«Persichetti ha utilizzato fonti attendibili». Il Gip da torto a Saviano nella querela contro l’ex brigatista

Una sconfitta senza precedenti per Roberto Saviano che intacca profondamente la sua credibilità. Consapevole di questo rischio, dopo la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura nei confronti della sua querela del 12 gennaio 2011 (leggi qui) contro due miei articoli usciti su Liberazione nell’ottobre (qui) e nel novembre 2010 (qui), Saviano si era presentato in aula il 15 gennaio scorso accompagnato dalla scorta.
Nella sua deposizione spontanea lo scrittore aveva dichiarato: «Intendo qui difendere la memoria della signora Impastato che ebbe con me una conversazione telefonica (negata dall’articolo oggetto del procedimento) quando io non godevo ancora di alcuna notorietà. Negare l’evidenza di questa conversazione nella quale la signora Impastato mi manifestava la sua solidarietà, non costituisce una critica nè del mio lavoro, nè della mia persona (critiche che rappresentano per me un’occasione di crescita personale e professionale) ma costituisce un attacco teso a svilire il mio stesso impegno sociale e civile».
Contrariamente a quanto preteso da Saviano, nell’ordinanza il giudice per le indagini preliminari Barbara Càllari, raccogliendo gli argomenti e la documentazione proposta dall’avvocato Francesco Romeo, mio difensore oltre che del direttore di Liberazione Dino Greco, ha stabilito quanto segue:

1. «La polemica tra Saviano e il Centro Peppino Impastato, relativamente all’attività che avrebbe determinato la riapertura delle indagini sull’omicidio Impastato […] è stata [nel mio articolo dell’ottobre 2010 ndr] documentalmente provata».

2. «I toni utilizzati da Persichetti non superano i limiti della continenza individuati dalla Suprema corte».

3. Sulla vicenda della telefonata che Saviano sostiene di aver intrattenuto con Felicia Impastato, madre di Peppino, «Persichetti si è limitato a riferire una diversa ricostruzione della vicenda fondata su fonti attendibili», ovvero le dichiarazioni rese dalla nuora di Felicia Impastato, anch’essa di nome Felicia, e da Giovanni Impastato, fratello di Peppino, documentate in atti».

4. Le critiche, espresse in «modo anche duro e aspro, per il rapporto tra Saviano e gli Organi Inquirenti, i quali proprio nella vicenda Impastato hanno svolto un ruolo assai discusso, non trasmodano nell’attacco personale ma sono configurabili nel legittimo esercizio del diritto di critica».

5. Il Gip giunge alla stessa conclusione per i giudizi critici espressi da Persichetti nei confronti dell’intervento [del novembre 2010 ndr] svolto da Saviano nella trasmissione “Vieni via con me”.

Arch 1

Arch 2

Un écrivain embedded
Zero zero zero Saviano e la scrittura embedded

Sur l’affaire Impastato-Saviano
Archeologia dell’ignoranza. Se Roberto Saviano ignora Michel Foucault
Filippo Facci – Caso Impastato, Saviano perde la causa contro l’ex-br
Liberazione.it – Criticare Saviano è possibile
www.articolo21.org: Archiviata la querela di Roberto Saviano contro il quotidiano Liberazione
“Persichetti ha utilizzato fonti attendibili”, il gip archivia la querela di Saviano contro l’ex brigatista
Filippo Facci – Caso Impastato, Saviano perde la causa contro l’ex-br
Liberazione – Criticare Saviano è possibile
La bugia e la camorra. La madre di Peppino Impastato non parlò con Saviano
Corriere del mezzogiorno – La madre di Peppino Impastato non parlò con Saviano. Persichetti vince la causa
“Non c’è diffamazione”. Per la procura la querela di Saviano contro l’ex brigatista in semilibertà va archiviata
Saviano e il brigatista

Gli articoli querelati da Saviano
Non c’è verità storica: il Centro Peppino Impastato diffida l’ultimo libro di Roberto Saviano
Ma dove vuole portarci Saviano?

