Le torture contro i militanti della lotta armata

 «In Italia abbiamo sconfitto il terrorismo nelle aule di giustizia e non negli stadi»
Sandro Pertini, Presidente della Repubblica 1982

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Le parole di un torturato bussano alle porte del Quirinale, Enrico Triaca scrive a Giorgio Napolitano
Il brigatista torturato chiede la revisione del processo. Vuole sapere tutto sulla squadra speciale guidata da Nicola Ciocia che praticava il waterboarding
Enrico Triaca denunciò le torture ma fu condannato per calunnia. In un libro il torturatore Nicola Ciocia-alias De Tormentis rivela “Era tutto vero”. Parte la richiesta di revisione
Ciocia-De Tormentis: “Torturavo per il bene dell’Italia”

Chi è “ De Tormentis”?
Condannato per calunnia dopo-aver-denunciato le torture, Triaca chiede la revisione del-processo
Torture di Stato: i nomi di chi diede l’ordine ed eseguì le torture le rivelazioni di Salvatore Genova all’Espresso
Massimo Germani,“La tortura non serve solo ad estorcere informazioni, mira a distruggere l’identità e ridurre al silenzio
Anche le camere penali si accorgono della tortura il sonno dell’avvocatura s’è desto
Cercavano Dozier nella vagina di una brigatista
Torture di Stato: “l’ordine venne dal governo, oltre a me coinvolti De Francisci, Improta, Ciocia, Fiorolli, De Gregori”. Salvatore Genova racconta tutto
8 gennaio 1982, quando il governo Spadolini autorizzò il ricorso alla tortura
Le bugie del governo: le “torture legittime” del sottosegretario all’Interno, prefetto Carlo De Stefano
Enrico Triaca si rivolge al sottosegretario all’Interno Carlo De Stefano: “Lei che mi ha arrestato nel maggio 1978 dovrebbe sapere come sono finito nelle-mani-di-De Tormentis
De Tormentis, il fantasma del Viminale
Virginio Rognoni, le torture“l’emotivita era forte”
Cossiga: Un dirigente del Pci mi disse “date una strizzatina ai brigatisti”
Dozier incontra i giornalisti per il trentennale della sua liberazione: tranquilli nessuno parlerà delle torture!
Il generale Dozier alla cerimonia in ricordo di Umberto Improta, uno dei funzionari di polizia coinvolti nelle torture
Torture della Repubblica: il movimento argentino degli escraches, un esempio di pratica sociale della verità
Mauro Palma: l’Italia tortura
Nicola Ciocia-De-Tormentis: Francesca Pilla del manifesto da che parte stai?
PierVittorio Buffa: “La tortura c’era”
Adriano Sofri, l’uso della tortura negli anni di piombo
«Che delusione professore!». Una lettera di Enrico Triaca a Nicola Ciocia-professor De Tormentis

Rai tre Chi l’ha visto? Le torture di Stato
Nicola Ciocia, Alias De Tormentis risponde al Corriere del Mezzogiorno 1
Torture, anche il Corriere della sera fa il nome di De Tormentis si tratta di Nicola Ciocia
Nicola Ciocia, alias De Tormentis, è venuto il momento di farti avanti
Cosa accomuna Marcello Basili, pentito della lotta armata e oggi docente universitario a Nicola Ciocia, alias professor De Tormentis, ex funzionario Ucigos torturatore di brigatisti
Triaca:“Dopo la tortura, l’inferno del carcere – 2

Un’antica ricetta per la memoria condivisa

Enrico Triaca; “De Tormentis mi ha torturato così” – 1
1982 la magistratura arresta i giornalisti che fanno parlare i testimoni delle torture
Novembre 1982: Sandro Padula torturato con lo stesso modus operandi della squadretta diretta da “de tormentis”
Anche il professor De Tormentis era tra i torturatori di Alberto Buonoconto
Caro professor De Tormentis, Enrico Triaca che hai torturato nel 1978 ti manda a dire
Le torture ai militanti Br arrivano in parlamento
Nicola Ciocia, alias “De Tormentis” è venuto il momento di farti avanti

Torture: Ennio Di Rocco, processo verbale 11 gennaio 1982. Interrogatorio davanti al pm Domenico Sica
Le torture della Repubblica 2,  2 gennaio 1982: il metodo de tormentis atto secondo
Le torture della Repubblica 1/, maggio 1978: il metodo de tormentis atto primo

Torture contro le Brigate rosse: il metodo “de tormentis”

Acca Larentia: le Br non c’entrano. Il pentito Savasta parla senza sapere
Torture contro le Brigate rosse: chi è De Tormentis? Chi diede il via libera alle torture?
Parla il capo dei cinque dell’ave maria: “Torture contro i Br per il bene dell’Italia”
Quella squadra speciale contro i brigatisti: waterboarding all’italiana

Il pene della Repubblica: risposta a Miguel Gotor
Miguel Gotor diventa negazionista sulle torture e lo stato di eccezione giudiziario praticato dallo stato per fronteggiare la lotta armata

Miguel Gotor risponde alle critiche

Il penalista Lovatini: “Anche le donne delle Br sottoposte ad abusi e violenze”
Le rivelazioni dell’ex capo dei Nocs, Salvatore Genova: “squadre di torturatori contro i terroristi rossi”

Tortura: quell’orrore quotidiano che l’Italia non riconosce come reato
Salvatore Genova, che liberò Dozier, racconta le torture ai brigatisti
1982, dopo l’arresto i militanti della lotta armata vengono torturati

Proletari armati per il comunismo, una inchiesta a suon di torture
Torture: l’arresto del giornalista PierVittorio Buffa e i comunicati dei sindacati di polizia, Italia 1982
L’énnemi interieur: genealogia della tortura nella seconda metà del Novecento

