Massimo Bordin e quel ricordo di un torturatore

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Ho conosciuto Massimo Bordin nel 2011. Stavo terminando l’inchiesta sul capo della squadretta del ministero dell’Interno responsabile delle torture praticate nel maggio 1978 a Enrico Triaca, conosciuto come il tipografo delle Br, e poi durante tutto il 1982 contro altri militanti accusati di appartenere alle Brigate rosse. Matteo Indice, sul Secolo XIX e poi Nicola Rao in un libro avevano avvicinato questo personaggio. Lo avevano intervistato senza tuttavia mai svelarne il nome, si erano limitati ad indicarlo col soprannome di «professor De Tormentis», affibbiatogli dal suo capo Umberto Improta. Soprannome che si era guadagnato sul campo per la sua abilità nel condurre interrogatori sotto tortura, in modo particolare con la tecnica della «cassetta», l’acqua e sale, divenuta nota a livello mondiale dopo Guantanamo con l’etichetta di waterboarding.
Il «professor De Tormentis», raggiunto il grado di questore aveva lasciato la polizia per entrare nel mondo dell’avvocatura (sic!). Era molto orgoglioso del suo passato e disseminava tracce ovunque. Si era candidato in una tornata elettorale con Fiamma Tricolore e aveva scritto persino degli articoli. Insomma l’avevo beccato. Sapevo chi era, dove aveva sede il suo studio legale. Ormai ero certo. Si chiamava Nicola Ciocia. All’epoca lavoravo a Liberazione ma soprattutto ero in semilibertà. Il mio avvocato era molto preoccupato per l’articolo che stavo preparando, temeva ripercussioni immediate, una querela e la mia chiusura in cella. Risultato che qualche tempo dopo cercò di ottenere Roberto Saviano per un’altra vicenda che riguardava le sue bugie sulla madre di Peppino Impastato. Anche in redazione erano preoccupati, alla fine cedetti. Avrei scritto l’articolo riempiendolo con una tale quantità di informazioni circostanziate che bastava fare un clic sul web per conoscere la sua identità (lo potete trovare qui). Non mi arresi, ovviamente, e feci di tutto perché quel nome uscisse comunque, come avvenne qualche tempo dopo sul Corriere della sera. La vicenda poi finì anche in mano alla magistratura, che grazie alla forza di Enrico Triaca e alla competenza dell’avvocato Francesco Romeo riconobbe l’esistenza (leggi qui) delle torture praticate da Ciocia e dalla sua squadra.
Mentre completavo l’inchiesta avevo letto che l’avvocato Nicola Ciocia aveva partecipato al processo Cirillo, del quale era stato durante l’inchiesta, grazie alle innumerevoli sedute di tortura praticate contri gli imputati, uno dei principali inquirenti. Siccome avevo bisogno di ulteriori conferme e dettagli per blindare il pezzo, avevo cercato le registrazioni delle udienze su radio radicale. Massimo Bordin aveva seguito per la radio quel processo. Fu quella la ragione che mi spinse a chiamarlo e prendere un appuntamento. Dopo aver inviato il solito fax al commissariato per comunicare che mi sarei recato nella redazione di radio radicale per motivi di lavoro, raggiunsi via Principe Amedeo. Salii le scale ripide fino all’ultimo piano, dove si trova la sede. Si accedeva all’ufficio di Bordin attraverso un piccolo corridoio. La stanza era piccola con un grande tavolo sommerso di libri e giornali. Un caos perfettamente organizzato. Stava lì con il suo toscano e il suo sorriso. Gli avevo accennato qualcosa per telefono e una volta davanti a lui si accese quella enorme banca dati che era la sua memoria: precisa, circostanziata, visiva, ricca di infiniti aneddoti. Mi disse subito che si ricordava di Ciocia che nel processo teneva la difesa di un poliziotto, suo subordinato quando era ancora in servizio. «Come si può dimenticare quel personaggio!» Esclamo. Mi raccontò immediatamente un episodio che diceva tutto di come Massimo sapeva riassumere le situazioni: Ciocia aveva iniziato il controinterrogatorio di un imputato che lui stesso aveva interrogato durante le indagini. Potete immagina come.
Con fare aggressivo lo incalzava dicendogli: – ma come, non ti ricordi quando con le lacrime agli occhi mi dicevi queste cose?
E l’imputato: – Avvoca’ ma quelle non erano lacrime, erano i suoi sputi!
E Massimo sorrise!

