L’appello contro l’estradizione dei rifugiati italiani degli anni 70 firmato da personalità del mondo della cultura francese

Libération 29 aprile 2021

Signor Presidente,
E’ grazie alla volontà di un presidente della Repubblica, François Mitterrand, che dei militanti dell’estrema sinistra italiana coinvolti nella violenza politica degli anni 70 sono stati accolti nel nostro Paese sotto l’espressa condizione di abbandonare ogni attività illegale. E’ probabile che Lei non avrebbe mai preso questa decisione. Ma il contesto era molto diverso da quello attuale, la «strategia della tensione» ancora presente, i giuristi francesi sovente perplessi di fronte alle «leggi speciali» che ispiravano le procedure italiane. E quale che sia oggi l’opinione su questa eredità, lei converrà che non si può risalire il corso del tempo né cambiare gli avvenimenti del passato.
Ormai da quarant’anni diverse decine di persone sono uscite dalla clandestinità, hanno deposto le armi, hanno visto i loro fascicoli esaminati dalle più alte autorità dei Servizi segreti, della polizia e della giustizia francese: la loro permanenza in Francia è stata accettata, in seguito ufficializzata attraverso il riconoscimento di permessi di soggiorno. Alcuni si sono sposati creando anche coppia binazionali, molti hanno avuto dei figli che sono oggi cittadini francesi, a volte anche dei nipoti, anche loro francesi. Hanno contribuito alla ricchezza nazionale attraverso il loro lavoro nel corso di diversi decenni, alcuni sono stati persino impiegati nel servizio pubblico. Tutti hanno rispettato il loro impegno di rinuncia alla violenza.
Ora che queste persone hanno un’età che oscilla tra i 65 e gli 80 anni, hanno problemi con l‘età, di salute, di dipendenza e invecchiamento, c’è qualcuno in Italia che vuole utilizzarli come dei comodi spaventa passeri per fini di politica interna che non ci appartengono. La loro campagna consiste nell’accusare decine di nostri funzionari dei li uffici pubblici, della polizia, dell’amministrazione della Repubblica francese, di avere per quarant’anni protetto degli assassini.

Una forma di relativismo storico
Comportandosi come se il tempo fosse rimasto fermo a cinquant’anni fa, alcuni fingono di credere che queste persone siano rimaste ferme in un eterno presente, allorché la Francia e l’esperienza dolorosa dell’esilio lontano dal Paese natale ha permesso loro, al contrario, di avanzare sulla strada della vita, di diventare altre persone. Per la Francia ha voluto dire dare fiducia all’essere umano, alle sue capacità di trasformazione e di progresso, e questa fiducia è stata onorata.
Nell’agosto 2019, su istigazione di Salvini l’Italia ha ratificato la convenzione europea relativa all’estradizione tra Stati membri dell’Unione europea, atto che l’Italia non aveva voluto portare a termine fin dal 1996. Questa iniziativa aveva come unico obiettivo quello di vanificare le decisioni adottate dalla Francia nei confronti di queste persone. Secondo il nostro diritto, infatti, le loro posizioni sono tutte prescritte e non possono dare luogo a estradizioni quaranta o cinquanta anni dopo i fatti.
Ricordiamo che in Francia soltanto i crimini contro l’umanità sono imprescrittibili. Ora considerare degli omicidi alla strega di un genocidio, assimilare delle persone accolte dalla Repubblica francese a dei nazisti nascosti da qualche dittatura del Medioriente, è fare prova di un relativismo che può giovare soli ai circoli negazionisti e ai loro amici d’estrema destra.

