Macchina del fango sul movimento: gli infiltrati di Vauro Senesi e la stupidità sulla punta della sua matita

Paolo  Persichetti
Gli Altri 24 dicembre 2010

Con questa stupida vignetta, per non utilizzare altre definizioni ben più appropiate, come quella di infame (perché addita al pubblico ludibrio una categoria sociale in lotta, ne stupra l’identità e le ragioni spacciandola per il suo contrario) apparsa sul manifesto del 16 dicembre 2010, Vauro Senesi ha inteso riassumere il senso della giornata nazionale di protesta del 14 dicembre a Roma

Vignetta di Vauro apparsa sul manifesto di giovedì 16 dicembre

Il vignettista del manifesto e di Anno zero, noto per le sue posizioni giustizialiste, sposa appieno la linea del Pd, espressa dalla senatrice Anna Finocchiaro, e soprattutto dal suo segretario di partito, Oliviero Diliberto, che hanno subito gridato alla presenza di infiltrati negli scontri avvenuti durante e alla fine dell’imponente manifestazione del 14 dicembre. La vignetta è una citazione di un’altra famosa vignetta di Giorgio Forattini che nel 1977 raffigurò il poliziotto Giovanni Santone camuffato da manifestante (immortalato da Tano D’Amico nel corso degli scontri dove fu uccisa dalle forze dell’ordine Giorgiana Masi) con la testa del ministro dell’Interno Francesco Cossiga. Foto e vignetta sottolineavano la decisione presa dall’allora ministro dell’Interno di utilizzare agenti travestiti per sparare contro i manifestanti (non certo contro la polizia). Con una ellisse Vauro mette accanto alla vecchia immagine quella del giovane manifestante fotografato durante gli scontri del 14 dicembre con maganello e manette, appena raccolti in strada come trofei, ma questa volta con il volto dell’attuale ministro degli Interni, Robero Maroni. Un modo per dire: infiltrati di allora, infiltrati di oggi.
Alcune sequenze fotografiche che raffigurano un manifestante in diversi momenti degli scontri di martedì, prima con dei fumogeni, poi con una pala, successivamente nell’atto di lanciare pezzi di arredo urbano contro le forze di polizia, infine con un manganello e un paio di manette in mano in uno dei momenti di maggiore tensione della giornata (l’aggressione ad un finanziere da parte di altri manifestanti); avevano indotto alcuni organi d’informazione e diversi siti internet, adusi da sempre alla dietrologia, a supporre la presenza di agenti provocatori infiltrati per suscitare e fomentare gli incidenti. Una tesi cara alla sinistra istituzionale che fin dal dopoguerra si autoconsola con questa favola ogni qualvolta tumulti e movimenti sociali imprevisti scavalcano le sue posizioni ponendo questioni politiche scomode. I giustizialisti del Fatto avevano titolato, “Hanno vinto i peggiori”, associando il rigetto della sfiducia votato dal parlamento con la piazza che aveva partecipato agli scontri, dimenticando che due dei tre voti decisivi per il salvataggio di Berlusconi provenivano dall’Idv di Di Pietro, punto di riferimento politico proprio del Fatto (per poi dare sul loro sito online un contributo di verità diffondendo le immagini che chiarivano ogni cosa sull’accaduto, mostrando che dietro quel manifestante travisato c’era un ragazzo, nel frattempo fermato, risultato minorenne). Il teorema degli infiltrati e della minoranza cattiva dei black bloc, che avrebbe prevaricato la maggioranza docile e pacifica del corteo, veniva ripreso dai soliti giornalisti di Repubblica che immediatamente pubblicavano una lettera di Roberto Saviano al movimento. Flop strepitoso, errore di marketing notevole del quotidiano repubblichino e dell’agenzia emergenziale che utilizza Saviano come portavoce. Le retoriche amenità del predicatore sono miserabilmente fallite. Utilizzandolo come pompiere i suoi mandanti speravano che l’autorità acquisita dopo l’imponente battage mediatico costruito attorno all’evento industrial-editoriale di Gomorra, alla postura