Mi mancherai davvero, ciao!

Per saperne di più su Nicola Ciocia e le torture
Le torture della Repubblica

Il bavaglio alla storia, annullato il convegno sul sequestro Moro

Convegno MoroNon si terrà più il convegno previsto il prossimo 12 maggio 2016 presso la Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto (Camera dei Deputati) dal titolo “Il Caso Moro: la politica, la ricerca, la storia. Voltare pagina si può” (vedi locandina qui accanto).
Ne danno notizia in un secco comunicato, che potete leggere qui sotto, tre dei relatori che avrebbero dovuto prendere la parola.
La gioranta di lavori storici era stata organizzata da Fabio Lavagno, deputato del Partito Democratico e membro non omologato alle tesi complottiste dell’attuale Commissione bicamerale di inchiesta sul caso Moro.
Nel comunicato di presentazione della iniziativa diffuso nei giorni scorsi, ed oggi non più reperibile sul sito dello stesso Lavagno (http://www.fabiolavagno.it/blog/archives/10408), si poteva leggere «a quasi quattro decenni dal rapimento e l’uccisione del presidente democristiano e della sua scorta da parte di molti si sente la necessità di storicizzare quegli avvenimenti, collocandoli nel loro contesto di scontro politico, sociale e generazionale, che segnò l’Italia negli anni Settanta e Ottanta. Studiosi provenienti dall’Italia e dall’estero che da molti anni si occupano della vicenda (Elisa Santalena, Nicola Lofoco Monica Lanzoni, Paolo Persichetti, Vladimiro Satta, Gianremo Armeni, Luciano Seno, Pino Casamassima e Marco Clementi), ne analizzeranno vari aspetti, dalle fonti disponibili alla metodologia della ricerca, dall’origine della dietrologia alla posizione dei partiti durante la crisi, fino ad aspetti ancora poco indagati ma non meno importanti, come le conseguenze del caso Moro sul sistema carcerario italiano e le esperienze di altri paesi per uscire dall’emergenza»
Dopo una sessione di discussione sulle relazioni tenute nel corso della mattinata era prevista anche una tavola rotonda moderata da Massimo Bordin di radio radicale sul tema «Voltare pagina si può», a cui avrebbero preso parte Oreste Scalzone, esponente dei movimenti degli anni 70, il presidente della Casa della Memoria 28 maggio 1974 Manlio Milani, il presidente della commissione riforme del CSM Piergiorgio Morosini, il generale dei Carabinieri Giampaolo Sechi, il presidente dell’associazione caduti di via Fani Giovanni Ricci e Annachiara Valle di Famiglia Cristiana.

Il comunicato

Pressioni politiche hanno messo l’organizzazione del convegno “Aldo Moro: la ricerca, la politica, la storia, nella condizione di rinviare sine die l’iniziativa. Questa situazione si ripete con regolarità quando si presentano possibilità di confronto pubblico che non sia irregimentato in stringenti letture monocromatiche del passato. Noi crediamo che quattro decenni costituiscano un tempo più che sufficiente per uscire dalla logica emergenziale e perché la parola su quegli anni passi finalmente alla storia. Crediamo, anche, che le istituzioni debbano togliere la propria tutela etica su un periodo che non è figlio illegittimo della storia italiana.

Marco Clementi
Paolo Persichetti
Elisa Santalena