Per approfondire
Il paradigma orwelliano impiegato da Roberto Saviano
Attenti, Saviano è di destra, criticarlo serve alla sinistra
Diffida e atto di messa in mora. Rettifica libro “La parola contro la camorra” di Roberto Saviano
Alla destra postfascista Saviano piace da morire

Roberto Saviano è una paglietta: parola di Antonio Gramsci
Saviano le pussy riot e Gioacchino Belli
Arriva il partito della legalità
Michele Serra,“Saviano è di destra ma siccome in Italia non c’è una destra politica rispettabile allora lo ospitiamo a sinistra
Ucciso il sindaco di Pollica: dubbi sulla matrice camorristica
Covergenze paralelle: iniziativa con Saviano e confronto Fini-Veltroni

Ancora su Saviano
La denuncia del settimanale albanes “Saviano copia e pure male”
Occupazione militare dello spazio semantico: Saviano e il suo dispositivo

Il ruolo di Saviano. Considerazioni dopo la partecipazione a “Vieni via con me”
Aldo Grasso: “Vieni via con me un po’ come a messa”
La macchina del fango di Saviano contro i manifestanti del 14 dicembre

Idee di scorta
Il capo della mobile: “Contro Saviano minacce non riscontrate”
Il capo della Mobile di Napoli: “Vi spiego perché ero contrario alla scorta per Roberto Saviano”

Passioni di destra
Pg Battista: “Come ragalare un eroe agli avversari. Gli errori della destra nel caso Saviano”
Il razzismo anticinese di Saviano. L’Associna protesta
Buttafuoco, “Saviano agita valori e codici di destra, non regaliamo alla sinistra”

Eroi di carta
Alessandro Dal Lago:“La sinistra televisiva un berlusconismo senza berlusconi”
Daniele Sepe scrive un rap antiSaviano: “E’ intoccabile più del papa”
Il diritto di criticare l’icona Saviano
La libertà negata di criticare Saviano
Saviano, l’idolo infranto
Pagliuzze, travi ed eroi

La parola come potere: le altre querele
Saviano in difficoltà dopo la polemica su Benedetto Croce
Marta Herling: “Su Croce Saviano inventa storie”
Saviano, prime crepe nel fronte giustizialista che lo sostiene

A Prospero Gallinari, “Fine di una storia. La Storia continua…”

Il discorso di saluto letto ai funerali di Prospero Gallinari da chi ha condiviso con lui la lotta politica nelle Brigate Rosse e la prigionia nelle carceri speciali

