Terremoto di L’Aquila, l’ambiguo rapporto tra scienza e politica. Il caso della condanna dei membri della commissione grandi rischi

L’intervista – Sentenza di L’Aquila contro i membri della Commissione grandi rischi. Parla Valerio Lucarini fisico, docente di meteorologia teorica presso l’università di Amburgo, esperto di prevenzione dei rischi geoambinetali

Paolo Persichetti
Gli Altri 2 novembre 2012

L’Aquila che resiste

Ha creato molto scalpore la sentenza del giudice monocratico del tribunale di L’Aquila, Marco Brilli, che lo scorso 22 ottobre ha condannato a 6 anni di carcere (due di più di quelli richiesti dalla pubblica accusa) e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose, il vice direttore della Protezione civile Bernardo De Bernardinis e i sei membri della Commissione grandi rischi, tra cui figurano nomi come Franco Barberi ed Enzo Boschi, massimi esperti mondiali nel campo della sismologia.
Molto dure le reazioni del mondo scientifico che hanno visto nella sentenza un ritorno dei processi alle streghe mentre il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, auspicando un ribaltamento del verdetto in appello ha chiamato in causa il precedente della condanna di Galileo.
In attesa delle motivazioni della sentenza, ad esser note per il momento sono solo le giustificazioni utilizzate dall’accusa per chiedere le condanne. Argomenti, a dire il vero, molto diversi dalle interpretazioni della sentenza apparse sui media. I pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, dopo aver ricordato che la scienza attuale non dispone di conoscenze e strumenti per la previsione deterministica dei terremoti, hanno sostenuto che agli imputati non poteva essere addebitata «la mancata previsone della scossa distruttiva del 6 aprile 2009» o il fatto di «non aver lanciato allarmi di forti scosse imminenti», cosa che in realtà gli esperti avevano fatto, o «non aver ordinato l’evacuazione della città», ma per essersi prestati ad una operazione politica voluta dal capo della protezione civile. Bertolaso aveva chiesto di rassicurare la popolazione aquilana allarmata dal lungo sciame sismico e dalle denuncie di Giampaolo Giuliani, fondate sulla misurazione delle emissioni di gas radom dal terreno. Un metodo contestato dalla comunità scientifica.
Ha senso dunque parlare di una condanna contro la scienza? In realtà la sentenza sembra sollecitare un altro tipo di dibattito più complesso e meno manicheo, come il rapporto tra scienza e politica o ancora sul grado di indipendenza e autorevolezza dei pareri tecnici rispetto alle amministrazioni e più in generale alla società. Ne parliamo con Valerio Lucarini, fisico, docente di meteorologia teorica presso l’università di Amburgo, esperto di prevenzione dei rischi geoambinetali, uno dei nostri migliori cervelli “in fuga” dall’Italia.

Professore, suppongo che questa sentenza non susciti in lei nessuna nostalgia per l’Italia?
Decisamente no, per una lunga serie di ragioni. Certamente questa sentenza e tutta questa vicenda mettono in luce il difficilissimo rapporto che esiste in Italia fra scienza, politica, opinione pubblica, e rendono chiaro quanto sia difficile per un esperto operare con serenità ed esercitare la proprie competenze in situazioni in cui l’incertezza è intrinsecamente grande e seri sono i rischi per persone, beni pubblici e privati. Naturalmente non dobbiamo pensare solo al rischio sismico, ma, ad esempio, anche al rischio idro-meteo-climatico – il mio ambito di competenze – cui l’Italia è fortissimamente esposta.