Tortura contro Adriano Roccazzella – Prima Linea
Torture e violenze sessuali contro le donne della lotta armata
Pianosa, l’isola carcere dei pestaggi, luogo di sadismo contro i detenuti


Cronache operaie

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Bossnapping, ovvero manuale operaio per la trattativa forzata
Mappa delle resistenze operaie: le altre Innse d’Italia
Innse, un modello di lotta da seguire
Francia, le nuove lotte operaie
New Fabbris, fabbrica minata dagli operai
Bossnapping, gli operai di Continental strappano l’accordo
Il sesso lo decideranno i padroni, piccolo elogio del film Louise Michel

Grande paura: Paolo Granzotto, il reggibraghe
Il Bossnapping vince: la Caterpillar cede
Bossnapping, una storia che viene da lontano
Bossnapping nuova arma sociale dei lavoratori
Bruxelles, manager Fiat trattenuti dagli operai in una filiale per 5 ore
F
rancia, altri manager sequestrati e poi liberati
Francia, padroni assediati torna l’insubordinazione operaia?
Rabbia populista o nuova lotta di classe?

Sindacato e finanza
Cometa, il fondo pensioni dei metalmeccanici coinvolto nel crack dei mercati finanziari

Democrazia operaia
Bonanni e la febbre del sabato sera
Askatasuna, in alto i toni sulla contestazione a Bonanni
Fumi di democrazia
Fumi che uccidono operai e fumogeni che fanno tacere sindacalisti collaborazionisti
Stragi del capitalismo: operai morti in cisterna, i precedenti degli ultimi anni

Democrazia imprenditoriale
Pinkerton, l’agenzia di sicurezza privata al servizio del padronato

Lavorare stanca… e rende poveri
Luciano Gallino: “Povertà, dai dati Istat l’indebitamento invisibile dei lavoratori”
Scheda: Istat, Italia un paese da mile euro al mese, per due
Lavorare stanca e rende poveri

I rovesci del lavoro
Ferrajoli, “Incostituzionale l’arbitrato preventivo previsto nella controriforma del diritto del lavoro”
Mario Tronti: 12 marzo 2010 “sciopero generale contro l’attacco ai diritti del lavoro”
“Cara figlia, con questa legge non saresti mai nata”
Alleva, “Pronto il referendum, questa legge è anticostituzionale”

Acciaierie speciali Terni -Tyssenkrupp
Terni, contro Thyssen, inceneritori e job act

Ilva di Taranto
Oreste Scalzone contro la catastrofe dell’ideologia lavorista
Fiat di Pomigliano e Ilva di Taranto, da qui può ripartire il ribellismo operaio
Ilva è veleno! Via dalle officine a salario pieno!
Ilva, a Taranto finisce la classe operaia del sud

Marchionne, Fiat, Melfi, Sevel e Pomigliano
Minchionne
Pomigliano, presidio permanente dei cassintegrati in tenda davanti ai cancelli Fiat con il megafono di Oreste Scalzone e il sax di Daniele Sepe
L’uscita di Marchionne da Confindustria mette in grave imbarazzo il Pd
Scioperi spontanei e solidarietà operaia nelle officine Sata di Melfi
Il Marchionne del Grillo e l’operai da Fiat
Marchionne secondo Marx
Sevel, Fiat di Atessa, alla Fiom: “Se scioperate chiediamo i danni”
Maggiordomi Fiat: quando Piero Fassino si dichiarava alleato di Marchionne
Romiti, “A Marchionne dico: operai e azienda, la contrapposizione di interessi ci sarà sempre”
Perché a Romiti non piace il capitalismo di Marchionne
Delazioni industriali: la nuova filosofia aziendale di Marchione
Disobbedienza e lavoro in fabbrica, la questione etica degli operai Fiat a Melfi
1970, come la Fiat schedava gli operai

Ferrovieri
Rischiano il licenziamento i macchinisti che denunciano l’insicurezza delle Ferrovie
Provvedimento disciplinare contro De Angelis: Trenitalia risponde a Liberazione
Campagna per la sicurezza sul lavoro: per il ministero la colpa è di chi non si vuole bene
Dante De Angelis punito dall’azienda perché spiega che Trenitalia si comporta come la Fiat
E’ morto Pietro Mirabelli, sul lavoro

Amianto
La violenza del profitto: ma quali anni di piombo, gli anni 70 sono stati anni d’amianto
Eternit, seconda udienza lo Stato italiano e l’Ue chiedono di essere estromessi dal processo

Ispra
Ispra, prima vittoria per i precari tutti i contratti saranno rinnovati
Ispra, la Prestigiacomo si impegna a riassumere i precari
Ispra, licenziati sul tetto “non sparate sulla ricerca”

Fincantieri
Fincantieri: blocco dei cantieri in Liguria e Ancona
Fincantieri vuole tenersi metà dei soldi degli operai

Cronache carcerarie

California Prisons

Citazioni
Nella desolata vastità della cella

L’ideologia penale
Ho paura dunque esisto
Incarcerazioni facili un problema italiano
Carcere, il governo della sofferenza
Luigi Ferrajoli: Populismo penale ovvero la strategia della paura
La sinistra giudiziaria
Giustizia o giustizialismo, dilemma nella sinistra
Genesi del populismo penale e nuova ideologia vittimaria
Populismo penale, una declinazione del neoliberismo

