«Battisti esibito come un trofeo da caccia»

L’ex membro della Brigate rosse Paolo Persichetti critica la messa in scena, a Roma, della caccia ai vecchi militanti d’estrema sinistra


Dichiarazioni raccolte da Jérôme Gautheret

Le monde pubblicato ieri alle 12h20

ITALY-CRIME-POLITICS-HISTORY-BATTISTI

Oggi cinquantaseienne, Paolo Persichetti ha militato durante gli anni 80 nei ranghi della Brigate rosse-Unione dei comunisti combattenti (BR-UCC). Dopo un primo soggiorno nelle prigioni italiane e un’assoluzione si istalla in Francia nel 1991. Condannato in appello a ventidue anni di prigione per «partecipazione a banda armata» et «concorso morale in omicidio», viene estradato nel 2002verso l’Italia, dove terminerà di scontare la pena nell’aprile 2014.
Persichetti si ribella contro il trattamento riservato a Cesare Battisti dopo la sua cattura in Bolivia e l’uso politico che il governo italiano fa della caccia degli anziani militanti d’estrema sinistra istallati in Francia dall’inizio degli anni 80.

Lunedì 14 gennaio, Cesare Battisti è atterrato all’aeroporto di Ciampino accolto da due ministri e una folla di giornalisti. Cosa vi ha ispirato questa scena?

Innanzitutto le condizioni generali della sua consegna alle autorità italiane restano oscure. La Bolivia non ha rispettato nessuna delle procedure previste in caso di estradizione o espulsione. Ha evitato di farlo ripassare per il Brasile, come sarebbe stato logico secondo la procedura, con l’obiettivo di impedirgli di beneficiare, meccanicamente, della riduzione di pena a trenta anni di prigione in virtù di un accordo concluso tra Roma e Brasilia.
Ci sono poi le immagini ripugnanti dell’aeroporto di Ciampino. Battisti è stata esibito come un trofeo da caccia. Un trattamento medievale che ci ha riportato all’epoca dei supplizi pubblici. Due ministri, di cui uno che sfoggiava una divisa da poliziotto, si sono invitati per assistere alla scena. Senza dimenticare il video ignobile messo in linea dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, il giorno successivo.

Questa cattura vi ha necessariamente ricordato delle cose…
arrivo_battisti_ciampino10Nei tre casi in cui l’Italia è arrivata a riportare nelle proprie galere degli esiliati, il mio nel 2002, quello di Rita Algranati nel 2004 e ora Battisti, le consegne si sono sempre svolte aggirando le leggi internazionali.
La sera del 24 agosto 2002 sono stato arrestato nella hall di un palazzo a Parigi mentre andavo a cena da amici. Sono stato condotto nella sede della DNAT [Divisione nazionale antiterrorismo] dove sono rimasto ammanettato come un cavallo ad un anello attaccato ad un muro, poi, verso mezzanotte, sono stato caricato all’interno di una macchina diretta verso l’Italia. Al termine di una folle corsa nella notte nera sono stato scambiato sotto il tunnel del Monte Bianco.
La sera del giorno dopo ero in prigione a Roma, ma la sorpresa è arrivata quando mi hanno accusato di aver preso parte all’uccisione di Marco Biagi, un consigliere del ministro del lavoro dell’epoca. Accusa senza fondamento perché al momenti dei fatti tenevo un corso nella sale B224 dell’università di Saint-Denis [Paris 8], davanti ad una ventina di studenti.
Si è trattato di una violazione della convenzione europea sulle estradizioni: La Francia, che era perfettamente al corrente delle intenzioni della magistratura italiana, avrebbe dovuto pretendere una nuova domanda di estradizione et l’Italia non avrebbe potuto indagarmi senza l’autorizzazione francese. Entrambi sapevano benissimo che davanti ai giudici della chambre d’accusation, le accuse italiane sarebbero crollate.

Il suo ritorno in Italia ha dato luogo ad una messa in scena simile?
Dw4R2OCX0AAYQ0YHo avuto diritto anch’io ad una grossa esposizione mediatica con la differenza che i media sono stati avvertiti quando ero già a Torino. La stampa era stata convocata per filmare il mio passaggio nel cortile della questura. Nei giorni successivi alcuni giornali raccontavano che Berlusconi e il suo governo, riuniti nella sua villa in Sardegna, avevano tirato fuori lo champagne all’annuncio del mio arresto (1).
Il rientro di Battisti è stato annunciato con largo anticipo facilitando in questo modo un’accurata messa in scena teatrale: sfilata dei diversi corpi di polizia, dirette radio-TV, e social… E’ stato l’avvenimento mediatico del momento. Quando alla fine del 2017, uno degli autori della strage di Brescia [8 morti e 102 feriti nel 1974 in Piazza della Loggia], Maurizio Tramonte, un militante d’estrema destra vicino ai servizi segreti, è stato ricondotto dal Portogallo, l’operazione si è svolta nell’anonimato il più assoluto. La narrazione dominante degli ultimi decenti ha riscritto la storia, ormai per l’Italia anche le stragi nelle piazze e sui treni sono opera delle Brigate rosse.