Coviolo 19 gennaio 2013

Fonte Militant

funerali_gallinari_fotogramma_8_jpgProspero se n’è andato.
Ci aveva abituati male, eravamo abituati a vederlo risollevarsi dopo ogni caduta, dopo il colpo in testa, dopo gli attacchi al cuore, ma questa volta non ce l’ha fatta.
Nonostante i suoi anni non fossero molti più dei nostri, dava l’impressione di essere molto più grande. Colmava questo divario tranquillizzandoci con l’appellativo “vecchio mio, vecchia mia”. Questa impressione che fosse grande proseguiva sentendolo parlare. Pacato. Discorsivo. Riflessivo. Ma la cosa che ti rasserenava al termine di ogni discussione, fosse avvenuta in un bar o in una casa negli anni della clandestinità e dell’organizzazione;  in  una cella o in un’aula di tribunale negli anni passati insieme prigionieri, era la sensazione di aver ricevuto qualcosa e la convinzione che il Gallo avesse preso qualcosa da ciò che si era detto. Ed era anche questo che lo rendeva capo, lontano da leaderismi che non fanno crescere, che nulla danno agli altri compagni.
Prospero aveva 45 di piede, erano pochi quelli di noi che nei momenti di necessità potevano scambiare le scarpe con lui. Al nostro sguardo interrogativo di quello strano rapporto piede altezza, rispondeva che i sacchi in spalla quando si è giovani non aiutano a crescere. In altezza. Aiutano però a capire come va il mondo, questo si. Cosi come si impara qualcosa, seduto sulle spalle del padre, a seguire i funerali dei compagni morti, il funerale a cui aveva assistito da piccolo, quello degli uccisi dalla polizia a Reggio Emilia. E si che la celere si prodiga sempre in insegnamenti di come vanno le cose a questo mondo. Continua a farlo, lo fa sempre. Ne sa il movimento a Genova, ne sanno gli operai e i giovani sempre più frequentemente in questi ultimi tempi.
A Prospero piaceva dire che “volere è potere”, se c’è la forza di un’organizzazione, un collettivo, un partito. Negli ultimi anni, ormai tanti, qualcosa di amaro accompagnava le chiacchierate e le discussioni nostre che si erano fatte sempre più rade per il permanere della sua condizione di detenuto agli arresti domiciliari, della lontananza e la fine del collettivo.
Era l’amarezza data dalla conclusione di una storia organizzativa che puntava alto, al cambiamento rivoluzionario di questo paese. Resa tanto più amara dalla polverizzazione nelle conclusioni, dal non essere riusciti infine a dare vita nel paese ad una ampia riflessione su quegli anni, nonostante gli sforzi e l’impegno profuso. E’ stato questo l’ultimo impegno politico collettivo, quello per una amnistia, che insieme all’agire della sinistra e dei movimenti liberasse la memoria dello scontro di classe dall’ipocrisia e dai ricatti e poi i corpi di quanti rimangono ancora in carcere e che sembrano essere stati abbandonati.
Infine, Prospero era buono, riusciva a dimenticare le accuse ricevute ingiustamente da altri compagni, anche da parte di quelli che in un batter d’occhio passarono dalla critica da sopra a quella da sotto. Ma il Gallo riusciva ad essere molto generoso.
Chissà perché Prospero non si è risollevato questa volta. Deve essere stato colto di sorpresa. Non ci dirà mai quale sia stato l’ultimo pensiero, se ne ha avuto il tempo.
Noi crediamo di saperlo, ci piace immaginarlo: ha pensato alla sua compagna, a Giava. E forse ha avuto il tempo di dire a noi tutti: vecchi miei, compagni cari, io vado …
“Fine di una storia. La storia continua ”.

Pasquale Abatangelo, Renato Arreni, Paolo Cassetta, Geraldina Colotti, Natalia Ligas, Maurizio Locusta, Sante Notarnicola, Remo Pancelli, Bruno Seghetti


La cerimonia di saluto
Il disscorso: “A Prospero Gallinari. Fine di una storia la storia continua
Tutti a Coviolo per salutare Prospero Gallinari la cerimonia si terrà domani 19 gennaio alle-14-30
Ciao Prospero
In diretta da Coviolo immagini e parole della cerimonia di saluto a Prospero Gallinari/1
In diretta da Coviolo in migliaia per salutare Prospero Gallinari/2
La diretta twitter dai funerali
Ciao Prospero
Gli assenti
Scalzone: Gallinari come Prospero di Shakespeare, “la vita è fatta della stessa sostanza dei sogni”
Fine di UNA storia, LA storia continua
Mai alcuna confessione di innocenza, Prospero

Testimonianze
“Volevo dirgli grazie per avermi fatto capire la storia di quegli anni”. Una testimonianza sui funerali di Prospero Gallinari
Perché sono andato ai funerali di Prospero Gallianari by Stecca
In memoria di Prospero Gallinari di Oreste Scalzone
Al funerale di Gallinari la generazione più felice e più cara
Su Prospero Gallinari
Da contromaelstrom.com – Ciao Prospero, amico e fratello
Gallinari e il funerale che andava fatto anche per gli altri
Un contadino comunista nelle lotte di classe degli anni 70

Riflessioni
Laboratorio Aq16, Gli anni 70 che non finiscono mai. Riflessioni sulla cerimonia di saluto a Prospero Gallinari

