Il funerale che li seppellirà

Vogliono criminalizzare un funerale, finiranno seppelliti dal ridicolo!

Da ieri sappiamo (leggi su Contropiano) che ci sono 4 persone indagate per aver partecipato ai funerali di Prospero Gallinari lo scorso 19 gennaio 2013. L’ipotesi di reato sarebbe quella di apologia della lotta armata (il che spiegherebbe l’avocazione delle indagini da parte della procura distrettuale di Bologna cui fanno capo le inchieste sui fenomeni sovversivi e terroristici dell’Emilia-Romagna), e forse anche di istigazione a delinquere. Le notizie non sono ancora molto chiare, come non è affatto chiaro il dispaccio Ansa in cui si afferma che la procura avrebbe già richiesto l’archiviazione mentre la domanda di proroga delle indagini di altri 6 mesi sarebbe solo un fatto tecnico. Senza entrare in tecnicismi eccessivi è evidente che le due cose sono incompatibili: o si richiede l’archiviazione o si domanda una proroga delle indagini a meno che non sia stata richiesta l’archiviazione per un titolo di reato e il proseguio delle indagini per l’altro. Resta il fatto che è già abnorme aver aperto una inchiesta giudiziaria su una vicenda del genere.
Vedremo nei prossimi giorni quando saranno recapitate tutte le notifiche e forse capiremo anche come si è riusciti ad indagare per apologia chi addirittura non ha pronunciato alcun discorso pubblico (uno dei 4 indagati).

Intanto leggetevi oltre al pezzo apparso ieri su Contropiano questo commento di Baruda.

La cerimonia di saluto
Il discorso: “A Prospero Gallinari. Fine di una storia la storia continua
Tutti a Coviolo per salutare Prospero Gallinari la cerimonia si terrà domani 19 gennaio alle-14-30
Ciao Prospero
In diretta da Coviolo immagini e parole della cerimonia di saluto a Prospero Gallinari/1
In diretta da Coviolo in migliaia per salutare Prospero Gallinari/2
La diretta twitter dai funerali
Ciao Prospero
Gli assenti
Scalzone: Gallinari come Prospero di Shakespeare, “la vita è fatta della stessa sostanza dei sogni”
Fine di UNA storia, LA storia continua
Mai alcuna confessione di innocenza, Prospero

Testimonianze
“Volevo dirgli grazie per avermi fatto capire la storia di quegli anni”. Una testimonianza sui funerali di Prospero Gallinari
Perché sono andato ai funerali di Prospero Gallianari by Stecca
In memoria di Prospero Gallinari di Oreste Scalzone
Al funerale di Gallinari la generazione più felice e più cara
Su Prospero Gallinari
Da contromaelstrom.com – Ciao Prospero, amico e fratello
Gallinari e il funerale che andava fatto anche per gli altri
Un contadino comunista nelle lotte di classe degli anni 70

Riflessioni
Irriducibili a cosa?
Ancora una volta Prospero Gallinari ha spiazzato tutti
Laboratorio Aq16, Gli anni 70 che non finiscono mai. Riflessioni sulla cerimonia di saluto a Prospero Gallinari

La storia
Quadruppani – Mort d’un combattant
Bianconi – I parenti delle vittime convocati via posta per perdonare Gallinari
Prospero Gallinari chiede la liberazione condizionale e lo Stato si nasconde dietro le parti civili
“Eravamo le Brigate rosse”, l’ultima intervista di Prospero Gallinari
Prospero Gallinari quando la brigata ospedalieri lo accudì al san Giovanni
Gli avvoltoi s’avventano sulla memoria di Prospero Gallinari
Gallinari è morto in esecuzione pena dopo 33 anni non aveva ancora ottenuto la libertà condizionale
Prospero Gallinari un uomo del 900
Chi era Prospero Gallinari?
Gallinari e Caselli, il confronto tra cattivi maestri e bravi bidelli
Gallinari, Gotor e le lettere di Moro
Caselli Prospero Gallinari e i cattivi maestri
In risposta a Caselli su Gallinari

La denuncia
www.contropiano.org, 4 indagati per un funerale, quello di Prospero Gallinari

Stavolta i link li metto in apertura invece che ha fine post

Per far capire alla procura di Bologna che se ha intenzione di andare avanti con questa ridicola pantomima allora da lavorare avrà veramente tanto.
Quel giorno a salutare Prospero Gallinari eravamo un migliaio, sotto la neve fitta, dopo che i treni da tutta la penisola ci avevano fatto ritrovare a Coviolo, in provincia di Reggio Emilia.
Un saluto struggente, non retorico, dolce e combattivo quello che in tanti abbiamo portato ad un uomo che non ha mai scambiato la sua dignità per un po’ di libertà, che non ha aperto un conto di cambiali con lo Stato per riappropriarsi della sua vita come in troppi hanno fatto,
che è morto detenuto, fino all’ultimo battito del cuore.
Un uomo tutto intero, con la sua storia in tasca e nello sguardo: un uomo il cui funerale andava proprio fatto così,
nel calore di tanti, tra i canti e le bandiere, tra i sorrisi e quei bicchieri di vino a farci sentire tutti una cosa sola.
Prospero quel giorno ce ne ha fatti tanti di regali,
Prospero quel giorno ha riso con noi, circondato da quella banda di vecchi amici che l’hanno salutato a pugno chiuso e sorriso sul volto,
così come un rivoluzionario va salutato.

Ora … non so che paura possano farvi…
non so come facciate ad aver paura di una generazione ormai anziana, che avete martoriato con ergastoli, isolamento e tortura…
ma che non avete completamente piegato, anzi.
Di che avete paura? Del fatto che ancora siamo vivi, che ancora cantiamo, che il fischio che scaldava le piazze e poi le celle, e poi i tavolacci delle torture, ancora scalda i cuori e scioglie la neve?
Se avete paura di questo allora inquisiteci tutti, questa “istigazione a delinquere in concorso” non è solo per Sante, Tonino, Salvatore (che oltretutto non ha preso parola) e Davide… eravamo mille.
Tutti e mille ci abbiamo messo cuore e faccia… che la procura di Bologna bussi pure,
se ha paura dei morti e del ricordo che portiamo dentro, faccia pure….

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Irriducibili a cosa?

Una risposta a Benedetta Tobagi… 1/continua


In nome di quale presente abbiamo il diritto di giudicare il nostro passato?

Roland Barthes

di Paolo Persichetti

C’è una parola che mette molta paura: quella di «irriducibile». Si è scritto tanto attorno a questo termine nei giorni scorsi, dopo la morte e la cerimonia di saluto a Prospero Gallinari, momento in cui i cosiddetti irriducibili, cioè quelli che sono stati descritti come gli indefessi, gli ostinati e gli irremovibili, altrimenti detto «coloro che non hanno mai fatto i conti col passato», e dunque per questo ritenuti ottusi e tetragoni testimoni della stagione rivoluzionaria degli anni 70, sarebbero sorprendentemente riemersi – cosa ancor più preoccupante – in folta compagnia.
Ne ha scritto su Repubblica in due occasioni, il 15 (qui) e il 24 gennaio (qui), Benedetta Tobagi, di fresca nomina al cda della Rai e proiettata, forse un po’ troppo in fretta, nel ruolo di amministratrice della memoria di quel decennio.

