Castelvolturno: il sindaco e Forza Nuova riesumano il KKK

In vista dello sciopero dei migranti che si terrà venerdì 8 ottobre a Castel Volturno, durante una conferenza stampa il sindaco Antonio Scalzone e Roberto Fiore di Forza nuova riesumano il Ku klux klan

Paolo Persichetti
Liberazione 5 ottobre 2010

Il problema di Castel Volturno sono le tre C: comunisti, clandestini e camorra». E’ questo il succo del pensiero – se così lo si può definire – espresso da Roberto Fiore nella conferenza stampa tenuta sabato scorso nella cittadina domiziana insieme al sindaco Pdl, Antonio Scalzone, in sostituzione della manifestazione indetta dal primo cittadino e dalla sua maggioranza ma poi vietata dalla prefettura per ragioni di ordine pubblico. Divieto che seguiva quello di pochi giorni prima, quando sempre per gli stessi motivi non era stata autorizzata la fiaccolata promossa da Forza nuova per la serata di giovedì 30 settembre. Iniziativa alla quale avrebbe dovuto prendere parte lo stesso sindaco, pronto ad accogliere a braccia aperte gli scalcagnati manipoli del centurione Fiore. «Vengono a portarmi la loro solidarietà ed io li accoglierò volentieri nel mio territorio», ha dichiarato il primo cittadino che pochi giorni prima aveva rifiutato di partecipare alla commemorazione della strage del 18 settembre 2008, nella quale vennero uccisi sei lavoratori ghanesi, cinque dei quali con regolare permesso di soggiorno, mentre il sesto aveva denunciato il datore di lavoro che continuava a sfruttarlo al nero.

La rivolta dei migranti dopo la strage di Castelvolturno

Sei onesti lavoratori trucidati barbaramente da spietati killer della camorra, colpiti a caso nel mucchio per dare l’esempio e sottomettere l’intera comunità migrante al lavoro schiavile. Quel giorno sul luogo dell’eccidio venne posta una stele mentre il sindaco continuava a spargere odio infamando la memoria delle sei vittime, accusate contro ogni evidenza processuale, di «non essere innocenti» ma uccise a causa di un regolamento di conti. Senza dimenticare le vituperate associazioni antirazziste ritenute complici dell’immigrazione clandestina. Difendere i diritti di chi è ridotto a rapporti di semischiavitù lavorativa a causa della clandestinità danneggia gli avidi interessi del gruppo sociale di cui il sindaco è espressione. Così Antonio Scalzone, la cui prima amministrazione venne sciolta nel 1998 per «condizionamenti camorristici», ha trovato man forte in Roberto Fiore, il fascista di dio. L’unto e il manganello. Uno visto male persino dagli altri camerati, quelli  con tendenze turbodinamiche e futuristico-creative. Fiore sembra aver scambiato le rive del Volturno con quelle del Mississippi, ha parlato delle “tre c”, ma sogna le “tre k” di un novello Ku klux klan. Nella conferenza stampa ha dichiarato che la sua organizzazione aprirà una sede a Castel Volturno e si attiverà per la costituzione di comitati popolari misti, composti da militanti di Fn e popolazione locale. Obiettivo: le solite ronde, la caccia all’immigrato e al comunista. Ma i lavoratori si stanno organizzando: l’8 ottobre ci sarà il primo “sciopero delle rotonde”, luogo dove ogni mattina si tiene il mercato spontaneo (e al nero) della forza lavoro immigrata. Per Fiore ci saranno solo tre S: scappa, scompari, sparisci.

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Un importante chiarimento politico si attende……..

Comitato Promotore delle Manifestazioni antirazziste dell’8 e 9 ottobre
Caserta, 2 ottobre 2010