Morire in carcere
Mammagialla uccide ancora: a Fallico è “scoppiato” il cuore

Violenze nel carcere minorile di Lecce dietro la morte di Carlo Saturno
Sulmona: aveva terminato la pena, si impicca nella casa lavoro
Quelle zone d’eccezione dove la vita perde valore
Teramo: sospeso il comandante delle guardie
Nasce l’osservatorio sulle morti e le violenze nei Cie, nelle questure, le stazioni dei carabinieri e i reparti per i trattamenti sanitari obbligatori
Aldo Bianzino: no all’archiviazione dell’inchiesta sulla sua morte
Chi ha ucciso Aldo Bianzino?
Mentre in carcere si muore il parlamento tergiversa
Inferno carcere, un detenuto si suicida e un altro si cuce la bocca
Carcere di santa Maria maggiore a Venezia dove si trova la cella “liscia” che ha ucciso  Mohammed
Manuel Eliantonio morto nel carcere di Marassi
Carcere di Forli: muore in cella abbandonato nessuno lo ha soccorso
Ali juburi, morto di sciopero della fame
Suicidi in cella il governo maschera le cifre
Suicidi in carcere, detenuti orfani della politica. Recensione al libro di Ristretti orizzonti
Sistema carcere, troppi morti
Detenuto morto nel carcere di Mammagialla, è il sesto in un anno

Come si vive e si muore nelle carceri italiane

Caso Blefari Melazzi
La morte di Blefari Melazzi e le carceri italiane

Ignorata la disponibilita offerta da un gruppo di detenute che si offrì di assistere la Blefari. I magistrati puntavano al pentimento
Induzione al pentimento
Suicidio Blefari Melazzi, l’uso della malattia come strumento di indagine

Caso Stefano Cucchi
Caso Cucchi, avanza l’offensiva di chi vuole allontanare la verità
Cucchi, anche la polizia penitenziaria si autoassolve

Morte violenta di Stefano Cucchi due nuovi testimoni accusano i carabinieri
Stefano Cucchi, le foto shock
Stefano Cucchi, le ultime foto da vivo mostrano i segni del pestaggio. Le immagini prese dalla matricola del carcere di Regina Coeli
Stefano Cucchi: le foto delle torture inferte. Rispondi La Russa!

Caso Cucchi, scontro sulle parole del teste che avrebbe assistito al pestaggio. E’ guerra tra apparati dello Stato sulla dinamica dei fatti
Erri De Luca risponde alle infami dichiarazioni di Carlo Giovanardi sulla morte di Stefano Cucchi
Caso Cucchi: Carlo Giovanardi, lo spacciatore di odio
Morte di Cucchi, c’e chi ha visto una parte del pestaggio nelle camere di sicurezza del tribunale
Manconi: “sulla morte di Stefano Cucchi due zone d’ombra”
Stefano Cucchi, quella morte misteriosa di un detenuto in ospedale
Stefano Cucchi morto nel Padiglione penitenziario del Pertini, due vertebre rotte e il viso sfigurato
Violenza di Stato non suona nuova
Caso Stefano Cucchi: “Il potere sui corpi è qualcosa di osceno”
Cucchi, il pestaggio provocò conseguenze mortali

Nati in carcere
Sono nata in un carcere speciale agli inizi degli anni 80, adesso voglio capire

Sovraffollamento
Per alleggerire le carceri si riempiono i commissariati: la grande idea della guardasigilli Paola Severino
Sovraffolamento e degrado: unica soluzione l’amnistia
L’insostenibilità economica del sistema penitenziario: ridurre carceri e detenuti
Niente amnistia perché ci vogliono i 2/3 del parlamento? Allora abolite le ostative del 4bis e allungate la liberazione anticipata. Basta la maggioranza semplice
Nuovo censimento del Dap sulle carceri: meno misure alternative e più affollamento

Ferragosto in carcere: è tempo di fatti
Mario Staderini, segretario dei radicali italiani: “Le carceri sono la prova che viviamo in uno stato d’illegalità”
Proteste nelle carceri: amnistia subito e abolizione delle leggi che fabbricano detenzione
Non si ferma la protesta nelle carceri italiane
Carceri è rivolta contro l’affollamento: “Amnistia”
Già più di mille i ricorsi dei detenuti a Strasburgo contro il sovraffollamento
Carceri affollate, giudici californiani “svuotate le celle”
Carcere, solo posti in piedi
Sulla mobilitazione attuale nelle carceri

La banda del mattone: nuovi piani di edilizia carceria
Antigone: “Piano carceri, unica novita i poteri speciali a Ionta”

Dietro al piano carceri i signori del calcestruzzo
Stato d’eccezione carcerario, strada aperta alla speculazione

Carcere e terremoto
Come topi in gabbia

Abruzzo la terra trema anche per i dimenticati in carcere

Ergastolo
Basta ergastolo: parte lo sciopero della fame

Fine pena mai, l’ergastolo al quotidiano

Pena di morte
B
oia che non mollano, Cina e Stati uniti in testa alle classiche della pena di morte

Garante detenuti
Roma, niente garante per i detenuti
Lazio, sul Garante dei detenuti un inciucio all’ultima curva
Ergastolano denunciato dal garante dei detenuti della regione Lazio per aver criticato il suo operato
False minacce al garante dei detenuti del Lazio

Indulto
I dati che smentiscono la campagna terroristica contro l’indulto

Indulto e crollo della recidiva, una lezione che non piace a Marco Travaglio
L’indulto dà sicurezza, il carcere solo insicurezza
Sulla mobilitazione attuale nelle carceri

