Ecco l’ennesima prova che nessuno sparò al motorino di Marini in via Fani!

Il ciclomotore Boxer(*) della Piaggio che vedete raffigurato nella foto qui sotto è il motorino del famoso super testimone di via Fani, quell’Alessandro Marini che aveva dichiarato d’aver visto una moto Honda partecipare al rapimento di Aldo Moro e successivamente di aver ricevuto dei colpi di arma da fuoco (singoli in alcune deposizioni, a raffica in altre) da uno dei passeggeri della stessa moto (per poi, in realtà, tornare sulle sue parole in altre circostanze). Colpi che a suo dire avevano distrutto il parabrezza del ciclomotore, mentre la moto si allontanava a tutta velocità verso via Stresa dietro la 132 che portava via il presidente della Democrazia cristiana. Anche un senatore, Luigi Granelli, membro della commissione Stragi, nel febbraio del 1994 scrisse in una relazione che il parabrezza era stato attinto da un colpo di pistola, come avrebbe stabilito una perizia.
Gianremo Armeni, nel suo libro appena pubblicato, Questi fantasmi. il primo mistero del caso Moro (Tra le righe libri), ha dimostrato – prove alla mano (leggi qui) – che quella perizia non venne mai realizzata perché il parabrezza, acquisito dalla Digos solo nel settembre 1978, non uscì mai dall’ufficio corpi di reato, salvo in due brevi circostanze (marzo e maggio 1994) per essere sottosposto a ricognizione.

Ciao MariniCome potete vedere dalla foto qui sopra il parabrezza non è affatto distrutto. Appare soltanto lesionato e tenuto con del nastro da pacchi, come lo stesso Marini aveva spiegato quando nel 1994, durante un interrogatorio, gli vennero mostrati i resti del reperto da lui consegnati (vedi qui) nel settembre 1978 alla digos; leggete qui sotto lo stralcio della sua deposizione:

Dep Marini 0 1994

Dep Marini 1994L’immagine che avete appena visto è un dettaglio di questa foto più volte pubblicata su questo blog nelle settimane passate:

8 Motorino nastrato-1 copiaPoco prima della scorsa estate, rileggendo le deposizioni di Marini, avevo notato che in quella del 1994 dichiarava di non ricordare bene quando era tornato a prendere il motorino che aveva lasciato incustodito. A quel punto mi sono chiesto se tra le tantissime foto che raffigurano via Fani la mattina del 16 marzo, non ce ne fosse qualcuna dove era visibile un ciclomotore. Non un ciclomotore qualunque ma un motorino munito di parabrezza. Non un parabrezza qualunque ma – come precisa lo stesso testimone – un parabrezza tenuto trasversalmente da un nastro da pacchi a causa di una caduta dal cavalletto avvenuta nei giorni precedenti.
La cosa sconcertante è che in nessuno dei verbali si indica mai il modello del ciclomotore che pure, stando alle ricostruzioni avvalorate dalla magistratura, avrebbe dovuto rappresentare un reperto decisivo. Nel film di Giuseppe Ferrara, se la memoria non mi tradisce, Marini viene raffigurato su un “Ciao” della Piaggio. Questa indeterminatezza è significativa: mentre si dava per certo modello e colore di una eterea moto di grossa cilindrata, che avrebbe giocato un ruolo nel rapimento, nessuno si peritava di descrivere con minuziosità modello e colore del ciclomotore del teste ritenuto principale, che sarebbe stato oggetto di spari proprio dai passeggeri della moto.
In ogni caso la mia ricerca diede esito positivo, solo che fatta eccezione per la foto qui sopra, le altre da me trovate erano in bianco e nero e molto sgranate.

4. Motorino 1 copia12 Motorino02 copia13 Motorino03 copiaIn ogni caso sufficienti a stabilire che si trattava del motorino descritto da Marini. Era la prova, l’ennesima – come poi ha dimostrato Armeni nel suo saggio – che il super testimone aveva mentito su tutta la linea. Devo riconoscere che l’estrema facilità con la quale sono arrivato a questo risultato mi ha stupito molto, possibile che in tutti questi decenni a nessuno sia venuto in mente di fare una verifica del genere? Comprendo che le verifiche non siano materia per i complottisti, che quando incontrano elementi del genere – che smentiscono le loro ipotesi – fanno una capriola e passano oltre, ma l’esercito di inquirenti, magistrati, consulenti e membri delle commissioni che si sono occupati della vicenda dove guardavano? Un singolare strabismo investigativo su cui torneremo più avanti.

Nelle settimane scorse, Nicola Lo Foco, autore di un saggio pubblicato nel gennaio 2015, Il caso Moro. Misteri e segreti svelati (Gelsorosso editrice), una accurata demistificazione delle ricostruzioni dietrologiche del rapimento Moro, rivolgendo la propria attenzione non solo a quel che accadde in via Fani la mattina del 16 marzo 1978 ma anche ad altri topos della vulgata misteriologica sulla vicenda, come la base delle Brigate rosse di via Gradoli e l’appartamento prigione via Montalcini, nel quale l’uomo di Stato venne tenuto per tutti i 55 giorni del rapimento, dopo aver letto l’inchiesta in 5 puntate apparsa su Insorgenze.net  e sul Garantista, nella quale pubblicavamo le foto del motorino di Marini, ha messo in rete un formato molto più grande della foto a colori in cui è raffigurato il ciclomotore. Immagine di migliore qualità che permette di ingrandire con un efficacia superiore il dettaglio. Lo ringraziamo per questo prezioso contributo. Potete leggere qui il suo articolo apparso su Agoravox: (Lo Foco-Via Fani. Quel 16 marzo).
A questo punto possiamo dire che il cerchio è chiuso, ma facciamo un passo indietro: la descrizione che Marini dà del suo motorino collima con quella della foto. La probabilità che sia lo stesso è altissima. Ora sarebbe il caso, non ci vuole molto, che le autorità competenti facciano l’ultimo passo, realizzando le opportune verifiche ufficiali per chiudere definitivamente questa storia.

