Rischiano il licenziamento i macchinisti che denunciano l’insicurezza delle Ferrovie

Ferrovie, vite appese a treni “insostenibili”. L’impressionante lista di incidenti causati dalle porte killer e di infortuni sul lavoro

Paolo Persichetti
Liberazione 24 ottobre 2010


Uno degli episodi che hanno provocato i dieci giorni di sospensione dal lavoro senza stipendio, inflitti da Trenitalia al macchinista e delegato sindacale per la sicurezza Dante De Angelis, è la partecipazione ad un incontro pubblico tenutosi il 4 luglio scorso a La Gulfa Montramito Massarosa in provincia di Lucca. Oggetto del dibattito era la sicurezza per viaggiatori e lavoratori delle ferrovie. Tra i presenti un assessore, sindacalisti, associazioni e familiari delle vittime della strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009. 
Nel suo intervento De Angelis ricorda che «da quando nel 1985 è stata approvata la legge 210 sulla privatizzazione delle Ferrovie la sicurezza è peggiorata. Prima i nostri treni erano fra i migliori d’Europa, adesso la situazione è preoccupante». A sostegno della sua denuncia cita alcune cifre, «21 decessi di viaggiatori per guasti alle porte più numerose altre mutilazioni negli ultimi 6 anni. 23 morti sul lavoro da parte di operai delle Ferrovie e ditte appaltatrici negli ultimi 4 anni. A questi vanno aggiunte le 32 vittime della strage di Viareggio». 
Nel corso del dibattito a prendere la parola c’è anche un esponente della Filt Cgil che, secondo quanto riportato nella cronaca della serata apparsa il giorno successivo sul Tirreno, ritiene «i pochi investimenti sulla sicurezza e il personale ridotto ai minimi termini tra le cause di tanti incidenti che sono accaduti e che si sarebbero potuti evitare». In quello stesso articolo, a causa di un refuso, i termini temporali di riferimento nei quali erano avvenuti gli incidenti, indicati da De Angelis in anni, si sono trasformati in mesi. Non avendo rilasciato interviste il delegato alla sicurezza non poteva sapere dell’errore, indipendente dalla sua volontà, contenuto nell’articolo. Per giunta l’imprecisione sfugge sul momento anche a Trenitalia che la scoverà soltanto in settembre, quando a seguito di una «inchiesta interna» verrà enumerata tra le violazioni disciplinari rimproverate al macchinista. Secondo Trenitalia le cifre riportate da De Angelis non solo sarebbero «lesive nei confronti dell’azienda» ma la stessa rettifica apparsa sul Tirreno, ottenuta dopo essere venuto a conoscenza dell’errore, conterrebbe «dati ancora non veritieri e assolutamente discordanti da quelli reali». 
Eppure queste cifre (il numero dei morti a causa delle porte killer sarebbe salito nel frattempo a 23) non sembrano per nulla campate in aria. Sulle pagine del sito www.macchinistisicuri.info sono rintracciabili alcuni database sugli incidenti ferroviari, le morti sul lavoro in ambito ferroviario e gli incidenti provocati dal malfunzionamento delle porte dei treni, questi ultimi raccolti grazie alle segnalazioni di lavoratori e cittadini, fonti giornalistiche e relazioni Asl. La banca dati si presenta come un supporto informativo che integra quello fornito annualmente dalla Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria, istituita soltanto nel 2007 dopo le ripetute procedure d’infrazione avviate contro l’Italia dalla Commissione di Bruxelles. Una delle maggiori cause d’incidente sarebbe dovuta all’utilizzo sul materiale rotante di meccanismi di sicurezza vetusti o alla mancanza di personale di controllo sulle banchine. Su molte carrozze il blocco delle porte avviene ancora alla velocità di 15-25 Km/h anziché di 5 Km/h, come nei sistemi più aggiornati. Ma nell’allegato C2 dell’Ansf le morti vengono sistematicamente attribuite all’«indebita salita/discesa da treno» del passeggero. 
Le cronache però raccontano tutt’altro: il 4 giugno 2009 a Perugia una madre, dopo avere issato con fatica il passeggino col figlio sulla vettura, vede le porte rinchiudersi e il treno partire. La vicenda avrà un lieto fine grazie alla mobilitazione di tutto il personale ferroviario che ricongiungerà i due alla stazione successiva. Spesso a finire incastrati tra le porte sono gli stessi capotreni all’atto di licenziare il convoglio, come accade a Bologna il 27 maggio 2009. In un altra occasione, a Pavia, il 21 maggio 2008, 17 delle 19 porte di uscita sul lato destro del treno ICplus 663 hanno ferito 16 viaggiatori in discesa a causa della loro improvvisa chiusura “a ghigliottina”. Le scene sono sempre le stesse, caduta in movimento per l’apertura anticipata delle porte causa ritardo del blocco, arti e teste intrappolate, mutilazioni gravi fino al decesso, episodi che appaiono in modo discordante nel database ufficiale dell’Ansf. 
Nell’archivio dei macchinistisicuri, aggiornato al 22 luglio 2009, si segnalano 2 morti e 36 feriti mentre l’Ansf parla di 5 morti sull’intero 2009. L’anno prima per l’agenzia i morti sono 4 e i feriti 5, i macchinisti hanno notizia di 3 morti e 36 feriti. Nel 2007 i morti ufficiali sono 4 e i feriti 5, a fronte di almeno 9 vittime e 22 feriti registrati nell’elenco non ufficiale. Più indietro esistono solo le cifre raccolte dai macchinisti: abbiamo contato 15 feriti nel 2006 (anno felice), 6 feriti e 3 morti nel 2005, 19 feriti e 4 morti nel 2004, 11 feriti e 4 morti nel 2003.
Queste cifre dimostrano che il problema della sicurezza sui treni per i passeggeri e sull’intero sistema ferroviario per i lavoratori è reale e non può essere liquidato con il bavaglio delle misure disciplinari contro i delegati sindacali per la sicurezza, oltre a De Angelis un altro delegato è stato colpito dalla stessa sanzione in Puglia, e la minaccia del licenziamento.