Istituti fondamentali della giustizia
Signor Presidente, la premura mostrata verso il punto di vista dei nostri partner europei non può condurre al confusionismo storico né all’abbandono di istituti fondamentali della giustizia.
Nell’Orestea di Eschilo, un omicida vaga nell’esilio braccato dalle dee della vendetta che reclamano riparazione in nome della vittima. Ma Oreste dice questa cosa curiosa: «Non sono più un supplicante con mani impure: la mia macchia si è cancellata a contatto con gli uomini che mi hanno accolto nelle loro case o che ho incontrato per strada». Come se il tempo, l’esilio, il commercio degli uomini avessero un potere purificatore, e che Oreste non poteva ridursi più a colui che fece la cosa più terribile di tutte: uccidere la madre. Alla fine dell’opera, Atena, dea protettrice della Città, prende una decisione più simile ad un’amnistia che ad un’assoluzione. Le Erinni, invitate ad abitare Atene per riaffermare il rispetto delle vittime, accettano la fondazione del tribunale dell’Areopago, la fondazione del diritto moderno. Il ciclo della vendetta si chiude, viene quello della giustizia.
Com’è possibile che si dimentichi così spesso questo mito fondatore della nostra comune cultura europea?
La vendetta è di nuovo a l’ordine del giorno. La colpa che non si cancella mai, che riduce il criminale al suo crimine, sempre presente, mai passato, è uno strumento per manipolare l’opinione e confondere le coscienze. E l’estrema destra italiana, responsabile dei due terzi dei morti di quelli che vengono definiti «anni di piombo» e che osa parlare in nome delle vittime, non potrà che rallegrarsi di questo risultato.
Signor Presidente, ci vorrebbe senza dubbio Atena per convincere il Parlamento italiano a votare la legge d’amnistia attesa da troppo tempo, e che consentirebbe alla società italiana di voltare pagina e volgersi finalmente verso il futuro. Lei tuttavia ha per intero la possibilità di confermare l’impegno della Francia nei confronti degli esiliati italiani, dei loro figli e delle loro famiglie. La decisione di estradarli non può essere solo una questione tecnica. Si tratta di una questione politica che dipende dalla sua persona. Vorrebbe forse fare quel che al suo posto farebbe sicuramente un rappresentante del Rassemblement national  (la destra lepenista)?
Vogliamo credere invece che lei vorrà confermare che la ragione e l’umanesimo sono un fondamento delle nostre democrazie, che non è buona cosa aggiungere sofferenza alla sofferenza, e forse citare ai suoi interlocutori transalpini quel verso che Eschilo faceva pronunciare ad Atena: «Tu vuoi passare per giusto piuttosto che agire con giustizia».

Firmatari: Agnès b., Jean-Christophe Bailly, Charles Berling, Irène Bonnaud, Nicolas Bouchaud, Valeria Bruni-Tedeschi, Olivier Cadiot, Sylvain Creuzevault, Georges Didi-Huberman, Valérie Dréville, Annie Ernaux, Costa-Gavras, Jean-Luc Godard, Alain Guiraudie, Célia Houdart, Matthias Langhoff, Edouard Louis, Philippe Mangeot, Maguy Marin, Gérard Mordillat, Stanislas Nordey, Olivier Neveux, Yves Pagès, Hervé Pierre, Ernest Pignon-Ernest, Denis Podalydès, Adeline Rosenstein, Jean-François Sivadier, Eric Vuillard, Sophie Wahnich, Martin Winckler

«Président Macron, tenez l’engagement de la France vis-à-vis des exilés italiens»

L’appel contre les extraditions des réfugiés italiens signé par des personnalités du monde de la culture française

Libération, 29 avril 2021

Monsieur le Président,
C’est par la volonté d’un président de la République, François Mitterrand, que des militants d’extrême gauche italiens engagés dans la violence politique durant les années 70 ont été accueillis dans notre pays à la condition expresse d’abandonner toute activité illégale. Peut-être n’auriez-vous pas vous-même pris cette décision. Mais le contexte était différent, la «stratégie de la tension» encore vivace, les juristes français souvent perplexes quant aux «lois spéciales» qui régissaient les procédures italiennes. Et quoi qu’on pense de cet héritage, vous conviendrez qu’on ne peut remonter le cours du temps ni changer les événements du passé.
Il y a maintenant quarante ans, plusieurs dizaines de personnes sont sorties de la clandestinité, ont déposé les armes, ont vu leurs dossiers examinés par les plus hautes autorités des services de renseignements, de police et de justice françaises : leur séjour en France a été accepté, puis officialisé par la délivrance de cartes de séjour. Certaines se sont mariées, créant ainsi des couples binationaux, beaucoup ont eu des enfants qui sont aujourd’hui citoyens français, parfois des petits-enfants, eux aussi français. Elles ont contribué à la richesse nationale par leur travail pendant plusieurs décennies, certaines étaient même employées par l’Etat français. Toutes ont respecté leur engagement de renoncer à la violence.
Alors que ces personnes ont aujourd’hui entre 65 et 80 ans, qu’elles ont des problèmes de leur âge, problèmes de santé, de dépendance, de vieillissement, certains en Italie s’en servent comme de commodes épouvantails pour des objectifs de politique intérieure qui ne nous concernent pas. Leur campagne équivaut à accuser des dizaines de fonctionnaires de nos services administratifs, à accuser police, justice, administration de la République française d’avoir, quarante années durant, protégé des assassins.