La storia di Forza Nuova da sempre è segnata da quel bagaglio di ignoranza che produce la solita retorica. Stavolta si fa demagogia parlando di “comitati popolari per liberare Castel Volturno dal male” e accostando i clandestini alla camorra.
L’insania di essere l’incarnazione del Bene ha sempre caratterizzato la pretesa legittimazione sia di “programmi” discutibili sia di atteggiamenti e azioni violente da parte di FN.
In una fase del genere non crediamo che gli autoctoni e gli immigrati di Castel Voltuno abbiano bisogno di chi mira ad esasperare ulteriormente le situazioni affrontandole con mentalità da bande di strada o peggio ancora da squadracce in azione.
In un territorio dove a comandare è la violenza imposta dalla criminalità organizzata, solo un’azione consapevole delle radici dei problemi può contribuire ad un cambiamento in positivo. Chi crede che a Castel Volturno, oltre alla camorra, le piaghe sociali siano “comunisti e clandestini” forza la realtà ad un suo schema mentale perché incapace di osservare e trarre conclusioni.
Cosa sarebbe l’economia sul litorale domitio senza i cosiddetti “clandestini”? Come si farebbe a sostenere una produzione dai costi così bassi senza di loro? Chi altri se non loro, costretti alla clandestinità da vuoti legislativi, farebbe risparmiare così tanto sul costo del lavoro? Chi pagherebbe i fitti delle tante case del litorale?
Dei tanti immigrati che grazie al lavoro delle associazioni hanno ottenuto un permesso di soggiorno e sono andati altrove a cercare un lavoro regolare, quanti sarebbero ancora sfruttati a Castel Volturno?
Ma più ancora della superficialità e della sterilità delle proposte di FN, ci stupisce l’atteggiamento del Sindaco di Castel Volturno Scalzone. Di lui certo non si può dire che non conosce il territorio e che è piombato come un “marziano” con le sue ricette preconfezionate.
La Questura e la Prefettura gli hanno vietato la manifestazione per motivi di ordine pubblico e sicurezza e Scalzone prima si offende e poi le ringrazia perchè “i centri sociali e le associazioni  che si occupano degli immigrati avrebbero potuto sfruttare anche questo momento di aggregazione della gente del litorale per destabilizzare il territorio.”
Di destabilizzazione, effettivamente, Scalzone se ne intende: non si è mai tirato indietro quando era possibile lanciare una provocazione, tirare un sasso, scaldare gli animi in una situazione già accesa. L’idea di “fare come a Rosarno”, l’ammiccamento ad un partitino di chiara matrice fascista-nazista, l’accusa alle associazioni di sopravvivere sulle sofferenze degli immigrati, le insinuazioni sulla commemorazione dei morti della strage di S.Gennaro: Scalzone ha sempre perso tutte le occasioni per riflettere sul peso delle sue dichiarazioni che nulla di buono e di concreto hanno reso sia agli autoctoni che agli immigrati.
Invitiamo, dunque, il Sindaco Scalzone a invertire questa tendenza, a chiarire le sue posizioni e dunque a partecipare alle mobilitazioni promosse dalla Rete Antirazzista di Caserta: l’8 ottobre ci sarà il primo sciopero del lavoro nero, ossia un blocco delle rotonde del caporalato tra Napoli e Caserta.
Il 9 ottobre, invece, ci sarà una manifestazione a Castel Volturno contro le camorre e il razzismo e per promuovere solidarietà e diritti per tutti.
Siamo curiosi di sapere se Scalzone, oltre a “compiacersi dell’attenzione” che FN dedica a Castel Volturno, sosterrà la lotta contro lo sfruttamento, il razzismo e le camorre che la rete Antirazzista sta promuovendo o se anche stavolta gli basterà la demagogia con cui ha conquistato l’attenzione dei giornali.
Ci permettiamo, dal basso della nostra esperienza, di dare un consiglio al Sindaco Scalzone: c’è una linea chiara e inaggirabile tra le soluzioni consapevoli dei problemi e la giustizia “fai da te”, sempre parziale e spesso violenta. Scalzone si sta divertendo a saltellare aldiquà e aldilà di questa linea, invocando l’aiuto istituzionale e incitando ad una “nuova Rosarno”, organizzando manifestazioni contro gli immigrati e congratulandosi con la Questura e la Prefettura che l’hanno vietata per motivi di ordine pubblico, ringraziando FN per l’attenzione e rivendicando il ruolo istituzionale della Repubblica nella risoluzione dei disagi. Da questo gioco nessuno esce vincitore: né i castellani né gli immigrati, e prima o poi queste due posizioni inconciliabili andranno in un pericoloso corto circuito.
E infine una domanda! Cosa dicono i partiti, i sindacati e le associazioni sul territorio circa le “strane” posizioni di Scalzone? Cosa dicono circa la sua vicinanza all’organizzazione Forza Nuova? Cosa dice l’opposizione politica in questa provincia? Ed il Partito di governo? Il Pdl cosa dice? Il sindaco Scalzone è stato eletto con i voti di Forza Nuova? Risponde a Forza Nuova? Ci siamo persi qualcosa sulla nuova linea politica del Pdl? E cosa dicono i Finiani di Futuro e Libertà?
Un importante chiarimento politico si attende……..