Link
www.macchinistisicuri.info/ms/inciferr/index.php
www.macchinistisicuri.info/ms/docusicur/archivio/portevetture/segnalazioni.php
Provvedimento disciplinare contro De Angelis, Trenitalia risponde a Liberazione
Dante De Angelis punito dall’azienda perché spiega che Trenitalia si comporta come la Fiat con i tre operai di Melfi
Cronache operaie
E’ morto Pietro Mirabelli, sul lavoro
Stragi del capitalismo: operai morti in cisterna, i precedenti degli ultimi anni
Fumi che uccidono operai e fumogeni che fanno tacere sindacalisti collaborazionisti
Delazioni industriali: la nuova filosofia aziendale di Marchione
Sevel, Fiat di Atessa, alla Fiom: “Se scioperate chiediamo i danni”
Campagna per la sicurezza sul lavoro: per il ministero la colpa è di chi non si vuole
Ma quali anni di piombo: gli anni 70 sono stati anni d’amianto

Provvedimento disciplinare contro De Angelis: Trenitalia risponde a Liberazione

Liberazione 19 ottobre 2010

Da: Ufficio Stampa Ferrovie dello Stato <ufficio.stampa@ferroviedellostato.it>
Data:
16 ottobre 2010 18:08:43 GMT+02:00
A:
lettere@liberazione.it

Oggetto: Replica FS – Lettera
In relazione all’articolo apparso oggi sulla vicenda del macchinista De Angelis vogliate cortesemente pubblicare la seguente nostra precisazione

