Al funerale di Gallinari la generazione «più felice e più cara»

Un grazie doppio a Mario Gamba per questo racconto della cerimonia di saluto a Prospero Gallinari tenutasi ieri a Coviolo, presso Reggio Emilia e per aver replicato a chi in questi giorni ha calunniato la storia politica di Prospero con etichette che non gli sono mai appartenute. Senza dubbio l’articolo più bello uscito sui giornali di oggi che, al di là dei resoconti e dei commenti nella gran parte dei casi (come era prevedibile) apertamente ostili, in altri più misurati e in alcuni persino rispettosi, hanno dovuto prendere atto che una delle memorie negate di questo Paese sopravvive eccome. Secoli di carcere, dietrologie calunniose e anatemi non sono riusciti a cancellarla

 

Mario Gamba
il manifesto
20 gennaio 2013

funerali_gallinari_fotogramma_8_jpgHanno detto di lui che era un rivoluzionario d’altri tempi. Per via della continuità con la tradizione comunista insurrezionalista, coltivata a Reggio Emilia, la sua città (però lui abitava nel contado). Hanno detto che era stalinista e che non avrebbe esitato a far fuori un sovversivo tipo ’77, presumibilmente «creativo» e fricchettone oppure sostenitore dell’operaio sociale e del non-lavoro, se gliel’avessero chiesto. Sicuri? Qualcuno davvero gli ha fatto domande su questi argomenti, prima, durante e dopo la sua avventura con le Br? Soprattutto durante. Perché è innegabile la sua crescita politica all’ombra delle grandi narrazioni resistenziali e comuniste, ma è anche innegabile il suo ingresso nella lotta rivoluzionaria armata nel crogiuolo delle nuove lotte e delle nuove culture sessantottesche e oltre.
Prospero Gallinari deve aver contattato tanti generi di persone dopo il ’68. E quel che è certo è che senza la grande ondata di quegli anni, senza le sfaccettature, con tante impronte libertarie ben visibili, di quegli anni, non gli sarebbe venuto in mente di colpire, armi in pugno, il «cuore dello stato». Adesso è qui, in una bara avvolta in un drappo rosso con falce e martello. Tra qualche giorno sarà in un’urna di ceneri che non saranno disperse al vento come quelle del padre dell’operaio edile di Riff Raff di Ken Loach, ma tumulate nella tomba di famiglia. Nel cimitero di Coviolo, frazione di Reggio, il rito dell’ultimo saluto è sì, forse, di quelli d’altri tempi. Come quando si accompagnavano i morti di Reggio Emilia nel 1960, quelli che Fausto Amodei chiamava a «uscire dalla fossa», e i morti giovani, di anni dopo, gli anni dell’Orda d’oro, come l’hanno intitolata Nanni Balestrini e Primo Moroni, studenti del Ms come Roberto Franceschi, anarchici come Franco Serantini. Saluto a pugno chiuso. Ebbene sì. Si può persino essere imbarazzati, si può pensare che va evitata ogni retorica. Ma volevate non esserci a questo funerale di un combattente per la rivoluzione? Volevate risparmiare quelle lacrime che inevitabilmente a un certo punto vi scendono lungo le gote? Succede, per esempio, quando uno dei suoi compagni legge un ricordo collettivo: «… ti rasserenava al termine di ogni discussione… la sensazione di aver ricevuto qualcosa e la convinzione che il Gallo avesse preso qualcosa…». È un convegno brigatista questa cerimonia così fervida e così laica? Ce ne sono tanti dei compagni d’arme (e stavolta non è un modo di dire) di Gallinari, anche quelli che si trovarono in dissenso con lui. Curcio, Balzerani, Senzani, Fiore, Seghetti. Storie e destini diversi dai suoi, qualcuno più tormentato rispetto a lui che, semplicemente, nel 1988 aveva firmato un documento in cui si riconosceva finita e sconfitta la lotta armata. E dopo aveva vissuto sereno, per quel che può esserlo un uomo mitragliato alla testa e scampato a vari infarti. Ma c’è tanta gente qui al cimitero di Coviolo. Almeno un migliaio di persone. Non tutti ex brigatisti. Ci sono vecchi e giovani, amici del posto, ragazzi dei centri sociali, militanti della sinistra senza paraocchi venuti da vicino e da lontano. Solo un piccolo striscione rosso: «La rivoluzione è un fiore che non muore». Clima teso, tremendo, come in Germania in autunno, ultimo episodio di quel film a dieci firme, Fassbinder, SchlSchlöndorff, Kluge, Reitz tra gli altri, i funerali di Andreas Baader, Gudrun Ensslin e Jan Raspe, i tre «suicidi» di Stammeim? Ma no. Gli agenti della Digos si tengono a distanza, gironzolano, occhieggiano. Gli amici e i compagni di Prospero si raccolgono tranquilli e commossi a commemorarlo. Ognuno a modo suo, chi in forma epigrammatica chi con piccoli comizi. Tonino Paroli: «Non chiamateci terroristi, non lo siamo mai stati». Oreste Scalzone: «Prospero sentiva l’appartenenza ma non come un Rodomonte». Sante Notarnicola: «Vorrei ricordare la generazione degli anni ’50 e ’60, la più pura, la più infelice, la più cara». Facce segnate dal tempo e da delusioni cocenti? Se si vuole, sì. Ma dove non si trovano in giro per le città? Per un amore perduto, per un flirt finito male. E la rivoluzione è un amore grande, un flirt potentissimo. Sempre a cercare, noi, che finisca meglio.