lofoco-moro-copPs: Inizialmente avevamo scritto che si trattava di un “Ciao” della Piaggio, ma un lettore ci ha giustamente fatto notare l’errore. Si tratta in realtà di un altro modello della Piaggio in vendità quegli anni: un Boxer.

Boxer Piaggio

Boxer Piaggio

Ciao Piaggio

Ciao Piaggio

Per saperne di più
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Ecco la prova che nessuno sparò al motorino di Marini in via Fani
La colonna sonora di via Fani. Dei nuovi documenti smontano la storia della Honda e le fantasie del supertestimone Marini
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Su via Fani un’onda di dietrologia. Ecco chi c’era veramente sulla Honda

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1a puntata – Via Fani, le nuove frontiere della dietrologia
2a puntata  – Il caso Moro e il paradigma di Andy Warhol
3a puntata – Via Fani e il fantasma del colonnello Guglielmi
4a puntata – La leggenda dei due motociclisti che sparano e il tentativo di cambiare la storia di via Fani
5a puntata – Nuova commissione d’inchiesta, De Tormentis è il vero rimosso del caso Moro
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Povero Moro ridotto a “cold-case”
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3 thoughts on “Ecco l’ennesima prova che nessuno sparò al motorino di Marini in via Fani!

  1. buongiorno, tempo fa ebbi a scrivere chiedendo cosa ne pensavate della testimonianza di Marini rispetto alla fantomatica Honda di via Fani.
    Devo dire che la successiva pubblicazione di molti articoli ed infine di quello attuale mi hanno dato ampiamente delle risposte.
    Siccome mi accingo a leggere alcuni libri sul caso Moro ma per ora ho solo delle opinioni derivate dalle mie ricerche su internet, devo notare per onor del vero una cosa che della foto non mi quadra per niente:
    il motorino non è un Ciao Piaggio, inoltre non riesco a capire perché il parabrezza si interrompa al cominciare di quello che sembra un muro a mattoncini rosso/marroni che non collima con la prospettiva del ciclomotore tanto da sembrare che un pezzo del parabrezza sia dietro al muro (che pero’ è piu’ lontano) mentre la riga del presunto nastro da pacchi si estende fin sopra il muro stesso, a differenza del parabrezza che invece scompare prima della fine del nastro…

  2. Caro Salvatore, su una cosa hai certamente ragione: non si tratta di un Ciao ma di un Boxer della Piaggio. La cosa si poteva già evincere dall’ingrandimento in B/N. Chi ha avuto ciclomotori Piaggio tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli 80 riconoscerà perfettamente il modello. Anzi ti ringrazio di questa correzione. Sul resto non riesco a capire quali siano le tue perplessità: Il parabrezza non si interrompe ma essendo trasparente lascia intravedere cosa c’è dietro, così nella parte finale del suo perimetro destro si intravedono i mattoncini della parete che inizia dietro l’angolo del muretto grigio (se si raffrontano le varie foto, si può vedere che il muretto grigio inizialmente basso, poi si alza nella parte finale per terminare con un angolo che crea una rientranza. In quel punto la parete è in mattoncini). Cosa che non accade nel punto dove c’è il nastro adesivo da pacchi. D’altronde basta vedere dove arriva la copertina grigia in plastica che si trova sotto il parabrezza. Il motorino poi è parcheggiato su un asse leggermente obliquo rispetto alla parete, con la ruota posteriore più lontana e l’anteriore più vicina. Un classico di quei motorini che avevano un peso maggiore nella parte posteriore e dei cavalletti molto leggeri che facevano leggermente ruotare il motorino ogni volta che si parcheggiava, specialmente se il terreno sottostante non era perfetto o, come nel caso in questione, in salita. Per il resto il tuo dubbio cosa vorrebbe insinuare: che si tratta di un fotomontaggio? Spero per te che non sia così.
    Queste foto stanno lì da decenni, si trovano nei faldoni del processo Moro. La cosa sconcertante è che tutti le hanno guardate senza vederle: cercavano l’Honda e non vedevano il Boxer che era davanti a loro. Citavano Marini come un oracolo, ma non leggevano cosa diceva. Che altro aggiungere? La descrizione che Marini dà del suo motorino collima con quella della foto. La probabilità che sia lo stesso è altissima. Ora sarebbe il caso, non ci vuole molto, che le autorità competenti facciano l’ultimo passo, realizzando le opportune verifiche ufficiali per chiudere definitivamente questa storia.

  3. il mio dubbio non insinua niente, anzi non si tratta di “dubbio” perché dico che: “non riesco a capire …… ” da come potevo vedere la foto senza le successive spiegazioni…..
    Per concludere comunque non capisco bene nella risposta il senso dell’ asserzione “Spero per te che non sia così”

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