I dieci giorni di sospensione al macchinista De Angelis non hanno niente a che vedere con la legittima solidarietà da lui espressa ai metalmeccanici della Fiat di Melfi. Contrariamente a quanto sostiene De Angelis non vi è neppure alcuna analogia tra la sua vicenda (relativa al suo primo licenziamento) e quella degli operai campani. Non è vero cioè che anche lui avesse avuto una sentenza di reintegra nel posto di lavoro e non è vero che la società lo tenesse fuori corrispondendogli la retribuzione. Non essendovi il presupposto di una sentenza a lui favorevole, non avrebbe avuto alcun senso neppure una proposta di tale genere. Fuori è rimasto, e senza stipendio, fino al momento in cui è stata concordata la conciliazione. La realtà è che nel suo caso ogni provvedimento è stato assunto sulla base delle norme disciplinari previste dal contratto di lavoro e in relazione ad evidenti violazioni dello stesso. Il recente provvedimento di sospensione è stato comminato perché in questa occasione e in una precedente, egli ha rilasciato dichiarazioni non veritiere e lesive nei confronti dell’azienda.
Che poi sia stato costretto a rettificarle pubblicamente, come nel caso di quelle rilasciate ad un quotidiano toscano sulla pericolosità delle porte dei treni, non fa altro che confermarne la non veridicità e la gravità. Oltretutto, su tale specifica questione, anche la sua rettifica, inviata al giornale soltanto dopo il ricevimento della contestazione disciplinare, contiene dati ancora non veritieri e assolutamente discordanti da quelli reali.

Federico Fabretti – Direttore Centrale Relazioni con i Media – FS

L’articolo apparso sabato scorso su Liberazione forniva un ampio resoconto, con larghe citazioni, degli argomenti riportati da Trenitalia nella contestazione disciplinare inviata a Dante De Angelis. Per questo motivo potrebbero apparire del tutto superflue le precisazioni inviate dal direttore centrale relazioni media-Fs, senonché il testo del dottor Federico Fabbretti molto capziosamente tende ad attribuire a De Angelis cose che non dice. Per esempio che vi sia stata una sentenza di reintegra. Trenitalia non può fingere di ignorare le “deduzioni” del lavoratore presentate in risposta alle contestazioni. Vi si può leggere: «nelle more del ricorso legale e in presenza di una vertenza sindacale aperta dai sindacati nazionali, codesta ditta ha avanzato per ben due volte proposte conciliative comprendenti entrambe l’estromissione dal posto di lavoro come macchinista e (delegato alla sicurezza)». E’ vero o non è vero che una prima volta fu offerto a De Angelis un trattamento economico sostitutivo del salario comportante l’implicita rinuncia ad agire in giudizio? E’ vero o non è vero che successivamente in sede di conciliazione obbligatoria l’azienda propose una ricollocazione lavorativa con «assunzione ex novo presso altra società controllata dal gruppo Fs»? Sono questi i punti sui quali Trenitalia potrebbe fornire utili chiarimenti. Per quanto riguarda le «dichiarazioni non veritiere e lesive dell’azienda», Trenitalia è in grado di smentire le cifre delle vittime e degli infortuni indicati da De Angelis? Quanto al fatto che i dati siano stati riportati in mesi e non in anni, De Angelis ha spiegato che ciò non è dipeso dalla sua volontà ma è stata la conseguenza di un refuso giornalistico, sanato appena avutane conoscenza con una «rettifica apparsa con particolare evidenza». Se Trenitalia è in grado di provare il contrario fornisca le prove. Senza le quali viene da pensare che dietro lo zelo disciplinare nei confronti di De Angelis via sia soltanto un particolare accanimento persecutorio.

Paolo Persichetti

Trenitalia risponde ancora una volta a Liberazione
29 Ottobre 2010

Lo scorso martedì 19 ottobre nella sua risposta alla nostra replica ad un articolo su De Angelis, Paolo Persichetti ha ritenuto insufficienti le nostre argomentazioni e ci ha posto alcune domande. Rispondiamo volentieri. Alla domanda se «è vero o non è vero che una prima volta fu offerto a De Angelis un trattamento economico sostitutivo del salario comportante l’implicita rinuncia ad agire in giudizio», rispondiamo che non è assolutamente vero. Anzi, dagli atti in possesso di questa Società, si evince in modo netto che la stessa manifestò al De Angelis la volontà di effettuare una verifica volta a riavviare una collaborazione, ricercando nel frattempo una soluzione relativa al trattamento economico. La Società, quindi, non solo non pretese alcuna rinuncia all’azione giudiziale, ma piuttosto offrì la propria disponibilità ad una soluzione. Chiede ancora Persichetti: «è vero o non è vero che successivamente in sede di conciliazione obbligatoria l’azienda propose una ricollocazione lavorativa con assunzione ex novo presso altra società controllata dal Gruppo Fs?». E’ assolutamente vero. Nell’ambito delle trattative tra le parti, al De Angelis fu anche proposta la riassunzione presso una delle Società del Gruppo Fs che a differenza di un’assunzione ex novo, prevedeva il mantenimento dello stesso livello retributivo e dell’anzianità di servizio maturati al momento del licenziamento. Trenitalia può smentire anche i dati sui decessi per guasti delle porte forniti da De Angelis, sia nella prima dichiarazione, sia nella successiva rettifica (inviata al quotidiano dopo tre mesi e solo dopo aver ricevuto contestazione formale). I decessi attribuibili a guasti alle porte negli ultimi 6 anni sono stati 6 e non 21, come invece dichiarato.
Federico Fabretti direttore centrale relazioni con i media – Fs