Legge Gozzini e cultura premiale
Logica premiale e logica vittimaria ispirano la nuova filosofia penale
Quando ai familiari delle vittime si chiede di divenire gli esecutori delle pene. Postille ad un articolo di Claudio Magris
Punizioni e premi: la funzione ambigua della rieducazione
Le misure alterantive al carcere sono un diritto del detenuto
Carcere, arriva la legge che cancella la Gozzini
Detenzione domiciliare, tutto il potere ai giudici
Carceri, la truffa dei domiciliari: usciranno in pochi
Processo breve: amnistia per soli ricchi

41 bis
Se questo è un uomo. Ora provate ancora a dire che il 41 bis non è tortura
Dopo la legge Gozzini tocca al 41 bis, giro di vite sui detenuti
Carcere, gli spettri del 41 bis

Opg
Manicomi criminali e carceri, sovraffollamento e violenze

Lavorare dentro
Il lavoro in carcere

Abolire il carcere
“No, Nils Christie non ha rinnegato l’abolizionismo”. Si apre la discussione dopo le critiche di Vincenzo Guagliardo al libro del criminologo norvegese
(Vincenzo Guagliardo) – La rivoluzione abolizionista e il rinnegato Christie
Franz Kafka e i professionisti della correzione
Lì dove il secolo è il minuto
Sprigionare la società
Desincarcerer la société
L’abolizionismo penale è possibile ora e qui
Aboliamo le prigioni

Nap
Rivolta a Rebibbia femminile – 1973
1973 – Sui tetti di Rebibbia in rivolta
E’ morta Franca Salerno storica militante dei Nap

Un libro sulla storia dei Nap
Una vecchia intervista a Franca Salerno
Sono nata in un carcere speciale agli inizi degli anni 80, adesso voglio capire
L’evasione di Franca Salerno e Maria Pia Vianale
Un saluto a Franca Salerno

Torture contro i militanti della lotta armata
Le rivelazioni dell’ex capo dei Nocs, Salvatore Genova: “squadre di torturatori contro i terroristi rossi”

Salvatore Genova, che liberò Dozier, racconta le torture ai brigatisti
1982, dopo l’arresto i militanti della lotta armata vengono torturati

Proletari armati per il comunismo, una inchiesta a suon di torture
Torture: l’arresto del giornalista Piervittorio Buffa e i comunicati dei sindacati di polizia, Italia 1982
L’énnemi interieur: genealogia della tortura nella seconda metà del Novecento
Pianosa, l’isola carcere dei pestaggi, luogo di sadismo contro i detenuti

Mammagialla
Mammagialla-Belcolle:la morte di De Cupis, un testimone avrebbe assistito al pestaggio del giovane da parte di alcuni agenti della polfer
Mammagialla uccide ancora: a Fallico è “scoppiato” il cuore
Detenuto morto nel carcere di Mammagialla, è il sesto in un anno
Come si vive e si muore nelle carceri italiane
Mammagialla morning

Anni Settanta



La violenza del profitto: ma quali anni di piombo, gli anni 70 sono stati anni d’amianto
Quanto è attuale quel settantasette
Brigate rosse, una storia che viene da lontano: il libro di Salvatore Ricciardi

7 aprile 1979 quando lo Stato si scatenò contro i movimenti

La vera storia del processo di Torino al nucleo storico delle Brigate rosse. La giuria popolare venne composta grazie all’intervento del Pci
Enzo Traverso, années de plomb entre tabou et refoulement
Mario Moretti, Brigate rosse une histoire italienne
Steve Wright per una storia dell’operaismo
Solo Cossiga ha detto la verità sugli anni 70
Etica della lotta armata
Anni 70
Il nemico inconfessabile, anni 70
Ma quali anni di piombo: gli anni 70 sono stati anni d’amianto
Il Nemico inconfessabile, sovversione e lotta armata nell’Italia degli anni 70
Il caso italiano: lo stato di eccezione giudiziario
Francesco Cossiga, “Eravate dei nemici politici, non dei criminali”
Francesco Cossiga, “Vous étiez des ennemis politiques pas des criminels”
Vedi Paolo…

Erri De Luca, la fiamma fredda del rancore
Bologna, l’indagine occulta su Persichetti e il caso Biagi
La polizia del pensiero
Kafka e il magistrato di sorveglianza di viterbo
Storia della dottrina Mitterrand
Dalla dottrina Mitterrand alla dottrina Pisanu
La fine dell’asilo politico
Vendetta giudiziaria o soluzione politica?
Giorgio Agamben, Europe des libertes ou Europe des polices?

Paolo Giovagnoli, quando il pm faceva le autoriduzioni
Paolo Giovagnoli, lo smemorato di Bologna
Negato il permesso all’ex Br Paolo Persichetti per il libro che ha scritto
Dietrologia: chi spiava i terroristi
Quando la memoria uccide la ricerca storica – Paolo Persichetti
Storia e giornate della memoria – Marco Clementi
Doppio Stato, una teoria in cattivo stato – Vladimiro Satta
Dietrologia e doppio Stato nella narrazione storiografica della sinistra italiana-PaoloPersichetti

La teoria del doppio Stato e i suoi sostenitori – Pierluigi Battista
La leggenda del doppio Stato – Marco Clementi
Le thème du complot dans l’historiographie italienne – Paolo Persichetti
I marziani a Reggio Emilia – Paolo Nori
Ci chiameremo la Brigata rossa

Spazzatura, Sol dell’avvenir, il film sulle Brigate rosse e i complotti di Giovanni Fasanella
Lotta armata e teorie del complotto
Caso Moro, l’ossessione cospirativa e il pregiudizio storiografico
Il caso Moro

