Intervista a Paolo Persichetti sul caso Cesare Battisti e sulla politica italiana rispetto agli anni di piombo

Tutto quello che viene taciuto sulle cattive ragioni che stanno dietro la richiesta di estradizione contro Cesare Battisti

di Paolo Persichetti

Vi ricordate il rapimento di Abu Omar? Era l’imam della moschea di via Quaranta a Milano prelevato il 17 febbraio 2003 e trasferito in Egitto nell’ambito del programma di extraordinary renditions condotto dagli Stati Uniti d’America. Al suo arrivo in Egitto fu immediatamente arrestato e sottoposto a brutali torture per poi essere rilasciato l’11 febbraio 2007 senza alcuna condanna. Nel luglio 2006 la Procura di Milano aveva avanzato una richiesta di estradizione nei confronti di 26 cittadini statunitensi accusati di appartenere alla Cia e individuati come membri della squadra speciale che portò a termine la “consegna straordinaria”. Il governo italiano nelle vesti del guardasigilli Roberto Castelli prima, Clemente Mastella successivamente e Angelino Alfano oggi, ha sempre ribadito l’intenzione di non dare seguito alla richiesta per ragioni di opportunità politica legate ad accordi segreti strategici con gli Usa, dietro i quali si celano anche ragioni e modalità del rapimento. Non a caso sia il governo Prodi che quello Berlusconi hanno apposto il segreto di Stato sulla vicenda.
L’episodio riveste un notevole interesse per due fondamentali ragioni:

1) L’esistenza di un principio di discrezionalità che di fatto sfocia nella piena arbitrarietà di un governo che applica due pesi e due misure a seconda che il Paese richiesto sia il Brasile o gli Stati uniti e che la persona domandata sia Cesare Battisti o uno degli agenti della Cia che hanno rapito Abu Omar. Il rapimento di persona, aggravato dalle torture inferte contro la vittima prima in Italia, nella base aerea di Aviano, poi in Egitto, è un reato molto grave passibile di una condanna fino a 30 anni di reclusione

2) Questo episodio conferma che lo scettro finale sulla decisione inerente alle estradizioni non appartiene alla magistratura ma al potere politico. E’ il potere esecutivo che decide se avviare o meno la richiesta di estradizione; parimenti è il potere esecutivo che decide in ultima istanza se concederla o meno. La decisione di Lula sul caso Battisti, come quella espressa dal governo italiano sul rapimento di Abu Omar, è dunque del tutto legittima perché all’interno di una consolidata e più che secolare tradizione del diritto internazionale sancita da accordi bilaterali e trattati internazionali. Le magistrature nazionali vengono solo chiamate a valutare la conformità giuridica della richiesta con gli ordinamenti interni e internazionali.

Questa è solo una parte delle considerazioni da me esposte nella intervista rilasciata a radio radicale che può essere ascoltata in integrale cliccando qui.

Link
Franco Corleone: “Per essere credibile sul caso Battisti l’Italia deve abolire l’ergastolo”
Mozione bipartizan in parlamento: “Ridateci Battisti”. La lega: “Rapitelo”
Perché il Brasile non ha estradato Battisti. Intervista a Radio radicale
Scalzone da un consiglio ai parlamentari che si indignano per il no alla estradizione di Battisti: “Cospargetevi l’anima di vasellina”
Battisti: la decisione finale nelle mani di Lula. Fallisce il golpe giudiziario tentato dal capo del tribunale supremo Gilmar Mendes
Caso Battisti: parla Tarso Genro, “Anni 70 in Italia, giustizia d’eccezione non fascismo”
Dall’esilio con furore, cronache dalla latitanza e altre storie di esuli e ribelli
Battisti, “Il no di Lula è una decisione giusta”
Battisti: condiserazioni di carattere umanitario dietro il rifiuto della estradizione
“Ridacci Battisti e riprenditi i trans”, finisce così il sit-in contro Lula
Le consegne straordinarie degli esuli della lotta armata
Ora l’Italia s’inventa l’ergastolo virtuale pur di riavere Battisti

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3 thoughts on “Intervista a Paolo Persichetti sul caso Cesare Battisti e sulla politica italiana rispetto agli anni di piombo

  1. Pingback: Intervista a Paolo Persichetti sul caso Cesare Battisti e sulla politica italiana rispetto agli anni di piombo « Polvere da sparo

  2. Prezados,

    Apresento o documento “XEQUE MATE – Prevaricação no STF – Cesare Battisti”,
    http://www.scribd.com/doc/47182162/XEQUE-MATE-Prevaricacao-no-STF-Cesare-Battisti , onde estamos, pretensamente, solicitando do Excelentíssimo Superintendente Regional da Polícia Federal no Rio de Janeiro esclarecimentos quanto ao encaminhamento dado, até o presente momento, uma vez que, em meu entendimento, o Plenário do Supremo Federal esta formalmente citado nas duas denúncias, e por isso, IMPEDIDO, de se manifestar sobre qualquer aspecto da mesma.
    Devo ressaltar que o impedimento citado, normalmente exige que o Juiz Substituto seja nomeado, e como no Supremo Tribunal Federal não existe Ministro Substituto, o Supremo Tribunal Federal não deve se manifestar sobre qualquer aspecto das denúncias.
    Algo que nos apresenta a IRRACIONALIDADE, a INCONSTITUCIONALIDADE, o DELÍRIO que foi a decisão do Supremo Tribunal Federal quando da avaliação suscitada na demanda ADI 3367 / DF – DISTRITO FEDERAL 3367 / DF – DISTRITO FEDERAL – AÇÃO DIRETA DE INCONSTITUCIONALIDADE, que simplesmente excluiu das Atribuições e Responsabilidades do Conselho Nacional de Justiça o Supremo Tribunal Federal e seus Integrantes, como se os mesmos não fizessem parte do Judiciário Brasileiro.
    Portanto, se meus empíricos entendimentos estiverem certos, o Supremo Tribunal Federal, até que as denúncias sejam avaliadas, por completo, não pode, e nem deve, efetuar qualquer avaliação sobre o mérito, e seus desdobramentos, dos Processos relacionados diretamente, ou não, aos de Roriz, Barbalho e Cesare Battisti.

    Abraços,
    Plinio Marcos

    Esta Documento foi Protocolado na Superintendência Regional do Rio de Janeiro da polícia Federal em 19 de Janeiro de 2011 as 11:35 horas com o nº SR/DPF/RJ 08455.003999/2011-73

    Este Documento foi enviado ao Excelentíssimo Procurador-Geral da República, através da Carta Registrada RJ479702750BR em 19 de Janeiro de 2011 com Aviso de Recebimento.

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