Odifreddi: «Se c’è qualcuno che non ha il diritto di parlare di etica è la Chiesa»

Interviste – Piergiorgio Odifreddi

Paolo Persichetti
Liberazione 24 marzo 2010

Quanto peserà l’appello del capo dei vescovi italiani, Angelo Bagnasco, affinché la scelta elettorale dei cittadini di osservanza cattolica difenda la tutela dei temi etici, definiti dal cardinale «non negoziabili», sanzionando quei candidati favorevoli all’aborto e alla RU486? Che la Curia romana non avesse gradito la candidatura della radicale Emma Bonino, proprio nella regione dove ha sede il Vaticano, era scontato. Il Lazio è la regione dove sociologicamente è più alta la concentrazione di ordini e congregazioni religiose. La presenza di suore (ne sono state censite 18.123) tocca il 22% di quella nazionale, mentre quella dei sacerdoti (ben 5.138) arriva al 29,5%. Tutti in massima parte concentrati nel quartiere Aurelio, area della città non a caso ribattezzata «Gran Pretagna», situata in un territorio che dalle spalle del Vaticano arriva nella zona suburbana, oltre il raccordo anulare. In realtà questa presenza massiccia non «vive» la città, è una specie di mondo a parte, un microcosmo multietnico parallelo. Per cogliere il polso dell’elettorato cattolico bisogna rivolgere l’attenzione al circuito delle parrocchie e delle associazioni disseminate sul territorio e nella sterminata periferia, dove spesso rappresentano gli unici avamposti di una presenza sociale in grado di fornire doposcuola, attività ricreative e sportive, accanto al tradizionale catechismo. La Chiesa del territorio ha però cifre molto più scarne: solo 2.096 tra parroci e vice-parroci, il 6,2% della presenza nazionale; pochissimi seminaristi, appena 362, il 7,7% del totale. Questa Chiesa del disincanto vive una dimensione più dimessa tra crisi della vocazione e scarsa partecipazione alle funzioni religiose, appena il 20%. Un sondaggio Ipsos rivela che tra i «praticanti assidui» della messa domenicale, il 37% ha dichiarato che voterà Bonino e solo il 30% Polverini. Forse è proprio questa «fuga del gregge» che ha spinto il pastore Bagnasco a rincorrere le pecorelle smarrite. Ne parliamo col professor Piergiorgio Odifreddi.

La Bonino ha minimizzato l’intervento di Bagnasco, non ravvisandovi nulla di veramente nuovo. E’ d’accordo?
La Bonino fa bene a fingere di non aver sentito per non cadere nella trappola della provocazione. Noi invece non dobbiamo fingere ma urlare il nostro sdegno. Grazie al Concordato la Chiesa riceve diversi quattrini dallo Stato ma in cambio non dovrebbe intromettersi nelle questioni politiche. Il Vaticano deve fare una scelta: rinunci a quei soldi e riprenda la sua piena libertà di parola. Non può pretendere le due cose insieme. C’è un patto tra gentiluomini che non viene rispettato.

La sortita della Cei non è forse un segno di debolezza?
Credo di si. C’è una debolezza della politica e della Chiesa. La destra si è arrampicata sugli specchi pur di spostare la data del voto. C’è poi una debolezza globale della Chiesa cattolica. Dopo il consiglio vaticano secondo un terzo dei preti ha chiesto la riduzione allo stato laicale. Ciò vuol dire che un terzo del suo esercito se n’è andato e tra le suore gli abbandoni arrivano addirittura al 50%. L’emorragia è anche un fattore interno. Da noi ce n’accorgiamo poco, purtroppo. All’estero, per esempio, le reazione alla vicenda della pedofilia ha avuto tutt’altro rilievo. Qui in Italia, nel tentativo di fare quadrato, la Chiesa finisce per ritrovarsi alleata con gente come Berlusconi, che come rappresentante dei valori cattolici della famiglia non è certo il campione migliore.

Dietro i «temi etici non negoziabili» non pensa che vi siano anche interessi d’altra natura, come la partita sui finanziamenti per la sanità privata cattolica e le scuole private cattoliche?
I veri problemi della Chiesa sono sempre problemi di borsa. In questo caso però non va sottovalutato il tentativo d’ingerenza morale. La vera domanda è: quale legittimità ha la Chiesa per evocare valori non negoziabili? Forse che la pedofilia è un valore negoziabile? In Irlanda la pensano diversamente. Come si conciliano i discorsi contro l’aborto se poi si fa quadrato sulla vicenda della pedofilia, minimizzando il fenomeno? Questo Papa ha sempre tentato di nascondere la questione. Era stato messo sotto inchiesta in Texas per la circolare in cui stabiliva che i preti pedofili non dovevano essere consegnati alla giustizia, ma giudicati solo dagli organi interni. Si è salvato solo grazie al perdono del presidente Bush. Se c’è qualcuno che non ha il diritto di parlare di etica, dopo tutto quello che si è venuto a sapere, sono proprio i preti e la Chiesa.