Storia della dottrina Mitterrand
Gli angeli e la storia
Giustizialismo e lotta armata
Neanche il rapimento Sossi fu giudicato terrorismo
Miccia corta e cervello pure
La Prima linea, il film che vorrebbe seppellire gli anni 70 sotto il peso del senso di colpa
L’esportazione della colpa
Segio: “Scalzone e i parigini condannino la lotta armata”
Segio ha dimostrato solo di avere ancora molte cambiali da pagare per la sua libertà”

“Monsieur de la calomnie”
Scalzone: “Caro Segio, non c’ è nulla da cui mi devo dissociare”
Sergio Segio, il narcisismo del senso di colpa
Segio e l’ideologia del ravvedimento
I Ravveduti
Il merlo, il dissociato e il fuoriuscito

Amnistia

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Amnistia per le lotte sociali, parte il censimento

Francia, proposta l’amnistia per fatti commessi in occasione di movimenti sociali, attività sindacali e rivendicative
Dopo le pesanti condanne per devastazione e saccheggio confermate dalla Cassazione torniamo a parlare di amnistia
Violante contro Trasibulo e la democrazia ateniese
Per l’amnistia e contro la tortura

L’amnistia Togliatti
No, gli anni 70 non furono follia

Il coraggio dell’amnistia – Sansonetti
Paolo di Tarso che portò l’attacco al cuore dello Stato
Politici e amnistia, tecniche di rinuncia alla pena per i reati politici dall’unità d’Italia ad oggi

Storia della dottrina Mitterrand
Dalla dottrina Mitterrand alla dottrina Pisanu
Una storia politica dell’amnistia

Amnistia per i militanti degli anni 70
La fine dell’asilo politico
Vendetta giudiziaria o soluzione politica?
Il caso italiano: lo stato di eccezione giudiziario

L’inchiesta di Cosenza contro Sud Ribelle
Giorgio Agamben, Europe des libertes ou Europe des polices?
Francesco Cossiga, “Eravate dei nemici politici, non dei criminali”
Francesco Cossiga, “Vous étiez des ennemis politiques pas des criminels”
Tolleranza zero: estensione dell’infrazione di terrorismo e nuovo spazio giudiziario europeo
Il Nemico inconfessabile, sovversione e lotta armata nell’Italia degli anni 70
Universita della Sapienza, salta il seminario suggerito dalla digos
Università della Sapienza,il seminario sugli anni 70 della pantera
Quella ferita aperta degli anni 70
Un kidnapping sarkozien
Il Brasile respinge la richiesta d’estradizione di Battisti, l’anomalia è tutta italiana
Scontro tra Italia e Brasile per l’asilo politico concesso a Battisti

Tarso Gendro: “L’Italia è chiusa ancora negli anni di piombo”
Crisi diplomatica tra Italia e Brasile per il caso Battisti richiamato l’ambasciatore Valensise
Stralci della decisione del ministro brasiliano della giustizia Tarso Genro
Testo integrale della lettera di Lula a Napolitano
Anni 70

Il Nemico inconfessabile, sovversione e lotta armata nell’Italia degli anni 70
Il nemico inconfessabile, anni 70 – Persichetti, Scalzone
Niente amnistia perché ci vogliono i 2/3 del parlamento? Allora abolite le ostative del 4bis e allungate la liberazione anticipata. Basta la maggioranza semplice
Il rapporto di Antigone nelle carceri sovraffolamento e degrado unica soluzione l’amnistia

Valerio Verbano

Link
Spunta un nuovo dossier sui fascisti. Lo schedario recapitato davanti alla porta di casa
Verbano, tornano le carte perdute: l’agenda rossa del 77 e stralci del dossier sui fascisti
Due libri riaprono la vicenda
Riapre l’inchiesta: due nuovi sospetti per l’omicidio di Valerio Verbano
Verbano, L’epoca dei becchini
Valerio Verbano: a trentanni dalla morte, amnistia in cambio di verità

Il ventennio berlusconiano

p_non-fateci-sognare_2-altan-30ago2007Che cosa è stato il berlusconismo
Processo breve: amnistia per soli ricchi
Lodo Alfano e processo breve, la farsa della giustizia di classe
Feticci della legalità e natura del populismo giustizialista
Ma quali anni 70, l’aggressione a Berlusconi è guerra civile borghese
Anche Berlusconi lancia la caccia ai Rom
Di Pietro e l’idv da dieci anni sono le stampelle di Berlusconi
L’arma spuntata, nonostante lo scandalo sessuale Berlusconi regge nei sondaggi
Alessandro Dal Lago, la sinistra televisiva un berlusconismo senza Berlusconi
Democrazia senza popolo

Lo scudo di classe di Berlusconi

Amnistia sociale

1011724_10201411152271014_499532399_n– L’amnistia per le lotte sociali, il manifesto dei movimenti e le adesioni aggiornate
– Un’amnistia per i reati sociali

Interventi e articoli
– Vincenzo Guagliardo, “Siamo di fronte alla pervasivita di un sistema penale eretto contro ogni manifestazione del conflitto sociale”
– No Tav, No Muos, sindacati di base e centri sociali lanciano la campagna per l’amnistia sociale
– Amnistia per le lotte sociali, parte il censimento
– Francia, amnistia per fatti commessi in occasione di movimenti sociali, attività sindacali e rivendicative

– Per-lamnistia e contro la tortura

Bibiloteca dell’amnistia
– Violante contro Trasibulo e la democrazia ateniese, l’amnistia è più fascista che democratica
– Politici e amnistia, tecniche di rinuncia alla pena per i reati politici dall’unita d’Italia ad oggi
– L’Amnistie
– L’amnistia Togliatti
– Una storia politica dell’amnistia

 

Una storia politica dell’amnistia

Libri – Une histoire politique de l’amnistie, a cura di Sophie Wahnich Puf, Parigi, aprile 2007, 263 pp, 24 euro