La storia
Quadruppani – Mort d’un combattant
Bianconi – I parenti delle vittime convocati via posta per perdonare Gallinari
Prospero Gallinari chiede la liberazione condizionale e lo Stato si nasconde dietro le parti civili
“Eravamo le Brigate rosse”, l’ultima intervista di Prospero Gallinari
Prospero Gallinari quando la brigata ospedalieri lo accudì al san Giovanni
Gli avvoltoi s’avventano sulla memoria di Prospero Gallinari
Gallinari è morto in esecuzione pena dopo 33 anni non aveva ancora ottenuto la libertà condizionale
Prospero Gallinari un uomo del 900
Chi era Prospero Gallinari?
Gallinari e Caselli, il confronto tra cattivi maestri e bravi bidelli
Gallinari, Gotor e le lettere di Moro
Caselli Prospero Gallinari e i cattivi maestri
In risposta a Caselli su Gallinari

Gallinari e il funerale che andava fatto, anche per gli altri

Da baruda.net 

“Due razze di uomini. L’una uccide e paga, anche con la vita.
L’altra giustifica migliaia di crimini ed accetta di ricavarne onori”

Albert Camus

23 gennaio 2013

Dal blog di FrancoSenia la citazione che tra le tante mi ha più lasciato sulla pelle il calore di sabato scorso, quel calore immenso che ci avvolgeva sotto la neve di Coviolo, in quel panorama piatto e soffice, che accarezzava lo sguardo mentre salutavamo Prospero.
Un viaggio di due giorni che lascerà il segno dentro di me, che ha scavato nel profondo in ogni suo abbraccio, in ogni mano a cui mi son aggrappata o che ho sentito attaccarsi a me, improvvisamente.

Foto di valentina perniciaro _coviolo_

Foto di valentina perniciaro _coviolo_

mai dimenticherò la mano di Sante che mi ha stretto nella folla quando Oreste ha iniziato il suo fischio coinvolgente… una mano tremante, che cercava alla cieca un calore da stringere, per poter iniziare un canto collettivo.
Poi Renato, il cui sguardo e le cui mani mi hanno colpito più di tutti gli altri e forse non conosco parole adeguate per descriverne il motivo, son quelle cose che viaggiano sulle vibrazioni nell’aria,
che si poggiano sulla pelle e lì scaldano il resto del corpo. Il suo sguardo carezzava quella bara e conteneva un mondo intero, forte, dignitoso, pulitissimo.

Foto da Contropiano

Mai dimenticherò un treno pieno di ergastolani che tagliava l’Italia in due (abbiamo provato a contare il numero degli anni di carcere scontati in quelle carrozze in corsa ma ad un certo punto il conto si è perso)
mai dimenticherò quella neve soffice, l’abbraccio con mille compagni che ognuno strappava la carne e il sorriso.
E’ stato un funerale felice,
ha ragione Sante,
Prospero, che preferisco chiamare Gallo almeno su queste pagine, ha regalato a noi compagni quel che ancora ci mancava, quel che mancava a tutti coloro di quella generazione presenti in quel piccolo cimitero emiliano.

Con Prospero siamo riusciti a seppellire Mara, i fratelli Mantini, Annamaria, Martino, Antonio, Luca, Wilma
cantando quello stonatissimo coro d’Internazionale, abbiamo per la prima volta salutato e seppellito tutti insieme tutti quei compagni uccisi e rimossi dalla memoria collettiva, spesso anche del movimento stesso.
Più che spesso. E cavolo che bene che ci ha fatto, che esplosione straordinaria d’amore che c’è stata.
Perché con noi c’era anche chi non poteva esserci,
perché chi è detenuto ha mandato un figlio, un bacio, un sorriso, un foglietto,
perché gli esuli, lontani da decenni dalla terra e lingua di casa c’erano tutti,
i loro nomi son stati urlati uno ad uno.
Non c’è stata una lacrima di tristezza Prospero, malgrado la tua mancanza sia pesante,
ci son state lacrime di un’emozione che in me ha mutato tante cose,
che in me ha riaperto quella bella capacità di credere di far parte di qualcosa di straordinario,
che sono i compagni.
Quei compagni, di ogni età, che sabato ho stretto forte forte a me.