Irriducibile: un termine estraneo al lessico della lotta armata
Eppure contrariamente a quanto si è scritto in passato e si continua a scrivere, l
a parola «irriducibile» non appartiene al lessico brigatista. La diffusione di questa etichettatura ha contribuito non poco a fornire una immagine distorta della cultura politica dei militanti che hanno preso parte alla lotta armata. Proviamo a vedere perché.
Il lemma, in realtà, ha svolto una funzione centrale nel vocabolario dell’emergenza giudiziaria e penitenziaria. E’ un conio dello stato di eccezione italiano, impiegato dalla magistratura, utilizzato dai corpi di polizia e dall’apparato carcerario e, in seguito, divenuto di uso comune nel mondo dei media per classificare i prigionieri politici che hanno rifiutato di sottomettersi alla legislazione premiale e differenziale: la delazione remunerata dei collaboratori di giustizia (i cosidetti “pentiti”) e l’abiura, anch’essa remunerata, la cosidetta dissociazione.
Irriducibile, era e resta, chi ha rifiutato di accedere a queste due categorie. Un’area, quella della «irriducibilità», che include figure e generazioni molto diverse tra loro per opinioni politiche e atteggiamenti (sul perdurare o meno dello scontro armato e sull’analisi della società).
Per intenderci: sono considerati irriducibili i cosidetti “continuisti”, cioè coloro che hanno mantenuto ferma la convinzione nel proseguimento della lotta armata anche di fronte ai radicali mutamenti sociali e geopolitici intervenuti nel corso degli anni 80, al pari di quelli che si sono pronunciati in favore di una discontinuità, di un oltrepassamento dell’esperienza armata, o di quelli che in forme varie, anche meno visibili pubblicamente, hanno ritenuto conclusa l’esperienza della lotta armata avviando altri percorsi non più, o non sempre, politici, ricollocando il loro impegno – quando hanno pututo – su terreni civili, sociali e culturali.
Ciò che accumuna quest’area pluriversa, etichettata comunque come “irriducibile”, è dunque il rifiuto delle logiche inquisitoriali dell’emergenza giudiziaria. Nulla a che vedere con lo stereotipo riportato da Benedetta Tobagi nei suoi articoli (ma anche da altri), ovvero: «significato storico assunto dall’aggettivo, sostantivato per designare il terrorista o detenuto politico “che non recede dalle proprie convinzioni”». Lì dove per «recedere» – è bene sottolineralo – non si deve intendere una libera azione riflessiva, una disposizione dell’animo, un afflato della coscienza, un soprassalto dello spirito, che potrebbe ispirare e accompagnare nobili percorsi di distacco interiore, momenti d’autocritica assolutamente disinteressati, autonomi e genuini, ma l’adesione ai dispositivi di assoggettamento previsti in sede penale e penitenziaria, attraverso una lunga serie di decreti e dispositivi legislativi di tipo premiale, varati tra il 1979 e il 1987, che introducendo trattamenti differenziali hanno incrinato il principio di eguaglianza di fronte alla legge e trasformato l’inchiesta, il processo e il carcere, da sedi di verifica e ricerca della prova o di svolgimento della pena, in mercati delle indulgenze, fiere dello scambio politico, luoghi dove si riceve un po’ di futuro in cambio del proprio passato. Qualcosa di assolutamente opposto ad ogni storicizzazione o esercizio libero ed autonomo della critica.
Diceva a tale proposito Jeremy Bentham che «la sfera della ricompensa è l’ultimo asilo dove si trincera il potere arbitrario».
Se ancora le parole hanno un senso, in questa epoca dove ormai il senso sembra aver perso ogni parola, la nozione di irriducibilità dovrebbe designare l’emergenza giudiziaria, il protrarsi ad oltre tre decenni di distanza degli irrisolti penali, degli ergastoli, degli esiliati, gli ukaze contro la parola degli ex militanti di allora. Irriducibile è la memoria giudiziaria che dopo tanti decenni ha sovrapposto all’oblio penale l’oblio dei fatti sociali e alla memoria storica la memoria giudiziaria.

«Negli ultimi dieci anni l’Italia aveva subito la più radicale trasformazione socio-economica dal dopoguerra ed erano cambiati sia i soggetti sociali e politici delle lotte da cui erano nate le Br, sia i presupposti della nostra strategia rivoluzionaria. Prendere atto di queste trasformazioni era una necessità storica che valeva per me, quanto per chi desiderava seriamente interrogarsi sul significato di ciò che era successo. A quel punto la parola “irriducibile” non connotava nessuna realtà sociale. Era un trucco del linguaggio. A cosa si sarebbe dovuti essere “riducibili”? Secondo il potere, alla dissociazione: nel senso che non si era più irriducibili se si diventava dissociati!».

Renato Curcio (intervistato da Mario Scialoja), A viso aperto, Mondadori 1993, p. 209

«L’abiura è come un’eco lunga, un discorso che ricomincia sempre dallo stesso punto, un rimbombo senza fine. Essa nasconde, non svela. Dirò una cosa che vorrei provocasse quelli della mia generazione. Quel che è avvenuto negli anni Settanta è roba nostra, non puoi glissare. I dissociati glissano. Mentre sarebbe stato possibile – difficile ma possibile – fare tutti assieme una riflessione vera, completa, senza rimozioni, dichiarando che era finita. Perché il progetto era realmente fallito, questo era chiaro, anche a quelli che continuarono non potendo far altro.[…] Fare questo dibattito sul serio e fino in fondo significava assumersi la responsabilità politica di tutto mentre si chiudeva tutto. E quanti erano disposti a farlo? Fra di noi e fuori di noi? Apperna si fosse arrivati a una discussione seria anche sul modo con il quale si reagì al fenomeno Br e lo si combatté, coloro che non vogliono fare i conti con quegli anni, avrebbero inchiodato la discussione con i soliti falsi misteri che servono a impedire che se ne parli. Avrebbero fatto e detto di tutto contro di noi – nella sconfitta, ci ricorda la scuola dei cinici, chi ha perso non solo ha perso, ma deve essere cancellato, deformato, annichilito».

Mario Moretti (intervisatto da Rossana Rossanda e Carla Mosca), Brigate rosse, una storia italiana, Abanasi 1° edizione 1994, pp, 252 e 254

«Siamo al culto della delazione, alla canonizzazione dei collaboratori di giustizia. E in parte è colpa mia. Le confesso una cosa: ogni sera io recito un atto di dolore per aver contribuito, negli anni Settanta, alla diffusione di questo modo di fare giustizia […] Sa, sto pensando di presentare un disegno di legge per cambiare le cose: prendo le regole dell’Inquisizione di Torquemada e le traduco in italiano moderno. Ci sono più garanzie in quelle che nel nostro codice di procedura penale».

Francesco Cossiga, La Stampa, 19 aprile 1995

Che cosa vuol dire irriducibile?
Il primo significato suggerito dal vocabolario online della Treccani (qui) e ripreso anche dalla Tobagi nel suo articolo è, «Che non si può ridurre, cioè rimpiccolire, restringere, ricondurre a una forma più semplice». Altrimenti detto schiacciare. D’altronde l’etimologia è chiara: la particella prefisso “ir”, davanti a parole che inizano con “r” – spiega il dizionario etimologico – assume valore di negazione del significato positivo del termine corrispondente all’interno del quale è comunque ricompreso, a meno che il lemma non abbia assunto una sua rilevanza ed autonomia significative. Esempio: raggiungibile/irraggiungibile; razionale/irrazionale; resistibile/irresistibile, riguardoso/irriguardoso; rilevante/irrilevante.
Per esser chiari: irriducibile vuol dire «non riducibile», dunque che non può essere o non si lascia ridimensionare, che non può essere semplificato, banalizzato, appiattito, livellato. Per estensione: omologato, adattato, limitato, forzato, formattato, obbligato, impoverito.
E siccome le parole hanno senso solo se calate nel contesto in cui sono state coniate per fornire una definizione, in carcere irriducibile è colui che non si lascia piegare dalla disciplina punitiva dell’emergenza, è colui che resiste e oppone al tentativo di riduzione, di adattamento e formattazione ai valori dominanti, all’omologazione della norma, la ricchezza della propria esperienza, della storia dai cui proviene. In questo contesto irriducibile è sinonimo di complessità, estensione, espansione, molteplicità, stratificazione, sfumatura.
Irriducibile è quando ti si vuole imporre una forma e tu ti opponi perché ne contieni mille altre. Non a caso Benedetta Tobagi per contestare una cosa del genere è costretta a definire l’irriducibile, colui che «non depone l’armamentario ideologico per riconoscersi nei principi dello Stato costituzionale», come se lo Stato costituzionale – stando a quelli che sono i suoi postulati teorici – possa conciliarsi con il suo contrario, un assoluto etico a cui tutti devono uniformarsi, dove non c’è spazio sociale o pubblico autonomo e separato dallo spazio statale e quindi tutto ciò che è autonomia, figuriamoci critica, diventa immediatamente una forma di sovversione dell’etica istituzionale costituita.
Di irriducibili è piena la storia, pensate a Galileo e Giordano Bruno.