Paolo Persichetti
Liberazione
Sabato 25 agosto 2007

Solo pochi decenni fa l’amnistia era considerata ancora una parola di sinistra. Nata con la democrazia ateniese, era parte del repertorio delle forze che si dicevano democratiche. Fin dalle origini aveva animato le battaglie di libertà del movimento operaio. Convogliava un’idea di società tollerante e progressiva, conteneva una domanda di giustizia moderatrice consapevole dell’importanza che il ricorso a strumenti di correzione politica della fermezza penale, ispirati a quella mitezza tratta dalle vecchie massime latine che richiamano prudenza ed equità nell’applicazione della legge, svolgeva una funzione riparatrice delle ingiustizie. 41jpad5dx5l_ss500_Ma alla fine del Novecento una drastica inversione di tendenza sospinge paesi e società civili occidentali a ripudiare questo strumento di soluzione dei conflitti. Ciò non è vero ovunque, basti pensare alla Gran Bretagna di Blair che, nell’ambito del processo di soluzione politica della questione nord-irlandese, ha amnistiato tutti i militanti coinvolti negli scontri armati. Anche se l’esperienza più innovatrice viene dal Sud Africa di Mandela che, ispirandosi ai principi della giustizia ricostruttiva, ha scartato la via penale tradizionale per istituire un criterio d’accertamento dei fatti in cambio di clemenza e risarcimento pubblico delle vittime. Operazione che però ha messo sullo steso piano la violenza istituzionale che appoggiava il sistema segregazionista e quella antistituzionale che lottava in armi contro l’apartheid. Ipotesi che terrorizzerebbe qualsiasi esponente, passato e presente, dello Stato italiano chiamato a dover rispondere delle stragi della strategia della tensione e delle centinaia di morti che hanno insanguinato la gestione dell’ordine pubblico nei primi decenni della repubblica, quando nessuno a Sinistra aveva ancora scelto la via della violenza. Tuttavia queste due esperienze restano episodi minoritari rispetto ad un diritto penale internazionale sempre più ostile alle istituzioni della clemenza. Proprio dal tentativo di trovare una risposta a questo discredito parte l’opera collettanea curata da Sophie Wahnich, storica e ricercatrice del Cnrs, Une histoire politique de l’amnistie. Il volume, frutto di una ricerca multidisciplinare avviata nel 2003 e condotta su scala comparativa tra diversi paesi europei, poggia sulla convinzione che ormai, date le interdipendenze, una soluzione amnistiale per le insorgenze politiche degli anni 70-80 possa essere trovata unicamente coinvolgendo i livelli istituzionali dell’Unione europea, attraverso nuove forme di clemenza sopranazionale. Storicamente le amnistie sono state sempre accompagnate da dispositivi di riscrittura della storia, spesso opposti tra loro: far dimenticare, accertare la verità o renderla illeggibile. Molto diversa è poi la natura delle clemenze che sanciscono forme d’impunità preventiva, tipiche dei poteri costituiti, come accaduto per le dittature militari sudamericane o per i colpi di spugna sui reati economico-finanziari. In questo caso l’amnistia ha aiutato l’oscuramento dei fatti. Altro significato hanno invece le clemenze che temperano, dopo decenni di carcere, le dure repressioni contro gli oppositori politici, ripristinando quando ormai gli eventi sono ampiamente accertati una situazione di normalità giudiziaria stravolta dalle misure d’eccezione. Ma tutte queste distinzioni scompaiono di fronte all’attuale tendenza a voler confondere qualunque amnistia con l’impunità. È questo l’atteggiamento tenuto in Italia da un ceto politico che ha tutto l’interesse a far dimenticare le proprie ascendenze riversando sui reprobi degli anni 70 le pagine più ingombranti del proprio Novecento. Una rimozione che impedendo la chiusura del decennio 70 riemerge continuamente sotto forma di spettri che agitano fobie, polemiche, grottesche imitazioni del passato, ciniche speculazioni delle agenzie repressive, col risultato di avvelenare lo spazio pubblico. Ma la regressione della clemenza ha altre ragioni ancora più strutturali che investono la mutazione dei sistemi politici occidentali insieme all’emergere impetuoso del paradigma vittimario. Le democrazie occidentali sono ben lontane dal costituire degli esempi di superamento dell’inimicizia politica. E ciò, anche in ragione di un’ideologia umanitaria che attorno al «criterio dell’inerme» ha perso ogni capacità di discernimento tra i crimini di lesa umanità universalmente riconosciuti, come tortura, schiavitù, genocidio, misfatti coloniali, o quell’orrorismo di cui ha recentemente scritto Adriana Cavarero (Feltrinelli 2007), e le infrazioni commesse da chi ha esercitato il diritto di resistenza. In realtà chi dice umanità vuole ingannare, metteva in guardia Proudhon. Il diritto penale umanitario (tragico ossimoro) è divenuto lo strumento di distinzione tra bene e male, tra barbaro e civilizzato, favorendo l’emergere di assoluti etico-morali che depoliticizzano e destoricizzano sistematicamente gli eventi, fino a smarrire la differenza che passa tra l’illegalità degli oppressi e quella dei poteri costituiti. Non stupisce allora che la retorica umanitaria sia diventata la nuova arma ideologica con la quale gli Stati hanno moltiplicato guerre e spogliato della loro veste politica le infrazioni commesse da chi si organizza contro l’oppressione, relegandole a mera fattispecie criminale. Ma non tutti gli assoluti servono per essere rispettati, così nulla impedisce di scendere a patti con i tagliatori di teste Talebani, o chi pratica lo sterminio suicida come Hamas, mentre era assolutamente vietato negoziare con le Br. In questo caso il criterio non è più l’umano e l’inumano ma l’omologia tra le entità statali costituite dell’Occidente e quelle in formazione degli islamisti, radicalmente opposte al demone della rivoluzione sociale. Ciò rende più comprensibile anche quel grande stupro di senso che ha portato ad accomunare in un’unica giornata, non certo per ragioni di pietas, il ricordo delle vittime delle stragi di Stato e quelle della lotta armata. Resta da capire dove collocare i morti ammazzati come Pinelli o le centinaia di manifestanti falciati, dal 1946 fino a Carlo Giuliani, dalle forze dell’ordine. Vicende storiche opposte e inconciliabili sono riassunte in un unico paradigma che nulla c’entra col dolore ma assolve unicamente il potere. Altro che ricerca della verità e tentativo di riconciliazione. Il Sud Africa è lontano e le vittime delle stragi muoiono una seconda volta. L’uso strumentale della figura della vittima è uno dei passaggi centrali di questo processo, a cui è dedicato un intero capitolo nel quale si spiega che il diritto alla riparazione simbolica dell’offeso è lentamente scivolato verso un potere di punire quantificato in base alla natura e all’entità della pena da infliggere e al riconoscimento di una capacità d’interdizione e ostracismo perpetuo sul corpo del reo. Questo processo di privatizzazione della giustizia trae la sua origine dalla convinzione che la liturgia del processo penale possa svolgere una funzione terapeutica. Il sistema giudiziario perde il suo ruolo di ricerca delle responsabilità per rivestire la funzione di riparazione psicologica della persona offesa. Una svolta culturale cui sembra aver contribuito la nozione di «stress post-traumatico» introdotta dalla psicologia clinica anglosassone dopo la guerra del Vietnam. Ma può un eventuale sentimento d’ingiustizia considerarsi una «ferita psicologica» sanabile per il mezzo di una condanna penale? In questa prospettiva la ricerca della verità giudiziaria non offre scampo. Essendo un momento necessario all’elaborazione del lutto, la dichiarazione di colpevolezza e l’ostracismo perpetuo restano l’unica soluzione accettabile perché il proscioglimento o la reintegrazione civile dell’accusato ostacolerebbe la guarigione mentale della vittima. L’uso strumentale della retorica vittimistica ha così legittimato il capovolgimento dell’onere della prova, il passaggio alla presunzione di colpevolezza, l’aggravamento delle sanzioni, la limitazione dei diritti dell’accusato e l’immoralità delle amnistie, fino al paradossale esercizio di un’etica selettiva che perde improvvisamente tutta la sua intransigenza di fronte a quella ragion di Stato che premia pentiti e dissociati.

