
Diciamolo chiaramente, Youssuf Siher ha provato a colmare un vuoto politico enorme. Quanto accaduto la scorsa settimana con l’irruzione di quei «soggetti inediti», come sono stati definiti dal presidente della Repubblica, ha colto di sorpresa non solo le forze dei polizia, la politica ufficiale rinchiusa nei bunker del potere, ma anche i gruppi più radicali della sinistra politica e sociale, quelli che per vocazione e impostazione dovrebbero essere in grado di prevedere e intercettare le nuove contraddizioni e l’emergere di segmenti sociali e di classe che si affacciano sulla scena. Invece nulla. Un’onda sconosciuta è fuoriuscita come magma incandescente dalle profondità della società dimenticata, ghettizzata, tenuta a distanza nelle banlieues delle nostre metropoli, etichettati spregiativamente come «maranza».
E’ bastato aprire un account, redigere un paio di documenti di pregiata fattura provando a immettere contenuti politici, apprestare un percorso, dare fisionomia e identità a questo magma informe per suscitare il panico nei palazzi della politica istituzionale, nelle redazioni dei giornali, nelle stanze delle questure. Circostanza surreale, quasi situazionista, unico appiglio col Novecento, il secolo degli spettri, che questa storia sembra mostrare.
Siher è ora in stato di fermo – a quanto si legge sui giornali – per istigazione a delinquere con finalità terrorismo attraverso l’uso di mezzi informatici e di organizzazione di manifestazione violenta. L’infondatezza di questi capi d’imputazione è evidente: l’account creato non esisteva prima dei tumulti della scorsa settimana. Non può esservi stata dunque alcuna istigazione mancando lo strumento per farlo. Per quanto invece attiene alle manifestazioni di ieri in più città, il fermo è avvenuto prima che fossero date indicazioni. I cortei si sono svolti autonomamente.
Invitare a partecipare a manifestazioni, per fortuna, non è ancora un reato. Lo dice la costituzione (senza dubbio questo governo vorrebbe limitare anche questa possibilità) e in ogni caso li fermo del trentunenne ha impedito che si consumasse il «non reato». Non se ne comprende dunque la ragione giuridica, quella politica invece è evidente. Il fermo dovrà essere convalidato entro 96 ore, dopo l’interrogatorio del magistrato. Sarebbe molto grave se ciò avvenisse. Qui è in gioco, infatti, lo spazio legittimo per fare opposizione. La vicenda di Siher investe noi tutti.
Abbiamo una destra di governo terrorizzata dalla società e che per questo vorrebbe terrorizzare ogni voce di dissenso al punto da essere giunta a profilare persino i minorenni come nuovo nemico pubblico.
Quanto accaduto ci dice molte altre cose: se un semplice account ha potuto catalizzare tante aspettative e al tempo stesso terrorizzare il potere, vuol dire che siamo su una soglia. Ma anche davanti a una enorme fragilità. La politica al tempo degli account ci segnala il vuoto di proposte forti, di analisi solide e prospettive strategiche.
E’ tempo di colmarle.