di martire perseguitato sapientemente diffusa sui media, potesse influire e orientare politicamente i giovani manifestanti addomesticandone i propositi e domandone i comportamenti ma la lettera è stata rinviata al mittente. Nemmeno la logorroica replica del giorno successivo, una tripla pagina di R2, è servita. D’altronde uno che dice agli studenti di scendere in piazza a viso aperto ma si nasconde dietro una scorta di polizia, che passa le vacanze nella villa del banchiere Alessandro Profumo, che si incontra col finanziere Carlo De Bendetti,  che è al libro paga contemporaneamente del gruppo Espresso-Repubblica, della Mondadori e di Mediaset via Endemol, un po’ come Arlecchino servo di due padroni, come può pretendere di salire sul pulpito per lanciare prediche ad una generazione precaria? L’evento sociale del 14 dicembre ha fatto da spartiacque, da cartina di tornasole, da prova della verità squarciando il velo di ipocrisia e menzogna che ammanta operazioni di orientamento dell’opinione pubblica come quella che impiega il soldato Saviano. Repubblica nei giorni successivi è corsa ai ripari, rettificando linea politica e pubblicando analisi molto più comprensive di quanto avvenuto il 14 dicembre.
Nel frattempo del misterioso manifestante si è venuto a sapere tutto, nome e cognome, percorso scolastico, età, storia dei genitori. Fallita l’operazione “infiltrato” è stata subito messa in piedi quella sui “cattivi maestri”. “Figlio di un brigatista” hanno scritto alcuni giornali.  S.M. non poteva restare un semplice liceale minorenne come molti altri suoi coetanei scesi in piazza, doveva essere per forza uno sbirro o un adolescente brigatista, che per i teorici della dietrologia equivale più o meno alla stessa categoria degli agenti provocatori esterni al movimento. Se fosse stato veramente figlio di un ex militante delle Brigate rosse – complesso di Edipo permettendo – ovviamente non ci sarebbe stato nulla di male. Ma la realtà è diversa, oltre a non esser vero (il padre è stato coinvolto negli anni 70 in vicende legate ad ambienti dell’autonomia) la falsa notizia era solo funzionale ad alimentare una ulteriore campagna distorsiva sulla realtà del movimento. Riconsegnato alla famiglia dopo il fermo, come prevede la legge per i minorenni, la notorietà attribuita alle sue gesta, le fortissime polemiche politiche che hanno chiamato il ministro dell’Interno a rispondere in parlamento, hanno alla fine provocato l’arresto del giovane e il suo rinvio a giudizio per  “rapina aggravata” delle manette e del manganello, in realtà abbandonati durante gli scontri. Dopo questo bel risultato ottenuto ci aspettiamo che tutti i partecipanti a questa fiera della stupidità, a partire dalla senatrice Anna Finocchiaro, passando per l’ex ministro della Giustizia Oliviero Diliberto fino al vignettista Vauro Senesi, si adoperino per aiutare la famiglia del ragazzo versando una parte dei loro emolumenti per sostenerne la difesa giuridica. Se ciò non dovesse accadere sarebbe più che normale che incontrandoli nei prossimi cortei gliene venga chiesto conto.

Link
7 aprile 1979 quando lo Stato si scatenò contro i movimenti
Movimento, Gasparri propone arresti preventivi come per il 7 aprile 1979. Oreste Scalzone: “Gasparri non perde occasione per straparlare in modo talmente grottesco che rende difficile anche infuriarsi
Daspo e reparti speciali, lo Stato fa la guerra alla piazza
Governo e parlamento come la fortezza Bastiani. Per Roberto Maroni “centri sociali dietro gli scontri”
Martedi 14 c’erano degli infiltrati ma sedevano sui banchi del parlamento
Di Pietro e l’Idv da dieci anni sono le stampelle di Berlusconi
La produzione è ovunque, anche le rivolte urbane
Fischia il vento e soffia il Melteni
Grecia, scioperi e proteste contro la politica dei sacrifici
Ma dove vuole portarci Saviano?
Attenti, Saviano è di destra, criticarlo serve alla sinistra