Accuse di abusi edilizi nella diocesi di Salerno

Gerardo Pierro, arcivescovo palazzinaro coi soldi dell’8 per mille

di Paolo Persichetti

Liberazione 30 agosto 2008

La messa è finita

La messa è finita

Dove finisce quel fiume di soldi che grazie all’otto per mille i cittadini versano alla chiesa cattolica ogni qualvolta compilano la propria denuncia dei redditi? Anche se una rassicurante pubblicità televisiva formato famiglia ci racconta dell’uso per fini caritatevoli e sociali che la chiesa fa di quella montagna di miliardi, la domanda resta senza una vera risposta. Il vero problema è che manca la trasparenza su quel regime di privilegio che il concordato conferisce alla chiesa cattolica, ivi compreso lo scandaloso esonero dal pagamento dell’Ici per l’immenso parco immobiliare che nulla c’entra con gli edifici di culto. 
La domanda diventa ancora più scottante quando la cronaca ci mette davanti a notizie come il blocco di fondi per quasi 4 milioni di euro disposto dalla procura della repubblica sui conti correnti dell’arcidiocesi di Salerno. 1,9 milioni di finanziamenti regionali; 1,4 depositati in altri conti bancari e 509 mila euro rintracciati su un conto della banca di Salerno, sequestrati dalla Guardia di finanza su mandato del pm Roberto Penna disposto lo scorso 18 agosto. Cifra corrispondente ad un terzo dell’importo versato dall’Istituto centrale di sostentamento del clero (Icsc) che fa capo alla Conferenza episcopale italiana. Denaro che sembra non fosse affatto destinato al finanziamento di opere caritatevoli ma a lavori di manutenzione per l’edilizia ecclesiastica (quella esente dal pagamento dell’Ici). È la prima volta che la magistratura mette le mani sui finanziamenti pubblici erogati alla chiesa nonostante la lunga lista di denuncie fatte in passato e di scandali esplosi senza risultato. Dei criteri d’erogazione dei fondi provenienti dall’otto per mille si sa ben poco, se non che la Cei ne controlla direttamente la distribuzione attraverso un suo organismo, l’Icsc, che in applicazione del nuovo concordato ha il compito di amministrare i vecchi “benefici ecclesiastici” (le antiche proprietà delle diocesi e delle parrocchie) e provvedere agli stipendi del personale ecclesiastico. In ogni diocesi poi è presente un Istituto diocesano per il sostentamento del clero che fa capo a quello centrale. La redistribuzione dei fondi avviene sulla base di un primo criterio “territoriale”, dimensione e numero dei fedeli, l’unico ad essere veramente palese. Interviene poi un secondo criterio “politico”, molto meno trasparente. Non tutte le diocesi infatti hanno lo stesso peso. Decisive sono le valutazioni d’opportunità legate alla maggiore o minore distanza dei singoli vescovi con l’orientamento ufficiale della Cei.
 Secondo quanto scrive l’agenzia cattolica Adista, che per prima ha raccontato la vicenda in un articolo del 12 luglio, l’episodio che vede coinvolto l’arcivescovo di Salerno Gerardo Pierro, indagato per truffa, abuso d’ufficio e violazione delle norme edilizie, personaggio molto discusso e in passato già coinvolto in altre inchieste per comportamenti analoghi, ripropone l’ennesimo conflitto interno tra gli istituti diocesani di sostentamento del clero e le diocesi. Questi organismi, insieme ai loro amministratori, hanno personalità giuridica e godono di autonomia rispetto all’apparato amministrativo della diocesi, vescovo compreso. Il bottino dell’otto per mille suscita inarrestabili appetiti, tensioni, attriti. Ed è proprio da uno di questi conflitti che è scaturita l’inchiesta. La denuncia della gestione anomala degli “affari” della diocesi nasce infatti da uno rapporto esplosivo inviato al Vaticano (dove ha creato notevole scompiglio), e per conoscenza alla procura, da monsignor Notari, presidente del locale istituto per il sostentamento del clero, insieme al presidente del collegio dei revisori dei conti. Nelle diciassette cartelle del dossier si segnala ogni tipo di abuso e speculazione edilizia: dalla lottizzazione abusiva su terreni di proprietà della diocesi, alla trasformazione di una ex colonia per ragazzi poveri, il san Giuseppe, in un hotel a cinque stelle con piscine, saune, idromassaggi, all’allestimento di uno stabilimento balneare per ecclesiastici. L’arcivescovo Pierro è corso in pellegrinaggio a Lourdes, forse vuole farsi perdonare la sua vocazione di palazzinaro.