Nelle sue “deduzioni” Dante De Angelis spiega di aver ricevuto, in cambio «della estromissione dal posto di lavoro come macchinista, la proposta di un trattamento economico sostitutivo del salario, comportante l’implicita rinuncia ad agire in giudizio». Soluzione che avrebbe inevitabilmente compromesso l’esito finale della vertenza, cioè il reintegro in azienda. Il dottor Fabretti pur ricorrendo al manzoniano linguaggio dell’Azzeccagarbugli non smentisce questa circostanza. Conferma invece la seconda offerta di un lavoro ma fuori da Trenitalia. Il che non smentisce la disponibilità a stipendiarlo, ma per un impiego non meglio determinato, purché lontano dai compagni di lavoro. Per quanto riguarda la controversia sul numero dei decessi causati da guasti alle porte, abbiamo pubblicato un dettagliato articolo domenica 24 ottobre che smentisce le cifre fornite da Trenitalia: le quali sono inferiori persino a quelle riportate dall’agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria.
Paolo Persichetti

Link
Rischiano il licenziamento i macchinisti che denunciano l’insicurezza delle Ferrovie
Dante De Angelis punito dall’azienda perché spiega che Trenitalia si comporta come la Fiat con i tre operai di Melfi
Cronache operaie
E’ morto Pietro Mirabelli, sul lavoro
Stragi del capitalismo: operai morti in cisterna, i precedenti degli ultimi anni
Fumi che uccidono operai e fumogeni che fanno tacere sindacalisti collaborazionisti
Delazioni industriali: la nuova filosofia aziendale di Marchione
Sevel, Fiat di Atessa, alla Fiom: “Se scioperate chiediamo i danni”
Campagna per la sicurezza sul lavoro: per il ministero la colpa è di chi non si vuole
Ma quali anni di piombo: gli anni 70 sono stati anni d’amianto

Dante De Angelis, punito dall’azienda perché spiega che Trenitalia si comporta come la Fiat con i tre operai di Melfi

Sospeso dal lavoro per dieci giorni, senza stipendio. Di nuovo a rischio di licenziamento. Mauro Moretti, Ad di Trenitalia (ex responsabile Cgil delle Ferrovie) insegue Marchionne sulla strada della repressione dei delegati sindacali e dei lavoratori che lottano sul posto di lavoro

