La pedagogia penale di Sarkozy

Non più educare e istruire ma raddrizzare e punire

Luca Bresci
L’Altro 30 maggio 2009

Al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini sono piaciute le parole pronunciate giovedì scorso dal capo dello Stato francese. Parlando all’Eliseo, Nicolas Sarkozy ha espresso la necessità di «mettere fine alla dittatura dei buoni sentimenti», annunciando l’ennesima lotta «senza remore e concessione alla delinquenza».

police partout
Stavolta l’offensiva presidenziale riguarda le scuole. L’idea l’aveva lanciata pochi giorni fa Xavier Darcos, il ministro dell’Educazione nazionale in cerca di rivalse dopo il ritiro del suo progetto di riforma dell’istruzione che aveva portato in piazza insegnanti, studenti e famiglie. Nel corso di un intervento tenuto di fronte al congresso della seconda federazione dei genitori d’alunni della scuola pubblica, il ministro ha lanciato la proposta di una «forza mobile di agenti» da impiegare contro le violenze scolari. L’idea è quella di organizzare dei corpi di sorveglianti speciali non appartenenti alla polizia di Stato. Personale di sicurezza mobile e qualificato sottoposto all’autorità dei provveditori scolastici con missione di prevenzione e controllo, autorizzato a perquisire cestini, cartelle e borse, oltre che ad impiegare appositi metal detector sugli scolaretti, gli alunni e gli studenti, dalla materna alle superiori. Il ministro ha ricordato l’accoltellamento di una insegnate avvenuto il 15 maggio a Fenouillet, nell’Alta Garonne. Episodio che ha suscitato notevole clamore, richiamando l’attenzione sull’incremento delle violenze scolari, l’aumento preoccupante delle aggressioni e della circolazione di armi all’interno degli istituti scolastici nei quali si riversano le tensioni del territorio circostante, i conflitti che traversano le periferie. Darcos ha inoltre proposto d’introdurre sanzioni finanziarie contro i genitori che «hanno dimissionato dal loro ruolo educativo».
Dai sindacati degli insegnanti e degli studenti, come dalla più importante federazione dei genitori, sono subito arrivate dure critiche verso l’ennesima «gesticolazione sicuritaria» del governo e l’idea di creare una specie di «Nocs scolare» (i gruppi d’assalto speciali della polizia).
La trasformazione di ogni problema sociale in questione d’ordine pubblico, la criminalizzazione del disagio scolare e la penalizzazione della vivacità infantile, ha raggiunto livelli deliranti nella riflessione pubblica francese. Ereditata da teorie provenienti dagli Usa e riprese in Inghilterra, la criminalizzazione dei minori e l’abbassamento della responsabilità penale anche in età adolescenziale ha fatto breccia. Polemiche roventi hanno coinvolto gli esperti del settore sulle nuove teorie elaborate dagli ambienti della destra repubblicana d’Oltreoceano che individuano segni premonitori di devianza fin dai comportamenti del neonato, giustificando con ciò la necessità di prevenire il crimine fino ad anticipare l’età della punizione. Non più educare e istruire ma raddrizzare e punire. Più o meno è questo il modello di scuola propagandato da Sarkozy, un modello di pedagogia penale ammirato dalla ministra Gelmini che pensa così di riuscire ad affrontare quello che da noi viene definito «bullismo». Non c’è da stupirsi allora se finirà come per i due adolescenti di Floirac, agglomerato urbano alla periferia di Bordeaux, arrestati dalla polizia all’uscita di scuola mentre tornavano a casa sulle loro biciclette. Qualcuno le aveva scambiate per bici rubate e aveva pensato bene di avvertire gli agenti che, appostati dietro un angolo, hanno atteso i due malviventi in calzoncini, uno di 6 e l’atro di 10 anni. Un intero pomeriggio passato in commissariato per poi scoprire che le bici erano di loro proprietà. Un’intera scuola sotto choc. Preside e insegnanti occupati a rassicurare i compagni di classe dei due ragazzini rimasti shoccati. Piccoli ribelli cresceranno.

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Fischia il vento e soffia il Melteni

Proteste contro la riforma della scuola. Il vento greco soffia anche in Francia?

Paolo Persichetti
Liberazione
12 Dicembre 2008

I liceali scuotono la Francia. Con un occhio su quanto accade in Grecia, l’Onda d’Oltralpe torna di nuovo a riempire le piazze, dopo le manifestazioni dello scorso ottobre e novembre e quelle di giugno, per contestare la controriforma della scuola (materna, elementare e superiore) e chiedere le dimissioni del ministro dell’educazione nazionale Xavier Darcos. Un progetto che per grandi linee ricalca quello del nostro ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. Nuovi programmi d’insegnamento e taglio secco di 13500 maestri, soppressione di posti per gli insegnanti di sostegno agli alunni in difficoltà, cancellazione dei corsi del sabato mattina. Tra le nuove materie è previsto l’apprendimento dell’inno nazionale, sorta di preghiera laica della nazione per gli adolescenti che dovranno anche imparare a levarsi subito in piedi alle prime note, come nelle caserme. Nei nuovi programmi è prevista la reintroduzione dell’istruzione civica e morale, pare su richiesta dello stesso presidente della repubblica Sarkozy, mirata a sottolineare attraverso delle massime illustrate i principi della morale. Chissà se i piccoli alunni delle banlieues scoveranno tra questi il diritto di avere permessi di soggiorno per i loro genitori?
Licei bloccati a Caen, Amiens, Bordeaux, Brest e Marsiglia dove dal rettorato hanno chiesto l’intervento della polizia per sgomberare gli edifici. Giovedì si sono svolte manifestazioni nelle stesse città, oltre che a Vitrolles, Vannes, Montpellier. La provincia francese è in prima linea nella mobilitazione, molto di più della capitale dove ieri si è tenuto un presidio di protesta unitario, composto da insegnanti, studenti e genitori davanti alla stazione Saint-Lazare con distribuzione di volantini ai pendolari che rientravano dal lavoro. Mentre a Rennes 3500 liceali sono scesi in strada, come a Tolosa e in altre città della Bretagna. A Brest scontri quotidiani tra giovani e forze di polizia si prolungano da una settimana. Lacrimogeni sono stati lanciati dalle forze antisommossa nei cortili di una scuola. A Nantes 500 studenti hanno bloccato le linee del tram. Cherbourg, Saint-Nazaire e Mans sono state traversate da cortei studenteschi con diversi arresti e condanne con rito direttissimo per accuse di degradazioni e violenze.
«Numerose, ripetute e insistenti, sovente nervose e contraddistinte da scene di violenza», così le Monde ha definito la nuova ondata di proteste, sottolineando le caratteristiche estremamente radicali di questo movimento poco controllato dai tradizionali sindacatini studenteschi. Tira aria nuova, un vento ellenico alimenta questi movimenti locali e spontanei che danno sfogo alla fantasia e arricchiscono la grammatica della protesta con appelli alla «disobbedienza pedagogica» e alla resistenza. Occupazioni notturne degli istituti sono state promosse da professori e genitori, come è accaduto nel liceo Einstein di Sainte-Geneviève-des-Bois, a Sud di Parigi. Un tentativo di dare vita a forme complementari di azione che accompagnino e diano durata nel tempo alla lotta, costruendo consenso e partecipazione. «Non sono il ministro dell’esitazione nazionale», ha risposto Xavier Darcos, facendo capire che andrà avanti comunque. Il Melteni è il vento greco che alza il mare e gonfia le onde. Arriverà anche sulle strade francesi e italiane?