Eutelia-Agile: una talpa del Viminale informava la banda d’imprenditori guidata da Samuele Landi

Lavorava nella segreteria del capo della polizia. Aveva facile accesso ai terminali delle banche dati e ai dossier sensibili. La vicenda mette in luce i sistemi impiegati dal mercato per raccogliere le informazioni riservate necessarie alla competizione economica

Paolo Persichetti
Liberazione 6 ottobre 2010

E’ stato interrogato lunedì, presso il tribunale di L’Aquila, Emilio Romano, il funzionario che lavorava nella segreteria del capo della polizia, Antonio Manganelli, arrestato lo scorso 30 settembre su ordine del gip di Roma. Secondo l’accusa Romano era sul libro paga della banda di imprenditori capeggiata da Samuele Landi. Gli spregiudicati manager specializzati nella rottamazione finanziaria che si erano impadroniti di Eutelia, società attiva nel settore dell’informazione tecnologica, conducendola alla banca rotta. Grazie alla sua delicata posizione Romano avrebbe svolto il ruolo di “talpa”, fornendo informazioni riservate sullo sviluppo delle indagini condotte dalla magistratura sull’operato del gruppo, in cambio di un compenso mensile di 2 mila euro al mese corrisposto fin dalla fine del 2008. Sempre su richiesta della combriccola d’imprenditori Romano avrebbe effettuato ripetuti accessi non autorizzati ai terminali della banca dati delle forze di polizia. Se le accuse raccolte dal nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza dovessero trovare ulteriori conferme verrebbero finalmente chiarite anche le circostanze che hanno favorito la fuga a Dubai dello stesso Landi, sfuggito agli arresti degli luglio scorso. Nel corso dell’interrogatorio, svolto tramite rogatoria, Romani ha negato di aver percepito compensi o promesse di pagamento da Pio Piccinni, presidente e amministratore delegato di Omega nonché amministratore unico di Agile, figura pilastro della consorteria che aveva messo in piedi il lucroso sistema di frode e spoliazione delle società in crisi, acquisite con la promessa di risanarle. In realtà la banda di capitalisti corsari incassavano le commesse milionarie senza poi pagare dipendenti, contributi previdenziali, tasse, imposte e iva. Rimettevano sul mercato gli asset migliori e abbandonavano al loro destino i lavoratori, derubati dei loro Tfr, salari e contributi. L’aspetto più interessante che emerge da questa inchiesta non è tanto il possibile comportamento disonesto di un funzionario corrotto, circostanza che non giunge certo nuova, ma l’esistenza di un vero e proprio sistema di raccolta illecita di informazioni riservate, la presenza cioè di un mercato clandestino e illegale di notizie, insider, utilizzate per lo svolgimento della competizione economica. Un sistema che tutte le grandi imprese e multinazionali impiegano da sempre e che si è acor più rafforzato da quando le stesse intelligence statali, terminato lo scontro tra blocchi, si sono messe al servizio dell’economia per sostenere le guerre commerciali, la penetrazione nei nuovi mercati, l’accaparramento di materie prime. Ogni impresa che si rispetti ha una sua security, come ha dimostrato la vicenda Telecom con il suo aggressivo Tiger team capace persino entrare nel sancta sanctorum della Kroll, la banca dati dell’agenzia di sicurezza di Wall Street. Tra i risvolti dell’indagine che ha condotto all’arresto di Romani anche le presunte “aderenze”, vantate nel corso delle intercettazioni telefoniche, con esponenti importanti di Palazzo Chigi che lo avrebbero «sistemato» piazzandolo alla direzione del rinnovato aeroporto di Preturo, rimesso a posto dalla protezione civile dopo il terremoto di L’Aquila. Motivo che l’aveva spinto a frequentare un corso all’Eutelia Enac.

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In fuga Samuele Landi l’ex cda di Agile-Eutelia