«La storia, si è già detto, è stata sempre quella narrata dai vincitori. Bisognerebbe aggiungere e precisare che i suoi scrittori sono spesso reclutati fra gli sconfitti o i trasfughi, i quali in tal modo si trasformano in uomini vinti. A quanto pare, la lezione fornita dall’uomo vinto è alla base della nostra memoria. E oggi, per tanti aspetti, è come se ci trovassimo in una situazione fondativa, analoga a quella dei primi secoli della nostra era.
La storia degli eretici, per esempio, ci è stata raccontata soprattutto dai loro grandi nemici, gli eresiologi, e sulla visione di costoro si è fondata l’ortodossia; ma bisogna ricordare che la maggior parte di questi eresiologi furono degli eretici o dei pagani pentiti come l’ex manicheo sant’Agostino, così diventato potente vescovo di Cartagine, o l’ex pagano sant’Ireneo vescovo di Lione, autore di un testo – Contro le eresie – d’importanza fondamentale per la storia dell’ortodossia cristiana. Si potrà ricordare lo storico degli ebrei Flavio Giuseppe. Egli e i suoi compagni rimasero accerchiati dai romani e decisero di suicidarsi per non consegnarsi al nemico. Per ultimo rimase proprio Giuseppe; cambiò idea, passò dalla parte dei romani e si mise a scrivere la storia degli ebrei… per i romani, benignamente trattato dall’imperatore Vespasiano e aggiungendosi il nome Flavio».

Vincenzo Guagliardo, Dei dolori e delle pene, Sensibili alle foglie 1997, p. 89

Fare i conti?
Una delle caratteristiche dell’irriducibile, scrive Benedetta Tobagi, è la sua incapacità di saper fare i conti col passato.
Ma cosa vuol dire “fare i conti” ? Un giurista tedesco, Helmut Quaritsch (Giustizia politica, Giuffré 1995) lo spiegava all’incirca in questo modo:

«Fare i conti» va inteso come espressione che contiene un concetto comprensivo che include in sé la nozione di elaborazione e di superamento del passato. Processo non conclusivo, lì dove esso è legato al problema della ricerca storica, della coscienza della memoria, ma anche chiusura lì dove la riflessione giuridica configura la presenza di una componente formale di decisione e procedura del superamento del passato che si esprime nelle sentenze ma anche nelle amnistie».

continua/1

La cerimonia di saluto
Il discorso: “A Prospero Gallinari. Fine di una storia la storia continua
Tutti a Coviolo per salutare Prospero Gallinari la cerimonia si terrà domani 19 gennaio alle-14-30
Ciao Prospero
In diretta da Coviolo immagini e parole della cerimonia di saluto a Prospero Gallinari/1
In diretta da Coviolo in migliaia per salutare Prospero Gallinari/2
La diretta twitter dai funerali
Ciao Prospero
Gli assenti
Scalzone: Gallinari come Prospero di Shakespeare, “la vita è fatta della stessa sostanza dei sogni”
Fine di UNA storia, LA storia continua
Mai alcuna confessione di innocenza, Prospero

Testimonianze
“Volevo dirgli grazie per avermi fatto capire la storia di quegli anni”. Una testimonianza sui funerali di Prospero Gallinari
Perché sono andato ai funerali di Prospero Gallianari by Stecca
In memoria di Prospero Gallinari di Oreste Scalzone
Al funerale di Gallinari la generazione più felice e più cara
Su Prospero Gallinari
Da contromaelstrom.com – Ciao Prospero, amico e fratello
Gallinari e il funerale che andava fatto anche per gli altri
Un contadino comunista nelle lotte di classe degli anni 70

Riflessioni
Irriducibili a cosa?
Ancora una volta Prospero Gallinari ha spiazzato tutti
Laboratorio Aq16, Gli anni 70 che non finiscono mai. Riflessioni sulla cerimonia di saluto a Prospero Gallinari

La storia
Quadruppani – Mort d’un combattant
Bianconi – I parenti delle vittime convocati via posta per perdonare Gallinari
Prospero Gallinari chiede la liberazione condizionale e lo Stato si nasconde dietro le parti civili
“Eravamo le Brigate rosse”, l’ultima intervista di Prospero Gallinari
Prospero Gallinari quando la brigata ospedalieri lo accudì al san Giovanni
Gli avvoltoi s’avventano sulla memoria di Prospero Gallinari
Gallinari è morto in esecuzione pena dopo 33 anni non aveva ancora ottenuto la libertà condizionale
Prospero Gallinari un uomo del 900
Chi era Prospero Gallinari?
Gallinari e Caselli, il confronto tra cattivi maestri e bravi bidelli
Gallinari, Gotor e le lettere di Moro
Caselli Prospero Gallinari e i cattivi maestri
In risposta a Caselli su Gallinari

Ancora una volta Prospero Gallinari ha spiazzato tutti. Ai suoi funerali si è riaffacciata la “memoria del cambiamento”

Dopo le testimonianze cariche di emozione sulla morte di Prospero Gallinari e i suoi funerali, cominciano ad arrivare anche le riflessioni sul significato della sua storia e sullo scalpore suscitato nell’establishement dall’affollata partecipazione alla cerimonia di saluto. Come promesso, nel limite delle possibilità di questo piccolo blog, continuiamo a pubblicare i materiali che ci arrivano o ci vengono segnalati.

Non so se stiamo assistendo ad un risveglio della «memoria del cambiamento», come si sostiene nel commento che segue. Personalmente ho una interpretazione più pessimistica della situazione “mentale”, ancor prima che culturale e politica dell’Italia. Più che sul “noi” le reazioni suscitate dai funerali di Gallinari hanno attirato il mio interesse su “loro”.
La preoccupata attenzione verso quella che il criminologo Giulio Vasatauro, uno dei primi a commentare i fatti, ha definito «un evento politico di cui va colta la portata», a mio avviso, è un rivelatore interessante dello scarto che separa il ceto politico-istituzionale, il mondo dei media, i poteri economico-finanziari, l’intero establishement, dal Paese reale.