L’inchiesta ha accertato che gli scienziati all’inizio hanno fatto correttamente il loro lavoro, avvertendo della possibilità di altre scosse, anche forti. Poi c’è stata quella conferenza stampa, «l’evento mediatico» di cui parla Bertolaso nella intercettazione. Come si spiega un fatto del genere? Gli esperti si sono lasciati strumentalizzare dalla politica?
Io direi che è emersa una situazione di fondamentale debolezza per la Commissione grandi rischi. Da un lato si sono trovati schiacciati dalle pressioni di Bertolaso, e dal suo peculiare modo d’interpretare il ruolo della Protezione civile come mano operativa della Presidenza del consiglio dei ministri, con tutte le implicazioni politiche e mediatiche del caso. Dall’altro, si sono trovati schiacciati da un’opinione pubblica presa dal panico prodotto dallo sciame sismico prolungato ma anche dall’allarme diffuso da personaggi privi di qualsiasi credibilità scientifica. Giuliani, che è un tecnico senza laurea dei laboratori del Gran Sasso, aveva preannunciato un terremoto anche a Sulmona che poi non c’è stato. Incredibilmente, la denuncia per procurato allarme che Bertolaso ha – giustamente – effettuato contro Giuliani è stata respinta dal giudice dopo il terremoto di L’Aquila. Perché il fatto non sussiste. Come se l’allarme di Giuliani fosse stato giustificato! Purtroppo la tendenza ad affidarsi a teorie del complotto, per cui la scienza ufficiale nasconde la “vera verità” per fini secondi o terzi è molto radicata. Quindi la Commissione era in realtà assai debole in termini di comunicazione.

Dunque non un errore di previsione ma di comunicazione provocato dal tentativo di diffondere un messaggio antipanico?
Italia c’è da sempre una cattiva comunicazione e un bassissimo livello di ricezione scientifica. Cosa che non avviene altrove. Negli Usa è diffusa in tutti gli strati sociali un’alta capacità di ricezione dell’informazione scientifica, per esempio in materia di rischio idrometeorologico. Tutti sono in grado di decodificare informazioni come “esiste l’X% di probabilita’ che in questa regione Y si possano avere delle precipitazioni piu’ intense di Z”. E nessuno si stupisce o si scandalizza se le precipitazioni in Y sono meno intense di Z o se alla fine in una regione K vicino a Y si osservano precipitazioni molto intense. Al contrario in Italia è successo in passato che i bagnini della Romagna e della Versilia abbiano chiesto di non pubblicare le previsioni del tempo nelle località balneari per non scoraggiare i turisti. Dimenticandosi di quelli che venendo al mare “sperando” nel bel tempo e trovandosi in mezzo a condizioni avverse, perderebbero soldi, tempo, o anche la vita.
Tuttavia la risposta nel caso di L’Aquila non è così facile: cosa vuol dire, infatti, “rassicurare”, soprattutto in quel contesto traversato da voci allarmistiche e su una materia come quella sismica? Bisognava dare un messaggio immediato e forte di fronte a situazioni di vero e proprio procurato allarme. Il panico non aiuta a diffondere informazioni importanti in situazione di grande incertezza. Esiste nell’opinione pubblica e nei media italiani la capacità di dare e recepire un’informazione del tipo: questo sciame sismico implica/non implica un aumento della possibilità di una scossa più forte entro questo segmento spaziale e temporale, con questa incertezza?

A quanto pare no, ma ciò giustifica la “narcotizzazione del rischio”?
Il rischio sismico è dato dalla combinazione tra quanto si scuote la terra e la capacità di resistenza di ciò che esiste sopra il suolo. Non basta che la terra tremi (pericolosità sismica), occorre conoscere la situazione socio-urbana dei territori. Faccio un esempio: il centro di Tokio è ad altissima pericolosità sismica ma a rischio assai basso grazie alle infrastrutture antisismiche, al livello di organizzazione sociale e alla preparazione dei singoli cittadini. Ma non limitiamoci al Giappone, come caso limite. Certi standard sono ormai comuni in moltissimi paesi, inclusi quelli molto più poveri dell’Italia. A Messina o in altre parti d’Italia, in presenza di una pericolosità sismica forte, il rischio è altissimo a causa del basso livello di prevenzione socio-urbana. La mappatura della pericolosità sismica italiana è stata accuratamente svolta anni fa dall’Ingv, ente allora guidato proprio da Boschi.

