento disciplinare contro il professore. L’Iter punitivo è giunto a termine ed alla riapertura del nuovo anno scolastico Franco Coppoli è stato sanzionato con 12 giorni di sospensione dalle lezioni e dallo stipendio per aver difeso il diritto di insegnare in piena autonomia ed un’idea di scuola dove gli studenti siano considerati persone a pieno titolo, titolari dei loro diritti non dei minus habens o dei potenziali criminali e le aule scolastiche qualcosa di molto diverso e profondamente opposto da una cella di prigione o da un riformatorio.
La polizia avrebbe potuto esercitare i propri controlli all’esterno dell’Istituto scolastico senza dover ricorrere ad un rastrellamento di massa all’interno delle classi, controlli per giunta del tutto gratuiti poiché gli attuali mezzi investigativi (microcamere e microfoni) consentono intercettazioni molto più efficaci e puntuali. Se il problema era quello del microtraffico di stupefacienti (sic!) non c’era certo bisogno di una tale messa in scena della forza muscolare dello Stato.

Di seguito potete leggere il comunicato dei Cobas Umbria che ha reso nota la notizia e un precedente comunicato che nel quale si descriveva l’accaduto

L’UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE SCEGLIE LA SCUOLA-RIFORMATORIO:SOSPESO 12 GIORNI DALL’INSEGNAMENTO E DALLO STIPENDIO IL DOCENTE CHE HA SCELTO DI CONTINUARE AD INSEGNARE OPPONENDOSI AI CONTROLLI ANTIDROGA DURANTE L’ORARIO DI LEZIONE
Sospendere un insegnante perché si rifiuta di interrompere la lezione sembra un paradosso degno di Lewis Carroll, l’autore di Alice nel paese delle meraviglie, ma a Terni succede proprio questo: il dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale, Domenico Petruzzo, irroga il provvedimento disciplinare della sospensione per 12 giorni dal servizio e dallo stipendio a un docente per essersi rifiutato di interrompere la lezione per controlli con cani antidroga in classe. L’insegnante è Franco Coppoli, referente provinciale della Confederazione Cobas. L’esecutivo nazionale dei Cobas della scuola ha deciso di patrocinare il ricorso davanti al giudice che verrà presentato al Tribunale di Terni al termine del periodo di sospensione. A fine marzo 2014 il docente, all’irruzione dei poliziotti in classe, senza alcun mandato del magistrato, si era rifiutato di interrompere la lezione minacciando gli agenti di denuncia per interruzione di pubblico servizio. L’U.S.R. a luglio ha formalizzato il provvedimento che decorre dall’inizio dell’a.s.. dal 15 al 27 settembre.
Quello di interrompere la normale attività didattica da parte della polizia (senza alcun mandato di magistrati) per controlli con cani antidroga è un atto grave, indice del clima sociale e politico nel nostro paese. Vengono alla mente gli stati di polizia, le irruzioni nelle scuole dopo il colpo di stato in Cile o in Argentina o in quei luoghi dove le forze di polizia si arrogano prassi autoritarie che ledono profondamente i diritti civili, la libertà di insegnamento, le prerogative democratiche, nonché la persona degli studenti. Infatti interrompere le lezioni per imporre umilianti controlli antidroga non porta risultati quantitativi tali che possano far pensare che l’operazione serva a debellare spaccio o consumi. In realtà queste sono operazioni repressive con connotazioni mediatico-intimidatorie: servono a “insegnare” agli studenti che sono tutti potenziali criminali, controllabili e perquisibili in ogni momento. Educare al controllo ed alla subalternità ecco l’intento, neppure troppo nascosto, di queste operazioni-spettacolo che attaccano profondamente l’essenza stessa del fare scuola: dell’educare in modo critico e non certamente reprimere, sorvegliare e punire. Se infatti ci fossero (e non c’erano in questo caso) comportamenti collegati all’uso di sostanze psicotrope, che fanno parte dei processi comportamentali dell’adolescenza, quale dovrebbe essere la risposta della scuola? Intervenire, anche tramite esperti, cercando di affrontare il problema in un’ottica educativa oppure riempire gli istituti di polizia e cani arrestando o prelevando adolescenti in possesso di qualche spinello? E’ quello che Susanna Ronconi di Forum Droghe chiama un suicidio educativo: la scuola ed i docenti così abdicano al proprio ruolo, alla propria professionalità per passare dall’educazione alla repressione. Che senso ha proporre la scuola-carcere, la scuola- riformatorio (come avviene già negli USA) in un momento in cui alcuni stati liberalizzano o legalizzano l’uso terapeutico o ricreativo delle droghe leggere, in cui alcune sentenze della Corte costituzionale attaccano la ormai ventennale e fallimentare “lotta alla droga” e hanno smantellato la legge Fini-Giovanardi che ha solo riempito le carceri di tossicodipendenti garantendo ampi profitti alle mafie. I COBAS si mobilitano a fianco di Franco Coppoli, patrocinano il ricorso in tribunale, organizzeranno iniziative di formazione dei docenti, auspicano la solidarietà dei colleghi, operatori del settore e genitori e la mobilitazione degli studenti per il rispetto dei loro diritti.
La scuola è un contesto educativo, non è un riformatorio dove si possono interrompere le attività didattiche per il triste ed inutile spettacolo delle repressione.
COBAS, COMITATI DI BASE DELLA SCUOLA UMBRIA