In fuga Samuele Landi, l’ex cda di Agile-Eutelia

Latitante d’oro a Dubai con i Tfr dei lavoratori

11 luglio 2010

Faccia da Landi

Se l’è squagliata Samuele Landi. Le prime notizie d’agenzia lo davano nel gruppo degli otto arrestati di venerdì mattina per bancarotta fraudolenta nell’inchiesta sul gruppo societario Agile-Eutelia, attivo nel settore delle telecomunicazioni. Landi, in realtà, aveva preso da tempo le sue precauzioni e non si è fatto trovare a casa. Pare che abbia cercato ospitalità a Dubai dove, grazie alle ingenti somme trasferite all’estero, sottratte con giri di false fatture, frodi e la spoliazione di società acquisite, conta di potersi finanziare una lussuosa latitanza.
In carcere è finito invece suo fratello, Isacco. Emblema di quel capitalismo predatorio che troverebbe la sua messa in forma giuridica nella modifica dell’articolo 41 della costituzione auspicata da Silvio Berlusconi (dove la libertà d’impresa diverrebbe impunità d’impresa), Landi e la sua banda acquistavano società in difficoltà economica, incassavano le commesse milionarie senza pagare dipendenti, contributi previdenziali, tasse, imposte e Iva. Seguendo una consolidata tecnica di rottamazione finanziaria, il gruppo avviava trattative finalizzate all’acquisto di altri gruppi societari in crisi nei settori delle telecomunicazioni, dell’information technology, della logistica e dell’immobiliare. L’azione successiva, come accaduto nel caso della cessione della società Agile srl da parte della quotata Eutelia a Omega, era incassare le commesse e portare al fallimento le società. Le principali vittime erano i dipendenti e le casse pubbliche.
Dagli accertamenti è emerso che gli otto indagati (con ruoli diversi) avrebbero fatto volatilizzare circa undici milioni di euro dalla Agile srl, sottraendo anche i crediti della stessa società (cinque milioni e mezzo). Nell’ordinanza il gip Tamburelli evidenzia la «spregiudicatezza e l’arroganza nell’agire a fini di arricchimento personale» del gruppo. Un esempio su tutti è la telefonata del 16 aprile 2010 tra i fratelli Liori. Antonangelo riferisce a Sebastiano di un incontro con i sindacati ai quali avrebbe detto che se anche la società Agile avesse fallito: «io continuo ad avere la mia macchina, il mio autista, il mio elicottero, la mia villa». Emblema di quella cultura imprenditoriale dominate che fa proprio il motto del marchese del Grillo: «Io so’ io e voi non siete un cazzo».


Vertenza Agile-Eutelia, arrestati gli amministratori c0n l’accusa di bancarotta fraudolenta

10 luglio 2010

Otto ordinanze di custodia cautelare eseguite all’alba di ieri dalla Guardia di finanza hanno portato in carcere l’intero gotha del gruppo Agile-Omega-Eutelia. Insieme agli arresti sono state realizzate anche 22 perquisizioni, tutte nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla procura della repubblica di Roma sulla situazione d’insolvenza che ha travolto il gruppo Agile-Eutelia. La misura cautelare riguarda anche Samuele Landi, presidente del Cda di Agile e amministratore di Eutelia, che nel novembre scorso a capo di una squadra di finti poliziotti arrivati in furgone da Arezzo aveva tentato di sgomberare la sede romana del gruppo, occupata dai lavoratori mobilitati in difesa dei 1200 posti di lavoro e dei computer, server e reti dell’azienda messi a rischio dalla brutale politica di dismissione portata avanti dalla società. Subito smascherato dai lavoratori Landi venne poi salvato dai poliziotti veri. Le immagini dell’episodio, e gli atteggiamenti squadristici del “capitano”, così si faceva chiamare, vennero riprese da una troupe di “Crash”, programma di Rai Educational.
Sono finiti in carcere anche Isacco Landi, fratello di Samuele, Pio Piccini, presidente e amministratore delegato di Omega nonché amministratore unico di Agile, Leonardo Pizzichi, presidente del Cda di Eutelia, passato per il Monti dei Paschi, e poi Marcello Massa, Marco Fenu, Salvatore Riccardo Cammalleri e Antonangelo Liori, tutti dirigenti e amministratori a vario titolo di Agile e Omega. Sul complesso sistema di frode messo in piedi per spoliare alcune società, costellato da una ragnatela di altre società fantasma situate all’estero (alcune di diritto inglese, altre in Romania) e una rete di false fatturazioni che consentivano di riempire i conti svizzeri della famiglia Landi, è in corso un processo ad Arezzo (dove su iniziativa della Fiom si sono costituiti parte civile 800 lavoratori, nonché diversi piccoli azionisti), e sono in piedi inchieste anche a Napoli e Milano, dove si indaga sulla società Libeccio, capogruppo di Omega.
Appropriazione indebita, falso in bilancio, bancarotta fraudolenta sono i capi di accusa contestati. Secondo la Guardia di finanza gli indagati avrebbero «acquistato numerose società per porre in essere una colossale operazione dolosa volta tra l’altro a cagionare il fallimento della società Agile al fine di spoliarla dei suoi asset e di sottrarre la garanzia ai creditori più importanti, i circa 2000 dipendenti. In tale ambito gli indagati hanno provveduto alla distrazione di complessivi 11.179.989 euro dalla Agile S.r.l. ed alla sottrazione di crediti della stessa società, ceduti senza corrispettivo a garanzia di obbligazioni assunte da altri soggetti, per un valore pari a 5.529.543 euro. In pratica gli stessi concorrevano a cagionare il dissesto della Agile S.r.l. con una pluralità di azioni dolose finalizzate alla spoliazione della citata società».
Come spiega Gloria Salvatori, dipendente di Agile-Eutelia, «l’obiettivo era quello di ripulire Eutelia dei debiti, facendoli gravare su Agile, creare una bad company su cui riversare i costi del personale Eutelia, spezzettare l’azienda per rimanere solo con la rete in fibra ottica in modo da renderla appetibile sul mercato facendo ricadere sulla collettività i costi del mancato pagamento del Tfr e la cassa integrazione».

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