Professore, sta dicendo che la narcotizzazione del rischio è avvenuta molto prima?
Certo. Quanto è comodo prendersela con dei meravigliosi capri espiatori, come gli esperti, perché non hanno saputo impedire il terremoto, come se lo scienziato fosse uno stregone. E’ paradossale ma si guarda alla scienza in modo ancora superstizioso, come se possedesse proprietà divine. Così dal cono di luce della tragedia viene tolto chi ha costruito male, chi non ha controllato, tutti gli interessi locali e nazionali, gli imprenditori, gli amministratori e anche la società che si è adagiata su tutto questo. Una somma di responsabilità diluite nel tempo che hanno impedito la riduzione del rischio. Per le comunità locali chiudersi a riccio ed esportare verso l’esterno ogni colpa è la soluzione più comoda. In questo senso, il modo in cui i media esteri hanno riportato la sentenza, “L’Italia condanna sette esperti per non essere stati capaci di prevedere il terremoto”, è piu’ corretta di quanto le carte letteralmente dicano.

Le sue sono parole forti.
Non c’è altra soluzione. Mappare sempre più accuratamente la pericolosità sismica, minimizzare il rischio ottimizzando la gestione del territorio con rigorose misure antisismiche, preparando socialmente e culturalmente gli abitanti ad affrontare razionalmente il rischio facendo convivere sapere scientifico e vita quotidiana. Non esistono miracoli. Lo stesso discorso vale per il rischio idro-meteo-climatico, vogliamo ricordare Sarno e Messina?

Quindi lei assolve i tecnici?
Ma io non faccio il giudice. Dico che il rapporto tra esperti, politica e amministrazione dovrebbe essere diverso. Problemi molto seri non sono presenti solo in Italia. Penso a quanto è accaduto nel 2006 nel Regno Unito: una commissione di medici di altissimo livello propose una revisione della calssificazione delle droghe, normalmente suddivisa in tre categorie per ordine di pericolosità. Provocatoriamente, ma seguendo alla lettera i fatti medici, questa commissione mise nella prima fascia l’alcool, il tabacco, e l’eroina. Le droghe chimiche (oltre che ovviamente la cannabis), contro le quali si rivolge attualmente la repressione poliziesca e su cui si concentrano i media, finirono in ultima fascia. Questo perché, se non ricordo male, ogni anno ci sono molte decine di migliaia di morti per alcool, alcune decine di migliaia per tabacco, alcune migliaia per eroina, poche decine per il resto.

Come andò a finire?
Ovviamente il governo ignorò fragorosamente gli esperti asserendo che politica aveva la supramazia assoluta su tali questioni. Si veda http://www.official-documents.gov.uk/document/cm69/6941/6941.pdf