Grazie Gallo!

La cerimonia di saluto
Tutti a Coviolo per salutare Prospero Gallinari la cerimonia si terrà domani 19 gennaio alle-14-30
Ciao Prospero
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Testimonianze
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In risposta a Caselli su Gallinari

La bugia e la camorra. La madre di Peppino Impastato non parlò con Saviano: il gip dà ragione a Persichetti

Il giudice di Roma ha archiviato la richiesta di danni dello scrittore nei confronti dell’ex Br per i suoi articoli su «Liberazione»


Corriere del mezzogiorno.corriere.it

Redazione online 23 gennaio 2013

Roberto Saviano e Peppino Impastato

NAPOLI – Non è un ottimo periodo per Roberto Saviano. Prima la sua Napoli – una parte degli abitanti di Scampia – gli si rivolta contro per la fiction di Sky tratta dal suo libro-caso «Gomorra» (che, secondo alcuni, avrebbe mercificato a senso unico il dramma di quella periferia devastata dalla camorra). Poi il tribunale di Roma che ha archiviato la sua richiesta di danni nei confronti Paolo Persichetti, l’ex Br che si era occupato della querelle sul caso Peppino Impastato dalle pagine di «Liberazione».

IL FATTO – Il Gip di Roma, Barbara Càllari, ha depositato un’ordinanza di archiviazione della querela di Roberto Saviano contro il direttore del quotidiano «Liberazione», Dino Greco, e il giornalista Paolo Persichetti, seguita alla pubblicazione di articoli in cui si riprendeva la richiesta del «Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato» di Palermo di rettificare un’affermazione contenuta nel libro «La parola contro la camorra» di Saviano, secondo cui il film «I cento passi» di Marco Tullio Giordana avrebbe «riaperto il processo» per il delitto Impastato, avvenuto il 9 maggio ’78 a Cinisi. Il Centro, in una lettera-diffida dell’ottobre 2010, dimostrava che i processi contro i mandanti dell’assassinio erano cominciati prima dell’uscita del film, nel settembre 2000, e che già nel ’98 si era costituito, presso la Commissione parlamentare antimafia, un comitato per indagare sul depistaggio delle indagini sulla morte del militante di Lotta Continua.

IL PRESIDENTE DEL CENTRO IMPASTATO – «Alla lettera-diffida – spiega il presidente del Centro Impastato, Umberto Santino – l’editore Einaudi rispondeva che «ulteriori iniziative diffamatorie sarebbero state perseguite nei termini di legge». Una richiesta di verità veniva scambiata per diffamazione. Il film ha fatto conoscere Impastato al grande pubblico ma non ha avuto, né poteva avere, alcun effetto dal punto di vista giudiziario. Il Centro prende atto del provvedimento del tribunale di Roma e invita ancora autore ed editore ad effettuare la rettifica. Sappiamo che non ci sono mezzi legali per imporla, ma chiediamo semplicemente un atto di onestà intellettuale».

LA TESTIMONIANZA – La vicenda è ricostruita sul sito di «Liberazione». «Persichetti aveva dato notizia della querela del Centro Impastato e dei familiari di Peppino ad Einaudi, editore di “La parola contro la camorra”, perché l’autore ripristinasse con correttezza storica nella narrazione della battaglia per la verità sull’assassinio di Impastato, un episodio “accessorio” nell’economia dell’articolo che tuttavia per Saviano ha assunto un significato capitale: la presunta telefonata che Felicia Impastato, madre di Peppino, gli avrebbe fatto nell’estate del 2004. Episodio che Saviano racconta con dovizia di particolari in un altro libro, La bellezza e l’inferno, ma che viene smentito da testimoni fondamentali. Umberto Santino, presidente del centro Peppino Impastato di cui fu amico e compagno, torna a chiedere ad autore ed editore la rettifica di ”affermazioni non veritiere. Sappiamo che non ci sono mezzi legali per imporla. Chiediamo semplicemente un atto di onestà intellettuale”».

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