Che cosa si sa delle condizioni detentive di Cesare Battisti?
battistiAppena sbarcato a Roma è stato subito inviato nella prigione di Oristano, in Sardegna. Era talmente disorientato che una volta giunto sul posto ha chiesto in quale parte del mondo si trovasse… Questo carcere non è stato scelto a caso: è uno dei più rigidi del Paese e si trova su un’isola mentre la famiglia vive sul continente. In questo modo è stato amplificato l’isolamento, resi più difficoltosi i colloqui e le viste degli organismi di controllo.
Battisti è stato collocato in isolamento diurno per sei mesi in un luogo separato della prigione. Gli è stato confezionato una sorta di «41 bis» su misura, qualcosa di assolutamente illegale. E’ questo il tipo di trattamento che attende ogni rifugiato al suo rientro in Italia: anche io ho fatto quattro mesi e mezzo di isolamento.
Lo stesso Matteo Salvini ha annunciato che non si saranno benefici carcerari concessi et che Cesare Battisti marcirà in prigione fino alla fine fine dei suoi giorni. Un modo di mettere pressione sui giudici di sorveglianza che dovranno giudicare il suo percorso penitenziario. Come è accaduto a me, dovrà rispondere del «reato d’esilio». Gli rimprovereranno la cosiddetta «dottrina Mitterrand» e la decisone di Lula [ex-presidente brasiliano] di non estradarlo. L’intero percorso d’integrazione in Francia e in Brasile verrà interpretato al contrario, come una circostanza aggravante…
I giudici impazziscono davanti all’esperienza della fuga e dell’esilio. Mi sono visto contestare il libro che avevo scritto sul retroscena della mia estradizione [Esilio e castigo, 2005], ed anche i contenuti del mio master francese sulla «Democrazia giudiziaria». Il castigo che attende ogni esiliato è la distruzione di tutto ciò che era riuscito a ricostruire della propria vita. Devono dimostrare che l’unica soluzione possibile per gli insorti degli anni 70 è l’imprigionamento infinito, senza possibilità di uscita.

Matteo Salvini, e con lui l’intero governo italiano, ha annunciato che non si sarebbe fermato qui, si appresta infatti chiedere l’estradizione di altre persone ricercate dalla giustizia italiana, la più parte dei quali si trova in Francia.
Nel 2004, la giustizia francese aveva accettato l’estradizione di Battisti contro la promessa che l’Italia avrebbe modificato la sua legge sulla contumacia, permettendo a Battisti e agli altri nella sua stessa situazione di realizzare un nuovo processo. Il Brasile aveva concesso illuso accordo per l’estradizione in cambio di una commutazione dell’ergastolo a trenta anni di reclusione [la pena massima prevista dal codice penale brasiliano]. Nessuno questi impegni è stato rispettato dall’Italia. Al contrario lo hanno rinchiuso gettando le chiavi della sua cella.
Credo che la Francia debba attentamente riflettere di fronte alle richieste provenienti dall’Italia. Nel dopo guerra furono sufficienti appena cinque anni all’Italia per amministiare i crimini dei fascisti, sei anni alla Francia per i crimini commessi dall’OAS durante la guerra d’Algeria. Oggi, ad oltre quarant’anni dal rapimento Moro, siamo nel tempo della storia non più in quello del castigo.

