Vauro Senesi, tu pensi che i carcerati sono degli stupratori sei della stessa pasta di Fiorito

Guardare e vedere a volte sono cose diverse. Tutti noi guardiamo ma non sempre vediamo la stessa cosa. Per esempio, questa vignetta di Vauro Senesi che ha inaugurato stamani la sua collaborazione con il Fatto quotidiano, l’organo del partito giustizalista italiano, i manettari per farla breve, dopo aver lasciato di corsa il manifesto come i topi che fuggono dalla nave che affonda.
Vauro ora è nel suo ambiente naturale, come già lo era con Anno zero; da anni le sue vignette grondano questo tipo di risentimento da sotterraneo di questura.
Cosa vedete voi in questa vignetta?
Io intanto non vedo la porta. Sarà che in cella ci rientro ogni sera e dunque ho l’occhio abituato. Mi chiedo perché le celle di Vauro non hanno quasi mai il blindo. L’ho notato spesso nei suoi disegni sul carcere. Chi vi è dentro sembra murato come la monaca di Monza. I suoi interni carcerari sono claustrofobici.
So che qualcuno, magari venendogli in soccorso, potrebbe obiettare che la porta è dal lato del disegnatore che da lì ci rappresenta quel che accade dentro. Il punto di vista del secondino, insomma. Cosa che non mi sembra molto onorevole per Vauro.
La realtà carceraria è diversa: le finestre sono situate di fronte alla porta blindata per consentire alla custodia di controllare con un semplice sguardo gettato dallo spioncino che le sbarre siano sempre integre. Come vedete nelle celle di Vauro invece c’è il muro. Manca la porta. Direte che ciò riguarda l’inconscio di Vauro. Un inconscio che però si fa pubblico nelle sue vignette e mette a nudo la sua essenza.

Osservate la differenza con la vignetta che ha fatto ieri di Giannelli sul Corriere della sera. La porta c’è, si tratta del cancello che è addirittura socchiuso. Non solo ma il borghese Giannelli è riuscito raccontare in un tratto di matita il dramma del sovraffollamento giocando sull’obesità del “nuovo giunto”. L’ingresso in cella di un volgare ciccione, rapace arraffatore del sottogoverno missino, para-post e sempre fascista, non rallegra nessuno, viene solo a pesare su una situazione già insostenibile. Bisogna farsi tutti più stretti. Eppoi quardate le facce, è un caleidoscopio della situazione carceraria. Ci sono proprio tutti.

Che altro vedete poi? Io vedo due brutti ceffi, la parodia del detenuto, il luogo comune più abietto sulla popolazione carcerata che possa esistere. Mi si dirà: ma come, non vedi Fiorito, quel pappone, quel ciccione di merda, l’emblema della casta famelica? Sapete che c’è, che Fiorito stava in piazza Navona – come lui ha dichiarato – a tirare le monetine a Craxi che usciva dal Raphael. La sua vicenda mi sembra che chiuda il cerchio di quella buffonata che è stata Tangentopoli, la “rivoluzione di velluto”,“ Mani pulite” come l’hanno chiamata.
Non c’è peggior impostore di un moralista, diceva qualcuno. I Fiorito sono gli homines novi della catarsi rigeneratrice dell’etica che agitava il cappio in parlamento. Gli amichetti di Travaglio, insomma. Perché tutto ciò dovrebbe allora scandalizzarmi o stupirmi? Suvvia qualche chiarimento ce lo dovrebbero dare tutti quelli che hanno agitato per più decenni la via giudiziaria e penale come soluzione di tutti i probemi. Ecco il risultato. Se lo meritano.

Wonder Woman

In realtà l’alterego femminile di Batman è Catwoman

Dunque, dicevo che vedo la rappresentazione più abietta del detenuto con quella battuta su Batman-Fiorito a cui viene chiesto di trasformarsi in Wonderwoman (ma che razza di fumetti da ceto medio frustrato leggeva da ragazzino Vauro?) e porgere il posteriore all’inculatore di cella che sta aspettando un paio di chiappe fresche. C’era bisogno di una rappresentazione del genere per esprimere il disprezzo umano, politico e civile nei confronti di uno come Fiorito?
A me sembra che nella vignetta ad essere disprezzato e umiliato è il popolo rinchiuso, rappresentato come una massa di strupratori. Questa è filosofia da teppa, roba da SA, da Sturmabteilung naziste.
Io faccio parte di quel popolo. Vivo nel carcere non mi ricordo pià da quanti anni, 13 o 14 ora non vado a guardare, non ho tempo. Me ne sono fatti 11 di esilio. Ho 50 anni, ne avevo 25 quando tutto è cominciato.
Vauro non è nuovo ad imprese del genere. Due anni fa se ne uscì con una vignetta che descriveva i manifestanti del 14 ottobre come una truppa di infiltrati (vedi qui sotto). La sua parabola ricorda quella di Forattini (senza il suo genio però), il progressivo inacidirsi della vis comica che alla fine diventa rancido risentimento, vomito reazionario.
Non so cosa pensate voi, ma una cosa del genere ad un tipo così non la permetto.
Dico solo una cosa, speriamo di incontrarci in piazza, quando potrò andarci liberamente, o la mattina davanti a Rebibbia…

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