Per dare una spiegazione a questa inquietudine improvvisa, più che la categoria della rimozione torna utile quella della forclusione, che Oltralpe alcuni studiosi del conflitto sociale e dell’azione collettiva (tra loro Isabelle Sommier) hanno preso in prestito dalla psicoanalisi lacaniana.
Provo a dare una definizione: a differenza della rimozione, ciò che viene negato (il significante che in questo caso è l’insediamento sociale della lotta armata, le dimensioni di un progetto che aveva radici nel contesto socio-politico degli anni 70) non è integrato nell’inconsciente del soggetto (dunque gli appartiene ma per difesa viene respinto nel profondo della psiche) ma è espunto.
Per questa ragione ciò che è negato non riemerge in superficie dall’interno del soggetto ma viene percepito come qualcosa che proviene dal seno del reale. In psicologia clinica si parla di fenomeno psicotico e non nevrotico.
L’effetto è quello di presentificare nel reale proprio ciò che è stato abolito simbolicamente dalla coscienza pubblica, in questo caso dalla memoria, dando luogo a fenomeni allucinatori. Quel che accade periodicamente in Italia ogni qualvolta l’attualità riporta al centro la memoria degli anni 70


La rivoluzione è un fiore che non muore, perché non può morire

Si può descrivere il divenire della storia come la stratificazione di momenti, istantanei fotogrammi di una incessante trasformazione.
Quella di raccontare la storia è in generale prerogativa di chi ha diritto di parola ed in caso di un conflitto questa è la parola del vincitore. Dice Fromm: “Il rivoluzionario che ha successo è uno statista, quello che non ha successo un criminale1” come a dire che la descrizione della storia porta in sé il germe del giudizio. Proclamerà a gran voce nome di chi ha vinto e di chi ha perso e spiegherà come il filo dell’avere ragione conduca necessariamente, fotogramma dopo fotogramma, alla bocca di chi, solo, può parlare – di chi, per primo, deve essere ascoltato.
Il conflitto che muove la storia, sebbene sia raccontato a posteriori dal vincitore, è però guidato dagli sconfitti. È solo seguendo le loro mosse e confrontandosi sul loro campo che il vincitore si dimostra tale. Il primo principio agente, motore della storia, è quello di chi perde.
Da qui partono gli studi sulla storia non ufficiale, in particolare le ricerche sulla storia orale, di cui, grazie a Montaldi, Portelli, Bermani e molti altri, in Italia siamo maestri.
L’impronta della sconfitta è riconoscibile, in positivo, non tanto nei singoli fotogrammi, quanto nella loro successione. Il mutamento prodotto dal conflitto è il mutamento generato da una sconfitta. Il fotogramma mostrato dal vincitore, invece, è immobile e piatto, una stampa in negativo del motore che l’ha prodotto. Le immagini della sconfitta, che traspaiono nelle tracce della stratificazione degli istanti di tempo, possono divenire materia per gli storici ma, pur impregnando di sé il tessuto sociale, difficilmente riescono a trovare una sintesi e a farsi racconto proprio.
La memoria opera sulla storia giocando tra questi due piani: il racconto del presente come istantanea statica, fotogramma inverso del mutamento, e la narrazione, come caleidoscopio delle tracce stratificate, momento generativo del divenire.

— o —

Sarà per questo che nella sua ultima battaglia il compagno Prospero Gallinari, in barba a tutti, ce l’ha fatta ancora. Dopo aver beffato più volte la morte, ora che questa l’ha preso, lui riesce ancora a stupire chi, attaccato alla descrizione statica della storia, scopre che il fotogramma che ha in mano non è che il riflesso distorto di qualcosa che ne è l’esatto opposto.
Sarà forse per questo che la massiccia presenza ai funerali di Prospero, brigatista non pentito né dissociato, ha generato tanto interesse e tanto scalpore.
In Italia abbiamo da anni una media di 3/4 morti sul lavoro al giorno (tra ufficiali e non); la precarietà diffusa genera insicurezza e timore del futuro; la clandestinità è divenuta una pratica comune per i milioni che sono di un altro paese e su questa prende forza il ricatto estremo che si esercita sulle loro vite sussunte dal ciclo della produzione di valore… se prima c’erano 10 motivi ora ce ne sarebbero 502
Ogni afflato di rivolta smuove questa stratificazione più di quanto non riesca a fermarla qualsiasi richiamo alla dottrina dello Stato Democratico.
Chi pensa e scrive che molti italiani siano vittime di “una perdita di memoria che sconfina nell’amnesia3” si sbaglia. Si intravede, a tratti, il risveglio di una memoria più profonda e radicata, la memoria del cambiamento.

tommaso gennaio 2013

 NOTE

1 E. Fromm, Fuga dalla libertà (Escape from freedom), 1941
2 Sante Notarnicola
3 Giancarlo Caselli, citando Barbara Spinelli, http://www.antimafiaduemila.com/2013011840744/attualita/il-paese-dei-soliti-cattivi-maestri.html


La cerimonia di saluto
Il discorso: “A Prospero Gallinari. Fine di una storia la storia continua
Tutti a Coviolo per salutare Prospero Gallinari la cerimonia si terrà domani 19 gennaio alle-14-30
Ciao Prospero
In diretta da Coviolo immagini e parole della cerimonia di saluto a Prospero Gallinari/1
In diretta da Coviolo in migliaia per salutare Prospero Gallinari/2
La diretta twitter dai funerali
Ciao Prospero
Gli assenti
Scalzone: Gallinari come Prospero di Shakespeare, “la vita è fatta della stessa sostanza dei sogni”
Fine di UNA storia, LA storia continua
Mai alcuna confessione di innocenza, Prospero

Testimonianze
“Volevo dirgli grazie per avermi fatto capire la storia di quegli anni”. Una testimonianza sui funerali di Prospero Gallinari
Perché sono andato ai funerali di Prospero Gallianari by Stecca
In memoria di Prospero Gallinari di Oreste Scalzone
Al funerale di Gallinari la generazione più felice e più cara
Su Prospero Gallinari
Da contromaelstrom.com – Ciao Prospero, amico e fratello
Gallinari e il funerale che andava fatto anche per gli altri
Un contadino comunista nelle lotte di classe degli anni 70

Riflessioni
Ancora una volta Prospero Gallinari ha spiazzato tutti
Laboratorio Aq16, Gli anni 70 che non finiscono mai. Riflessioni sulla cerimonia di saluto a Prospero Gallinari

La storia
Quadruppani – Mort d’un combattant
Bianconi – I parenti delle vittime convocati via posta per perdonare Gallinari
Prospero Gallinari chiede la liberazione condizionale e lo Stato si nasconde dietro le parti civili
“Eravamo le Brigate rosse”, l’ultima intervista di Prospero Gallinari
Prospero Gallinari quando la brigata ospedalieri lo accudì al san Giovanni
Gli avvoltoi s’avventano sulla memoria di Prospero Gallinari
Gallinari è morto in esecuzione pena dopo 33 anni non aveva ancora ottenuto la libertà condizionale
Prospero Gallinari un uomo del 900
Chi era Prospero Gallinari?
Gallinari e Caselli, il confronto tra cattivi maestri e bravi bidelli
Gallinari, Gotor e le lettere di Moro
Caselli Prospero Gallinari e i cattivi maestri
In risposta a Caselli su Gallinari

Gli anni 70 che non finiscono mai. Riflessioni sulla cerimonia di saluto a Prospero Gallinari

L’eresia di Gallinari tra tabù e mediocrità

di Daniele Codeluppi
Laboratorio aq16 di Reggio emilia, 28 gennaio 2013

Fonte: http: www.globalproject.info

A dieci giorni dal funerale di Prospero Gallinari volevo prendere parola in merito allo sciame sismico di prese di posizioni, condanne e sciacallaggi elettorali. Avrei potuto prendere parola ed entrare nel polpettone del botta e risposta ma ho voluto rispettare il lutto e il dolore degli amici che piangevano la scomparsa di Prospero evitando di scendere al livello becero delle polemiche locali e nazionali di questi giorni. Meglio far passare la febbre e prendere parola oggi, preferisco così. Partiamo dal nodo che pare abbia interessato maggiormente, il rapporto di Aq16 con Gallinari. Prospero era un conoscente, lo si vedeva spesso passeggiare nelle sue ore di libertà, due battute in piazza Casotti e poco più, non eravamo amici intimi. Prospero a nostra memoria è passato al centro sociale un paio di volte, ad un dibattito sul movimento zapatista a fine anni novanta e sabato 12 gennaio di quest’anno, durante una cena sociale partecipata da un centinaio di persone, cena dove ho scattato la foto pubblicata su globalproject.info e dove lo si vede con una bottiglia di lambrusco in mano.
Lo dico per essere limpido e riportare tutto su un piano di realtà, dico però anche che un’amicizia più stretta o una frequentazione maggiore non mi avrebbe di certo imbarazzato. Nel comunicato di Aq16 di lunedì 14 si esprimeva cordoglio per la morte di una persona che piaccia o meno è stato un protagonista della storia d’Italia e che ha mostrato durante tutto il suo trascorso politico coerenza e fermezza, qualità che nella classe politica italiana non se ne vede da un bel pezzo. Forse è per questo che una mitragliata in testa, 3 ergastoli, un cuore a pezzi ed infine la morte non sono bastati a Prospero per essere considerato un essere umano degno di un commiato da parte di coloro che in vita gli hanno voluto bene.