Paolo Persichetti
Liberazione 16 ottobre 2010


Dieci giorni di sospensione. E’ questa la nuova sanzione disciplinare inflitta da Trenitalia spa a Dante De Angelis, macchinista delegato alla sicurezza sui treni, già licenziato due volte per le sue denunce e per due volte reintegrato «grazie alla mobilitazione». La prima volta venne allontanato dalle Fs con la polizia ferroviaria, un atto che fu definito da più parti “fascismo aziendale”, per aver segnalato problemi sui treni Eurostar. Quella comminata ieri è la misura punitiva più grave prima del licenziamento. La colpa: aver accostato l’atteggiamento delle Ferrovie dello Stato a quello tenuto dalla Fiat dopo il mancato reintegro sul posto di lavoro dei tre operai di Melfi licenziati dall’azienda torinese, nonostante la sentenza del giudice. A De Angelis Trenitalia contesta un articolo apparso il 24 agosto scorso su un portale d’informazione on-line, UnoNotizie.it, intitolato “Fiat. Marchionne, lavoro, salario, dignità”, nel quale oltre ad esprimere solidarietà agli operai di Melfi afferma che «anche le FS, in occasione del mio primo licenziamento hanno tentato di tenermi fuori dall’azienda garantendomi lo stipendio; una scorciatoia antidemocratica e antisindacale molto insidiosa ma che con i compagni di lavoro abbiamo respinto con forza perché finalizzata a separare fisicamente i lavoratori tra loro e dalla realtà lavorativa e a neutralizzare la loro attività».
Secondo Trenitalia tale affermazione sarebbe «del tutto fuorviante», in quanto De Angelis non è stato destinatario di alcun provvedimento giudiziale di reintegra ma ha ripreso il lavoro «a seguito di conciliazione giudiziale» mentre la società non gli avrebbe «mai offerto alcun tipo di remunerazione» per mantenerlo “fuori dall’azienda”. Tali dichiarazioni – prosegue sempre la contestazione disciplinare inviata il 15 settembre scorso ma pervenuta solo il 4 ottobre – avendo fatto ricorso ad «espressioni non improntate ai canoni di lealtà e chiarezza propri di qualsiasi dichiarazione pubblica» avrebbe determinato una falsificazione della realtà, provocando «una grave lesione dell’immagine della società». Dopo l’articolo incriminato Trenitalia afferma di aver condotto ulteriori «accertamenti interni» scovando una intervista apparsa il 5 luglio sul Tirreno, nella quale De Angelis denunciava il degrado della sicurezza sui treni dopo la privatizzazione dell’azienda e il ricorso sistematico al sistema dei subappalti, citando in proprosito il numero di decessi per incidenti provocati dalle porte killer (21) e gli infortuni sul lavoro (23) riportati da passeggeri e lavoratori. Dati ritenuti dall’azienda «assolutamente infondati» con l’aggravante di essere riportati «con toni allarmistici ed inappropriati».
Nella sua replica De Angelis a buon gioco nel ricordare all’azienda alcune circostanze «pacifiche e notorie», come il fatto che la società abbia avanzato «per ben due volte proposte conciliative comprendenti entrambe l’estromissione dal posto di lavoro come macchinista e (delegato alla sicurezza)». Una prima volta offrendo un trattamento economico sostitutivo del salario comportante l’implicita  rinuncia ad agire in giudizio. Atteggiamento che mostra come «Trenitalia, non diversamente dalla Fiat, fin dal principio si dimostrò ben disposta a pagare, anche in assenza di una prestazione lavorativa perché io restassi fuori dall’azienda». Così accadde anche successivamente – precisa nelle sue “Deduzioni” – quando l’azienda propose una ricollocazione lavorativa con «assunzione ex novo presso altra società controllata dal gruppo Fs». Da questi fatti, ribadisce De Angelis, «appare ancora una volta, oggettiva e innegabile l’analogia storico-politico-sindacale con i fatti di Melfi». Per quanto riguarda l’intervista al Tirreno un evidente refuso giornalistico, estraneo alla volontà e all’operato dell’intervistato, ha fatto sì che le cifre citate venissero riportate in mesi anziché in anni. Errore prontamente corretto con richiesta di rettifica appena avutane conoscenza.
I lavoratori delle ferrovie denunciano un clima generale di repressione che si è abbattuto negli ultimi tempi anche su altri dipendenti e delegati, definiscono l’episodio un vero e proprio «atto intimidatorio», un tentativo di «ostacolare non soltanto l’attività sindacale, di soffocare il libero pensiero e la libertà di espressione ma anche la solidarietà tra i lavoratori».

Link
Rischiano il licenziamento i macchinisti che denunciano l’insicurezza delle Ferrovie
Ma quali anni di piombo: gli anni 70 sono stati anni d’amianto
Provvedimento disciplinare contro De Angelis: Trenitalia risponde a Liberazione
Cronache operaie
E’ morto Pietro Mirabelli, sul lavoro
Stragi del capitalismo: operai morti in cisterna, i precedenti degli ultimi anni
Fumi che uccidono operai e fumogeni che fanno tacere sindacalisti collaborazionisti
Delazioni industriali: la nuova filosofia aziendale di Marchione
Sevel, Fiat di Atessa, alla Fiom: “Se scioperate chiediamo i danni”
Campagna per la sicurezza sul lavoro: per il ministero la colpa è di chi non si vuole bene