Francia, le nuove lotte operaie

Alla Nortel si riapre la trattativa dopo la minaccia di far saltare gli stabilimenti.
I lavoratori chiedono 100mila euro a testa di indennizzo-licenziamento

Paolo Persichetti
Liberazione 16 luglio 2009

Le buone idee circolano rapidamente. Dopo la minaccia di far saltare in aria i capannoni stracolmi di manufatti, lanciata nei giorni scorsi dal consiglio di fabbrica della New fabbris se le ditte committenti (Renault e Peugeot) non avessero sganciato i 30 mila euro a testa d’indennità di licenziamento rivendicati, anche gli operai della Nortel France hanno deciso d’intraprendere la stessa strada. continental-greve-clairoix-social«Qui nessuno ha più niente da perdere», hanno dichiarato a Libération alcuni di loro stanchi di non essere presi in considerazione nonostante le ripetute azioni di lotta e una settimana di sciopero continuo. Dopo una serie d’incontri interlocutori, gli amministratori della Ernst & Yong, insieme al curatore fallimentare del gruppo, hanno abbandonato il tavolo della trattativa spingendo così gli operai ad elevare il livello del conflitto. Ma è bastato inscenare la minaccia per sbloccare la situazione e ottenere l’immediata fissazione di un nuovo incontro. Per questo motivo ieri mattina sono state rimosse le undici bombole di gas innescate e piazzate il giorno prima all’interno del sito aziendale di Châteaufort, nelle Yvelines, dipartimento ad ovest di Parigi. La notizia è stata confermata da un giornalista dell’Afp che ha potuto visitare i luoghi. «Abbiamo ottenuto una importante copertura mediatica. La collocazione delle bombole era un atto simbolico forte per dire che siamo spinti all’estremo», ha spiegato Christian Bérenbach, delegato sindacale della Cftc. Sempre nella giornata di ieri era prevista anche la visita sul sito della fabbrica del ministro dell’Industria Christian Estrosi. Il governo fino ad ora è stato molto cauto nel timore d’innescare una rivolta sociale che raccoglierebbe grande consenso popolare. Di fronte alla grave crisi economica, che sta provocando la moltiplicazione dei licenziamenti e la chiusura degli impianti, ha sempre scelto la via del negoziato rinunciando a qualsiasi intervento della polizia.
In attesa dell’arrivo del ministro, gli operai hanno occupato l’autostrada che passa vicino l’azienda ed eretto una barriera filtrante con distribuzione di volantini agli automobilisti, per poi dirigersi verso la sede di Bouygues Telecom, uno dei colossi della telecomunicazione tra i maggiori committenti della fabbrica.
Come le altre filiali europee, Nortel France (azienda canadese appaltatrice nel settore delle telecomunicazioni, con 26 mila dipendenti nel mondo) si trova dall’inizio dell’anno sotto controllo giudiziario ed è gestita da amministratori di una società di consulenza anglosassone. L’azienda madre è stata travolta dalla crisi della bolla speculativa ed ora è tallonata dai creditori canadesi e statunitensi. Nel febbraio scorso ha annunciato la soppressione di 3200 posti di lavoro. A maggio il tribunale di Versailles l’ha posta definitivamente in liquidazione senza però bloccare l’attività produttiva, almeno fino al prossimo 19 agosto, data limite entro la quale dovranno essere depositate eventuali offerte d’acquisto. Nel frattempo il piano di crisi approntato dagli amministratori provvisori prevede il licenziamento di 480 dei 680 dipendenti. Licenziamenti che si estenderanno all’insieme dell’organico se non interverrà la cessione sul mercato dell’intero gruppo o delle sue attività più competitive. La crisi è talmente profonda che i sindacati hanno rinunciato ad opporsi alla chiusura degli impianti per puntare unicamente su un cospicuo indennizzo dei licenziamenti, maggiore di quello previsto nelle normative contrattuali in vigore. La contropartita richiesta ammonta ad un indennizzo di 100 mila euro a testa per ogni licenziato. La partita politica di fondo è chiara: è più giusto rimborsare gli operai che hanno prodotto valore, o le banche che quel valore hanno bruciato negli hedge fund ?

Link
Cronache operaie
La violenza del profitto: ma quali anni di piombo, gli anni 70 sono stati anni d’amianto
New Fabbris, fabbrica minata dagli operai
Bossnapping, gli operai di Continental strappano l’accordo
Il sesso lo decideranno i padroni, piccolo elogio del film Louise Michel

Grande paura: Paolo Granzotto, il reggibraghe
Il Bossnapping vince: la Caterpillar cede
Bossnapping, una storia che viene da lontano
Bossnapping nuova arma sociale dei lavoratori
Bruxelles,manager Fiat trattenuti dagli operai in una filiale per 5 ore
F
rancia, altri manager sequestrati e poi liberati
Francia, padroni assediati torna l’insubordinazione operaia
Rabbia populista o nuova lotta di classe
Francia, sciopero generale contro la crisi
S
ciopero generale, giovedi 29 gennaio la Francia si è fermata
Francia, tre milioni contro Sarko e padroni