Il Merlo, il Dissociato e il Fuoriuscito

Basta con il livore verso i fuoriusciti è ora di fare la storia degli anni 70

Paolo Persichetti
Liberazione
, venerdì 2 febbraio 2007

Apparso anche su www.carmillaonline.com

Francesco Merlo, su la Repubblica del 18 gennaio, scrive peste e corna dei fuoriusciti riparati in Francia. Li raffigura simili ad 19-il-merlo-e-il-dissociato-jpg un circo Barnum e, come in un mattinale della questura, s’inventa pure un fantomatico dibattito tra ‘uscisti’ ed ‘entristi’ della lotta armata. Soprattutto prende di petto Oreste Scalzone, che dopo trent’anni ha avuto reati e condanna prescritti. Il suo è un minestrone di parole che ammucchiano colore, gossip, dicerie, fandonie, pregiudizi. Ce l’ha persino col loro modo di parlare. L’argot inevitabile d’ogni migrante che ha dovuto apprendere la nuova lingua per necessità. Ma poi aggiunge che alcuni tra loro pubblicano libri, fanno ricerca universitaria, aprono librerie e negozietti, senza rendersi conto della contraddizione. Ha da ridire anche sul fatto che non vestono Prada e si meraviglia di come si possa campare ventisei anni di espedienti, cioè di precariato. Domanda interessante, questa, che dovrebbe rivolgere ai cantori nostrani della deregolamentazione del mercato del lavoro.

images9Chi vede Parigi dagli appartamenti dei grandi boulevards, e guadagna con un solo articolo il corrispettivo di quattro stipendi da operaio e otto da precario nei call center, è preso d’angoscia di fronte ad una simile prospettiva e percepisce i marciapiedi delle città, il caldo maleodorante del suo reticolo sotterraneo di vie ferrate, come un’insidia dura e ingenerosa. Dante parlava dell’esilio con parole molto amare: «tu lascerai ogni cosa diletta/ […] Tu proverai sì come sa di sale/ lo pane altrui, e come è duro calle/ lo scendere e ’l salir per l’altrui scale». Sarà che ognuno fa le sue esperienze, saranno le diavolerie della tecnologia, ma a Parigi ci sono tanti ascensori e infinite scale mobili e poi ad esser salato è il burro, non il pane. Insomma, se la città la vivi dai sottotetti dei quartieri popolari e multietnici, quella durezza diventa generosità, solidarietà, complicità naturale, intreccio di vite che arrivano da mille angoli del pianeta, ognuna con la sua valigia di storie. Scalzone, e altri come lui, tutto questo l’hanno vissuto sempre al presente, senza nostalgie, senza rimpianti e con le radici che ormai crescevano all’insù.