Gallinari l’eretico
Prospero era un eretico, e per gli eretici la santa inquisizione non si accontenta delle fiamme purificatrici. Le fiamme sono per le carni, per lo spirito serve l’atto di abiura. Prospero non ha mai abiurato, domando: è questo il vero problema che fa imbestialire? Averlo piegato nel fisico ma non nello spirito? Prospero si diceva serbasse chissà quali segreti scottanti; secondo voi chi ha segreti davvero scottanti passa gli ultimi anni della sua vita in un quartiere popolare costretto  ai lavori forzati? Non scherziamo, in Italia chi ha segreti scomodi viene fatto fuori o coperto di ricchezze.
Il giornalismo si sa è costretto a fare sintesi, in questi giorni però si è fatto un gran brutto giornalismo ed una brutta politica, il tutto ridotto alla conta dei morti delle Brigate rosse, chi ha chiesto perdono e chi no, chi aveva titoli per parlare di quelle storie e chi no e la pietosa condanna dell’aver tramutato il funerale in un evento politico. Penso che quando muore un personaggio molto famoso sia inevitabile che il piano privato passi in secondo piano, tanto più quando chi muore è un personaggio molto discusso della storia. Tutto il resto rimane ascrivibile al normale commiato ad un uomo comunista: l’internazionale, il ricordo dei suoi ex compagni di organizzazione e i pugni chiusi sono cose normali in un contesto così. Oggi suona retrò ragionandolo nel senso comune, ma poi neanche tanto se pensiamo che il presidente della repubblica Napolitano in gioventù l’internazionale lo ha cantato ed il pugno chiuso lo fanno anche i fans dei Modena City Ramblers.

Giudizio politico?
Visto che ci sono entro anche nel merito del presunto giudizio politico che qualcuno o qualcosa doveva esprimere su Gallinari, come se il soggetto già non fosse stato giudicato colpevole dai tribunali italiani, dalla società e dalla storia scritta da chi lo ha sconfitto. Pare, leggendo dichiarazioni uscite in questi giorni, che Aq16, in veste di rappresentante dei movimenti di contestazione odierni, con il comunicato dichiarava la raccolta dell’eredità politica del brigatismo rosso, domanda: ma qualcuno tra i politici, amministratori e giornalisti che hanno chiosato in questi giorni ha letto il comunicato targato Aq16 di lunedì 14?
A giudicare dalle mirabolanti esternazioni pare di no. A leggerlo si fa ancora in tempo. Comunque tornando sul giudizio politico, penso che è monco se lo si dà a determinate azioni estrapolandole dal contesto perchè questo meccanismo è la base di tutti i revisionismi storici. Come chiedere se tagliare la testa a Maria Antonietta fu un atto giusto o meno, senza comprendere il momento storico in cui si dette quella determinata azione. Nella decade dei 60 e 70 intere macroregioni mondiali si stavano liberando dal giogo del colonialismo e delle dittature con la lotta armata, basti pensare all’Africa, al Vietnam, a Cuba. Pochi furono i paesi dove la transizione fu ottenuta con mezzi pacifici come in Portogallo ed in India. Dappertutto fiorivano guerriglie e intere generazioni di giovani imbracciavano il fucile.
Fu in questo contesto globale che anche in Italia nacque l’opzione armata. Il giudizio a posteriori semplicemente lo da l’esito della storia: Ernesto Che Guevara che vinse (uccidendo i suoi nemici) rimase uno dei simboli della lotta contro l’ingiustizia nel mondo per svariate generazioni future tanto da divenire un icona pop, Gallinari e soci che persero (uccidendo i loro nemici) rimangono per la storia ed il giudizio popolare dei pericolosi terroristi.
Gallinari ha quindi sbagliato dal punto di vista rivoluzionario perché non è riuscito nel compito e per lo Stato borghese uscito vincitore ha sbagliato perché ha commesso dei crimini nel tentativo di rovesciarlo. Chi perde paga, Prospero ha riconosciuto la sconfitta ed è stato condannato, lo repubblica italiana invece per le stragi di Stato no. Chi è davvero uscito vincitore dagli anni ’70? Risposta scontata.

