Dal Lago, Lampedusa: «Trattati come bestie, è normale che si ribellino»

Intervista ad Alessandro Dal Lago, sociologo dell’univeristà degli studi di Genova

Paolo Persichetti
Liberazione 22 settembre 2011

Metti un’isola persa al centro del Mediterraneo, prima porta d’Europa e rotta privilegiata per migliaia di migranti che giungono dalle rive meridionali. Lascia che sul suo lembo di terra sorga un campo di concentramento e riempilo, uno sbarco dopo l’altro, di disperati. L’isola, un tempo abitata da pescatori e abituata solo ad ospitare turisti, sembra ormai una nuova fortezza Bastiani. All’inizio commercianti e bottegai sono contenti. Il presidio permanente delle Forze di polizia garantisce un bel fisso mensile, ma col tempo crescono i malumori. Gli equilibri saltano. Dalle reti si raccolgono cadaveri di naufraghi, il mare sembra un cimitero liquido che lascia affiorare tracce di vite annegate. La gente è stanca di vedere “tutta la miseria del mondo” approdare sulle proprie spiagge. Il dolore, le tragedie, la facce disperate. Nell’isola non c’è più felicità ma il rombo permanente di una guerra: la guerra alle formiche affamate che cercano speranza. Chi ha pensato tutto questo ha fabbricato una bomba sociale. Dagli alambicchi dell’odio distillato in laboratorio è venuta fuori la caccia all’immigrato che si è scatenata a Lampedusa.

Professor Dal Lago siamo alla guerra tra poveri? Avevano bisogno di queste immagini a cui i media offriranno un potente moltiplicatore simbolico?
Con la catastrofe economica che si sta avvicinando c’è il rischio che situazioni di questo tipo si presentino in serie. Quando l’orizzonte si oscura te la prendi con il primo a portata di mano, il più vicino che ti da fastidio o pensi che per te sia un danno. In queste condizioni era inevitabile, d’altronde non è la prima volta che nei Cpa e Cie scoppiano incidenti del genere. E’ la riprova del fatto che non si possono controllare i flussi migratori semplicemente con le espulsioni, che nemmeno funzionano perché mancano i soldi per pagare gli aerei.

Le violenze sui migranti di alcuni lampedusani sono un fatto preoccupante.
E’ inevitabile che ci siano conflitti di prossimità in una situazione così esplosiva, costipata. Solo una settimana fa La Russa è andato a dire che tutto funzionava. Ora i risultati si vedono. Siamo alla conseguenza di leggi demenziali che lasciano la gente rinchiusa a marcire fino a 18 mesi. Non si possono ammassare esseri umani in queste condizioni e poi meravigliarsi perché si ribellano. Queste dinamiche andrebbero spente alla fonte, non una volta che sono esplose. Ora alcuni, come la Lega, ci sguazzeranno dentro. Non abbiamo solo un governo di destra, abbiamo un governo incapace di soddisfare anche il punto di vista della destra. Per questo ceto politico la condizione dei migranti è vissuta come un problema marginale, secondario. Non gliene importa proprio nulla. Un profondo e sotterraneo disprezzo nei confronti di queste popolazioni. In questo senso si può anche dire che sono peggio di chi li ha preceduti. Il governo sta  crollando, Berlusconi è rinchiuso nei suoi palazzi sotto assedio. Nel resto del mondo è visto come il Gheddafi d’Europa: un buffone. Il problema è che sono inetti non solo di destra.

Si è innescata una dinamica pericolosa.
Certo. Attenzione perché questi non solo non sono in grado di controllare nessun meccanismo, ma mancano di qualsiasi strategia. Siamo di fronte a un governo che non ha la cultura politica per portare avanti un discorso sensato sulla migrazione.

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Dopo i fatti di Rosarno manifestazione di protesta al Cie di Crotone

Dopo i fatti di Rosarno, manifestazione di protesta al Cie di Crotone

Sono circa 20 e non 4 i richiedenti asilo fuggiti ai pogrom di Rosarno, si trovano adesso all’interno del centro. Gli altri hanno lasciato Crotone tra molte difficoltà, poichè le promesse sul pagamento dei biglietti per altre destinazioni non è stata mantenuta. Altri immigrati provenienti da Rosarno sono ancora in attesa dei dei salari che gli imprenditori non hanno ancora pagato

Rete antirazzista di Cosenza
12 Gennaio 2010

Dopo le tragiche giornate di Rosarno il bilancio è pesantissimo: decine di feriti, almeno 5 arrestati e numerosi dispersi ancora nelle campagne. A Rosarno gli africani non ci sono più, non ci sono più nemmeno i ruderi diroccati, vergogne a cielo aperto dove per anni migliaia di lavoratori hanno vissuto in condizioni disumane. Come se, insieme ai ruderi, le ruspe potessero cancellare tempestivamente ogni traccia della loro ingombrante presenza sul territorio. Come se si volessero cancellare sangue e sudore di chi per anni ha sostenuto l’economia agricola della Piana di Gioia; come se si volesse rimuovere il coraggio dei ragazzi africani, gli unici ad aver dimostrato la forza di ribellarsi all’arroganza e alle angherie dei clan mafiosi locali.
Gli africani non salveranno più Rosarno!
La nostra presenza oggi davanti al Cpa S’Anna di Isola Capo Rizzuto vuole essere un gesto di solidarietà e vicinanza a quei migranti reclusi nel campo di Crotone come in quello di Bari dove circa 1200 degli africani di Rosarno sono stati confinati in seguito alla loro cacciata. È assurdo che dopo anni di vessazioni, sfruttamento, riduzione in schiavitù e indifferenza, queste persone oggi rischino di essere espulse dal territorio e vengano ulteriormente criminalizzate. “Siamo stati troppo tolleranti”, ha dichiarato il ministro leghista, ed è vero! Lo sono stati nei confronti di chi da tempo lucra sulla pelle degli indifesi a spregio dei più elementari diritti della persona. Le pesanti condizioni di vita in cui versavano i migranti a Rosarno erano conosciute da tempo: dalle forze dell’ordine ai sindacati di categoria, dai partiti politici alla società civile. Rosarno era una polveriera pronta da tempo ad esplodere ma che nessuno ha concretamente provato a disinnescare. Si è preferito fomentare l’odio sociale e la guerra tra poveri, anziché raccogliere la sfida della ribellione contro chi nel nostro territorio detta le leggi a suon di Kalasnikov, forti delle complicità istituzionali, sia esse locali che nazionali. I governi si susseguono, le maggioranze si rovesciano e le porte continuano a chiudersi in faccia a questa umanità dolente che ha provato ad alzare la testa. La mafia ringrazia!

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