C’est faire preuve d’un relativisme
Faisant comme si le temps s’était arrêté il y a un demi-siècle, certains feignent de croire que ces personnes étaient restées figées dans un éternel présent, alors que la France et l’expérience douloureuse de l’exil loin du pays natal leur ont permis au contraire d’avancer sur le chemin de la vie, de devenir d’autres personnes. Pour la France, c’était faire confiance à l’être humain, en ses capacités de transformation et de progrès, et cette confiance a été honorée.
En août 2019, à l’instigation de monsieur Salvini, l’Italie a ratifié la convention européenne relative à l’extradition entre Etats membres de l’Union européenne, ce qu’elle se gardait de faire depuis 1996. Cette initiative avait pour seul objectif d’annuler les décisions françaises afférentes à ces personnes. Selon nos règles de droit, en effet, les dossiers en question sont tous prescrits et ne sauraient donner lieu à des extraditions quarante, voire cinquante ans après les faits.
Rappelons qu’en France, seuls les crimes contre l’humanité sont imprescriptibles. Mettre un signe égal entre telle affaire d’homicide et un génocide, assimiler des personnes accueillies par la République française à des nazis cachés par quelque dictature du Proche-Orient, c’est faire preuve d’un relativisme qui ne pourra que réjouir les cercles négationnistes et leurs amis d’extrême droite.

Mécanismes fondamentaux de la justice
Monsieur le Président, le souci de prendre davantage en compte le point de vue de nos partenaires européens ne saurait mener au confusionnisme historique et à l’abandon des mécanismes fondamentaux de la justice.
Dans l’Orestie d’Eschyle, un meurtrier erre en exil, pourchassé par les déesses de la vengeance, qui réclament réparation au nom de la victime. Mais Oreste dit cette chose curieuse : «Je ne suis plus un suppliant aux mains impures : ma souillure s’est émoussée. Elle s’est usée au contact des hommes qui m’ont reçu dans leurs maisons ou que j’ai rencontrés sur les routes.» Comme si le temps, l’exil, le commerce des hommes avaient un pouvoir purificateur, et qu’Oreste ne se réduisait plus à celui qui fit cette chose, terrible entre toutes : tuer sa mère. A la fin de la pièce, Athéna, déesse protectrice de la Cité, prend une décision qui s’apparente davantage à une amnistie qu’à un acquittement. Les Erinyes, invitées à habiter Athènes, comme pour réaffirmer le respect des victimes, acceptent la fondation du tribunal de l’Aréopage, la fondation du droit moderne. Le cycle de la vengeance est achevé, vient celui de la justice.
Cette fable, fondatrice de notre culture européenne commune, comment se peut-il qu’on l’oublie si souvent ? La vengeance est de nouveau à l’ordre du jour. La souillure qui ne s’efface jamais, qui réduit le criminel à son crime, toujours présent, jamais passé, est un outil pour manipuler l’opinion et troubler les consciences. Et l’extrême droite italienne, responsable des deux tiers des morts de ce qu’on appelle les «années de plomb» et qui ose parler au nom des victimes, ne pourrait que se féliciter de cette entreprise.
Monsieur le Président, il faudrait sans doute Athéna pour convaincre le Parlement italien de voter la loi d’amnistie espérée depuis si longtemps, et qui permettrait à la société italienne de tourner la page et de regarder vers l’avenir. Mais vous avez toute latitude pour tenir l’engagement de la France vis-à-vis des exilés italiens, de leurs enfants, de leurs familles françaises. La décision de les extrader ne saurait être une question technique. Il s’agit d’une question politique qui dépend de vous. Voulez-vous faire ce qu’aurait fait à votre place un représentant du Rassemblement national ? Nous voulons croire que vous voudrez plutôt rappeler que la raison et l’humanisme sont au fondement de nos démocraties, qu’il n’est pas bon d’ajouter inutilement du malheur au malheur, et peut-être citer à vos interlocuteurs transalpins ce vers qu’Eschyle jadis mettait dans la bouche d’Athéna : «Tu veux passer pour juste plutôt qu’agir avec justice.»

Signataires : Agnès b., Jean-Christophe Bailly, Charles Berling, Irène Bonnaud, Nicolas Bouchaud, Valeria Bruni-Tedeschi, Olivier Cadiot, Sylvain Creuzevault, Georges Didi-Huberman, Valérie Dréville, Annie Ernaux, Costa-Gavras, Jean-Luc Godard, Alain Guiraudie, Célia Houdart, Matthias Langhoff, Edouard Louis, Philippe Mangeot, Maguy Marin, Gérard Mordillat, Stanislas Nordey, Olivier Neveux, Yves Pagès, Hervé Pierre, Ernest Pignon-Ernest, Denis Podalydès, Adeline Rosenstein, Jean-François Sivadier, Eric Vuillard, Sophie Wahnich, Martin Winckler