L’arma spuntata. Nonostante lo scandalo Berlusconi regge nei sondaggi

Il sexigate è un nuovo episodio della guerra civile borghese che si trascina da tempo in Italia? Si apre il dibattito sugli effetti provocati nell’opinione dallo scandalo: trascurati i problemi reali, le questioni socio-economiche, a vantaggio del moralismo e del legalitarismo

Paolo Persichetti
Liberazione 25 gennaio 2011

Il sexigate è un’arma spuntata. Forse alla fine si dovrà riconoscere che è proprio così. Almeno fuori dal Palazzo, nel Paese reale – secondo quanto descrivono i sondaggi – il Rubygate non sembra togliere affatto, per il momento, consenso a Berlusconi e al suo partito. Anzi da quanto è emerso negli ultimi rilevamenti sulle intenzioni di voto, il Pdl avrebbe recuperato il 2,6% rispetto alle settimane di dicembre, quelle in cui era in corso lo scontro tra Fiom e Marchionne su Mirafiori.
I dati Ispo riportati dal Corriere della sera indicano una crescita dal  27,6% al 30,2%. Nel frattempo la Lega avrebbe perso qualcosa (1,5%), il Pd grosso modo resterebbe stabile (meno 0,5%); in crescita Sel data al 7,5% e Udc; in calo Idv, Fli e Federazione della sinistra che rispetto ai giorni di Mirafiori passerebbe dall’1,9% all’1,2%. Il giorno prima l’Ipsos rendeva noto che sebbene il 70% dell’opinione non si beve affatto la teoria del complotto messa avanti da Berlusconi per difendersi, anzi uno sue due pensa che debba dimettersi, proprio tra i cattolici praticanti e le donne, da cui provengo le critiche più aspre sui comportamenti personali del premier, il consenso resta più stabile.
Lo scandalo sessuale non sembra dunque mobilitare l’indignazione fino al punto da dare una spallata al Palazzo. Se corretta, questa fotografia degli umori del Paese ci dice diverse cose: la flessione di Berlusconi in dicembre corrisponde all’appoggio fornito a Marchionne. In quei giorni, ha spiegato Alessandra Ghisleri di Euromedia, anche il Pd ha perso numerosi consensi senza più recuperarli. In un Paese, come spiega Marco Revelli, dove la maggioranza dell’elettorato si pone di fronte alla politica «come fosse davanti ad una puntata del Grande fratello, dove i criteri con i quali si entra o si esce non sono diversi da quelli che permettono di partecipare alle notti di Arcore», il ripresentarsi sulla scena del conflitto tra capitale e lavoro, «ha rappresentato una irruzione forte del principio di realtà che ha permesso allo stesso elettorato di destra di recuperare autonomia di giudizio». Allora se a mobilitare sono i temi più vicini alle condizioni reali dei lavoratori, dei precari e delle loro famiglie, non è forse lecito chiedersi se il sexigate serva solo a chi insegue congiure di palazzo? Non è d’accordo Revelli, che ritiene invece «la denuncia dell’oscenità che domina in alto un dovere non solo per ottenere un vantaggio politico ma soprattutto per il rispetto di sé».
Renato Mannheimer individua però un grosso limite, «le accuse al premier – dice – sono tutte sul piano morale e sulla morale gli italiani non si sono mai granché mobilitati». Siamo cattolici non puritani e poi, sottolinea, «i valori sono molto cambiati».
Non ha tutti i torti, il ’68 non è per nulla morto, come ha detto la Gelmini che semmai si presenta come una sua nuova erede rivisitando quella stagione nella forma di un neo-edonismo proprietario. Il piacere come dimensione dell’avere e non più dell’essere. Occorre prendere atto di una nuova dimensione antropologica dell’Italia, «un’antropologia esplosa» la chiama Revelli, che vede nelle notti del bunga bunga una icona se non da imitare quanto meno da sognare. Se il berlusconismo ha sfondato nel profondo e (per fortuna) il mito della magistratura rigeneratrice è svanito, l’unico modo per mascherare questa bolla, questo sorta di second life in cui vive l’Italia, non è forse quello di riposizionare l’azione politica su assi orizzontali, basso contro alto, e non su temi che dividono verticalmente come quelli incentrati su temi legalitari e moralistici?