Genova 2001, quel passo in più

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5 thoughts on “Macchina del fango sul movimento: gli infiltrati di Vauro Senesi e la stupidità sulla punta della sua matita

  1. è un curioso equivoco, quello che porta certi patiti del”autodafè a cercare di spiegare con le “deviazioni familiari” il gesto di un minorenne in un giorno in cui divelgere una panchina e lanciare sassi è l’ultimo margine politico rimastoci.

    “noi” figli di autonomi, ex-brigatisti, attivisti politici fra ’68 e ’77, per la verità sempre meno studenti e sempre più coetanei di san saviano perchè dal ’77 sono passati 33 anni, siamo gli ultimi in grado di raccogliere un paio di manette dopo uno scontro fra poliziotti. abbiamo paura di sporcarci le mani, ce l’abbiamo più di chiunque altro.

    siamo nella maggioranza dei casi cresciuti come i figli di un qualche gran fallimento, guardando al senso di sconfitta dei genitori (peggio ancora quando i genitori la sconfitta non la ammettevano: finiva che eravamo troppo intelligenti per chiamarci comunisti) capi, sempre più umiliati e moderati dagli anni che passavano o altrettanto fuori dal mondo nel dare un senso ai decenni che passavano. protetti da anni in cui manifestare era una festa e fare politica uno sforzo che ci costava poco o niente, abbiamo ereditato un senso di orrore verso qualsiasi forma di violenza, di estremismo, di coinvolgimento, insomma di richiamo a “quegli anni” in cui i nostri genitori si sono persi. altre volte qualsiasi tensione, qualsiasi scontro, non era comunque abbastanza. non bastava a colmare il divario fra noi e i mitici anni vissuti dai nostri genitori politicamente scorretti.
    così lo scontro ci provoca quasi un senso di imbarazzo, perchè per noi la politica è non violenta, solidale con tutti inclusi i poliziotti, alternativa, civile, ordinata, stirata, confusa, insomma una cosa da gente buona e sorridente appena rientrata dalla vacanza equa e solidale in nicaragua o in palestina. bel discorso. ha senso oggi?

    ci siamo sbagliati. anzi forse abbiamo cominciato noi, i “figli degli autonomi e dei brigatisti”, buoni e ragionevoli ad ogni costo, siamo stati noi i primi a perdere colpi cercando di opporci civilmente contro un sistema che non funziona più in termini politici già da tempo.

    probabilmente abbiamo sbagliato noi per primi – noi che non siamo più minorenni, noi che “la sappiamo troppo lunga” per capire la volenza politica, noi dietrologi si ma anche no, noi figli di autonomi e brigatisti insomma – perchè quel 14 dicembre, in strada, è stata la nostra paura di assomigliare ai nostri genitori che ci ha fatti arrossire all’idea di lanciare un sanpietrino.

    sicuramente noi, figli di autonomi e brigatisti, quel giorno siamo arrivati per ultimi.

  2. Pingback: fragmovimenti a D’ e-mergersi « tradiscritture sBlogiX

  3. Finiocchiaro del Pd, Oliviero Diliberto del Pdci, Vauro Senesi del manifesto e Anno zero, denunciano la presenza di provocatori confusi tra i dimostranti….

    QUESTA E’ LA PROVA DI QUANTO QUESTI VECCHIETTI SIANO SCOLLATI DAL MOVIMENTO….

  4. Pingback: Vauro e il Manifesto si autocensurano: E FANNO BENE! « Polvere da sparo

  5. Pingback: Vauro Senesi, tu pensi che i carcerati sono degli stupratori sei della stessa pasta di Fiorito | controappuntoblog.org

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