 

Note
1) «La notizia arriva sabato sera a cena, nella villa del premier, e c’è tanta soddisfazione che parte anche un accenno di applauso al tavolo in cui accanto a Berlusconi siedono il ministro Pisanu, il ministro Stanca, con relative consorti, fra il portavoce Bonaiuti, la moglie e la mamma del Cavaliere. Il capo della polizia telefona al titolare del Viminale, e Pisanu dà in diretta l’annuncio: arrestato il brigatista Persichetti, latitante per l’omicidio Giorgieri. La cena a Villa Certosa, che poi si trasformerà in un vertice sulla sicurezza quando Pisanu e Berlusconi si appartano, diventa così un’occasione per festeggiare il successo delle forze di polizia. Soddisfazione che si allarga poi alla pattuglia di una decina di fedelissimi che, attorno alle 23, si presentano a Punta Lada per unirsi alla compagnia: il capo dei deputati europei di Forza Italia Tajani, il vicecapogruppo alla Camera Cicchitto, il responsabile giustizia Gargani, il sottosegretario Viceconte. Per chiudere in bellezza spunta anche la chitarra di Mariano Apicella, musica e canzoni fino a mezzanotte e mezza. Ministro degli Interni escluso: “sono stonato e non ho mai cantato nella mia vita, salvo quando il parroco del mio paese mi scelse per il coro ma solo perché ero arrivato primo al corso di catechismo», Repubblica del 26 agosto 2002.

Per saperne di più
Cronache dall’esilio

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«Cesare Battisti a été exhibé comme un trophée de chasse»

L’ex-membre des Brigades rouges Paolo Persichetti critique la mise en scène, à Rome, de la traque des anciens militants d’extrême gauche

Propos recueillis par Jérôme Gautheret
Le monde Publié hier à 12h20, mis à jour hier à 12h20

Pilori

Aujourd’hui âgé de 56 ans, Paolo Persichetti a milité dans les rangs des Brigades rouges-Union des communistes combattants (BR-UCC), dans les années 1980. Après un premier séjour en prison en Italie et un acquittement, il s’installe en France en 1991. Condamné en appel à vingt-deux ans de prison pour «participation à une bande armée» et «complicité morale dans un homicide», il est extradé en 2002 vers l’Italie, où il terminera sa peine en avril 2014.
Il s’insurge contre le traitement dont a fait l’objet Cesare Battisti depuis son arrestation en Bolivie, et l’utilisation politique par le gouvernement italien de la traque des anciens militants d’extrême gauche installés en France depuis le début des années 1980.

Lundi 14 janvier, Cesare Battisti a atterri à l’aéroport de Ciampino, accueilli par deux ministres et une foule de journalistes. Que vous a inspiré cette scène?
Paolo Persichetti: D’abord, les conditions générales de sa remise aux autorités italiennes restent obscures. La Bolivie n’a respecté aucune procédure, ni d’extradition ni d’expulsion. Ils ont évité de le faire repasser par le Brésil, comme cela aurait été logique compte tenu de la procédure, dans le but de l’empêcher de bénéficier, mécaniquement, d’une réduction de sa peine à trente ans de prison en vertu d’un accord conclu entre Rome et Brasilia.
Puis, il y a les images de l’aéroport de Ciampino, qui étaient répugnantes. Battisti a été exhibé comme un trophée de chasse. Quelque chose de moyenâgeux rappelant l’époque des supplices publics. Deux ministres, dont un qui paradait en costume de policier, se sont invités pour assister à la scène. Sans parler de la vidéo ignoble qu’a mis en ligne le ministre de la justice, Alfonso Bonafede, le lendemain.

Cette capture vous a nécessairement rappelé des choses…
Dans les trois cas où l’Italie est arrivée à ramener dans ses propres geôles des exilés, mon propre cas en 2002, celui de Rita Algranati en 2004 et maintenant celui de Battisti, les remises se sont toujours déroulées en contournant les lois internationales.
Le soir du 24 août 2002, j’ai été arrêté dans le hall d’un immeuble à Paris, alors que j’allais dîner chez des amis. J’ai été emmené au siège de la DNAT [Division nationale antiterroriste], où je suis resté menotté comme un cheval à un anneau accroché au mur, puis, vers minuit, j’ai été mis dans une voiture en direction de l’Italie. Au but d’une folle course dans cette nuit noire, j’ai été échangé sous le tunnel du Mont-Blanc.
Le lendemain soir, j’étais en prison à Rome, mais la surprise est arrivée quand on m’a accusé d’avoir pris part au meurtre de Marco Biagi, un conseiller du ministre du travail d’alors. Accusation sans fondement, car au moment des faits, je tenais un cours dans la salle B224 de l’université de Saint-Denis, face à une vingtaine d’étudiants.
Il s’agissait d’une violation de la convention européenne sur les extraditions: la France, qui était parfaitement au courant des intentions de la magistrature italienne, aurait dû demander une nouvelle demande d’extradition et l’Italie ne pouvait pas m’inculper sans l’autorisation française. Ils savaient très bien que devant les juges, les accusations italiennes se seraient écroulées.