Centri sociali e brigate rosse? Ma dove!
Faccio un po’ di chiarezza nel marasma ignorante di storia che gli esponenti di spicco della politica e cultura reggiana hanno creato, i centri sociali di oggi non nascono dalle Brigate rosse, è un’altra storia, non è la nostra storia, se proprio vogliamo sintetizzare e trovare padrini politici nel nostro album di famiglia i centri sociali provengono dai movimenti autonomi del ’77, che a Reggio non erano presenti. La lotta armata italiana invece nasce da un contesto sociale ed operaio scaturito negli anni ’60 con le tensioni dopo le rivolte di piazza Statuto a Torino, l’immigrazione meridionale nelle fabbriche del nord, la vita durissima dell’operaio massa nelle catene di montaggio. Questo contesto, unito con l’esplosione culturale del ’68, crea nel binomio operai/studenti un mix esplosivo che in Italia e nel mondo occidentale industrializzato cambia i costumi e i desideri di milioni di persone… questo desiderio aveva un nome “Rivoluzione”.
Dopo il ‘68 viene l’autunno caldo alla Fiat, il PCI incapace di leggere la portata storica di questo movimento, la reazione bombarola fascista, la strategia della tensione e la scelta di molti rivoluzionari, tra cui Prospero, di praticare la lotta armata per instaurare in Italia un regime socialista di stampo marxista… come si era fatto a Cuba, poi in Nicaragua e come lo si stava provando a fare un po’ dappertutto, consapevoli che la strada riformista in stile cileno era stata violentemente arrestata. Erano anni in cui nel mondo la strada per il cambiamento sociale passava anche per la canna di un fucile, soffermarci solo sul fatto che i brigatisti hanno ucciso tante persone non serve a capire la storia, ci si ferma sull’espressione di un fenomeno senza capirlo. Tutto il resto è storia: l’escalation omicida, i processi, gli ergastoli, la marcia dei quarantamila, una generazione di comunisti rivoluzionari sconfitti, l’inquisizione per tutto il movimento dell’opposizione sociale, l’inizio della contrazione del contropotere sindacale, il contesto mondiale in piena guerra fredda. Come è storia degli anni ’70 anche il salario medio degli operai che in dieci anni si raddoppia, lo statuto dei lavoratori, le lotte e le conquiste femministe e il diritto all’aborto, l’istruzione gratuita di massa, il welfare, la produzione culturale italiana nel suo maggior apice.
Non è facile parlare degli anni ’70 perché sono molte storie, un periodo densissimo e ricchissimo. Ridurlo alla misera definizione di “anni di piombo” è stupido e fa il gioco di chi della storia d’Italia e dei movimenti preferisce che non si sappia niente, producendo di fatto una generazione di italiani senza futuro e senza memoria storica, con la convinzione che in Italia in un periodo storico indefinito c’erano dei “terroristi” venuti da chissà quale incubo che uccidevano a caso delle brave persone. Anche perché se proprio vogliamo parlare seriamente di morti ammazzati, vale la pena ricordare che la storia italiana gronda sangue, un mare in cui le Br sono solo un puntino. Pochi esempi a memoria: il Risorgimento, l’uccisone dei soldati dell’esercito borbonico, la fame nelle campagne del regno, i 600.000 mila della grande guerra morti per dare un significato alla parola patria e nazione, il fascismo, le colonie, la campagna di Russia, la Resistenza, Portella delle Ginestre, i morti di Reggio Emilia, i morti sul lavoro, le donne morte perché abortivano clandestinamente, i morti di Eternit e di inquinamento ambientale… potremmo saltare anche oltre gli anni ’70: la morte della cultura popolare grazie alla tv commerciale privata, le droghe pesanti utilizzate per sedare gli animi ribelli dei quartieri popolari, le stragi mafiose, gli intrecci stato/mafia, tangentopoli, l’epoca del Berlusca, la donna oggetto, la corruzione, la dismissione dei servizi pubblici, la speculazione edilizia… a chi dovremmo imputare questo disastro, a Napolitano, ma siamo seri! La responsabilità della storia di un paese la fanno milioni di persone.
Raccontare degli anni ’70 non spetterebbe ai “centri sociali” nati a cavallo tra anni Ottanta e Novanta come risposta giovanile di rifiuto dell’eroina, del ghetto, dell’individualismo imperante, delle tv private e del berlusconismo rampante.Parlare di quegli anni tocca a chi quegli anni li ha vissuti da militante. Noi abbiamo certamente opinioni su quel periodo, abbiamo letto e ci siamo documentati da soli, perché se aspettavamo l’insegnamento dei politici di sinistra reggiani ci accontentavamo della storiella… “al massimo quattro teste calde che giocavano alla rivoluzione e poi si sono inguaiati”. Abbiamo opinioni certo, ma non esprimiamo giudizi, non tocca a noi dare giudizi, né su Prospero Gallinari, né su quegli anni. Noi i giudizi secchi li serbiamo per quello che riguarda la nostra vita e la nostra esperienza: sulle botte che ci ha riservato lo Stato italiano a Genova nel 2001, sulla politica italiana ed europea che ci condanna alla precarietà ed a un futuro senza welfare, alla rapina di Stato che tramite equitalia ci toglie la dignità, ad un ordinamento giuridico classista molto preciso nel condannare le nostre pratiche di occupazione e di espressione politica e invece totalmente assente per regolare speculazione finanziaria e sfruttamento lavorativo. Queste sono le cose oggetto del nostro giudizio e che esprimiamo politicamente attraverso l’autorganizzazione e l’autogestione di un centro sociale.
Tornando a quegli anni, Prospero Gallinari lo hanno frequentato in tanti prima che facesse le scelte che sappiamo, “l’appartamento” era frequentatissimo di giovani della sinistra reggiana di quei tempi, in molti poi hanno fatto carriera, chi nel PCI, chi nel sindacato. Nel vuoto di contenuti di questi giorni apprezziamo la presa di parola all’indomani della morte di Prospero di persone che in quegli anni c’erano ed erano schierati chi dall’altra parte nella DC e chi nell’appartamento.
Perché questa città non fa i conti con il suo passato? Perché appena si esce dalle righe gli amministratori ricorrono alla retorica del clima anni ’70, ricorrendo a stratagemmi dialettici ignobili del tipo “anche le BR cominciarono così”?
Non si può accollare la responsabilità storica di un dato periodo a chi è nato 30 anni dopo, perché 30 anni dopo ci sono altre cose, altre storie, altri uomini e altre donne.
La nomenklatura della politica di questa città ha bisogno di fare un po’ di analisi, consigliamo un buon professionista: si chiama coraggio, verità e trasparenza.

La cerimonia di saluto
Il discorso: “A Prospero Gallinari. Fine di una storia la storia continua

Tutti a Coviolo per salutare Prospero Gallinari la cerimonia si terrà domani 19 gennaio alle-14-30
Ciao Prospero
In diretta da Coviolo immagini e parole della cerimonia di saluto a Prospero Gallinari/1
In diretta da Coviolo in migliaia per salutare Prospero Gallinari/2
La diretta twitter dai funerali
Ciao Prospero
Gli assenti
Scalzone: Gallinari come Prospero di Shakespeare, “la vita è fatta della stessa sostanza dei sogni”
Fine di UNA storia, LA storia continua
Mai alcuna confessione di innocenza, Prospero

Testimonianze
“Volevo dirgli grazie per avermi fatto capire la storia di quegli anni”. Una testimonianza sui funerali di Prospero Gallinari
Perché sono andato ai funerali di Prospero Gallianari by Stecca
In memoria di Prospero Gallinari di Oreste Scalzone
Al funerale di Gallinari la generazione più felice e più cara
Su Prospero Gallinari
Da contromaelstrom.com – Ciao Prospero, amico e fratello
Gallinari e il funerale che andava fatto anche per gli altri
Un contadino comunista nelle lotte di classe degli anni 70

Riflessioni
Laboratorio Aq16, Gli anni 70 che non finiscono mai. Riflessioni sulla cerimonia di saluto a Prospero Gallinari

La storia
Quadruppani – Mort d’un combattant
Bianconi – I parenti delle vittime convocati via posta per perdonare Gallinari
Prospero Gallinari chiede la liberazione condizionale e lo Stato si nasconde dietro le parti civili
“Eravamo le Brigate rosse”, l’ultima intervista di Prospero Gallinari
Prospero Gallinari quando la brigata ospedalieri lo accudì al san Giovanni
Gli avvoltoi s’avventano sulla memoria di Prospero Gallinari
Gallinari è morto in esecuzione pena dopo 33 anni non aveva ancora ottenuto la libertà condizionale
Prospero Gallinari un uomo del 900
Chi era Prospero Gallinari?
Gallinari e Caselli, il confronto tra cattivi maestri e bravi bidelli
Gallinari, Gotor e le lettere di Moro
Caselli Prospero Gallinari e i cattivi maestri
In risposta a Caselli su Gallinari

«Volevo dirgli grazie per avermi fatto capire la storia di quegli anni». Una testimonianza sui funerali di Prospero Gallinari

I media hanno trattato i funerali di Prospero Gallinari come un “evento” dalla portata politica allarmante. Il significato attribuito alla inevitabile carica simbolica rivestita dalla cerimonia (semplice, spontanea, senza alcuna logistica) ha in buona parte trasceso ciò che ha rappresentato per la comunità dei suoi amici e parenti, dei suoi compagni di lotta politica, di chi aveva per lui, e per la storia che incarnava, sentimenti di stima, rispetto e affetto.
L’emozione, il cordoglio e l’orgoglio del percorso politico svolto sono stati letti e presentati come una minaccia potenziale.
Una reazione, anzi una iper-reazione, molto selettiva e strabica (una eguale reattività è mancata in occasione dei funerali di Pino Rauti, avvenuti in una orgia nostalgica di saluti romani con presenze istituzionali fino agli scranni più alti. Analoga indignazione è mancata per il memoriale, innaugurato ad Affile, del generale Rodolfo Graziani, il macellaio della guerre coloniali in Cirenaica, in Etiopia ed in Eritrea) rivelatrice: per un verso, della fragilità strutturale dell’establishement di questa seconda Repubblica, barricato all’interno di una citadella delle istituzioni che assomiglia sempre alla fortezza del deserto dei Tartari; per l’altro, di quella sorta di cronico deficit di legittimità autopercepito che sucita complessi d’inferiorità istituzionale, e dunque l’eterno bisogno di smarcarsi dalle proprie origini, da parte del ceto politico e più in generale della cultura provenienti dalla sinistra.
Questo blog continuerà a pubblicare, e segnalare, testimonianze e interventi utili alla comprensione di quanto è accaduto


