Dante De Angelis, punito dall’azienda perché spiega che Trenitalia si comporta come la Fiat con i tre operai di Melfi

Sospeso dal lavoro per dieci giorni, senza stipendio. Di nuovo a rischio di licenziamento. Mauro Moretti, Ad di Trenitalia (ex responsabile Cgil delle Ferrovie) insegue Marchionne sulla strada della repressione dei delegati sindacali e dei lavoratori che lottano sul posto di lavoro

Paolo Persichetti
Liberazione 16 ottobre 2010


Dieci giorni di sospensione. E’ questa la nuova sanzione disciplinare inflitta da Trenitalia spa a Dante De Angelis, macchinista delegato alla sicurezza sui treni, già licenziato due volte per le sue denunce e per due volte reintegrato «grazie alla mobilitazione». La prima volta venne allontanato dalle Fs con la polizia ferroviaria, un atto che fu definito da più parti “fascismo aziendale”, per aver segnalato problemi sui treni Eurostar. Quella comminata ieri è la misura punitiva più grave prima del licenziamento. La colpa: aver accostato l’atteggiamento delle Ferrovie dello Stato a quello tenuto dalla Fiat dopo il mancato reintegro sul posto di lavoro dei tre operai di Melfi licenziati dall’azienda torinese, nonostante la sentenza del giudice. A De Angelis Trenitalia contesta un articolo apparso il 24 agosto scorso su un portale d’informazione on-line, UnoNotizie.it, intitolato “Fiat. Marchionne, lavoro, salario, dignità”, nel quale oltre ad esprimere solidarietà agli operai di Melfi afferma che «anche le FS, in occasione del mio primo licenziamento hanno tentato di tenermi fuori dall’azienda garantendomi lo stipendio; una scorciatoia antidemocratica e antisindacale molto insidiosa ma che con i compagni di lavoro abbiamo respinto con forza perché finalizzata a separare fisicamente i lavoratori tra loro e dalla realtà lavorativa e a neutralizzare la loro attività».
Secondo Trenitalia tale affermazione sarebbe «del tutto fuorviante», in quanto De Angelis non è stato destinatario di alcun provvedimento giudiziale di reintegra ma ha ripreso il lavoro «a seguito di conciliazione giudiziale» mentre la società non gli avrebbe «mai offerto alcun tipo di remunerazione» per mantenerlo “fuori dall’azienda”. Tali dichiarazioni – prosegue sempre la contestazione disciplinare inviata il 15 settembre scorso ma pervenuta solo il 4 ottobre – avendo fatto ricorso ad «espressioni non improntate ai canoni di lealtà e chiarezza propri di qualsiasi dichiarazione pubblica» avrebbe determinato una falsificazione della realtà, provocando «una grave lesione dell’immagine della società». Dopo l’articolo incriminato Trenitalia afferma di aver condotto ulteriori «accertamenti interni» scovando una intervista apparsa il 5 luglio sul Tirreno, nella quale De Angelis denunciava il degrado della sicurezza sui treni dopo la privatizzazione dell’azienda e il ricorso sistematico al sistema dei subappalti, citando in proprosito il numero di decessi per incidenti provocati dalle porte killer (21) e gli infortuni sul lavoro (23) riportati da passeggeri e lavoratori. Dati ritenuti dall’azienda «assolutamente infondati» con l’aggravante di essere riportati «con toni allarmistici ed inappropriati».
Nella sua replica De Angelis a buon gioco nel ricordare all’azienda alcune circostanze «pacifiche e notorie», come il fatto che la società abbia avanzato «per ben due volte proposte conciliative comprendenti entrambe l’estromissione dal posto di lavoro come macchinista e (delegato alla sicurezza)». Una prima volta offrendo un trattamento economico sostitutivo del salario comportante l’implicita  rinuncia ad agire in giudizio. Atteggiamento che mostra come «Trenitalia, non diversamente dalla Fiat, fin dal principio si dimostrò ben disposta a pagare, anche in assenza di una prestazione lavorativa perché io restassi fuori dall’azienda». Così accadde anche successivamente – precisa nelle sue “Deduzioni” – quando l’azienda propose una ricollocazione lavorativa con «assunzione ex novo presso altra società controllata dal gruppo Fs». Da questi fatti, ribadisce De Angelis, «appare ancora una volta, oggettiva e innegabile l’analogia storico-politico-sindacale con i fatti di Melfi». Per quanto riguarda l’intervista al Tirreno un evidente refuso giornalistico, estraneo alla volontà e all’operato dell’intervistato, ha fatto sì che le cifre citate venissero riportate in mesi anziché in anni. Errore prontamente corretto con richiesta di rettifica appena avutane conoscenza.
I lavoratori delle ferrovie denunciano un clima generale di repressione che si è abbattuto negli ultimi tempi anche su altri dipendenti e delegati, definiscono l’episodio un vero e proprio «atto intimidatorio», un tentativo di «ostacolare non soltanto l’attività sindacale, di soffocare il libero pensiero e la libertà di espressione ma anche la solidarietà tra i lavoratori».