Votre retour en Italie avait-il donné lieu à une mise en scène comparable ?
J’ai eu droit, moi aussi, à une surmédiatisation avec la différence que les médias n’ont été avertis que quand j’étais déjà à Turin. La presse n’a été convoquée que pour filmer mon passage dans la cour de la questura. Les jours suivants, les journaux racontaient que Berlusconi et son gouvernement, réunis dans sa villa de Sardaigne, avaient sorti le champagne à l’annonce de mon arrestation.
IconaLa rentrée de Battisti a été annoncée à l’avance, ce qui a permis une mise en scène théâtrale très soignée: défilé des équipes spéciales des différentes polices, directs TV, radios et réseaux sociaux… Ça a été l’événement médiatique du moment. Il faudrait tout de même rappeler que fin 2017, lorsque l’un des auteurs de l’attentat de Brescia [8 morts et 102 blessés, en 1974], Maurizio Tramonte, un militant d’extrême droite proche des services secrets, a été ramené au Portugal, l’opération s’est déroulée dans l’anonymat le plus absolu. Pendant des années, on a raconté au pays que les attentats à la bombe étaient l’œuvre des Brigades rouges. On a réécrit l’histoire.

Que sait-on des conditions de détention de Cesare Battisti ?
Une fois débarqué à Rome, il a été renvoyé à la prison d’Oristano, en Sardaigne. Il était tellement chamboulé qu’une fois arrivé sur place il a demandé dans quelle partie du monde il se trouvait… Cette prison n’a pas été choisie au hasard: elle est une des plus dures du pays. Elle se trouve de plus dans une île, alors que sa famille vit sur le continent. Une façon d’amplifier l’isolement, de rendre difficiles les parloirs et les visites des organismes de contrôle.
Battisti a été placé à l’isolement diurne pour six mois dans un lieu séparé de la prison. On lui a préparé une sorte de «41 bis» sur mesure [un régime d’isolement total, prévu pour les mafieux les plus dangereux, que la Cour européenne des droits de l’homme a qualifié de «torture»], quelque chose d’absolument illégal. D’ailleurs, c’est le type de traitement qu’attend tout réfugié ramené en Italie: moi aussi, j’ai fait quatre mois et demi d’isolement.
Matteo Salvini [le ministre de l’intérieur italien] lui-même a annoncé qu’il n’y aurait aucun aménagement de peine, et que Cesare Battisti allait pourrir en prison jusqu’à la fin de sa vie. Une façon de mettre sous pression les juges d’exécution des peines. Comme cela m’est arrivé à moi, il devra répondre d’un «délit d’exil». Ils lui reprocheront la soi-disant «doctrine Mitterrand» et la décision de Lula [ex-président brésilien] de ne pas l’extrader. Tout parcours d’intégration en France et au Brésil sera interprété à l’envers, comme une circonstance aggravante…
Les juges deviennent fous face à cette question de la fuite et de l’exil. On m’a reproché d’avoir écrit un livre sur les dessous de mon extradition [Exil et Châtiment,Textuel, 2005], et même d’avoir fait en France un diplôme d’études approfondies sur la «Judiciarisation de la démocratie». Le châtiment qui attend tout exilé, c’est la destruction de tout ce qu’il était arrivé à reconstruire. Ils doivent démontrer que la seule chose possible pour les révoltés des années 1970, c’est un emprisonnement infini, sans possibilité de sortie.

Matteo Salvini, et après lui tout le gouvernement italien, a annoncé qu’ils ne comptaient pas en rester là, et s’apprête à demander l’extradition d’autres personnes recherchées par la justice italienne, dont la plupart sont en France.
En 2004, la justice française avait accepté l’extradition de Battisti contre la promesse que l’Italie modifie sa loi sur la contumace, permettant à Battisti et aux autres dans la même situation d’espérer un nouveau procès. Le Brésil avait, lui, donné son accord pour l’extradition en échange d’une commutation de la perpétuité à trente ans de prison [la peine maximale prévue par le code pénal brésilien]. En Italie, aucun de ces engagements n’a été respecté. Au contraire, ils l’ont enfermé et ils ont jeté les clés de sa cellule.
Je pense que la France doit soigneusement réfléchir à toute requête venant de l’Italie. Il a fallu cinq ans à l’Italie, après la guerre, pour amnistier les crimes des fascistes, six ans à la France pour les crimes de l’OAS durant la guerre d’Algérie. Aujourd’hui, on est à plus de quarante ans de l’affaire Moro. C’est le temps de l’histoire, pas du châtiment.