Fonte: Baruda.net

di Davide Steccanella
25 gennaio 2013»

imagesAnche se ovviamente non gliene frega giustamente niente a nessuno, vorrei dare un ulteriore “spaccato” di quel funerale, dicendo perchè sabato ho deciso di andare a Coviolo.
Da tempo avrei voluto incontrare Prospero Gallinari ma per mia colpa e pigrizia (avrei potuto chiedere aiuto al mio collega Burani, persona straordinaria che ho conosciuto nel corso di un processo che facemmo insieme anni fa) o anche “sbattermi” in qualche modo, ma non l’ho fatto, peccato.
E perchè avrei voluto incontare Gallinari, uno si chiede?
Per ringraziarlo perchè gli dovevo qualcosa, e un qualcosa secondo me di importantissimo, gli dovevo l’avermi fatto capire LUI quello che era successo nel mio paese quando ero troppo giovane per comprenderne appieno la portata storica e soprattutto sociale, e che per decenni mi era stato raccontato ed insegnato solo da chi aveva vinto e nel modo in cui voleva chi aveva vinto.
E come avvenne ciò ? Me lo ricordo benissimo perchè non risale a molto tempo fa, stavo girovagando su youtube in cerca di materiale sul caso Moro per un mio personale approfondmento quando mi imbattei sulla sua lunga intervista del video del 2006 “una storia del 900″, ho cliccato, manco lo avrei riconosciuto visto che le solite foto d’epoca ce lo mostravano tutto diverso, e quel suo modo di raccontare e di raccontarsi mi ha colpito e molto positivamente, me lo immaginavo tutto diverso da quello che avevo letto (ovviamente scritto da quei vincitori), e così iniziai ad ascoltare il suo racconto, lungo, più di 1 ora, ma interrotto, una sorta di monologo, era il racconto della sua storia e di quella storia. Era la prima volta che qualcuno me la raccontava così, sembrerà strano ma è proprio così, fino a pochissimi anni fa ero uno dei tanti “indottrinati” dalla storia dei vincitori. Poi ovviamente dopo quella intervista ho letto tutto quello che ha scritto LUI e cercato di recuperare anche le sue altre inteviste, l’ultima delle quali (straordinaria) nel recente documentario francese. Gallinari mi ha fatto capire chi era LUi attraverso la spiegazione paziente, sofferta, precisa, meditata, genuina, vera, dolorosa ed esaltante etc. di quella sua storia e di quella nostra storia che mi era stata sempre taciuta e negata.
Siccome mi pareva di avere capito, ma magari sbagliavo, che lui ci tenesse molto a che venisse saputa e capita anche da chi allora non c’era (non credo si rivolgesse ai suoi compagni che qualla storia con lui l’avevano vissuta…) avrei voluto dirglielo e ringraziarlo e ho pensato di farlo andando a Coviolo in mezzo alla sua gente e nella sua terra, un pò per dirgli “c’è chi ha capito la tua storia ascoltando le tue parole e leggendo i tuoi libri”. Per questo sono andato ai SUOI funerali, non sarei andato al funerale di un altro che non conoscevo, sono andato al SUO.  E’ vero che sapevo che avrei incontrato alcuni amici ai quali sono molto legato, ma quel giorno mi sentivo lì proprio e solo per Prospero Gallinari, un uomo che non avevo mai incontrato.

La cerimonia di saluto
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Ciao Prospero
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Ciao Prospero
Gli assenti
Scalzone: Gallinari come Prospero di Shakespeare, “la vita è fatta della stessa sostanza dei sogni”
Fine di UNA storia, LA storia continua
Mai alcuna confessione di innocenza, Prospero

Testimonianze
“Volevo dirgli grazie per avermi fatto capire la storia di quegli anni”. Una testimonianza sui funerali di Prospero Gallinari
Perché sono andato ai funerali di Prospero Gallianari by Stecca
In memoria di Prospero Gallinari di Oreste Scalzone
Al funerale di Gallinari la generazione più felice e più cara
Su Prospero Gallinari
Da contromaelstrom.com – Ciao Prospero, amico e fratello
Gallinari e il funerale che andava fatto anche per gli altri

La storia
Quadruppani – Mort d’un combattant
Bianconi – I parenti delle vittime convocati via posta per perdonare Gallinari
Prospero Gallinari chiede la liberazione condizionale e lo Stato si nasconde dietro le parti civili
“Eravamo le Brigate rosse”, l’ultima intervista di Prospero Gallinari
Prospero Gallinari quando la brigata ospedalieri lo accudì al san Giovanni
Gli avvoltoi s’avventano sulla memoria di Prospero Gallinari
Gallinari è morto in esecuzione pena dopo 33 anni non aveva ancora ottenuto la libertà condizionale
Prospero Gallinari un uomo del 900
Chi era Prospero Gallinari?
Gallinari e Caselli, il confronto tra cattivi maestri e bravi bidelli
Gallinari, Gotor e le lettere di Moro
Caselli Prospero Gallinari e i cattivi maestri
In risposta a Caselli su Gallinari

A Prospero Gallinari, “Fine di una storia. La Storia continua…”

Il discorso di saluto letto ai funerali di Prospero Gallinari da chi ha condiviso con lui la lotta politica nelle Brigate Rosse e la prigionia nelle carceri speciali

Coviolo 19 gennaio 2013

Fonte Militant

funerali_gallinari_fotogramma_8_jpgProspero se n’è andato.
Ci aveva abituati male, eravamo abituati a vederlo risollevarsi dopo ogni caduta, dopo il colpo in testa, dopo gli attacchi al cuore, ma questa volta non ce l’ha fatta.
Nonostante i suoi anni non fossero molti più dei nostri, dava l’impressione di essere molto più grande. Colmava questo divario tranquillizzandoci con l’appellativo “vecchio mio, vecchia mia”. Questa impressione che fosse grande proseguiva sentendolo parlare. Pacato. Discorsivo. Riflessivo. Ma la cosa che ti rasserenava al termine di ogni discussione, fosse avvenuta in un bar o in una casa negli anni della clandestinità e dell’organizzazione;  in  una cella o in un’aula di tribunale negli anni passati insieme prigionieri, era la sensazione di aver ricevuto qualcosa e la convinzione che il Gallo avesse preso qualcosa da ciò che si era detto. Ed era anche questo che lo rendeva capo, lontano da leaderismi che non fanno crescere, che nulla danno agli altri compagni.
Prospero aveva 45 di piede, erano pochi quelli di noi che nei momenti di necessità potevano scambiare le scarpe con lui. Al nostro sguardo interrogativo di quello strano rapporto piede altezza, rispondeva che i sacchi in spalla quando si è giovani non aiutano a crescere. In altezza. Aiutano però a capire come va il mondo, questo si. Cosi come si impara qualcosa, seduto sulle spalle del padre, a seguire i funerali dei compagni morti, il funerale a cui aveva assistito da piccolo, quello degli uccisi dalla polizia a Reggio Emilia. E si che la celere si prodiga sempre in insegnamenti di come vanno le cose a questo mondo. Continua a farlo, lo fa sempre. Ne sa il movimento a Genova, ne sanno gli operai e i giovani sempre più frequentemente in questi ultimi tempi.
A Prospero piaceva dire che “volere è potere”, se c’è la forza di un’organizzazione, un collettivo, un partito. Negli ultimi anni, ormai tanti, qualcosa di amaro accompagnava le chiacchierate e le discussioni nostre che si erano fatte sempre più rade per il permanere della sua condizione di detenuto agli arresti domiciliari, della lontananza e la fine del collettivo.
Era l’amarezza data dalla conclusione di una storia organizzativa che puntava alto, al cambiamento rivoluzionario di questo paese. Resa tanto più amara dalla polverizzazione nelle conclusioni, dal non essere riusciti infine a dare vita nel paese ad una ampia riflessione su quegli anni, nonostante gli sforzi e l’impegno profuso. E’ stato questo l’ultimo impegno politico collettivo, quello per una amnistia, che insieme all’agire della sinistra e dei movimenti liberasse la memoria dello scontro di classe dall’ipocrisia e dai ricatti e poi i corpi di quanti rimangono ancora in carcere e che sembrano essere stati abbandonati.
Infine, Prospero era buono, riusciva a dimenticare le accuse ricevute ingiustamente da altri compagni, anche da parte di quelli che in un batter d’occhio passarono dalla critica da sopra a quella da sotto. Ma il Gallo riusciva ad essere molto generoso.
Chissà perché Prospero non si è risollevato questa volta. Deve essere stato colto di sorpresa. Non ci dirà mai quale sia stato l’ultimo pensiero, se ne ha avuto il tempo.
Noi crediamo di saperlo, ci piace immaginarlo: ha pensato alla sua compagna, a Giava. E forse ha avuto il tempo di dire a noi tutti: vecchi miei, compagni cari, io vado …
“Fine di una storia. La storia continua ”.