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Anche Berlusconi lancia la caccia ai Rom

Il Consiglio dei ministri vara il secondo pacchetto sicurezza dopo quello del 2008. Misure contro le prostitute di strada. Scatenata la caccia ai Rom. I prefetti potranno utilizzare la polizia per far rispettare le ordinanze dei sindaci-potestà. Carta d’identità elettronica anche per i neonati

Paolo Persichetti
Liberazione 6 novembre 2010

«Abbiamo deciso di inserire una norma sul reato di prostituzione nel pacchetto sicurezza». La frase è stata pronunciata ieri da Silvio Berlusconi, anche se nelle intenzioni del premier non voleva essere la solita stucchevole barzelletta con la quale ogni volta egli pensa di accattivarsi l’uditorio che ha di fronte, come consigliano alcuni manuali di management. La tragedia degli uomini ridicoli è quella di non possedere nessuna qualità comica. Al massimo riescono a sprofondare nel grottesco. Dopo una estate trascorsa all’insegna delle rivelazioni sulle escort che vanno e vengono dalle lussuose residenze private del presidente del consiglio, dopo i verbali resi davanti alla magistratura da alcune testimoni sui festini a luce rossa e i party a base di sesso a pagamento e droghe avvenuti nelle sue ville, riferiti dalla stampa nelle ultime settimane, Berlusconi è arrivato alla conferenza stampa per presentare il nuovo pacchetto sicurezza annunciando il varo, addirittura con misura d’urgenza tramite decreto legge, di una nuova norma contro la prostituzione. Poiché – ha spiegato senza il minimo imbarazzo ma con il suo consueto sorriso di plastica – il provvedimento contenuto nel ddl preparato dalla ministra per le Pari opportunità, Mara Carfagna, «non procedeva in Parlamento abbiamo ritenuto di riapprovarlo di nuovo». La misura – ha precisato il ministro degli Interni Roberto Maroni, presente anch’egli alla conferenza stampa – prevede l’introduzione del foglio di via obbligatorio per chi esercita la prostituzione in strada violando le ordinanze dei sindaci in materia. Niente a che vedere con il meretricio di Stato, insomma quello sotto scorta che affolla le serate rilassanti del primo ministro. «Fumo» per sollevare l’allarme su «un’emergenza prostituzione, che non c’è», ha commentato Pia Covre, segretaria del comitato per i Diritti civili delle prostitute, che ha ricordato come il foglio di via per chi lavora sui marciapiedi «esiste già e molti già lo applicano». Il decreto attribuisce ai prefetti il potere di disporre del concorso delle forze di polizia per assicurare l’attuazione delle ordinanze in materia di sicurezza urbana. In questo modo, ha spiegato Maroni, «si rafforza il ruolo dei sindaci: le ordinanze comunali, infatti, si sono spesso rivelate poco efficaci perché non c’era collegamento con le forze di polizia che dovevano attuarle». Arriva a compimento così la filosofia penale d’eccezione contenuta nel primo pacchetto sicurezza varato nel 2008, quello che aveva esteso la possibilità per i sindaci di emettere ordinanze amministrative in deroga alle situazioni di urgenza e necessità. Il federalismo di stampo leghista erige così un altro pezzo della sua architettura autoritaria della società. Il combinato disposto delle ordinanze amministrative emanate da sindaci, trasformati in potestà, che intervengono cortocircuitando giunte e consigli comunali, supportate dalla forza pubblica, disegnano un sistema istituzionale non previsto dalla attuale costituzione che fa a meno degli organi di rappresentanza e soprattutto attribuiscono carattere di sanzione penale a norme amministrative, spesso stravaganti e assolutamente incoerenti, non previste dal codice penale. Alla stessa logica appartiene l’attribuzione ai comuni delle competenze in materia di rinnovo dei permessi di soggiorno. Ogni anno le questure rinnovano 500mila permessi.  «noi vogliamo – ha detto Maroni – che il rinnovo dei permessi di soggiorno venga tolto alle questure e suddiviso sul territorio nei comuni dove i cittadini comunitari risiedono». Un modo per trasferire il controllo sulle politiche migratorie in mano alle forze politiche che controllano il territorio. La Lega che controlla buona parte del Nord potrà così avere mano libera per trasformare i cittadini extracomunitari in situazione regolare in “clandestini” e quindi cacciarli dal Paese, costringerli a spostarsi altrove o addirittura arrestarli grazie al reato di immigrazione clandestina introdotto nel precedente pacchetto sicurezza. Altra norma xenofoba e razzista introdotta, questa volta sotto forma di disegno di legge, è  la possibilità di espellere i cittadini dell’Unione europea che vogliano soggiornare in Italia oltre i 90 giorni senza avere i requisiti di alloggio e reddito. Si tratta di un calco della legge introdotta recentemente dal governo francese per espellere le comunità Rom e nomadi in genere. «La violazione – ha spiegato sempre il ministro dell’Interno – oggi non è sanzionata e dunque noi introduciamo una sanzione che è l’invito ad allontanarsi. Se questo invito non viene rispettato, è prevista l’espulsione del cittadino comunitario per motivi di ordine pubblico». L’unica nota positiva dei nuovi dispositivi di legge, ovvero l’abrogazione della legge Pisanu che vietava l’accesso libero alle postazioni wi-fi e agli internet-point, è stata subito compensata dall’introduzione della nuova carta di identità elettronica sin dalla nascita per tutti i cittadini. La schedatura biometrica degli italiani comincerà sin dalla culla.

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