Link
Rischiano il licenziamento i macchinisti che denunciano l’insicurezza delle Ferrovie
Ma quali anni di piombo: gli anni 70 sono stati anni d’amianto
Provvedimento disciplinare contro De Angelis: Trenitalia risponde a Liberazione
Cronache operaie
E’ morto Pietro Mirabelli, sul lavoro
Stragi del capitalismo: operai morti in cisterna, i precedenti degli ultimi anni
Fumi che uccidono operai e fumogeni che fanno tacere sindacalisti collaborazionisti
Delazioni industriali: la nuova filosofia aziendale di Marchione
Sevel, Fiat di Atessa, alla Fiom: “Se scioperate chiediamo i danni”
Campagna per la sicurezza sul lavoro: per il ministero la colpa è di chi non si vuole bene

“Il sesso lo decideranno i padroni” piccolo elogio del film Louise Michel

200px-louise_michel

Recensione” presa dal blog di Baruda

Io non so scrivere di cinema, non so raccontare i film, non so fare recensioni. Ma questa volta non riesco a non farlo perchè da quando ho visto questa pellicola mi prudono le mani e vorrei che più gente possibile vedesse questo piccolo capolavoro francese, manifesto tragicomico, provocatorio e radicale del bisogno di alzare la testa in qualche modo rocambolesco della sfruttata classe operaia nell’Europa del capitalismo delle multinazionali.
Louise Michel prende il suo nome dalla comunarda anarchica francese…è un film, di cui non so se raccontarvi la trama (non credo sia il caso altrimenti poi non ci andate), in cui un uomo per lavorare in una fabbrica si finge donna e una ex bambina diventa uomo per raggiungere una soddisfazione sportiva. “Avete rifiutato le 35 ore e gli aumenti di salario, ma non rifiuterete questi grembiuli nuovi” … il padrone (che poi non è che un servo tra i tanti del vero, quasi irraggiungibile, padrone) prova ad imbonirsi le operaie malgrado i loro sguardi scettici: prendono questo grembiule e il giorno dopo trovano la fabbrica vuota. Tutto era stato portato via: macchinari e lavoro, quindi il proprio sfruttamento quello che ti permette di arrivare al giorno dopo.
20.000 euro di risarcimento da dividere in venti: spiccioli inutili in questo modo. Che fare?
Bhè sono pochi per tutto: ma non per un killer che vada ad ammazzare il padrone. La votazione è unanime: questo si che è un modo per far fruttare quella miseria data da un porco padrone dopo 20 anni di sudore nella sua fabbrica.
E qui inizia il bello, l’avventura divertente di questa strana coppia che tra Francia, Belgio ed Inghilterra cercano di ammazzare il padrone giusto, quello che sia il vero responsabile della chiusura della fabbrica e quindi del licenziamento di tutte le operaie. louise
La decisione, ad ogni errore, è sempre la stessa, unanime: andare avanti fino ad accoppare quello giusto.
Geniale, sarcastico, girato in modo strano con la telecamera quasi sempre fissa, con le immagini sfocate e i dialoghi stretti e necessari: con un gioco di sguardi, sessualità negate e poi ritrovate, di pistole autocostruite, di killer professionisti che non sanno azzittire i cani, di piccioni spennati e cinismo, tanto cinismo.
Un film piaciuto alla critica ma che ha creato grandi deliri nei forum italiani, in cui il popolino servile e estremamente attaccato al culo del padrone (come amano leccare questi miserabili italiani) si è molto innervosito e quasi scandalizzato per una pellicola del genere.
Stiamo anni luce indietro alla Francia: tanto che lì sequestrano i manager, qui li facciamo passare sui nostri corpi mentre lecchiamo le loro suole.

Chi odia i padroni, chi è sfruttato, chi è stato costretto a modificare se stesso per arrangiare il modo di arrivare a fine mese: QUESTO E’ IL FILM PER NOI

“Ora che sappiamo che i ricchi sono dei ladri, se i nostri padri e le nostre madri non riusciranno a bonificare la terra quando saremo grandi ne faremo noi carne macinata” Louise Michel

Link
Francia, le nuove lotte operaie
New Fabbris, fabbrica minata dagli operai
Grande paura: Paolo Granzotto, il reggibraghe
Il Bossnapping vince: la Caterpillar cede
Bossnapping, una storia che viene da lontano
Bossnapping nuova arma sociale dei lavoratori
Bruxelles,manager Fiat trattenuti dagli operai in una filiale per 5 ore
F
rancia, altri manager sequestrati e poi liberati
Francia, padroni assediati torna l’insubordinazione operaia
Rabbia populista o nuova lotta di classe
Francia, sciopero generale contro la crisi
S
ciopero generale, giovedi 29 gennaio la Francia si è fermata
Francia, tre milioni contro Sarko e padroni