Sarkomoto…

Denuncia il figlio di Sarkozy e viene condannato per «procedura abusiva»

Paolo Persichetti

Liberazione 12 ottobre 2008

All’apparenza poteva sembrare uno di quei banali litigi di circolazione, di quelli che accadono tutti i giorni nella grandi città. E invece no. Dietro un motorino che tampona una macchina può esserci a volte una storia. La storia di un mondo fatto di privilegi e abusi, di un potere sfacciato e arrogante.
Parigi, 14 ottobre 2005, place de la Concorde, uno scooter percuote il paraurti posteriore di una vettura. Il conduttore del motociclo fa un gesto offensivo e fugge via. L’automobilista però riesce ad annotare la targa e la trasmette alla propria compagnia d’assicurazione. La compagnia identifica il proprietario del mezzo. Si tratta di uno dei rampolli di un importante uomo politico, anzi di un ministro in carica, ambizioso, potente, candidato all’Eliseo e pronto a tutto pur di conquistare quella poltrona. Lo scooter appartiene a Jean Sarkozy de Nagy Bosca, flglio di Nicolas, ministro degli Interni che diverrà presidente della repubblica nel maggio 2007. Ma il proprietario della vettura tamponata ancora non lo sa. Intanto la compagnia d’assicurazione avvia la procedura di risarcimento. Insiste per tre volte senza ottenere risposta. L’automobilista decide allora
di ricorrere in tribunale. Siamo nel febbraio 2006. Un mese dopo telefona in commissariato e scopre che la denuncia è andata «smarrita». Dietro sua insistenza la compagnia d’assicurazione ritrova nel fascicolo traccia della denuncia, così Hamed Bellouti, questo è il nome dell’automobilista che ha subito il danno, scopre l’identità del proprietario del motociclo. Intanto però lo scooter viene rubato nella notte tra il 17 e il 18 gennaio 2007. Nicolas Sarkozy è furioso per l’episodio. Ha impostato tutta la sua campagna presidenziale sulla sicurezza. Ha detto che avrebbe ripulito le periferie con il karcher (gli idranti a pressione) ed ora subisce lo sberleffo del furto del motorino di suo figlio proprio sotto a casa. Esige che per il ritrovamento la polizia impieghi tutti i mezzi possibili. Ne fa una questione di principio, carica di simboli. Lo scooter viene ritrovato nel giro di 10 giorni, ma non basta. Sarkozy padre vuole i responsabili. Così vengono
impiegati strumenti sofisticati. Dalle impronte la scientifica estrae il dna. Tre ragazzini di banlieue, di età tra i 17 e i 18 anni, vengono arrestati. Incastrati dalle impronte non possono che ammettere il furto, aggravato
per giunta dal numero. Giustizia è fatta. La Francia, quella del ceto medio e dei quartieri ricchi, può dormire sonni tranquilli, c’è un uomo che veglia sui suoi beni. Nel frattempo l’altra storia, quella del tamponamento, non avanza. Ma si tratta di un’altra Francia, quella che sta sotto, quella che non merita, quella che non conta. Finalmente nel settembre del 2007 si arriva in tribunale. C’è una prima udienza interlocutoria, al termine della quale l’avvocato del figlio di Sarkozy propone una conciliazione chiedendo in cambio il silenzio stampa. Bellouti è disgustato e non accetta. Il 29 settembre arriva la sentenza. Jean Sarkozy, che nel frattempo non va più in motorino ma ha ereditato il posto di sindaco della cittadina iper-borghese di Neuilly e una poltrona come consigliere generale del dipartimento della Haute Seine, uno dei più ricchi di Francia, viene scagionato dai giudici che invece condannano l’automobilista al rimborso di 2 mila euro per «procedura abusiva». A volte dietro un motorino si nasconde un mondo inaspettato.

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