La cerimonia di saluto
Tutti a Coviolo per salutare Prospero Gallinari la cerimonia si terrà domani 19 gennaio alle-14-30
Ciao Prospero
In diretta da Coviolo immagini e parole della cerimonia di saluto a Prospero Gallinari/1
In diretta da Coviolo in migliaia per salutare Prospero Gallinari/2
La diretta twitter dai funerali
Ciao Prospero
Gli assenti
Scalzone: Gallinari come Prospero di Shakespeare, “la vita è fatta della stessa sostanza dei sogni”
Fine di UNA storia, LA storia continua
Mai alcuna confessione di innocenza, Prospero

Testimonianze
In memoria di Prospero Gallinari di Oreste Scalzone
Al funerale di Gallinari la generazione più felice e più cara
Su Prospero Gallinari
Gallinari e il funerale che andava fatto anche per gli altri

La storia
Bianconi – I parenti delle vittime convocati via posta per perdonare Gallinari
Prospero Gallinari chiede la liberazione condizionale e lo Stato si nasconde dietro le parti civili
“Eravamo le Brigate rosse”, l’ultima intervista di Prospero Gallinari
Prospero Gallinari quando la brigata ospedalieri lo accudì al san Giovanni
Gli avvoltoi s’avventano sulla memoria di Prospero Gallinari
Gallinari è morto in esecuzione pena dopo 33 anni non aveva ancora ottenuto la libertà condizionale
Prospero Gallinari un uomo del 900
Chi era Prospero Gallinari?
Gallinari e Caselli, il confronto tra cattivi maestri e bravi bidelli
Gallinari, Gotor e le lettere di Moro
Caselli Prospero Gallinari e i cattivi maestri
In risposta a Caselli su Gallinari

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13 thoughts on “Al funerale di Gallinari la generazione «più felice e più cara»