Sentenza Grandi Rischi: un’interpretazione dolosamente distorta

Il commento del sito www.3e32.com

24 ottobre  2012

In questi giorni i media nazionali stanno mettendo in atto una vergognosa operazione mediatica, diffondendo una interpretazione completamente distorta della sentenza e del processo stesso alla Commissione Grandi Rischi.
Secondo gran parte dei mezzi di informazione – che seguono pedissequamente la tesi espressa anche dai vertici della Protezione Civile – gli imputati sarebbero stati condannati per non aver previsto il terremoto. Si tenta così di ribaltare il senso stesso del processo che non tratta affatto della capacità di previsione della scienza, ma che, lo ricordiamo per chi parla senza sapere, è basato sul fatto che i membri della Commissione hanno rassicurato la popolazione.
E’ vergognoso constatare come attraverso questa operazione mediatica si stia tentando di raccontare l’ennesima bugia, in Italia e all’estero (dopo, per esempio, la favola del “miracolo aquilano”), arrivando alla follia di sostenere che adesso la Protezione Civile non potrà più lavorare liberamente, come afferma senza pudore in comunicato del Dipartimento stesso.
Al presidente dimissionario della grandi rischi Maiani che ha affermato che “non c’è nessuna indagine su chi ha costruito in maniera non adeguata”, vorremmo ricordare che pochi giorni prima della sentenza di lunedì era arrivata la condanna per l’Ing. De Angelis, giudicato responsabile per il crollo della palazzina in via generale Rossi, dove lui viveva, e dove ha perso la vita anche sua figlia.
E’ triste inoltre che anche la politica debba esprimere giudizi di merito anche su questo, smascherando ancora una volta come dietro a degli incarichi tecnici, si cerchi di utilizzare arbitrariamente un potere tutto politico, come ha fatto e continua a fare il Capo della Protezione Civile (ed ex prefetto de L’Aquila) Gabrielli.
I membri della Commissione Grandi Rischi avrebbero dovuto dimettersi il 31 marzo 2009, quando piegarono il proprio operato ed il proprio giudizio scientifico al potere del Governo e del Capo della Protezione Civile Bertolaso, prestandosi all’intercettata “operazione mediatica” tesa a tranquillizzare i cittadini del cratere.
Abbiamo vissuto sulla nostra pelle quale sia l’enorme potere che passa trasversalmente attraverso il Dipartimento della Protezione Civile.
Un potere capace anche di modificare a proprio interesse l’oggettività dei fatti attraverso i media. Ma questa volta si è davvero passato il segno. La coraggiosa sentenza del giudice stabilisce evidentemente una verità non in sintonia con questo potere a cui da subito come 3e32 ci siamo opposti nel quotidiano del nostro territorio.
La sentenza apre finalmente una breccia di civiltà e riscatto nella cappa di ingiustizie e disagio in cui questa città sembra rimanere ancora come paralizzata.
Una breccia importante da cui può finalmente iniziare quel difficile processo di elaborazione collettiva di quanto realmente accaduto a partire dal terremoto. Un’elaborazione scomoda, finora impedita a tutti i costi e che però è l’unica cosa che può salvarci dal baratro.
La strada da percorrere ce la stanno mostrando prima di tutto la dignità vera, il coraggio e la tenacia dimostrate dai parenti delle vittime che in questi anni hanno continuato a battersi nel silenzio di gran parte della città e contro ogni manipolazione.
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2 thoughts on “Terremoto di L’Aquila, l’ambiguo rapporto tra scienza e politica. Il caso della condanna dei membri della commissione grandi rischi

  1. Alessandro
    30 ottobre 2012 alle 14:22 | #1

    Raccolgo volentieri l’invito al dibattito, provando a sintetizzare più possibile.
    Prima di tutto leggere l’intervista mi ha ricordato una grave dimenticanza nel comunicato di 3e32(che ho contribuito a scrivere). Da parte di tutto il collettivo posso dire che giudichiamo Giampaolo Giuliani assolutamente NON ATTENDIBILE e ne prendiamo le distanze nel modo più assoluto. Avremmo dovuto esplicitarlo, lo faccio io ora. Giuliani è l’unica parzialissima giustificazione a cui Bertolaso e la commissione Grandi Rischi possono appigliarsi. A tal riguardo cito un mio amico, l’antropologo ricercatore presso l’università dell’Aquila e consulente dell’accusa, Antonello Ciccozzi: Giuliani è uno “pseudoscienziato aquilano che oggi canta pericolosamente vittoria rischiando di degradare la sentenza. Probabilmente quel giorno all’Aquila la Commissione Grandi Rischi al fine di delegittimare certe fallaci teorie locali ha finito con il proferire altrettante fallaci teorie di segno opposto alla popolazione aquilana; teorie che però hanno avuto conseguenze letali”.