LE SCUOLE NON SONO CASERME, NO ALLA POLIZIA A SCUOLA
I COBAS A FIANCO DI FRANCO COPPOLI

Un dirigente scolastico avvia un procedimento disciplinare contro Franco Coppoli, un docente dell’Istituto per Geometri di Terni che la settimana scorsa ha impedito l’irruzione in classe a una squadra di poliziotti con cane antidroga che pretendevano di interrompere le lezioni e controllare gli studenti e l’aula come se si trattasse del Bronx. L’insegnante, dopo aver accertato che non ci fosse alcun mandato della magistratura, alla notizia che la polizia era stata “autorizzata” dal dirigente scolastico ha espresso la sua totale opposizione all’interruzione dell’attività didattica e  annunciando agli agenti che -in caso di violazione dell’aula e della lezione- li avrebbe denunciati per interruzione di pubblico servizio, è riuscito ad ottenerne l’allontanamento dall’aula in nome della libertà di insegnamento.
Qualche giorno dopo la dirigente scolastica pro tempore, Cinzia Fabrizi, ha iniziato un procedimento disciplinare contro il prof. Franco Coppoli, trasmettendo gli atti all’Ufficio scolastico provinciale di Terni e alla Direzione dell’Ufficio scolastico Regionale dell’Umbria. Questo significa che la sanzione disciplinare pretesa è superiore ai dieci giorni di sospensione. Siamo in attesa di ricevere le contestazioni di addebito per capire cosa sia contestato al docente, a cui va la solidarietà dei Cobas. (Qui il link con un’intervista al docente)
Il caso non è isolato ma si inquadra all’interno di una operazione mediatico-intimidatoria più vasta a livello nazionale, in quanto la presenza della polizia nelle scuole viene segnalata in molte cìttà, indice di una strategia mediatico, repressiva ede intimidatoria. La scorsa settimana in quattro istituti superiori di Terni le lezioni, le verifiche, la normale attività didattica sono state interrotte da poliziotti accompagnati da un cane antidroga che hanno fatto irruzione nelle aule scolastiche, facendo uscire gli studenti, controllandoli, perquisendoli e fermando qualche ragazzo.
E’ la prima volta che si è assistito, dentro le nostre scuole,  a scene che ricordano gli stati di polizia più che le democrazie moderne o uno Stato di diritto. I comunicati stampa della Questura di Terni affermano che durante il controllo sono state sequestrate (sic!) “20 dosi di hascisc e marijuana”, quindi in totale dovrebbe trattarsi di 4 o 5 grammi al massimo su migliaia di adolescenti. La quantità è irrisoria e non comprendiamo questo spiegamento di forze che ci sembra  inopportuno, e gravissimo. Siamo sicuri che un controllo su migliaia amministratori delegati di aziende, banchieri o politici (ricordiamo l’inchiesta delle Iene di qualche anno fa) avrebbe dato ben altri risultati, ma quello che rimane e vogliamo denunciare, è un operazione senza alcun senso educativo, che viola gli spazi che i ragazzi dovrebbero vivere come propri, che tenta di criminalizzare i giovani e che contro gli auspicabili interventi di prevenzione e riduzione del danno propone la sola opzione repressiva.
L’irruzione nelle classi e l’interruzione dell’attività didattica si configura infatti come una pesante violazione degli spazi educativi, come un tentativo di disciplinamento dei giovani, cercando di far passare un messaggio che criminalizza ed intimidisce gli studenti e distrugge o attacca pesantemente la specificità e l’autonomia degli edifici scolastici.
Questo spettacolo della forza e della repressione avviene inoltre a poche settimane dal pronunciamento della Corte Costituzionale che ha sancito la totale incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi, quella che ha riempito le carceri di consumatori e piccoli spacciatori proprio equiparando le droghe leggere a quelle pesanti. Mentre in Uruguay ed in molti stati USA ormai hascisc e marijuana vengono legalizzati per scopi terapeutici o ricreativi a Terni si scatena un’operazione mediatica di forza e potenza contro le giovani generazioni, cercando di affibbiare agli adolescenti l’etichetta di drogati. Ci chiediamo infatti quale sia la ratio educativa che sta dietro questa operazione chiaramente intimidatoria, se non quella dell’educare alla disciplina ed alla subordinazione prefigurando uno stato di polizia in cui i diritti diventano un optional.
Invitiamo i dirigenti scolastici ad evitare di far entrare, durante l’attività didattica, la polizia a scuola, attivando eventualmente, con operatori professionali, progetti di prevenzione e riflessione sui comportamenti adolescenziali.
Invitiamo i docenti a lottare per difendere la libertà di insegnamento e l’autonomia della scuola (quella vera…) e a rifiutarsi di interrompere le lezioni, visto che l’operazione -a meno che non sia su mandato di un magistrato- si configura come interruzione di pubblico servizio. Invitiamo i colleghi ad intervenire nei casi critici attraverso strumenti educativi e relazionali e non certamente con comportamenti repressivi che potrebbero rovinare il futuro, già nero, dei nostri studenti.
Invitiamo gli studenti a mobilitarsi contro la repressione ed ii tentativo di criminalizzarli ed intimidirli in massa.
Le nostre scuole non sono caserme o discariche sociali, difendiamo la libertà di insegnamento, la libertà degli spazi educativi contro l’intrusione della polizia nelle nostre aule.
LA CONFEDERAZIONE COBAS
COBAS-COMITATI DI BASE DELLA SCUOLA

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