  1. forse sarò frainteso,più a Paolo che ad altri, Io con il grande rispetto a Sante che lui conosce,NON mi sento nè Infelice nè oggetto della benchè minima considerazione di chi ci circonda,ai quali raramente concedo interesse, innanzitutto questa Italietta e questi Italioti godono dei risultati e delle conquiste delle nostre lotte sangue sudore e lacrime e Tanta ma Tanta gioia nelle Vittorie acquisite che sono enormi e incredibili per quei tempi e quella nazione , banale ma: oggi molti sanno e approvano l’aborto, ma nei 70 quanta gente lo accettava? eppure una scheggia di pochi l’ha fatta digerire alla stragande maggioranza e vogliamo parlare delle conquiste sul territorio che adesso sembrano scontate ma allora per l’arretratezza popolare e sociale erano come avere la Luna, nelle scuole, nelle strade, etc etc.. e allora l’assalto al cielo, ripeto calcolando da dove si partiva e con chi, è stato un assalto Ben Vittorioso, abbiamo saltato a piè pari quasi tutta la Rivoluzione francese senza tagliare teste coronate ed altre a milioni, a voi non risulterà ma a chi viveva quel tempo sembra un altro mondo, insomma con affetto caro Paolo, mi auguro che anche tu senta con orgoglio di essere un vincitore, magari senza poltrona o gloria peritura, così come milioni di altri prima di noi, e che queste scorie umane che la Storia non può eliminare se non col tempo, sono effimeri fruitori inconsapevolmente della Libertà comunista che donne e uomini senza tempo hanno nei secoli conquistato a beneficio di essi miseri e …….Si è lottato per il popolo e con il popolo, ma non si agogna l’applauso del popolo, troppo vile e sottomesso per avere così alta dignità, lo dimostra la Resistenza dei pochi e le lotte recenti delle Avanguardie, perciò sono certo che non è da codeste situazioni che ci dobbiamo attendere riconoscimenti, ci ” abbastiamo” da noi, in fondo si lotta per noi, per quel sano egoismo del Che : ” come si può essere felici se non sono felici gli altri” e gli altri siamo noi, mi dà gioia vedere quante ragazzine magari esagerando ,sono artefici della loro vita, magari sbagliando com’è giusto, che non ricordare come le loro mamme, nostre compagne, erano sottomesse nelle famiglie, anche di sinistra; oppure pensare a mio padre che provocatoriamente entrava in fabbrica con l’Unità a forma di cappello e prendeva regolarmente le sospensioni, e noi figli a far la fame di pane bagnato e zucchero che però era pure tanto bbbono sa,e ora con tanto orgoglio di questo ignorante operaio senza paura, che magari oggi è tranquillo leggere giornali e trattare argomenti tosti, vabbè di esempi chissà quanti, anzi con l’occasione lanciamo una rubrica di dove noi vediamo le conquiste acquisite,
    quello che voglio da sempre affermare è che da gente in gamba come noi voglio vedere uomini e donne a testa alta, col sorriso arrogante di chi sà di aver fatto la Storia e creato ampiee aree Liberate, negli spazi e nelle coscienze e nella dignità umana, d’altronde senza poi essere presuntuosi Prometeo insegna, l’Umanità generalmente non ringrazia e non riconosce i suoi benefattori anzi più spesso li emargina e condanna poichè altrimenti si macchierebbe davanti al Potente di collusione e questo potrebbe rinunciare a far cadere le briciole dalla sua tavola,
    popolicchiò che si scanna per decidere con quale cane da guardia vuole essere controllato, dal maremmano o dal tedesco, gregge, ……
    sembro disprezzare la gente, lo so, ma ciò mi rende forte che il mio agire non è stato e mai potrà essere misurabile dal consenso di tali omminicchi,
    lotto per una umanità migliore non per questa miserabile ammasso di materia,
    come mi si può contraddire,
    che poi il mio orizzonte affonda e trae forza ed esempio dalla migliore esistente, è affermazione più che scontata, poichè altrimenti non varrebbe quello affermato più sopra e che è sincera verità.
    Paolo grande compagno, i combattenti dicono : le battaglie si vincono sempre non si perdono mai !
    Condividi ? allora lo vedi che è reciproco !
    con affetto per il comunismo con ab/braccio
    stefano

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  5. C’ero anche io a Coviolo.Avevo incrociato Prospero alla presentazione di un libro annifa.Mi era rimasta nel cuore la usa dolcezza.Ciao Compagno. Penserò alla tua coerenza e alla tua forza quando mi verrà voglia di arrendermi.

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