New fabbris, la fabbrica minata dagli operai

Accade in Francia, dove l’azienda ha annunciato il licenziamento di 366 lavoratori e la chiusura

Paolo Persichetti
Liberazione 14 luglio 2009

Quando si dice una situazione esplosiva. I 366 lavoratori della New Fabris, azienda dell’indotto automobilistico specializzata nella fonderia in allumino, situata a Châtellerault nel centro della Francia, hanno minacciato di far esplodere i capannoni dello stabilimento dove sono custoditi componenti per automobile appena usciti dalle linee di produzione. Si tratta di materiale del valore di circa 2 milioni di euro, a cui deve aggiungersi un macchinario 210217nuovo della Renault, anche questo stimato per un valore analogo, se entro il 31 luglio Renault e Peugeot-Citroën, principali committenti della fabbrica per circa il 90% dell’intera produzione, non verseranno un’indennità di 30 mila euro per ogni dipendente. «Tutto è pronto, le bombole di gas sono state collegate tra loro. Basta solo accendere l’innesco per provocare l’esplosione», ha dichiarato all’Afp il delegato sindacale della Cgt e segretario del consiglio di fabbrica Guy Eyrmann. In questo modo verrà ridotto in fuochi d’artificio l’intero stock di pezzi che le due case automobilistiche devono ancora ritirare. La crisi si fa sempre più dura e le sue conseguenze diventano devastanti per l’occupazione. La tensione monta perché il futuro si fa sempre più nero. I lavoratori allora cercano di strappare il possibile e non rinunciano ad escogitare sempre nuove forme di lotta. Se le tradizionali proteste sindacali passano inosservate, se scioperi e occupazioni risultano armi spuntate perché la produzione è ferma e le tasche del padronato non subiscono danni, allora le maestranze danno libero sfogo alla fantasia. Bossnapping (trattativa forzata), e se ancora non basta, distruzione degli impianti e delle merci, devastazione dei locali della prefettura. Tutto va bene purché si riesca a stanare il padronato, costringerlo a negoziare. Se gli amministratori delegati latitano, gli operai vanno a cercarli e li bloccano ad un tavolo di trattativa; se le autorità fanno orecchie da mercante, in massa si va nei loro uffici. Insomma, a situazioni estreme, estremi rimedi. Non sono gli operai che drammatizzano il conflitto, ma la realtà che lo rende drammatico. Alla New Fabris gli stabilimenti sono occupati dal 16 giugno scorso, quando l’azienda è stata messa in liquidazione dal tribunale del commercio di Lione. Già nel 2008 la fabbrica era stata rilevata nel corso di un’altra procedura di fallimento dal gruppo italiano Zen, 600 dipendenti con sede a Padova, specializzato nella meccanica di precisione e in prodotti per l’indotto automobilistico. Solo 380 degli iniziali 416 salariati avevano conservato il posto di lavoro. Per reclamare gli attuali 30 mila euro d’indennizzo a testa, il consiglio di fabbrica si è basato sulla somma già versata da Renault e Peugeot-Citroën ai circa 200 licenziati del gruppo Rencast. Azienda satellite, anche questa finita nelle mani del gruppo italiano Zen, poi messa nuovamente in liquidazione nel marzo scorso e ripresa dalla francese Gmd. Il prossimo 20 luglio è previsto un incontro presso il ministero dell’Industria, forse in presenza dello stesso ministro Christian Estrosi. Intanto la settimana scorsa circa 150 operai si sono recati in pulman presso la direzione della Psa (gruppo Peugeot-Citroën). Un incontro analogo è previsto giovedì prossimo con la direzione di Renault che tuttavia contesta il pagamento d’indennizzi che non rientrano nelle normative e il principio dell’equiparazione dei premi di licenziamento tra ditte appaltatrici. Come se il lavoro prestato non fosse identico. Ma «se noi non avremo nulla, anche loro non avranno niente», ha ricordato il segretario del consiglio di fabbrica.

Notizie correlate e approfondimenti
Francia, le nuove lotte operaie
Bossnapping, gli operai di Continental strappano l’accordo
Il sesso lo decideranno i padroni, piccolo elogio del film Louise Michel

Grande paura: Paolo Granzotto, il reggibraghe
Il Bossnapping vince: la Caterpillar cede
Bossnapping, una storia che viene da lontano
Bossnapping nuova arma sociale dei lavoratori
Bruxelles,manager Fiat trattenuti dagli operai in una filiale per 5 ore
F
rancia, altri manager sequestrati e poi liberati
Francia, padroni assediati torna l’insubordinazione operaia
Rabbia populista o nuova lotta di classe
Francia, sciopero generale contro la crisi
S
ciopero generale, giovedi 29 gennaio la Francia si è fermata
Francia, tre milioni contro Sarko e padroni