Libri – Il Nemico inconfessabile, Paolo Persichetti, Oreste Scalzone, Odradek gennaio 1999
Adriana Bellini
Liberazione 27 dicembre 1998
«Quando la Francia ha dato asilo politico a gente che era stata condannata nel nostro paese, non abbiamo certo assalito l’ambasciata, abbiamo rispettato quella decisione». Interrogato sul caso Ocalan, nel cortile dell’Eliseo, il 24 novembre D’Alema ha risposto così, accennando ai fuoriusciti italiani che vivono a Parigi.
Era stato
Mitterrand, dopo la sua elezione a presidente della Repubblica nell’81, ad accogliere quei protagonisti degli anni di piombo italiani che erano fuggiti in Francia per evitare le pene severe previste dalla legislazione d’emergenza contro il terrorismo. C’è chi ha fatto l’operaio, chi si è trovato un posto da giornalista o ha vinto un concorso da ricercatore chi, infine, si e scoperto la vocazione dello scrittore. Figli, famiglie e alcuni punti di incontro, come la libreria italiana di Rue du roi de Sicile, certe trattorie o i locali dove Scalzone organizza i suoi incontri teatrali e letterari. Ma l’Europa e l’applicazione del trattato di Schengen, che rende esecutivo in ogni paese il mandato d’arresto emesso da un altro stato membro, ha sconvolto la vita di questa mini comunità italiana. La polizia ha arrestato alcuni fuoriusciti – altri ne avrebbe potuto arrestare in qualunque momento – per avviare la procedura d’estradizione. Ma Jospin è intervenuto rapidamente, dopo appena dieci giorni, per ribadire che il governo della gauche plurielle avrebbe tenuto fede agli impegni di Mitterrand. Così persino Scalzone, che si voleva ultimo degli esuli, ha ottenuto tre mesi fa i documenti. Non li ha, invece, Paolo Persichetti che con Scalzone firma un libro, Il nemico inconfessabile, che sarà in libreria, sia in Italia che in Francia, alla fine di gennaio. Persichetti, infatti, è stato oggetto di un decreto di estradizione già quando era primo ministro Balladur (e la destra usava fare i dispetti all’allora presidente Mitterrand). Così ora quest’uomo, rimasto implicato quando era poco più che un ragazzo nell’ultimissima fase della lotta armata in Italia, viene semplicemente ignorato: nessuno lo arresta ma è rimasto l’unico “sans papier” tra i fuoriusciti italiani. Scalzone sostiene che sarebbero state esercitate pressioni da parte del ministero di Grazia e Giustizia per riavere in Italia uno almeno dei fuggitivi. Perciò si appella al ministro Diliberto e minaccia persino lo sciopero della fame.
Caso Persichetti a parte, nel libro, fin dalla prefazione di Erri de Luca, si sostiene che la lotta armata era conseguenza inevitabile dello scontro sociale negli anni settanta. E tuttavia, sostengono Scalzone e Persichetti, gli intellettuali di sinistra, lo Stato, la democrazia italiana non vogliono riconoscere, non intendono confessare, il carattere politico di quella stagione: di qui il titolo “Il nemico inconfessabile”.
Di queste storie, di questo modo particolare di vivere da Parigi la storia recente d’Italia, si occupa un film, presentato, alla cinemateque francaise, nel grande complesso delle Halles. Il titolo è Ciao Bella Ciao e l’autore Jorge Amat, figlio di un comunista spagnolo. Si apre con il viaggio di ritorno in Italia di Toni Negri, con la sua scelta di andare in carcere per strappare una soluzione politica del problema dei fuoriusciti. Poi immagini di repertorio (Valle Giulia, Parco Lambro, i funerali a Milano dello studente Zibecchi) si alternano alle interviste realizzate a Parigi con gli “esuli”.
Marongiu – che ora è giornalista a “Liberation” – racconta nel film gli incontri di calcio fra fuoriusciti italiani e spagnoli, o greci, o marocchini, o iraniani. Poi sono passati gli anni e a poco a poco le altre squadre scomparivano: i giocatori potevano tornare al loro paese. «Allora uno comincia a pensare alla storia – dice Marongiu – la Comune di Parigi fece migliaia e migliaia di morti, ma dieci anni dopo, nel 1881, nelle colonie penali di oltreoceano non c’era più nessuno dei comunardi». Gli stati dopo crisi politiche, insurrezioni e repressioni, scelgono in genere di voltare pagina. E in Italia?
proposta di dar vita ad una nuova formazione politica, che l’Unità pubblicava con rilievo la notizia di un gruppo di ex appartenenti al movimento del 77 bolognese intensionati ad aderire al nuovo partito occhettiano, la «Cosa», nato dopo l’annuncio della Bolognina. L’iniziativa non era frutto di una operazione unilaterale, bensì il prodotto di contatti e discussioni evidentemente giunti a buon punto. Non fu certo un caso se al termine della scorsa estate, durante un dibattito svoltosi nel corso della festa della Fgci a Castel Sant’Angelo, si ritrovarono dietro ad uno stesso tavolo Massimo D’Alema, Franco Berardi, detto Bifo, (uno degli esponenti più noti del movimento del 77 bolognese) e altri per discutere proprio del 1977. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti se è vero che ad Oreste Scalzone, esule a Parigi, poco tempo fa è stata respinta la richiesta di adesione al Pds, per altro con una motivazione che ha del grottesco. Lo statuto del nuovo partito, infatti, impedirebbe l’iscrizione a chiunque sia incorso nella interdizione dai pubblici uffici o abbia subito condanna per delitto grave. L’ingresso in un partito politico appare, così, normativamente equiparato a quello in una amministrazione pubblica. Triste fine per il partito dei diritti che assume come propria regola interna una «pena accessoria» che compromette la piena affermazione dei diritti civili. Ancor di più viene da chiedersi quale sia ormai il senso della storia per quella parte del corpo politico che vorrebbe impersonare la sinistra. Quanti fondatori, dirigenti, militanti del Pci sono diventati pregiudicati secondo le norme del codice Rocco? Le stesse che, con l’aggiunta delle aggravanti della legge speciale Cossiga, hanno reso pregiudicato Scalzone e migliaia di altri partecipanti alle formazioni politiche della sinistra estrema (armata e non) nel corso degli anni 70 e 80. 
Le reticenze e le oscillazioni nel ripensare la politica di quella intera stagione, le premesse e le conseguenze, sono sicuramente parte dei diversi motivi che hanno condotto alla crisi e al declino della sinistra italiana. E rappresentano una pesante ipoteca su ogni sua possibilità futura. Dalla «scena madre», i nodi problematici di questa crisi si sono trasmessi alle nuove formazioni politiche. Il nodo irrisolto degli anni 70 è tema trasversale di tutta l’attuale sinistra italiana. Anche per il suo versante comunista, Rifondazione: fin troppo carico di incertezze e differenze interne è il suo impegno sul tema della fine dell’emergenza e di una soluzione politica radicale, nonostante l’attività coraggiosa ma ancora troppo isolata di alcuni suoi dirigenti. Forse esagerava un po’ Luigi Pintor nei giorni scorsi quando, commentando il dibattito alla camera su Cossiga, constatava con la sua solita amara ironia come ormai l’opposizione sembra essere un concetto d’altri tempi e la sinistra una mera espressione geografica. Sbagliava Pintor e sbagliavamo tutti noi a pensare una cosa del genere. Perché invece in Italia una sinistra esiste. È la sinistra perbene. A quanto pare l’unica sinistra possibile.