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Castelvolturno, posata una stele per ricordare il massacro ma Saviano non c’era e il sindaco era contro

A due anni dalla strage in cui vennero uccisi dalla camorra sei lavoratori ghanesi per sottomettere l’intera comunità migrante al lavoro schiavile, una stele è stata posta sul luogo dell’eccidio mentre il sindaco Pdl, Antonio Scalzone, spargeva ulteriore odio contro i migranti. L’8 ottobre prossimo verrà organizzato per la prima volta uno “sciopero delle rotonde”, luogo dove ogni mattina si tiene il mercato spontaneo (e al nero) della forza lavoro immigrata

Paolo Persichetti
Liberazione
19 settembre 2010

Per ricordare i due anni dalla strage di Castelvolturno, dove vennero massacrati sei lavoratori ghanesi per volontà di Giuseppe Setola, capo della cosiddetta “ala militarista” del clan dei casalesi, una stele è stata posta davanti al luogo dell’eccidio. Circa 200 persone si sono raccolte ieri intorno alla 11 all’altezza del chilometro 43 della strada domiziana. C’erano studenti di un istituto superiore del posto, amici e familiari delle vittime, lavoratori immigrati, il vescovo di Capua monsignor Schettino, monsignor Nogaro, vescovo emerito di Caserta, l’imam di una moschea da poco aperta a Catelvolturno, varie associazioni tra cui il csa ex Canapificio, i padri Comboniani, ecc. Non si è fatto vedere invece Roberto Saviano, forse perché ai suoi occhi l’iniziativa non rivestiva un sufficiente omaggio alla dea della legalità. I presenti, infatti, hanno montato la stele contro la volontà del sindaco, Antonio Scalzone, che ha apertamente osteggiato l’iniziativa insultando la memoria dei lavoratori uccisi. A suo dire, «forse non erano innocenti», nonostante le dichiarazioni rese durante l’inchiesta da uno degli autori del massacro abbiano dimostrato che si è trattato di una strage con finalità di odio razziale. La camorra voleva terrorizzare l’intera comunità immigrata per ottenere la loro piena sottomissione allo sfruttamento economico e così ha scelto un luogo a caso per colpire. Negli atti processuali è emerso che i killer per addestrarsi sparavano sulla gambe degli immigrati africani.
La scultura in ferro, simbolo di fratellanza, solidarietà, lotta al razzismo e alla camorra – due fili intrecciati che sostengono una targa con i nomi delle sei vittime e dell’unico sopravvissuto – è stata istallata senza che le forze dell’ordine intervenissero per impedirlo. Ai morti di Castelvolturno, già dimenticati, Saviano ha preferito Fini e Veltroni che incontrerà il prossimo 25 settembre a Pollica-Acciaroli, dove si terrà una manifestazione per la legalità dopo l’omicidio del sindaco Angelo Vassallo – a dire il vero dal movente tuttora incerto – nel corso di una cerimonia che consacrerà le “convergenze parallele” del bipolarismo neomoderato. Tuttavia questa assenza non ha per nulla turbato i presenti che tra canti, balli, preghiere e discorsi hanno accompagnato la cerimonia in un clima che stonava con l’apatia generale di una popolazione dispersa lungo un unico asse stradale senza un centro, senza un luogo, esempio degradato di spazio inurbano. Indifferenza che segnala una difficoltà: la solidarietà può vincere solo se coniugata con la questione del lavoro. A Castelvolturno c’è una sottoclasse di lavoratori ridotta ad una condizione di sfruttamento semischiavile. Contro di loro non c’è solo la camorra ma anche pezzi di società legale, egoista e cinica, ingrassata da questo lavoro sottopagato, a cui da voce il sindaco che raggiunto dai giornalisti dopo la commemorazione ha rincarato le accuse, «la nostra comunità farà la fine degli indiani d’America. Morirà sotto il peso dell’immigrazione». Peccato che il sindaco non si accorga che, a differenza di quel che accadeva nelle praterie del Nord America, a portare le giacche blu stavolta sono i nativi, non i migranti vessati dalla militarizzazione del territorio. Il modello Caserta, i controlli a tappeto delle forze dell’ordine e la presenza dell’esercito, al di là degli annunci di maggiore severità contro le attività della camorra, si sono risolti in una ulteriore stretta contro i più deboli, i più vulnerabili, i lavoratori senza permesso di soggiorno fermati su pulman e autobus. «Chiedo allo Stato la loro l’espulsione, così come dispone la legge», ha proseguito il primo cittadino di Castelvolturno, che per allontanare da sè il sospetto di razzismo ha aggiunto, aggravando ulteriormente la propria situazione, «Qui i neri sono di casa a cominciare da quelli delle basi Nato [i militari e gli impiegati statunitensi]».
Parole che non fermeranno comunque le iniziative: l’8 ottobre prossimo, in occasione della settimana nazionale di mobilitazione indetta dalle reti antirazziste, è previsto un inedito “sciopero delle rotonde” (luoghi di raccolta dove ogni mattina si tiene il mercato spontaneo della forza-lavoro immigrata), mentre il 9 si terrà un corteo dentro Castelvolturno.

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Ma dove vuole portarci Saviano?

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