Stupro della Caffarella: è razzismo parlare di dna romeno

Ditemi voi se non è razzismo parlare
di “dna romeno”

Piero Sansonetti
Il Riformista
, 6 marzo 2009

Esagero quando dico che il razzismo, in Italia, è un male che sta dilagando? E quando dico che una parte della stampa favorisce questo dilagare? Mi pare di no. Provo a dimostrarvelo. Ieri due giornali conservatori – Libero e il Giornate – hanno polemizzato contro chi nei giorni scorsi si era un po’ indignato per la vicenda dei due giovani romeni accusati dello stupro della Caffarella (linciati dai mass media e poi scagionati dalla prova del Dna). In particolare i due giornali criticavano un mio articolo, pubblicato ieri l’altro sul Riformista nel quale sostenevo due tesi. La prima è che le Tv e i giornali italiani hanno il linciaggio facile. Basta una parola della polizia o una soffiata di un giudice per emanare la sentenza di condanna ed espone l’imputato al pubblico ludibrio. La seconda tesi è che nel nostro Paese sta montando il pregiudizio razzista. La base del pregiudizio è evidente in molti giudizi e cronache sugli accusati dello stupro alla Caffarella. Si è arrivati a parlare di un cromosoma Y che identificherebbe la nazionalità romena. Il concetto è chiaro: hanno un patrimonio genetico diverso dal nostro. Dunque, sono una razza. Quando dico “pregiudizio razzista” mi riferisco a quell’idea secondo la quale esistono alcuni gruppi etnici, o popoli, o nazionalità, “portati” per propria natura al delitto, o a un particolare tipo di delitto. Sostenevo che questo pregiudizio è la base, il pilastro del razzismo, dai secoli dei secoli (gli ebrei complottano, gli zingari rubano i bambini, i romeni stuprano, i neri sono forti e violenti, etc.); ed è la struttura ideologica sulla quale poi crescono le degenerazioni più feroci (l’antisemitismo, il Ku Klux Klan, o addirittura il nazismo). Michele Brambilla, sul Giornale, mi fa una contestazione ragionevole. Dice: attenti a non confondere forcaiolismo e razzismo. Giusto, ha ragione, sono due fenomeni diversi. Anche se spesso – ma non sempre – tendono a sovrapporsi, o ad allearsi. Dice Brambilla: i giornali hanno sbattuto in prima pagina mostri romeni, ma anche mostri italiani o di altri paesi, e li hanno spolpati ben bene prima che giungesse l’assoluzione. E poi non hanno di sicuro dedicato all’assoluzione lo stesso spazio e la stessa enfasi dedicata alle accuse e alle notizie infamanti (e false). Condivido l’obiezione, ma credo che non mi riguardi: ho scritto migliaia e migliaia di righe contro il forcaiolismo, anche contro quello che se la prende coi potenti, e appena qualche giorno fa – abbastanza isolato – mi sono schierato, proprio dalle colonne del Rifonnista, a favore della legge che vieta la pubblicazione delle intercettazioni. Fausto Carioti, su Libero, fa invece un ragionamento diverso, e mi offre un argomento formidabile per rispondere a Brambilla del Giornale. Non posso che dire a Brambilla: leggiti l’articolo di Carioti e poi dimmi se non pare anche a te che il razzismo stia dilagando sui nostri giornali. Cosa scrive Carioti? Diciamo che anche lui ha qualche dubbio sulla colpevolezza dei due romeni. Ma non ha dubbi – sembra di capire, o comunque ne ha pochissimi – sulla colpevolezza “dei romeni”. In che senso? Dovrei copiare quasi tutto l’articolo per farvi capire bene il ragionamento, ma mi limito a trascriverne la frase chiave: “Gli investigatori hanno svolto un esame genetico sperimentale sul cromosoma “Y” degli aggressori (della ragazza della Caffarella, ndr). I dati ottenuti confermano che, molto probabilmente, costoro appartengono all’etnia romena”. Non mi sembra che questa affermazione abbia bisogno di spiegazioni. Vuol dire questo: i romeni hanno un patrimonio genetico diverso da quello nostro, di noi “bianchi”. Sono una razza. Ecco, questa è esattamente la base teorica del razzismo. Cos’è il razzismo? La teoria secondo la quale gli esseri umani non sono tutti uguali, ma sono divisi in razze – e naturalmente se le razze sono diverse ce ne saranno di superiori e di inferiori – e queste razze, sulla base della loro diversità biologica hanno anche diversità comportamentali. Dopo la tragedia del fascismo e del nazismo (e l’orrore del manifesto della razza, pubblicato in Italia nel 1939) il razzismo, nel nostro paese, sembrava sostanzialmente sconfitto. Anche perché la scienza aveva accertato e solennemente dichiarato che le razze non esistono. Oggi, purtroppo – è questo l’allarme che lanciavo col mio articolo – il razzismo sta riprendendo piede. Io non uso più questo termine, come facevo 10 anni fa, come insulto. Il razzismo, secondo me, è così diffuso nell’opinione pubblica, da essere diventato un punto dì vista. Anche se infondato, anche se antiscientifico, anche se davvero pericolosissimo, è un punto di vista che ad esempio il collega Carioti rivendica puntigliosamente nel suo articolo. Articolo che, con una vecchia battuta, può essere riassunto così: “Non sono io razzista, sono loro che sono rumeni!”.

Link
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Tante botte per trovare prove che non ci sono
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