La mancata rappresaglia contro Pino Rauti per la strage di Brescia

468px-Rauti_AlmiranteNel giugno del 1974 un gruppo di militanti romani provenienti da Potere operaio e che operavano all’ombra del Comitato comunista centocelle (Cococen), in procinto di muovere i primi passi verso la lotta armata, inizialmente sotto la sigla Lapp (Lotta armata per il potere proletario) e successivamente nelle Fca (Formazioni comuniste armate), meditò di compiere un attentato contro Pino Rauti, figura di spicco della destra neofascista della capitale. L’azione era stata concepita come rappresaglia per la strage compiuta il 28 maggio precedente in piazza della Loggia a Brescia, nel corso di una manifestazione antifascista indetta dai sindacati e dal locale Comitato antifascista, che costò la vita ad 8 persone e ne ferì 1029. L’esponente missino abitava in via Stresa, a ridosso dell’incrocio con via Fani, tanto che il 16 marzo 1978 fu tra i primi a telefonare al centralino della questura per dare l’allarme: alle 9.15 dichiarò di aver sentito alcune raffiche di mitra e visto due uomini in divisa da ufficiali dell’aeronautica e una Fiat 132 blu risalire via Stresa ad altissima velocità. Osservando i movimenti di Rauti, il gruppo aveva notato che quando questi lasciava la propria abitazione percorreva un tratto di strada in salita dove a causa di uno stop la sua automobile era costretta a sostare (in effetti Rauti si immetteva su via della Camilluccia risalendo il breve tratto di via Stresa che segue l’incrocio con via Fani). Di fronte allo stop, sul lato opposto della via, era fissato un grosso cartellone pubblicitario dietro al quale uno del gruppo si sarebbe appostato per sparare con un fucile di precisione Sig Sauer attraverso un foro praticatto sull’insegna. L’attacco, preparato nei minimi dettagli, era giunto fino alla fase operativa ma il giorno previsto, arrivato sul luogo di raduno nel quartiere Prati, il responsabile militare del commando informò gli altri componenti che l’azione era stata annullata. Tra i componenti del gruppo che avevano progettato l’esecuzione di Rauti c’erano due futuri brigatisti della colonna romana che quattro anni dopo presero parte al sequestro in via Fani del presidente del consiglio nazionale della Dc, Aldo Moro. Un precedente importante che spiega perché gli esponenti della colonna romana che progettarono il sequestro dello statista democristiano erano così pratici della zona.

Fonte Brigate rosse, dalle fabbriche alla campagna di primavera, Deriveapprodi 2017

 

 

2 pensieri su “La mancata rappresaglia contro Pino Rauti per la strage di Brescia

  1. Oltre alla curiosità di sapere perché proprio oggi viene postato questo stralcio (c’è qualche ricorrenza?) ciò che più mi preme sapere, non conoscendo il volume indicato come Fonte e non potendolo acquistare in quanto risulta esaurito, è di chi è la “voce narrante” e se colui che è a conoscenza del fatto raccontato fin nei minimi dettagli forniti, è stato perseguito in qualche giudizio ed eventualmente quale. Grazie. Isabella Rauti, figlia dello scampato alla “rappresaglia”.

    • Signora Rauti, anche se quella che le chiama «curiosità» sembra in realtà smemoratezza, provo a soddisfare la sua richiesta: correva ieri il quarantaseiesimo anniversario dalla strage di Brescia, realizzata – secondo quanto affermano le sentenze passate in giudicato ma anche diversi lavori storiografici che si sono occupati della vicenda – da elementi che operavano nella doppia veste di militanti di Ordine Nuovo e collaboratori dei Servizi. Poiché suo padre, il cui ruolo e peso nella storia del fascismo italiano del dopoguerra, in tutte le sue diverse stagioni e complicate relazioni, non devo certo spiegare a lei, venne designato da una formazione nascente della sinistra armata romana come l’obiettivo di una rappresaglia per il massacro avvenuto poche settimane prima, vi erano buone ragioni giornalistiche e storiche per ricordare anche oggi, 29 maggio, l’episodio. Scrivo “anche”, perché non si tratta della prima volta: la circostanza è già apparsa nel 2017 in un articolo del Corriere della sera che riportava le novità storiche contenute nel volume appena pubblicato (https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/17_marzo_03/auto-parcheggiata-via-caetani-tenere-posto-r4-moro-406ac04a-0057-11e7-92b1-e1f58b14debd.shtml). Il libro non è affatto esaurito, lo può ordinare nelle librerie o presso l’editore. Quanto alla voce narrante del post, si tratta della persona che le sta rispondendo, ovvero Paolo Persichetti, titolare del blog e autore, insieme ad altre due persone, del libro da cui è preso lo stralcio. Quanto agli aspetti giudiziari della vicenda, essi appaiono ampiamente prescritti mentre i membri delle formazioni indicate sono stati tutti sottoposti a giudizio in diversi processi.

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