Sarà forse solo una lontana parentela, ma le parole di Merlo ricordano quelle di un giornale pubblicato a Parigi con le finanze dell’Ovra, la famigerata polizia politica di Mussolini. Era rivolto alla folta comunità di emigranti italiani e s’intitolava, guarda caso, il Merlo. La sua ragion d’essere era la calunnia quotidiana dei fuoriusciti antifascisti. copj13-1Immorale è il viaggio quando si rimane stranieri, ha scritto tempo fa Claudio Magris. E stranieri i fuoriusciti non lo sono mai stati. La nostalgia è stata quella degli altri, come racconta Milan Kundera, anche lui un tempo esiliato. Nóstos e Àlgos sono parole greche che indicano «ritorno» e «sofferenza». Nostalgia è dunque la tristezza che provoca l’impossibilità di tornare. Ma in altre lingue l’etimologia è diversa e trae origine dal latino ignorare. In questo caso, la nostalgia si esprime come «sofferenza per l’ignoranza» di non sapere quel che accade lontano da noi. Ma Scalzone, in tutti questi anni, non ha avuto il tempo di rimpiangere e ignorare proprio nulla, come Ulisse nell’alcova di Calipso. Coinvolto tra mille incontri e scoperte in tutte le battaglie della nuova modernità liquida, come la chiama Zygmunt Bauman: migranti, senza tetto, giovani delle banlieues, precari, altermondialisti, scioperi come quello generale del ’95, mentre a casa sua facevano tappa musicisti, poeti, teatranti e giramondo, scappati e scampati da magistrature, eserciti e polizie di mezzo mondo, compreso qualche fascista gravemente ammalato e un democristiano ricercato. Per farsi aprire bastava esibire come passaporto un mandato di cattura. copj13I nostalgici sono rimasti in Italia, alcuni perché hanno fatto degli anni ’70 l’oggetto del loro incarognito risentimento, come Sergio Segio. Uno che si racconta avvinto da un ineluttabile destino. «Non c’è salvezza possibile per chi ha sognato di cambiare il mondo», scrive in un libro dove inanella una serie impressionante di goffe citazioni scapigliate, iscrivendosi nel «novero dei destinati alla sconfitta che non scelgono l’esilio ma di andare fino in fondo, pagando quel che bisogna pagare al sogno a lungo coltivato». Convinzione che lo porta a rivendicare una sorta di primazìa etica: l’aver prima commesso l’errore giusto ed in seguito aver ripudiato nel modo più giusto la giustezza dell’errore passato. Prova d’eccellenza assoluta, che giustificherebbe il suo irrefrenabile desiderio d’accedere allo status di persona non comune che un tempo si diceva persino comunista.

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Vittoriale

Immerso nella recita di uno stucchevole copione dannunziano, raffigura se stesso avvolto in un’atmosfera d’estetismo combattente: «anima capace di tenerezza», che sceglie «di morire non nella lenta emorragia della vita ma di fretta, senza risparmio, come candele accese dai due lati, non per malattia del corpo ma per quella della coerenza, per un’inguaribile infezione dell’anima». Poeta armato, novello Sturm und Drang, sognatore impaziente, adepto del carpe diem, declama: «i nostri attimi sono eterni e ci ripagano di tutto». Fiore appassito più che fiore del male, maledetto mancato ma redento riuscito, anche se con parole che indulgono sempre al calibro ben oliato e al rimirar la poesia del gesto, la metrica dell’intenzione che conduce ad un eroico «andar incontro alla bella morte». Quella altrui, ovviamente.
Una prosa a metà tra l’imitazione di Marinetti e quella del Vittoriale, senza risparmiarci il lieto fine hollywoodiano che condanna l’infausto protagonista a vivere finalmente ravveduto e contento, e che – per dirla con Jim Thompson in Colpo di spugnadi fronte allo specchio della propria vita non può fare a meno di sputare ogni mattino sulla faccia di quel che è stato lo scaracchio di ciò che è diventato. L’esperienza dei fuoriusciti copj13-21rappresenta da oltre vent’anni un’anticipazione del possibile, ciò che avrebbe potuto essere il futuro italiano se fosse stata varata una soluzione politica per gli anni ’70. Una smentita cocente per gli imprenditori dell’emergenza, un esempio da cancellare con ferocia e motivo d’incontenibile livore per chi tra dissociazioni e pentimenti, in cambio di laute ricompense premiali, non perde occasione di salire in cattedra e recitare l’autocritica degli altri.
A Sinistra, come a Destra, molti scimmiottano il riformismo blairiano. Ma il primo ministro inglese si è sporcato le mani con il conflitto irlandese, ha negoziato con l’Ira, ha liberato tutti i prigionieri politici, anche con reati di sangue, e stabilito tappe di un processo politico che ha condotto alla fine del conflitto. In Italia, invece, la sua tanto decantata strategia viene imitata solo per liberalizzazioni e privatizzazioni. Siamo l’unico paese in Europa in cui il ciclo politico della lotta armata è stato chiuso vent’anni fa con un atto unilaterale dei suoi militanti. Siamo gli unici ad avere ancora un centinaio di fuoriusciti e prigionieri politici ormai prossimi ai trenta anni di carcere. Siamo gli unici a selezionare le vittime: Calabresi sì, Pinelli no.
Guardare al rientro di Scalzone come all’ennesima occasione possibile per voltare pagina non sarebbe forse più utile e intelligente? Domanda superflua in un paese che ha seppellito i fatti sociali degli anni ’70 sotto la memoria penale, mentre le stragi, da quelle nazi-fasciste a quelle che hanno tentato di fermare i movimenti, rimangono impunite, senza verità, chiuse in un armadio con le ante rivolte verso il muro. In Italia i passati rivoluzionari non possono diventare Storia. Per questo l’unico futuro che riesce ad affacciarsi all’orizzonte sembra avere il colore plumbeo della colpa. Selettiva, naturalmente.

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