Pasquale Abatangelo, Renato Arreni, Paolo Cassetta, Geraldina Colotti, Natalia Ligas, Maurizio Locusta, Sante Notarnicola, Remo Pancelli, Bruno Seghetti


La cerimonia di saluto
Il disscorso: “A Prospero Gallinari. Fine di una storia la storia continua
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Ciao Prospero
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Gli assenti
Scalzone: Gallinari come Prospero di Shakespeare, “la vita è fatta della stessa sostanza dei sogni”
Fine di UNA storia, LA storia continua
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Testimonianze
“Volevo dirgli grazie per avermi fatto capire la storia di quegli anni”. Una testimonianza sui funerali di Prospero Gallinari
Perché sono andato ai funerali di Prospero Gallianari by Stecca
In memoria di Prospero Gallinari di Oreste Scalzone
Al funerale di Gallinari la generazione più felice e più cara
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Gallinari e il funerale che andava fatto anche per gli altri
Un contadino comunista nelle lotte di classe degli anni 70

Riflessioni
Laboratorio Aq16, Gli anni 70 che non finiscono mai. Riflessioni sulla cerimonia di saluto a Prospero Gallinari

La storia
Quadruppani – Mort d’un combattant
Bianconi – I parenti delle vittime convocati via posta per perdonare Gallinari
Prospero Gallinari chiede la liberazione condizionale e lo Stato si nasconde dietro le parti civili
“Eravamo le Brigate rosse”, l’ultima intervista di Prospero Gallinari
Prospero Gallinari quando la brigata ospedalieri lo accudì al san Giovanni
Gli avvoltoi s’avventano sulla memoria di Prospero Gallinari
Gallinari è morto in esecuzione pena dopo 33 anni non aveva ancora ottenuto la libertà condizionale
Prospero Gallinari un uomo del 900
Chi era Prospero Gallinari?
Gallinari e Caselli, il confronto tra cattivi maestri e bravi bidelli
Gallinari, Gotor e le lettere di Moro
Caselli Prospero Gallinari e i cattivi maestri
In risposta a Caselli su Gallinari

Gallinari e il funerale che andava fatto, anche per gli altri

Da baruda.net 

“Due razze di uomini. L’una uccide e paga, anche con la vita.
L’altra giustifica migliaia di crimini ed accetta di ricavarne onori”

Albert Camus

23 gennaio 2013

Dal blog di FrancoSenia la citazione che tra le tante mi ha più lasciato sulla pelle il calore di sabato scorso, quel calore immenso che ci avvolgeva sotto la neve di Coviolo, in quel panorama piatto e soffice, che accarezzava lo sguardo mentre salutavamo Prospero.
Un viaggio di due giorni che lascerà il segno dentro di me, che ha scavato nel profondo in ogni suo abbraccio, in ogni mano a cui mi son aggrappata o che ho sentito attaccarsi a me, improvvisamente.

Foto di valentina perniciaro _coviolo_

Foto di valentina perniciaro _coviolo_

mai dimenticherò la mano di Sante che mi ha stretto nella folla quando Oreste ha iniziato il suo fischio coinvolgente… una mano tremante, che cercava alla cieca un calore da stringere, per poter iniziare un canto collettivo.
Poi Renato, il cui sguardo e le cui mani mi hanno colpito più di tutti gli altri e forse non conosco parole adeguate per descriverne il motivo, son quelle cose che viaggiano sulle vibrazioni nell’aria,
che si poggiano sulla pelle e lì scaldano il resto del corpo. Il suo sguardo carezzava quella bara e conteneva un mondo intero, forte, dignitoso, pulitissimo.

Foto da Contropiano

Mai dimenticherò un treno pieno di ergastolani che tagliava l’Italia in due (abbiamo provato a contare il numero degli anni di carcere scontati in quelle carrozze in corsa ma ad un certo punto il conto si è perso)
mai dimenticherò quella neve soffice, l’abbraccio con mille compagni che ognuno strappava la carne e il sorriso.
E’ stato un funerale felice,
ha ragione Sante,
Prospero, che preferisco chiamare Gallo almeno su queste pagine, ha regalato a noi compagni quel che ancora ci mancava, quel che mancava a tutti coloro di quella generazione presenti in quel piccolo cimitero emiliano.

Con Prospero siamo riusciti a seppellire Mara, i fratelli Mantini, Annamaria, Martino, Antonio, Luca, Wilma
cantando quello stonatissimo coro d’Internazionale, abbiamo per la prima volta salutato e seppellito tutti insieme tutti quei compagni uccisi e rimossi dalla memoria collettiva, spesso anche del movimento stesso.
Più che spesso. E cavolo che bene che ci ha fatto, che esplosione straordinaria d’amore che c’è stata.
Perché con noi c’era anche chi non poteva esserci,
perché chi è detenuto ha mandato un figlio, un bacio, un sorriso, un foglietto,
perché gli esuli, lontani da decenni dalla terra e lingua di casa c’erano tutti,
i loro nomi son stati urlati uno ad uno.
Non c’è stata una lacrima di tristezza Prospero, malgrado la tua mancanza sia pesante,
ci son state lacrime di un’emozione che in me ha mutato tante cose,
che in me ha riaperto quella bella capacità di credere di far parte di qualcosa di straordinario,
che sono i compagni.
Quei compagni, di ogni età, che sabato ho stretto forte forte a me.

Grazie Gallo!

La cerimonia di saluto
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Ciao Prospero
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Ciao Prospero
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Scalzone: Gallinari come Prospero di Shakespeare, “la vita è fatta della stessa sostanza dei sogni”
Fine di UNA storia, LA storia continua
Mai alcuna confessione di innocenza, Prospero

Testimonianze
“Volevo dirgli grazie per avermi fatto capire la storia di quegli anni”. Una testimonianza sui funerali di Prospero Gallinari
Perché sono andato ai funerali di Prospero Gallianari by Stecca
In memoria di Prospero Gallinari di Oreste Scalzone
Al funerale di Gallinari la generazione più felice e più cara
Su Prospero Gallinari
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La storia
Quadruppani – Mort d’un combattant
Bianconi – I parenti delle vittime convocati via posta per perdonare Gallinari
Prospero Gallinari chiede la liberazione condizionale e lo Stato si nasconde dietro le parti civili
“Eravamo le Brigate rosse”, l’ultima intervista di Prospero Gallinari
Prospero Gallinari quando la brigata ospedalieri lo accudì al san Giovanni
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Gallinari è morto in esecuzione pena dopo 33 anni non aveva ancora ottenuto la libertà condizionale
Prospero Gallinari un uomo del 900
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Gallinari e Caselli, il confronto tra cattivi maestri e bravi bidelli
Gallinari, Gotor e le lettere di Moro
Caselli Prospero Gallinari e i cattivi maestri
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