    Un altro punto che mi viene da sottolineare leggendo l’intervista al prof Valerio Lucarini è il seguente: L’Aquila e il suo comprensorio sono un territorio urbano e quindi densamente abitato. E’ vero che c’erano studi che indicavano da anni con esattezza le fragilità di molti edifici in caso di terremoto e che Boschi ne fosse a conoscenza. Il problema è appunto che pur essendone a conoscenza, sei giorni prima del sisma la commissione grandi rischi abbia fatto in modo col suo comportamento, che quella notte quegli edifici fossero pieni. Un altro filone giudiziario è in corso per quanto riguarda l’accertamento delle responsabilità delle case costruite male e i conseguenti crolli.
    La commissione grandi rischi sapeva che il centro storico fosse vulnerabile ad un forte sisma, sapeva che interi edifici di svariati piani erano stati costruiti male e dove non si doveva costruire e ciò nonostante ha dato il messaggio di rimanere tranquilli in quelle abitazioni.
    I nostri scienziati non hanno fatto (trasponendole alla sismografia) l’analisi che il prof Lucarini riporta si compia per il rischio idrometereologico negli Stati Uniti. Non hanno messo a disposizione i dati e le corrette previsioni scientifiche possibili del rischio. Hanno semplicemente detto di stare tranquilli, prevedendo un non terremoto cosa che la scienza non può fare. Questo perché a mio parere tali erano gli ordini e perché si è preferito trattare la popolazione in maniera infantile. Questi sono i fatti e non ritengo ci sia nulla di complottistico ne di veramente scientifico in merito.
    Ero a L’Aquila durante il terremoto e nei giorni prima e rispetto il forte e continuato sciame sismico che si stava abbattendo sulla città, non è vero che c’era il panico. Anzi rispetto alla situazione le persone erano sin troppo tranquille, appunto. Certamente in tutto ciò mettiamoci pure il difficile rapporto col rischio presente nelle società moderne e la “narcotizzazione” a riguardo del terremoto attuata da tempo e che però la commissione grandi rischi non ha fatto che aumentare e legittimare. Legittimazione fatale perché avvenuta con aurea scientifica il giorno dopo la forte scossa di 4.0 del 30 Marzo e pochissimi giorni prima di quelle sempre di 4.0 delle ore 23 del 5 Aprile, delle ore 1:00 del 6 Aprile e del big one fatale delle 3e32 del 6 Aprile.
    Giuliani prima del 6 Aprile veniva preso in considerazione solo da alcuni. Gli anticorpi locali, sia a livello di intelligenze che di deontologie professionali varie, limitavano il suo influsso che invece è diventato un pò più forte, inevitabilmente, dopo il 6 Aprile.
    Lo Stato ha scelto di non dire la verità perché “la verità non si dice” per citare letteralmente Bertolaso, cioè lo Stato. Pur di non affrontare una complessa ma possibile situazione di ordine pubblico, che non vuol dire panico, ha inventato il non-terremoto dando una “rassicurazione catastrofica”.
    Neanche io sono un giudice. Quello che a me interessa è che quanto accaduto qui – che non ha nulla a che fare con la capacità di prevedere i terremoti – non accada più e che tutti a partire dalla comunità coinvolta da questo sisma e in particolare i parenti delle 309 vittime, ottengano “la verità” che chiedono, per quanto questa verità sia difficile e amara.
    Gli scienziati della grandi rischi hanno svolto con grande superficialità il loro lavoro e più che da scienziati si sono comportati da dipendenti pubblici al soldo dallo Stato. Il che ci pone di fronte il macro-problema presente da sempre in Italia (e non solo) sulle commistioni tra politica e scienza e tra sapere e potere.

    link
    http://lacittanascosta.blogspot.it/2012/10/la-parte-di-galileo.html
    http://lacittanascosta.blogspot.it/2010/06/il-valore-dei-termini-mancato-allarme-o.html
    http://www.polisblog.it/post/25705/grandi-rischi-grandi-responsabilita

    intercettazioni Bertolaso:
    Stati – Bertolaso 30 Marzo http://www.youtube.com/watch?v=oCBp8Z42Etk&feature=player_embedded
    Bertolaso – Boschi appena dopo il http://www.repubblica.it/cronaca/2012/10/25/news/terremoto_aquila_intercettazioni-45259736/?ref=HREC1-6

    La commissione Grandi Rischi nei media aquilani nel giorno in cui si è svolta

    alcune nostre interviste dopo la sentenza http://www.youtube.com/watch?v=H5gcBWcL4no&feature=youtu.be
    http://3e32.tumblr.com/post/34156271240
    Giustino Parisse, giornalista del quotidiano locale Il Centro, che ha perso le sue bimbe ad Onna durante il terremoto sul suo giornale il giorno dopo la sentenza: http://ilcentro.gelocal.it/pescara/cronaca/2012/10/23/news/gioire-no-ho-pianto-pensando-ai-miei-figli-1.5909311

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